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Erotika
La sfida
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Racconto17 min di lettura

La sfida

Mi guardo allo specchio e sono come sempre fin troppo autocritica con me stessa. Trovo cose che non vanno ovunque guardo.

Cantastorie28
1 anno fa · 686 letture · 2

         «Tu?».

         «Vado dalla polizia e ti denuncio!».

         «Saresti già andata! E comunque lo cancellerò!».

         «Cosa vuoi? Vuoi scoparmi? È questo che vuoi?».

         «Come mai questa idea? Potrei volere dei soldi, invece. Non è che sei tu che vorresti che ti scopassi?».

Divento bordeaux in viso. Cazzo! Perché mi sento così piccola davanti a lui. Che tra l’altro, ha una decina d’anni in meno di me.

         «Voglio proporti una sfida. Se lo rifarai, ora, cancellerò tutto. E poi magari…».

Questa richiesta mi lascia senza parole e al tempo stesso però fa scattare qualcosa dentro di me.

Faccio semplicemente un cenno con la testa.

Lui si sposta sulla poltroncina di fianco alla mia. Mi copre dal resto del bar. Io slaccio la cintura e sbottono i pantaloni. La mia mano entra nel mio intimo e inizia a titillarmi il clitoride. Abbasso lo sguardo mentre le mie dita iniziano a bagnarsi. Mi vergono di me stessa. Una moglie. Una madre. Una donna perbene, ricattata ed eccitata dalla sfida di un ragazzo. Sono rossa in volto.

         «Guardami negli occhi mentre provi piacere!».

Fisso i suoi occhi verdi e lui guarda i miei. Sono rossissima per l’imbarazzo. Inizio a tremare per il piacere che provo e perdo l’equilibrio. Sto per cadere sul tavolino, ma lui mi ferma.

         «Ti ho preso! Hai goduto?».

Mi sento completamente indifesa. In un attimo di lucidità rispondo.

         «Sì. Ho goduto! Ora cancella il video!».

Mi porge il suo telefono e cancello tutto.

         «So che ti è piaciuta questa sfida. Sei annoiata. Una donna come te non si tocca in ufficio se non per noia. Potrebbe essere interessante vedere come reagirai alla prossima che ti farò. Sempre se accetterai.».

Se crede che sia così disperata, si sbaglia di grosso. Mi alzo per andarmene.

         «Cosa avresti fatto se non avessi accettato la sfida?».

         «Avrei cancellato comunque il video. Ma il fatto non è cosa avrei fatto io, il fatto è che tu hai accettato!».

Mi fermo immobile. Ha vinto lui!

Mi passa di fianco.       

         «Ed ecco la prossima. Devi venire da me e chiedermi di continuare con questo gioco delle sfide. Non so quando, ma so che accetterai anche questa. Oggi hai capito che la noia della tua vita ha una cura, e quella cura sono io. A dopo, Capo!».

Ho la testa che mi scoppia. Le sue parole fanno eco nel mio cervello e sento una cosa mai provata prima. Sento un fuoco dentro, un fuoco che solo una cosa può estinguere. Gli umori che proprio adesso, a pochi attimi dalla sfida, mi stanno inondando le mutandine .

 

Non sono più tornata in argomento con Alessio. I giorni successivi lui lavora con me come se niente fosse. Non so bene come faccia. Io, di sicuro, non ci riesco. So che il video non esiste più, l’ho cancellato io stessa dal suo telefono, ma quello che mi ha fatto fare è rimasto indelebile nella mia mente. Ogni volta che lo guardo mi ritorna in mente tutto: il ricatto, la vergogna, ma anche l’immenso piacere di essermi masturbata in un bar. E quanto è stato eccitante. Mi pizzico la mano. Sto pensando troppo a quello che è successo, e non va bene. Non è giusto. Sono sposata. Ho due figli. Lui è un mio sottoposto e, soprattutto, mi ha ricattato. È sbagliato sotto tutti i punti di vista. Ma allora perché quando lo vedo sento un fuoco incandescente nel mio intimo? Perché mi ritrovo di continuo a toccarmi, quelle poche volte che sono sola, ripensando alla sventura/avventura nel bar?

Devo dimenticarlo assolutamente. Non mi fa bene ripensarci e riviverlo. Come donna ho dei bisogni, ma ho un marito che può darmi ciò che mi serve.

Sono a letto con lui e ho voglia.

         «Amore, i bimbi dormono. Dovremmo approfittarne!».

Lui è in dormiveglia.

         «Mm …mm».

Metto la mia mano nel suo pigiama e gli afferro il pene. Lo accarezzo con il pollice.

         «Dico… dovremmo approfittarne!».

Non solo non mi ascolta, ma non gli si drizza nemmeno.

         «Sono stanco!».

Inizio a pensare male di lui: “Ma che razza di uomo sei?! Chiunque altro mi sarebbe già saltato addosso!”. Ripenso al bar: “Alessio mi avrebbe già aperto come una noce di cocco!”. Perché mi torna sempre in mente lui?!

Si addormenta e io in silenzio mi chiudo in bagno. Abbasso i pantaloni del pigiama e, senza il bisogno di un porno, inizio a toccarmi. Chiudo gli occhi e vedo il mio giovane assistente, di fianco a me.

         «Toccati come quella volta!» mi dice.

La mia mano è già sul mio clitoride e bastano solo pochi giri d’orologio che sono bagnata fradicia. In poco tempo vengo e provo un piacere immenso.

Torno a letto e guardo l’amore della mia vita che dorme beato come un bambino.

         «Idiota di un marito! Cosa ci voleva e metterti sopra e montarmi?! Così mi costringi ad accettare le sue sfide!».

Lui dorme e non sente quello che dico. Chiudo gli occhi anche io, ma ho deciso ormai. A nemmeno due settimane di distanza, accetto le tue sfide Alessio.

La mattina seguente vado in ufficio di buon ora, lui è già lì. Mi saluta come tutte le mattina e si mette alla sua scrivania. Io vado nel bagno delle signore e prendo il cellulare.

 Io: Una cosa deve essere chiara! La mia famiglia e il mio lavoro non devono risentire delle nostre sfide! Chiaro? È l’unica condizione che pongo, per il resto hai carta bianca.

 Alessio: Promesso!

 Io: In questo caso…

Mi spoglio e resto in intimo. Ho un reggiseno di pizzo nero, abbinato ad un paio di mutandine nere anch’esse di pizzo. Premo invio.

 Io: Dimmi cosa devo fare affinché tu la cancelli.

Non ottengo nessuna risposta. Spero di non dovermene pentire.

Torno nel mio ufficio e continuo a lavorare. Il pensiero di quello che ho appena fatto però mi tormenta. Mi sento come se avessi tradito mio marito e al tempo stesso sono eccitata come non mai. Sono seduta alla scrivani con la mia sedia in cuoio, regalo dei colleghi per il nuovo lavoro, e fatico a resistere alla voglia incredibile di toccarmi. È pieno di persone e il mio ufficio ha una grossa vetrata che dà sul corridoio, troppo in vista per cedere alla tentazione.

Vedo Alessio che si ferma davanti al vetro e mi fissa. Sorride. Mi fa imbestialire: gli strapperei quel sorrisetto beffardo dalla faccia. Ma al tempo stesso il mio corpo si muove da solo: inizio a premere il mio fondoschiena sulla seduta in cuoio, più forte che posso, e inizio ad andare avanti e indietro, come se la vibrazione dei miei pantaloni dovuta al movimento fosse abbastanza per potermi dare piacere. “Sono davvero così eccitata?!?!” penso. In realtà so già la risposta, ma è un pensiero che vuole solo sottolineare la mia incredulità. Solo due settimane prima era una perfetta moglie, madre e donna in carriera; ora sono qui in preda alle mie voglie che fatico a resistere per non toccarmi davanti a lui.

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