Guardò l’ora erano le 7.00, accidenti aveva dormito come un sasso, si sentiva tonica.
Il pensiero corse ai suoi cucciolotti, pensando, avrebbe dovuto alzarsi prima, preparare la colazione, il sacco per i ragazzi, con panini, bevande, merendine, da portare in gita.
Andò in cucina, era già chiaro, al centro del tavolo troneggiava un foglio scritto da Sandro, le dava il buongiorno, ringraziandola per la serata trascorsa, "tranquilla i ragazzi li accompagno io, preparate le vivande tutto ok", aggiungendo, che, non sapeva quando sarebbe rientrato,
concluse il messaggio lasciandole un "ciao con bacio".
Infatti era tutto a posto, le aveva preparato anche la moka.
Sentì svanire il senso di colpa, da cui era stata presa il giorno prima.
Accese sotto la caffettiera in attesa del caffè, guardava dalla finestra, girava nuda, tanto chi poteva vederla a quell'ora?
Un prato di circa 20 metri, divideva casa sua, dalla casa più vicina, abitata da una coppia di pensionati sui 55/60 anni, giovanili, già in pensione, lui un bell'uomo, tempie brizzolate, alto, fisico magro con una buona muscolatura, lei alta, viso grazioso con qualche ruga, che la rendeva ancor più interessante, magra con un corpo invidiabile, in considerazione dell’età, che dire?
Tante 20enni avrebbero voluto somigliarle.
La moka gorgogliava, gustò una piccola tazza di caffè e, di corsa a docciarsi, godeva a entrare nella sua amata doccia, costruita secondo la loro aspirazione, bella spaziosa circa m. 1,40 x 1,00, la pigna sembrava un sombrero, scaricava l’acqua con una potenza esagerata, piacevole, fortunatamente avevano acqua in abbondanza, veniva giù da un monte li vicino, con una forte pressione.
Abitavano nella zona migliore del paese, immersi nel verde, costruzioni recenti con varie metrature, erano lì da circa tre anni, si era innamorata di quella casa, per la posizione leggermente rialzata rispetto alle altre, per l’ampia metratura "su due piani", più l’attico di cui si era impossessata di una buona metà, aveva creato una zona riservata solo a lei, non accessibile a nessuno, creando un angolo studio, tavolo PC, una comoda poltrona, di quelle manageriali, giusto per soddisfare le sue esigenze.
Inoltre una piccola palestra, panca, cyclette, un sacco appeso da pugile, un tapis roulant che in belle giornate, spostava sul grande terrazzo, vicino al parapetto "muro di cinta", dove correre, osservare senza annoiarsi e, una comoda doccia esterna, cosa poteva volere di più?
D’estate si rifugiava lì a prendere il sole con costumi striminziti, non conosceva bene la zona e si era ripromessa che, un giorno presa la bici, avrebbe fatto un giro per il circondario, sapeva che esistevano sentieri per piccole escursioni in mezzo al verde, campi da tennis, una palestra coperta ed una all’aperto, nonché una piscina e un campetto di calcio.
Si infilò sotto la doccia si lavò accuratamente, con indosso un telo annodato sul seno andò in cucina per una colazione generosa, bevve altro caffè, una spremuta, poi indossò un paio pantaloncini, una maglietta e via a riordinare la camera dei ragazzi, spalancò la porta finestra che dava sul terrazzo, riordinò i due lettini e, mise in ordine il disordine che erano soliti creare, girandosi verso la finestra si rese conto che la distanza di venti metri tra una casa e l’altra, non era poi così, esagerata si vedeva benissimo, infatti notava il suo dirimpettaio fare ginnastica e, vedendola la salutò con il gesto della mano, lei, educatamente rispose anche se non vi era una specifica conoscenza.
Proseguì nel riordino della camera dei ragazzi e, finito, passò alla sua, prese le lenzuola e mise tutto in lavatrice, mise a bagno la gonna e la camicia in un catino a parte.
Erano le 9.35, andò nella sua zona personale, si mise sulla panca e dedicò mezz’ora buona, fra flessioni, addominali, pesi, con le varie pause, poi indossati i guantoni, si esercitò al sacco, colpendolo varie volte, con una serie di pugni, si cimentò anche con una serie di calci, elevando sempre più la gamba cercando di colpire la parte più alta del sacco, rendendosi conto che riusciva ancora molto bene, fare la spaccata alla sua età… non era un problema.
Sul terrazzo salì sul tapis roulant e via di corsa per altri 20 minuti, da quella posizione vedeva il dirimpettaio in casa sua, continuando a correre, guardava di tanto in tanto, il vicino che girava nudo,…questo la portò a pensare "Però.. ancora arzillo!" si fermò stanca, tutta sudata si tolse la maglietta tamponandosi il sudore, continuando a guardare il vicino, godendo nel contempo di essere baciata dal sole a seno nudo.
