Vanessa mi sta baciando. Lei, perché io non ne ho la forza. Appesa con le manette a questo anello, ho un labbro spaccato e tutto il corpo pieno dei segni del frustino. Brucia tutto, soprattutto il seno. Perché ce l'ha tanto col mio seno?
Sto tremando. Sono sotto la scrivania, nuda, un piede di Vanessa mi tiene la faccia schiacciata sul pavimento. Mio marito è dall'altra parte della scrivania e parla con lei. Della villa. Non è contento dei lavori, dice che avanzano lentamente e quell'incapace di sua moglie non è in grado di farsene carico. Io penso ai muratori: Mihai col suo cazzo grosso e tozzo che mi ha scopata sul letto di Vanessa. I gemelli che mi hanno inculata a turno mentre ero attaccata alla gogna: non li ho visti ma li ho sentiti bene! I pompini che faccio regolarmente il giorno di paga degli operai.
Tutto. Devo leccare tutto altrimenti mi frusta ancora. Non voglio essere frustata, fa male. Ma la sborra è ovunque! Quanta ne aveva sto bastardo? Sto per vomitare.
Non riesco più a smettere di singhiozzare. E di prendere aria. Sono terrorizzata, non lo scioglieva più! Sono ancora legata, se no mi starei già vestendo per andarmene. Ma mi sta baciando! Tutta la faccia, non le labbra perché non sopporto niente che mi tappi la bocca, che mi impedisca di prendere aria. Voglio aria! Ma mi bacia... mi sta baciando! Ti amo Vanessa! Provo a dirlo ma la voce suona strozzata, le corde vocali funzionano male. Continua a baciarmi e io vorrei liberarmi per poterla abbracciare. Solo abbracciare.
Basta Vanessa ti prego. Non ce la faccio. Ti supplico, fa male. Basta....
Jez si sta cambiando. È nuda, davanti all'armadio, si china a frugare nei cassetti. La vedo da dietro, ha le gambe leggermente divaricate, riesco a vedere parte della vulva. Ha preso il costume, quello rosso, le sta da Dio. Se lo infila, normalmente. Come diavolo fa a essere così sexy in tutto quello che fa? Mi sono ridotta a spiarla, come all'inizio. Perché non voglio sporcarla con me, è così bella.... ieri rideva con una delle altre domestiche, Francesca mi pare... sono diventate amiche, tra loro si chiamano Frençy e Bella. Sono gelosa, le odio, ma sono contenta per Jez: si merita qualcosa di bello.
Non mi lascia entrare. Le segretarie mi stanno dicendo che oggi non riceve. Ma non è possibile, mi ha convocata! Una delle due ridacchia, la più stronza. Chiamo Vanessa. Non vuole vedermi! Sono scoppiata a piangere davanti a queste due, la stronza adesso mi ride in faccia. Esco, scendo le scale, vago per il centro, non riesco a controllare le lacrime, sono una frignona. Torno a casa e mi butto sul letto, un'altra giornata con le mie mani.
Voglio fare l'amore con mio marito! Voglio un contatto umano normale, una scopata normale, io sotto e lui sopra, normale. Voglio tornare normale. Ma lui è all'estero. Normale.
Sono sdraiata supina, sul mio letto, Salvatore starà via una settimana. Jezabel mi sta disinfettando i tagli e i graffi al seno. Con le mani. Le sue mani. Vale la pena subire qualsiasi cosa per queste mani. Non voglio alzarmi, voglio restare qui così, sotto le sue mani, per sempre, perché non posso?
VAI A MARSIGLIA?? 20 GIORNI?? Ti prego Jez non posso... come faccio senza di te??? NON MI INTERESSA TUO PADRE! ... anche io sto male e ho bisogno di te! Ti prego! SEI UN REGALO DI MIO ZIO, SEI MIA!!.... ti supplico....
Mi sta legando a questa sedia. Jez non c'è. È una sedia nuova, strana. Jez è in Francia. Sembra un trono, ma con cinghie per i polsi e le caviglie. Jez è da suo padre. Mi attacca delle pinzette ai capezzoli, sono piccole e non fanno tanto male. Non so se Jez tornerà. Mi ha tirato fuori le piccole labbra e attacca delle pinzette anche lì. Se non torna che faccio? Le pinzette hanno tutte dei fili elettrici attaccati, a che serviranno? Ti prego Jez torna! I fili vanno a una macchina, Vanessa è li, mi guarda, la mano su una manopola...DOLORE!
