Mi chiamo Anna, ho ventisette anni e sono sposta da tre anni con Paolo, che ha la mia stessa età. Sono una bella ragazza, alta un metro e settantacinque, seno di una terza un po’ scarsa, occhi chiari, capelli neri e lunghi. Ho un bel fisico snello e tonico, gambe lunghe e affusolate e, anche se tutti mi dicono il contrario, credo di avere il culo un po’ troppo grande. Mio marito è un bell'uomo, alto più di me, spalle larghe, fisico da vero nuotatore, occhi scuri ed ha anche una discreta dotazione: sì, ha un bel cazzo, non troppo lungo, ma abbastanza grosso. Siamo stati fidanzati due anni, poi un bel matrimonio e, da allora, abbiamo iniziato al nostra vita matrimoniale fatta di cose semplici, allo stesso modo di quella di tante coppie coetanee: lavoro, amici, serate con i suoceri, ferie, a volte da soli ed altre in compagnia. Ha un carattere allegro, e questo mi piace molto di lui, ma ci sono cose che ho scoperto con il tempo, vivendo insieme, che mi mandano letteralmente in bestia. All’inizio non gli davo molta importanza, poi, col tempo, mi sono accorta che per lui erano cose assolutamente normali. La prima vera incazzatura la ebbi quando dovevamo andare al battesimo di mia nipote. L'evento coincideva con una gara di pesca, cui lui voleva partecipare e, di conseguenza, non ci voleva venire: le sue necessità erano inderogabili, infischiandosene di quelle degli altri. Dopo aver tanto insistito, eravamo giunti ad un compromesso: vai a pesca, ma, a metà mattinata, torni e andiamo al battesimo. Stupida io che ci ho creduto. È tornato alle sei del pomeriggio, quasi sbronzo, con un trofeo in mano, felice di quello che aveva fatto in barba ai miei desideri.
Per ripicca, sono stata alcuni giorni col muso, facendo in modo che lui si rendesse conto del mio disappunto; ha cercato di coccolarmi per un po’, ma poi le cose sono tornate come prima: per quieto vivere ho lasciato perdere. La seconda volta è stata davvero grossa, una vera carognata. Erano trascorsi circa sei mesi da quella volta e dovevamo partecipare, assieme ai miei genitori ed altri parenti, al cinquantesimo anniversario di matrimonio di una zia, sorella di mio padre, che abita in una città piuttosto distante da noi. Per questo evento avevo speso tempo ed energie, sia per organizzare le persone che sarebbero dovute venir con noi, sia per il viaggio. Stupidamente non avevo fatto caso che la data, a metà maggio, coincideva con un'importante gara di campionato, dove la sua squadra del cuore, a pari punti con la diretta inseguitrice, avrebbe giocato una partita che, in caso di vittoria, le valeva il campionato. Ovvio che un simile evento per lui era imperdibile. Il sabato che saremmo dovuti partire per l'evento da me organizzato, che ci avrebbe tenuti fuori tre giorni, lui mi dice che ha la febbre a 39°. Ci resto malissimo: lui sembra un moribondo e sono combattuta fra il rinunciare o andare con gli altri.
«Amore, vai pure, non ti preoccupare per me; mi bastano un paio di giorni di riposo e qualche tachipirina e vedrai che lunedì starò già bene».
Decido di partire, con dei sensi di colpa mostruosi: mi dicevo di esser una moglie snaturata, che abbandona il proprio marito malato per andarsi a divertire. Nei due giorni lo chiamo e lui mi rassicura e, quando torno il lunedì, lui è già al lavoro; mi faccio perdonare, facendolo sentire molto importante per me, coccolandolo, e facendo sesso come piace a lui, in piedi, come fossi una puttana, che fa una marchetta. Questa fantasia lo eccita tantissimo. Passa circa un mese e ci troviamo assieme ai suoi amici. Per due volte l’anno, si ritrova con tre di loro, che sono amici da sempre. Questa volta spetta a noi ospitarli nel giardino della nostra villetta, con tanto di barbecue acceso.
Non sono entusiasta dei suoi amici. Luciano, il più porco, è divorziato, perché la moglie lo aveva sorpreso che si scopava la badante della madre. È davvero un maiale e la sua natura non si discosta da quello che è, anche quando arriva a casa mia e mi fa degli apprezzamenti, che per me sono pesanti, ma che per mio marito sono solo complimenti.
«Accidenti, Paolo, che bella puledra è tua moglie. Dovrebbe essere un piacere cavalcarla».
