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Uno scambio culturale
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Racconto15 min di lettura

Uno scambio culturale

Mi chiamo Anna ed ho venti nove anni. Sono sposata con Luca che ha un anno più di me. Sono alta un metro e settanta, mora, occhi scuri ed una terza di seno, gambe lunghe e ben tornite, mani con dita lunghe e bocca ampia con labbra abbastanza carnose, un bel sedere a mandolino, in generale sono una d...

pennabianca
2 anni fa · 485 letture · 0

Mi chiamo Anna ed ho venti nove anni. Sono sposata con Luca che ha un anno più di me. Sono alta un metro e settanta, mora, occhi scuri ed una terza di seno, gambe lunghe e ben tornite, mani con dita lunghe e bocca ampia con labbra abbastanza carnose, un bel sedere a mandolino, in generale sono una donna che ama il suo corpo e passa diverse sere alla settimana in piscina per tenersi in forma. Mi si potrebbe definire la classica bellezza mediterranea. Da un anno sono sposata con Luca, un bel ragazzo che, come me, ama prendersi cura del suo corpo ed anche lui frequenta la piscina da molti anni e per questo ha un fisico che, spesso, le mie amiche ammirano. Stiamo insieme da dieci anni e ne abbiamo trascorsi altri quattro convivendo, prima di sposarci. Luca è un ragazzo molto dolce, mi ama come nessuno altro potrebbe, quasi mi venera e mi fa sentire al centro di tutto il suo universo. A letto è un buon amante, dolce e premuroso, mi fa godere molto, anche se non è molto esperto; sono stata la sua seconda fidanzata e con l’altra non aveva fatto tante esperienze. Mi scopa con passione e desiderio, mi fa godere molto, quando mi lecca e poi ha una discreta dotazione, il che non guasta. Io lo amo, lui mi fa sentire molto importante e pure lui per me lo è sempre stato. Prima di lui avevo avuto due fidanzati, con i quali non ho fatto sesso completo, ma solo pompini e, per questo, quando glielo prendo in bocca, impazzisce di piacere Sono decisamente brava a succhiare il cazzo e poi lui ci scherza su, dicendo che, essendo una professoressa di lingue, non potrei non saper usare la lingua. Mi piace che ci scherza su, anche se è vero che sono un'insegnate di lingue straniere, parlo e scrivo correttamente inglese e tedesco e parlo correntemente anche lo spagnolo. Mi piace il mio lavoro anche se mi impegna tanto. Lavoro come insegnante in una scuola privata, dove insegno inglese per dodici ore settimanali e tedesco per altre sei ore. In questa scuola privata ci lavoro da tre anni e sono l’insegnate più giovane. Ho come colleghi un gruppo di persone che hanno una età che va dalla mia, al più anziano che è di dieci anni più grande. Come me, anche gli altri sono coniugati ed io sono l’unica che non ho figli e, per questo, tre settimane fa il preside mi ha chiesto se ero disponibile per la realizzazione di un progetto europeo sullo scambio culturale fra insegnati. Dopo averci riflettuto un po' ho accettato. Non è la prima volta che vado in trasferta per conto della scuola. In estate, alla fine delle lezioni, portiamo sempre una classe di alunni a Londra per una settimana, al fine del perfezionamento della lingua; ci sono andata sempre nelle ultime tre edizioni; ho, inoltre, partecipato alle uscite ecologiche, andando con la mia classe a fare rafting ed altre iniziative simili. Per questo scambio culturale, mi son dovuta preparare con cura, poiché si sarebbe svolto in Polonia, a Varsavia per l'esattezza. Cosi una domenica mattina, mio marito si è dovuto svegliare molto presto per accompagnarmi all’aeroporto, dove avrei preso l’aereo che mi avrebbe portato, dopo circa due ore e mezza di volo, a destinazione nella capitale polacca. Quando sono arrivata, ho trovato ad accogliermi una giovane donna con un grosso cartello, scritto sia in italiano che in inglese. Mi comunicava che ero la ben venuta e subito mi sono ritrovata assieme a diversi altri insegnati di altri paesi, con i quali ho subito preso confidenza. Le persone, intervenute a questo scambio di cultura, erano fra le più disparate. Erano, in tutto, venti persone, cinque donne, compresa una polacca, una francese, dall’aria alquanto equivoca, una olandese, classica bionda con gli occhi azzurri e, infine una ragazza belga, dai capelli rossi. Io sono la quinta donna del gruppo. Dopo esserci raccolti tutti, ci conducono a Varsavia per prendere possesso delle nostre camere, dove alloggeremo, e scopro che siamo al centro della città vecchia e, dalla mia camera, si vede il fiume. Dopo un pranzo di benvenuto, ci accompagnano in giro per la città. La francese indossa una mise costituita da una mini mozzafiato e tacchi da urlo. Noto che molti dei maschi la guardano con occhi vogliosi e, ben presto, si delineano diversi gruppi di colleghi, che stanno, solo e sempre, vicini ad una donna. Mi sorprende il fatto che io mi ritrovo con un rumeno, di nome Igor, una montagna con delle mani enormi e braccia da paura, ma sempre taciturno, con Pablo, un collega spagnolo bel moretto, riccio e molto allegro e, infine, anche con Karl, un collega austriaco. Dopo un giro turistico, ci riportano di nuovo in albergo e, consumata una cena veloce, ce ne andiamo tutti a letto. Il giorno successivo è tutto un continuo di incontri e visite. Pranzo ad una mensa scolastica, dove mi ritrovo con i miei soliti tre amici. Mentre stiamo mangiando, passa la francese che sembra quasi nuda e io lo faccio notare ai miei commensali, parlando in inglese, ma precisando che, forse, non hanno fatto la scelta giusta. Igor mi guarda e, sottovoce, mi risponde che, al suo paese, di donne come quella, ne trova quante ne vuole e per pochi spiccioli. Gli sorrido compiaciuta e Karl, a sua volta, evidenzia come anche la bionda olandese sembra infastidita dal comportamento della francese. Mi rendo conto che ogni donna si trova sempre in compagnia di tre maschi e tutti si mostrano soddisfatti per quegli strani abbinamenti. La sera siamo liberi di muoverci a nostro piacimento ed i miei soliti accompagnatori mi propongono di andare a cena in un locale, che sta proprio dall’altra parte del fiume; Igor lo conosce molto bene, perché lui è già stato a Varsavia. Decido di accettare e mi vesto con un jeans aderente, un maglioncino e scarpe dal semplice tacco dieci. Quando mi presento ai loro occhi, noto che si rivolgono uno sguardo di compiacimento. Passato il ponte, ci addentriamo in un vicolo con una piccola scalinata, che ci porta davanti a una porticina, dove entriamo e subito ci troviamo in un bel localino, molto caratteristico, dove ci aspetta un tavolo già prenotato. La serata è un vero spasso. Ci divertiamo tantissimo e io cerco di non bere, non mi voglio ubriacare.