Maruska è brava, è dolce, è premurosa. È anche bella a modo suo, una bellezza istintiva. E ci sa fare come infermiera, è piacevole, molto. Ma Maruska non è Jezabel!
Mio marito è sopra di me che sbuffa e spinge, non si rende conto che mi sta facendo male. E perché dovrebbe? Lui non sa cosa mi hanno fatto oggi, non sa cosa mi hanno infilato dentro. Non c'era quando, piangendo dal dolore, gridavo che ne volevo ancora. Non c'era quando, dopo, Vanessa mi ha accarezzato, dicendomi che ero stata bravissima. E poi mi ha baciata. Salvatore non c'era. C'è adesso, che spinge e sbuffa. E grugnisce.
Torna l'autunno e con l'autunno torna anche Jezabel. Vanessa torna alla carica con le domande su di lei ma adesso c'è qualcosa in più, insinuazioni, proposte.... la vuole, vuole possedere anche lei, e vuole che sia io a portargliela. Non posso farlo ovviamente ma ogni volta è sempre più difficile resistere alle sue punizioni. Sono debole, la mia volontà è sempre più fiacca, ho paura di cedere.... so che Jezabel per amore mio potrebbe arrivare a farlo ma non posso, non potrei mai perdonarmelo! Tra poco è il suo compleanno e Vanessa ha detto che le sta preparando un regalo.... tremo al solo pensiero, devo fare qualcosa, ma cosa? Se resta con me finirò per portarla da Vanessa, lo so. Ma non voglio perderla, senza di lei sono finita, mi crolla il mondo! Eppure.... è per me che lei è qui, e sono io la colpevole di questa situazione, lei non c'entra nulla con tutto questo.... questo schifo! Devo allontanarla, in qualche modo, a forza se è necessario. Ma perché non si mette con quella Francesca, è carina, gentile, simpatica.... ma magari non è neanche lesbica. Potrei licenziarla, ma è capace di trovare lavoro qui intorno per starmi vicina. È ossessionata, è una stalker! Basta il mio cervello lavora troppo, sto sclerando ma qualcosa mi invento. E poi sono arrivata da Vanessa, adesso devo pensare a lei, ha detto di portare un gioiello d'oro che oggi mi fa provare un gioco nuovo.....
《Oggi giochiamo a guardie e ladri, io sono la guardia e tu la ladra》 Me l'ha detto con il sorriso, come una bambina pronta a giocare. Ma non è vestita da bambina, indossa scarpe col tacco alto, calze a rete, guepiere in pelle e pizzo e un berretto da poliziotta. Ha una cintura di cuoio con appesi un manganello, una specie di teaser lungo e rosso e in mano un frustino. Nella stanza c'è una gabbia, piccola, un cubo di poco più di un metro per lato, ovviamente per me. Lei non ha le mutande e le mie sono fradicie, anche se sono terrorizzata. 《Vieni avanti, fammi vedere le mani》 Mi avvicino guardinga. Le porgo la collana che ho portato, è d'oro con un grosso smeraldo, regalo di Salvatore. La prende, la osserva, poi mi guarda e senza preavviso mi dà uno schiaffone, graffiandomi la guancia. Cado per terra, non mi rialzo, sono paralizzata dalla paura: oggi sarà brutto! Mi fa rialzare lei, mi tira su per i capelli e mi mette subito le manette. Mi spinge forte da dietro, anche io ho i tacchi alti e cado di nuovo per terra, in qualche modo riesco a parare la caduta con le mani e a sedermi contro il muro. Mi afferra la camicetta e me la strappa, lo stesso col reggiseno e la gonna. Si abbassa, mi tocca le mutande, rude, si annusa le dita e sorride. Poi un altro schiaffo, scoppio a piangere e chiedo pietà, perché deve essere così cattiva? 《Sei accusata del furto di questa catena d'oro, giudicata colpevole e condannata alla prigione》 e mi urla 《ENTRA!》 Cerco di chiederle perdono di non so neanche io cosa ma non mi esce la voce, e lei col teaser mi pungola e mi spinge dentro la gabbia. È troppo piccola, devo stare ripiegata su me stessa, fatico a respirare sia per la mancanza di spazio che per il terrore. Chiude la gabbia, si mette a passeggiare intorno: 《Sappiamo che hai una complice, una extra comunitaria, una negra. Vogliamo il suo nome!》 