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Mia moglie ha fatto anche la puttana
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Racconto48 min di lettura

Mia moglie ha fatto anche la puttana

Salutiamo l'esordio di una nuova penna erotica per il sito: @zolder Nota: questo è un racconto di fantasia ma, non del tutto .             Solo un po' enfatizzato.                                            In particolare Erica ha realmente 'BATTUTO' sulla nazionale dei Giovi, Introduzione. Vi vogli...

sesso italiano
2 anni fa · 949 letture · 0

Lui prese a tremare per l'eccitazione.

“Mi hai fatto venire voglia.                                             Ce la fai a fottermi nella figa?” chiese Erica.

“Abbi pieta. Non sono Superman.                                       Una piccola pausa per ricaricarmi.                                       Ma non posso perdermi una simile occasione.” Disse lui.

Ancora una volta Erica gli prese l’uccello tra le mani, se lo porto alla bocca solleticandogli la cappella con la lingua, e strofinandolo lentamente con le mani.

Quando il cazzo riprese la giusta rigidezza, Erica spalanco lo sportello posteriore, si sdraio sul divano, sporgendo il culo di mezzo metro, sollevò le gambe allargandole a compasso.

La sua figa, fradicia dei suoi umori e dello sperma colato dal buco del culo, era lì, invitante, pronta ad essere chiavata.

Lui non se lo fece dire due volte e prese a fotterla con rinnovato vigore.

Questa Volta ci volle un po’ più di tempo, non era Superman ma se la cavava abbastanza, ed alla fine venne nuovamente, riversando quello che restava della sborra rimasta nelle sue palle, nella figa di Erica.

Erica, con lo sperma che le colava dalla figa e dal buco del culo, si rimise in piedi e presento Il conto della sua prima prestazione da prostituta professionista al suo cliente.

“Dunque, duecento euro, come concordato, per la prestazione extra del cambio nel culo, trenta euro per il pompino, cento euro per l'inculata, e cinquanta euro per la chiavata. In totale fanno trecento ottanta euro.” Riepilogò Erica.

Andrea tiro fuori il portafoglio e, dopo aver rovistato in ogni suo anfratto, disse costernato :                               

“Mi spiace ma ho soltanto duecentoventi euro, posso farti un assegno?”

“Cazzo. Non prendo assegni.                                           Cosi imparo a chiedere subito i soldi, prima di farmi mettere un cazzo in culo.” Disse Erica.                           

“Va beh! Consideriamola una promozione.                                In fondo sono nuova e devo farmi una clientela.”

“Considerami tuo cliente per sempre.                                     La prossima volta, vengo rifornito e ti do quello che manca” Disse Andrea e diede le banconote ad Erica.

“Queste le incornicio. E’ la mia prima marchetta." Disse lei.

A questo punto salirono in macchina ed Andrea riporto Erica nella sua postazione di lavoro.

Nelle ore successive, molte macchine si fermarono.

Alcuni si limitavano a dare uno sguardo, altri chiedevano il prezzo ma poi proseguivano, qualcuno chiedeva di provare la merce ed allora Erica si avvicinava al finestrino e si lasciava palpare le tette, qualcuno, più esigente, voleva una visione della figa ed Erica si voltava, si piegava a novanta gradi e piazzava il culo davanti al finestrino.

In una delle auto c’erano tre uomini, probabilmente di ritorno da una festa, particolarmente euforici, che le chiesero se era disponibile per un incontro a tre.

“Tutti insieme o uno per volta?” chiese Erica.

“Tutti insieme, una bella gang bang.” Rispose uno di loro e gli altri annuirono con entusiasmo.                                                                                                                         “Sono 200 euro a testa, servizio completo, bocca, figa, culo” propose lei.

 “Sali, affare fatto.”

“Un momento, vedere moneta, vedere cammello, non si fa credito.” Disse Erica dopo l'esperienza della sua prima prestazione.

I tre tirarono fuori i portafogli, racimolarono la cifra e la diedero ad Erica, che la mise nella borsetta/cassa, unico indumento che aveva addosso, oltre a calze e scarpe.

Incassata la marchetta, Erica sali in macchina e li guido al suo bordello personale.

“Come ci organizziamo?” chiese uno dei tre.

“Vi consiglio di spogliarvi il più possibile.                                  Per una gang bang occorre spazio.                                      I vestiti sarebbe un intralcio.                                            Sempre che non vi vergogniate.” Disse Erica.

I tre si guardarono, parlottarono tra loro, poi cominciarono a spogliarsi.

Si misero tutti nudi, era estate, e l’unico problema avrebbero potuto essere le zanzare.

“In riga tutti e tre.                                                   Vedo che non avete bisogno della tromba per l'alza bandiera, ma un bel pompino sarà utile per lubrificarvi il cazzo.                                Se no mi rompete il culo.” Disse Erica.

I tre si allinearono davanti ad Erica, e lei prese in bocca un uccello dopo l'altro, ogni volta per poche pompate, in modo da intensificare l'eccitazione, ma senza rischiare che venissero.