Tutte frasi che non mi piacciono per niente, ma a Paolo sembra solo un linguaggio po’ spinto. Poi c’è Andrea, l’igienista. È talmente fissato con la pulizia e l’igiene, che per lui tutto non è mai troppo pulito e sterilizzato. I suoi amici lo sfottono dicendo che non si fa fare i bocchini dalla moglie per una questione igienica e che la scopa con il preservativo per paura di qualche contagio. Ora mi chiedo: come ha fatto a restare incinta, se lui usa queste precauzioni? Ha partorito due volte e, a guardare bene i suoi figli, non gli assomigliano per niente. Poi c’è Marco. È l’unico che mi sta un po’ simpatico. È un bravo padre, forse tra i quattro è quello più con la testa sulle spalle. È quello che cerca sempre di mettere un freno alle porcate di Luciano ed alle pazzie di mio marito. Erano tutti fuori ed io sono andata in bagno, non quello principale, ma nel nostro privato, che abbiamo in camera da letto. Ha una finestrella, in quel momento aperta che si affaccia sul giardino, ma con la persiana chiusa. Devo cambiare l’assorbente; ho un ciclo mestruale piuttosto abbondante ma che, per fortuna, viene contenuto dall'azione della pillola anticoncezionale, altrimenti avrei un collasso, quando sento mio marito e Luciano parlare.
«Finalmente Diego mi ha mandato le foto della partita. Sai, ero convinto che non saresti riuscito a venirci. Sei un grande! Far credere a tua moglie che stavi male. Una trovata davvero unica. Adesso te le mando sul cellulare».
Lui ride divertito.
«No, non sul cellulare, mandale nella mail, altrimenti rischio che lei potrebbe vederle. Sì, devo ammettere che è stata proprio una trovata geniale; inoltre lei ha anche avuto dei sensi di colpa».
Ridono divertiti, mentre io sono sbalordita. Mi ha preso in giro e se la ride alle mie spalle. Sono furiosa! Vorrei uscire e prenderlo a pugni. Resisto, pensando velocemente a come fargliela pagare. Poi ho un’idea. Esco silenziosamente e vado nella cameretta dove abbiamo il pc. È acceso, come sempre, ed apro la sua mail: non mi serve la password, tanto lui la tiene memorizzata; vedo le mail di Luciano e le invio alla mia posta elettronica. Cancello tutto ed esco, passando per la cucina, dove prendo, come scusa per il mio allontanamento, delle bottiglia di birra. Sono un fascio di nervi, ma non lo do a vedere. Ho già in mente come fargliela pagare e questo mi soddisfa. Passano dei giorni ed arriva la prima domenica di luglio. Siamo invitati al matrimonio della nipote di mio suocero. Antonio, mio suocero, ha un fratello che a sua volta ha due figli, un maschio di circa trenta tre anni, sposato da più di cinque, e la femmina, che ha la mia stessa età. Lei, nonostante sia mia coetanea, è una tipetta molto boriosa, la classica ragazza che si dà un sacco di arie e, per questo, non abbiamo mai legato molto. Per i miei suoceri, questo è un evento molto importante, ma io ho deciso che non ci vado. Quando lo dico a mio marito, va su tutte le furie. Dapprima mi impreca, poi minaccia e strilla che non posso rifiutarmi. Pretende di sapere la motivazione, ma io, con calma, gli rispondo facendolo infuriare ancor di più, affermando semplicemente non ne ho voglia. Passiamo dei giorni in cui i miei rapporti con lui sono molto tesi e, quando arriva la domenica, mentre lui è già vestito e pronto, io riempio la vasca del nostro bagno in camera e mi ci metto dentro, chiudendo la porta a chiave. Lui è furioso, minaccia di sfondare la porta, ma io non demordo. La mia ripicca è servita. Quando arrivano i suoceri, con i quali avremmo dovuto andare insieme all’evento, sento suo padre imprecare, bussano alla porta, ma io continuo a non rispondere, fin quando, dopo una bella sfuriata, è mia suocera Flavia a chiedere di entrare. Flavia è una bella donna. Ha quarantotto anni, cinque in meno di mio suocero. Alta come me, ha i capelli biondi, tinti giusto quel tanto per mascherare qualcuno bianco. È una donna che veste sempre molto elegante, con classe, mai sciatta. Ho sempre pensato che fosse succube del marito, mai uno screzio, mai un tono di voce alto o una parola fuori luogo: insomma una persona che sa stare al suo posto, presente, ma mai invadente. Mi piace per cui metto l’accappatoio e la faccio entrare. Appena dentro mi sorride e si siede sul bordo della vasca; la sua gonna sale un po', mostrando delle belle gambe.