Assurdamente mi rifiuto di fare il nome di Jezabel, resto in silenzio, ma lei infila quell'aggeggio infernale tra le sbarre, ogni volta che mi tocca è una scossa elettrica, non posso scappare, non posso neanche evitarlo, questa gabbia è troppo stretta. Singhiozzo e urlo e mi contorco ma non ho scampo, la mia aguzzina non si ferma finché non urlo 《JEZABEL!》 Si ferma immediatamente e l'assenza di dolore diventa sollievo e questo lascia il posto all'eccitazione. Non controllo più le mie mani, si muovono, si insinuano, si infilano. Ho ancora le mutandine ma è come non averle da quanto sono bagnate e appiccicate alla pelle. Continuo a masturbarmi disperatamente, senza prestare attenzione a nient'altro che al mio clitoride e al mio piacere quando un frastuono fortissimo, assordante, a un centimetro dalla mia testa, mi scuote. Vanessa ha colpito le sbarre della gabbia col manganello: 《gli orgasmi non sono permessi in prigione, delinquente!》 Mi fermo, nonostante la voglia tremenda. Resto a guardarla ansimando, in attesa. Mi apre la gabbia e mi fa uscire, mi porta fino al tavolo dove sono disposte parecchie foto di ragazze di colore, alcune nude. Tra queste scorgo una foto di Jezabel, in costume, al mare, bellissima. Lei continua col suo gioco: 《Quale di queste è la tua complice?》 Inizio a pensare che Vanessa sia pazza, o forse lo sono io ma di nuovo seguo il suo gioco e non rispondo, sono forse più eccitata di lei. Mi dà una spinta e mi rovescio sulle foto, mi lega le caviglie alle gambe del tavolo, poi mi toglie le manette e mi lega le mani alle altre gambe e mi strappa via le mutande. Adesso sono piegata quasi a 90 gradi, gambe e braccia divaricate, davanti alla faccia ho le foto, quella di Jez è sopra le altre. La sento armeggiare dietro di me, mi volto e vedo che si sta infilando un paio di mutande con fissato sul davanti un grosso cazzo di gomma, duro, grosso. Inizio a piagnucolare, la supplico, non ce la faccio più. Eppure non faccio l'unica cosa sensata, non smetto di stare al gioco, non indico Jezabel tra le foto. E sono eccitata, in attesa di quel pene finto che mi devasti l'ano, sto persino spingendo il culo in fuori. E arriva, lo appoggia e si aggrappa ai miei fianchi. Spinge violentemente, un milione di colpi, non si ferma neanche quando urlo, neanche quando smetto di urlare e piango, neanche quando smetto di piangere. Solo quando sono ormai piegata, esausta: indico col mento, dico con un filo di voce 《è questa》 e la guardo, guardo la foto. Dio com'è bella la mia Jezabel! Vanessa si ferma, mi libera le mani e i piedi e mi raddrizza, ma il dolore al culo è assurdo, cado per terra. Va in bagno e torna con un secchio d'acqua, lo appoggia per terra e mi ci fa sedere dentro. Il sollievo che sento è come una bastonata, urlo e chiedo perdono, rido, insulto, piango. E mi calmo. Mi prende per i capelli e mi fa alzare. Se tengo le gambe aperte e le ginocchia un pò piegate il dolore lo sento di meno, quindi quando mi trascina al palo cammino come uno scimpanzé... non mi importa, ormai dignità non ne ho piú. Con le manette mi blocca le mani dietro la schiena, attraverso al palo. Prende il frustino, mi sfiora il seno, è quasi piacevole. 《Il tuo seno è la parte di te che preferisco Noelle: grande, sodo, capezzoli grandi... e poi è così esposto, indifeso, sensibile....》 Appena finisce di dirlo mi arriva una scudisciata, centra in pieno una tetta, sul fianco. Non urlo anche se fa male, so che le piace di piu se resisto. 《Brava Noelle》 e mi carezza tra le gambe, un brivido mi percorre la spina dorsale, mugolo, mi agito, ma lei si ferma: 《Adesso basta giocare: domani mattina voglio che mi porti qui la negra. Hai capito bene?》 《No Vanessa, non lo farò》 così, calma, tranquilla. E lei, altrettanto tranquilla mi tira un'altra scudisciata sul seno. E va avanti così, lenta, metodica, precisa: seno, capezzolo, seno, capezzolo, seno, capezzolo. Le mie urla non la fermano anzi la stimolano, e allora urlo di più, il dolore è atroce ma intanto strofino le cosce tra loro, ho voglia, voglia, VOGLIA!