«Ragazzi, andiamoci piano con le birre, io non mi voglio ubriacare.»

Igor guarda gli altri due, mi sorride e poi, con molta calma, mi risponde:

«Tu non ti devi ubriacare, quando faremo sesso con te, voglio che tu sia ben sveglia e consapevole del piacere che ti daremo. E poi, spiegami come puoi ubriacarti, con una birra che ha solo pochi gradi di alcool?»

Li guardo per un attimo stupita, poi ci mettiamo a ridere di gusto. La cena e la serata scorrono in maniera divertente, ridendo ed ascoltando della buona musica live. Dopo la mezza notte, ce ne adiamo a letto, io saluto all’uscita dell’ascensore i miei tre amici che, molto educatamente, mi danno un casto bacio della buonanotte. Il giorno successivo è ancora più frenetico. Al mattino abbiamo un incontro con la stampa e ci portano in visita ad un giornale, dove veniamo anche intervistati e poi, insieme, andiamo nella loro scuola di giornalismo, dove interagiamo con insegnati e studenti. In questo posto ci offrono il pranzo e, nel pomeriggio, visitiamo altri istituti e, quando torniamo in albergo, sono le diciannove passate. Igor propone di tornare nel locale della sera precedente e questa idea è approvata da tutti noi. Indosso per la serata un vestito leggero e le solite scarpe con il tacco dieci. Poco dopo che siamo nel locale, mentre stiamo consumando un pasto leggero, comincia a piovere e io, che ho il terrore dei lampi, chiedo ai miei amici di tornare in albergo. Loro si danno un'occhiata e poi acconsentono e, quando attraversiamo il ponte sulla Vistola, arriva un bel acquazzone che ci bagna tutti. Corriamo fino all’albergo, dove arrivo inzuppata e fradicia dalla testa ai piedi. Karl fa una bella proposta, prima di entrare.

Prima di andare avanti…

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