Nel mentre arrivò la moglie mostrandole qualcosa di non meglio identificato, teneva in mano qualche cosa che però non era visibile,…..
il marito, si vedeva che non era convinto e, con la testa faceva il cenno di no, la moglie andò via. Curiosa, seguivo la scena cercando di capire, ..nel mentre l’arzillo vecchietto stava indossando una camicia, nuovamente arrivò lei, aveva messo una gonna aperta sul davanti e mostrava al marito che, a ogni passo, sarebbe stata visibile la balza delle calze, il tutto intuibile dai gesti che faceva.
A quel punto mi fermai, volevo vedere meglio, incuriosita, sempre di più, osservavo la scena passandomi la maglietta sui seni a detergere il sudore.
Alzando la testa la moglie mi vide e uscendo sul terrazzo mi salutò con la mano, sapevo di esser ben visibile, nonostante ciò mi avvicinai ancor più al parapetto, "mi arrivava alla cintola", perciò, esposta sfacciatamente, salutavo senza curarmi di avere il seno scoperto, lo avevano notato e, continuavano a guardare nella mia direzione.
Pensai "Che porcelli i vicini!"
Ritornai in doccia godendomi il getto dell’acqua, mi sentivo presa dalla libidine, perciò presi la doccetta piccola, adeguando il getto, la posizionai sul clito aprendo l’acqua, mi arrivo una frustata, poi giocando con la distanza ed aiutandomi con le dita inserite dentro la figa, mi ritrovai seduta a gambe larghe, mi masturbavo come aveva fatto Marco al cinema, chiusi la mano a cuneo, cercando di entrare il più possibile, arrivai ad inserire tutte le dita, fino a veder scomparire il pollice, avrei potuto,… ne ero certa, inserire tutta la mano sino al polso, ma dovevo trovare una posizione più favorevole, tremavo mentre venivo…. che sensazione sublime!
Avevo squirtato ancora, grazie al pensiero rivolto al mio nuovo "Angelo"…. "ora stavo bene", asciutta mi passai una crema idratante profumata su tutto il corpo.
Il cell vibrò, era arrivato un sms da Sandro, che avvertiva sarebbe arrivato nel pomeriggio, nel caso avessi voluto uscire potevo farlo tranquillamente, in quanto i ragazzi sarebbero arrivati verso le 22.00 e, avrebbe provveduto lui a recuperarli.
"Lo avvertivo sibillino",…… quel suo messaggio, mi stava dando carta bianca?
Cosa sperava?
Aveva capito che ero stata con un altro uomo e pensava che desiderassi rivederlo?
Era questo che voleva?
Perché non parlava più esplicitamente?
Gli risposi che ci avrei pensato, chiuse con un "Ok, bacio amore, qualunque sia la tua decisione, pensami!"
No…. non era possibile… "pensami qualunque sia la decisione?"
Mi venne in mente che dovevo vedermi con Marco, no, no, non volevo partire in quarta, né con Marco né con Sandro.
Ma come avvisare Marco che non sarei andata?
Decisi di fargli uno scherzo, disinserii il mio numero in uscita e composto il suo, al terzo squillo una voce profonda disse pronto…Irene, con una voce languida rispose,
"Hello… hello…" Marco, spiazzato, ma sentendo una bella voce femminile, impostò la voce, ed anch'egli "hello?"
Irene, in inglese gli disse che il numero le era stato dato da un’amica londinese e, venendo in Italia nel caso avesse avuto bisogno, poteva contare su Marco, un vero gentiluomo.
Ovviamente si mise subito a disposizione ed Irene, ridendo gli disse in italiano "Ci sei cascato, eh?"
Marco, spiazzato, "Ma sei tu Ire"?
Ella, di rimando, disse, Certo che sei un gran "tombeur de femmes"!
"Oui, j’aime les femmes" rispose prontamente, ora era lei ad esser spiazzata, per cui disse che aveva voglia di sentirlo e, di rimando, si sentì dire
"De nada mi amor".
Quindi, in tono scherzoso,
"Te la cavi bene con le lingue!!"
Marco aggiunse
"Diciamo che me la cavo abbastanza bene con tutte e tre".
Irene, ridendo aggiunse a sua volta "Quattro, semmai!"
Risero insieme, poi seria, gli comunicò che non si sarebbero visti quella sera, precisando che, le sarebbe piaciuto fare una conoscenza più approfondita, ma con dei presupposti da chiarire.
Prima fra tutti, non intendeva tornare al "teatro", per cui sarebbe stata lei a chiamarlo per decidere quando e dove.
Si salutarono con un semplice ciao.
O53
continua
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