Se lo infilava in gola fino alle palle, lo leccava, ci spargeva sopra fiumi di saliva.

Quando i tre cazzi furono ben lubrificati, Erica si alzo, li condusse davanti al tavolo ed alla panca, su cui era apparecchiata la trapunta ‘salva culo’ e disse:

“Allora, decidete i turni.                                               Facciamo tre sessioni, in modo che ognuno di voi possa mettermelo sia in culo che nella figa che in bocca.” Disse Erica.

I tre complottarono brevemente poi uno dei tre disse:                      “Abbiamo deciso, come facciamo?”

“Chi e quello che mi incula?” chiese Erica.

Si fece avanti uno dei tre, con un cazzo di almeno 25 cm., largo come un wuberone.

“Te pareva che il più dotato mi capitasse per primo. Povero il mio culo” disse Erica.

Poi gli ordino: “Siediti sulla panca, allarga le gambe, prenditi l'uccello in mano, e tienilo ben dritto”.

Lui obbedì ed Erica si voltò, sali in piedi sulla panca, gli si mise a cavalcioni, e si abbasso lentamente, si puntò la cappella all’ingresso del culo.

In un primo momento lo sfintere oppose resistenza.

La cappella dell'uomo spingeva senza riuscire a penetrare.

Poi, tutto d'un colpo, l’uccello entrò per una decina di centimetri.

Erica continuo ad abbassarsi fino ad averlo completamente dentro.

Stette immobile per alcuni secondi. poi prese a dimenarsi con un movimento rotatorio, il cazzo sempre ficcato in profondità nel buco del culo.

“Come ti chiami?” gli chiese Erica.

“Mmm…ario” balbettò lui.   

“Io Erica." Disse lei. “Ti piace Mario? Hai una moglie? Te lo da il culo?”

“Se me lo dava, sarei qui?”

A questo punto Erica chiese : “A chi tocca la figa?"

Si fece avanti un uomo basso e tarchiato, ma con un gran cazzo, peggio del primo.

Lungo almeno trenta centimetri, dal diametro fuori misura, almeno sette centimetri.

Per prenderlo in mano ci volevano entrambe le mani.

“Chi sei? Il fratello di Rocco Siffredi?” chiese Erica.

Lui sorrise compiaciuto, ma non aveva voglia di parlare, si prese l'uccello in mano, lo puntò alla figa di Erica e lo spinse lentamente dentro.

Man mano che il cazzo entrava, Erica spalancava gli occhi con un’espressione preoccupata, ma alla fine fu tutto dentro.

E lui comincio una lenta chiavata, si vedeva che se la godeva tutta.

Erica chiuse gli occhi estasiata.

Il terzo cliente assisteva menandosi l’uccello.

Ad un certo punto pero disse: “Erica . Non ti scordar di me.”

Erica rise e disse: “Vieni fiorellino.. che ti faccio un pompino imperiale.”

Uno alla Volta i tre vennero inondando Erica di sborra.

I tre si sedettero sulla panca con i cazzi che, lentamente, si stavano afflosciando.

Erica si inginocchio di fronte a loro e comincio a pomparli alternativamente, ingoiandoli fino alle palle, leccandoli dal basso in alto, solleticando la cappella con la lingua.

Non ci volle molto perchè tutti e tre riprendessero vigore.

Al secondo turno il culo tocco al sosia di Rocco Siffredi, ed Erica ne patì un po’, ma lui fu molto delicato ed alla fine anche Erica godette fino in fondo l’impalamento.

La scena di ripete per la terza volta e alla fine i clienti soddisfatti caricarono Erica in macchina e la riportarono a battere al suo posto di lavoro.

Ando avanti fino a tarda notte.

Alle tre Erica aveva caricato sette clienti e a quel punto, l’avevo caricata io e portata a casa.

Erica era sfinita.

Dopo aver fatto una doccia ristoratrice, andammo entrambi a letto e piombammo in un sonno profondo.

Il giorno dopo era domenica.

Dopo aver fatto colazione ci sedemmo intorno ad un tavolo per fare il punto della situazione.

In primo luogo quanto aveva incassato: 1480 euro.

“Non male." commentò lei “Se dovessi continuare a battere sarebbero circa 20.000 euro al mese.”

“E tu lo faresti?” domandai io. “Torneresti su quel marciapiede tutte le sere?”

“Ti dirò,” rispose lei. “E' stato molto eccitante.                              Mi sono sentita una vera puttana.                                       Magari una volta ogni tanto, quando mi venisse voglia.                     Ma sarebbe un lavoro, non più un divertimento.                           Voglio fare nuove esperienze, provare nuove sensazioni.”

“Nuove sensazioni?                                                   Che ne diresti se facessimo una escursione nel mondo del porno?             Diventare una pornostar?” le proposi.

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Il sesso è come qualsiasi gioco che ci diverte da piccoli, la differenza è che noi adulti più ci divertiamo e più ce ne vergogniamo.

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