“Chissà come sarà questo Marco” mi chiedevo. “In fondo perché non farmelo, è carino, gentile, il viso ed il corpo ben curati. Potrebbe essere una bella avventura.”
Mi girava un po’ la testa ed il vino mi induceva a quegli eccitanti pensieri da porcellina. Intanto fra le gambe cominciavo a sentire quello strano formicolio. Dovetti mangiare anche il dolce e dopo il caffè anche un po’ di liquore. Ci alzammo poi dal tavolo per uscire nel cortiletto interno a fumare una sigaretta e io un po’ barcollavo e ridendo mi misi a braccetto di marco che volentieri mi accompagnò fuori. Il cortiletto era semi buio, illuminato solo da una flebile lampadina appesa sopra la porta d’uscita. C’era un vecchio dondolo e decidemmo di sederci lì. Guardammo la mezza luna nel cielo, circondata da qualche flebile stella e mentre io fumavo colsi ancora il suo sguardo su di me. Gli sorrisi maliziosamente e con fare divertito gli chiesi se trovava interessante quel poco che vedeva del mio seno. Lui colto sul fatto tossì leggermente, poi anche lui divertito si lasciò andare ad un complimento:
“sei tutta bella…non solo in quel posto. Mi piacciono i tuoi capelli, il tuo viso, i tuoi occhi e ovviamente anche tutto il resto. Io risi compiacendomi e dopo averlo ringraziato gli feci una domanda più diretta, dettata in parte dai fumi dell’alcol e in parte dalla voglia di sesso che avevo in quel momento di leggera ubriacatura: “Allora ti piacerebbe vedermi completamente nuda?”.
Lui sospirò ma non rispose. Mi guardò fra il divertito e l’incredulo e io senza lasciargli più tempo per rispondere, accostai la mia bocca al suo orecchio per sussurrargli di salire in camera con me.
“Devi darmi una mano a spogliarmi. Non credo di riuscirci da sola.”
Detto questo mi alzai, gli tesi una mano per prendere la sua e lo aiutai ad alzarmi e a seguirmi. Ripassammo dalla sala ristorante, Maria era in cucina intenta a sistemare pentole e piatti, mentre Bartolomeo al bar stava discutendo di calcio con un paio di chiassosi avventori.
“Salgo in camera” dissi a Maria, affacciandomi in cucina.
Lei mi salutò cortesemente e impegnata com’era nemmeno si accorse che Marco era salito con me. Sulle scale mi fermai un attimo, mi girai verso di lui e gli stampai un grosso bacio sulla bocca, mentre con le mani gli tenevo stretto il viso ben rasato, dalla pelle delicatamente profumata.
“Quando in camera avrai finito di spogliarmi, te ne darò un altro più bello ancora.”
Mi girai di nuovo, salii gli ultimi gradini e giunta davanti alla porta della camera cercai nella borsa la chiave. Marco arrivò dietro di me subito dopo, mi baciò delicatamente sul collo, e mentre io cercavo ancora la chiave, mi cinse i fianchi e si appoggiò completamente contro di me, facendomi sentire il duro del suo pacco contro le mie natiche, che ne costatarono l’ardore e le notevoli dimensioni. Trovai la chiave ed aprii e quando fummo dentro lui chiuse subito la porta alle nostre spalle e…
*************************************
Mi mossi verso di lei, con la calma e la pericolosità di una pantera che dà la caccia alla sua preda. Stella incontrò il mio sguardo ma non volle arretrare. Il mio corpo fu percorso da un’intensa ondata di calore a mano a mano che mi avvicinavo a lei. La presi per una spalla, la feci voltare e la spinsi contro la parete accanto alla porta della camera. Le misi una mano alla base della schiena per farla inarcare. Il mio tocco le diede certamente una scossa di piacere perché ebbe un fremito. Stella avrebbe voluto girarsi per vedermi in faccia, ma penso che fosse abbastanza brilla e stordita dal mio atteggiamento per farlo. Lei tenne lo sguardo inchiodato sul pavimento, cogliendo certamente con la coda dell’occhio i miei movimenti. Le avevo aperto la cintura e sbottonato i jeans. Li tirai giù fino alle caviglie con l’aiuto del movimento sensualissimo del suo bacino. Mi fermai un attimo a guardare il suo sedere. Era perfetto: bello alto, formoso, simmetrico, muscoloso, sodo. E poi il sensualissimo perizoma nero di tulle che indossava lo rendeva ancora più eccezionale. Terminai di contemplarlo e scostai di lato la sottile striscia di tessuto. Lei udì il fruscio che feci sbottonando la patta dei miei jeans e cercò di interpretarlo voltando leggermente la testa, ma prima di capire che cosa stava succedendo percepì il calore del mio cazzo in mezzo alle sue gambe, ero vicinissimo. Se Stella si fosse mossa anche solo impercettibilmente, lo avrebbe sentito dentro di sé. Ma io non le aveva ancora chiesto di farlo.
«È questo che vuoi?» chiesi.
«Dimmelo.»«Sì» sussurrò lei.
La sua voce era carica di voglia. Non ero sicuro che sarebbe riuscita a trattenere un gemito se avesse parlato a voce più alta.
«Sì, cosa?» domandai.
Stella non avrebbe aspettato ulteriormente. Si inarcò all’indietro, premendo il proprio corpo contro di me, ma non appena lo fece, percependo per un istante il pulsare della mia erezione tra le proprie cosce, le afferrai i capelli con un gesto fulmineo e la spinsi via, allontanandola da me.
«No» dissi con voce roca. «Voglio che tu me lo chieda. Dimmi che cosa vuoi.»
«Scopami. Ti prego, scopami. Voglio che mi scopi.»
La presi per i capelli e la attirai verso di me, penetrandola in fretta con un unico movimento. Era così bagnata che affondai senza fatica, arrivando al centro del suo corpo. Lei si abbandonò alla sensazione, godendosi il modo con cui la riempivo, in cui il mio cazzo incredibilmente cresceva ancora dentro di lei, diventando più grosso e più duro di come lo avessi già da prima quando eravamo sulle scale. Mi iniziai a muovere. Il mio cazzo si adattava perfettamente alla sua vagina, e sentì lei abbandonarsi alle sensazioni che cominciavano a inondarla, mentre la mia mano sulla sua schiena continuava a tenerla in posizione.
«Dillo di nuovo» le dissi, percependo il suo contrarsi e affondando ancora di più con una spinta violenta, quasi brutale, simile all’impeto di un ariete.
«Ah» fu l’unica cosa che Stella riuscì a dire.
«Stiamo scopando» dissi.
«Sì» sospirò lei. «Lo so.»
«Ed è quello che volevi?»
Lei annuì, mentre un altro mio colpo violento per poco non le faceva sbattere la fronte contro la parete.
«Rispondimi» dissi.
«Sì.»
«Sì, cosa?»
«Sì, è quello che volevo.»
«E che cosa volevi?»
Sì, pensai, il mio cazzo incredibilmente stava diventando più grosso dentro di lei, la aprivo, la riempivo. Forzavo il centro del suo corpo perché si arrendesse.
«Volevo che tu mi scopassi.»
«Perché?»
«Perché ho voglia di te, del tuo cazzo.»
«Bene.»
Accelerai il ritmo. Non c’era niente di tenero in questo, lo sapevamo entrambi; era pura lussuria animalesca, ma in quel momento andava bene così. Il potente desiderio sessuale che mi stava prendendo e che nei mesi passati era rimasto tranquillo, quasi insoddisfatto, quasi sotterrato da altri pensieri, era finalmente esploso, trovando appagamento. La afferrai di nuovo per i capelli, tirandole indietro la testa, cavalcandola, montandola come un cavallo. Stella sussultò. Penso che la sua mente fu attraversata da sensazioni insolite, era confusa e quasi in preda al panico. Quel rapporto sessuale era inquietante e, al tempo stesso, gradito. Il mio respiro diventò affannoso, irregolare. Mentre venivo come un torrente dentro di lei, la colpì su una natica con la mano sinistra. Il bruciore fu immediato e doloroso, ma svanì in fretta, anche se il marchio delle mie dita le avrebbe segnato la pelle per ore. Ma lei emise immediatamente un gemito di piacere e subito dopo aprì la bocca quasi urlando:
«Ahhh……siiiiiiiii!!!»
Rimasi dentro di lei ancora per un po’, poi mi ritrassi. Penso che Stella si sentì improvvisamente svuotata, non più invasa, piena fino all’orlo. Addirittura incompleta. Lo vidi di sottecchi dalla sua espressione che fece voltandosi leggermente. Fece per raddrizzarsi, ma il tocco deciso della mia mano alla base della sua schiena le lasciò intendere che doveva rimanere in quella posizione. Aperta ed esposta. Girando al testa verso di me vidi un sorriso sulle sue labbra: ero venuto in silenzio. Nell’apice del piacere c’è un tempo per parlare e un tempo per tacere. E poi era veramente tanto che non godevo così e con una donna bellissima e sensuale da stordirti. A quel punto dissi:
