E’ un vasto territorio disseminati da paesini, più o meno densamente abitati, intervallati da brevi tratti di campagna e da numerosi boschi anch'essi di varie dimensioni, collegati tra di loro dalla statale che collega Milano a Como. E’ una strada molto trafficata, usta dai numerosi pendolari che la mattina raggiungono il posto di lavoro e la sera tornano a casa.
Ma la notte é poco frequentata, tranne durante il weekend, quando le persone si prendono una serata di libertà per divertirsi e magari per andare a puttane.
Vicino a casa nostra, ai bordi della statale, c’era un boschetto, al cui interno c'era un'area attrezzata per i picnic domenicali, con lunghe tavolate, servizi igienici, ed un vasto parcheggio, il posto ideale per appartarsi.
Il boschetto era giusto ai margini del paese, per cui la strada era ancora delimitata da marciapiedi ed illuminata da potenti lampioni.
Un posto da mignotte, ideale per battere il marciapiede.
E venne il giorno del debutto.
Scegliemmo un sabato sera, per molti giorno di libera uscita, dopo una faticosa settimana di lavoro, alla ricerca di svago e… puttane.
Erica era molto agitata.
“Sei sicura di volerlo fare?” le chiesi, “se hai dei ripensamenti non c'è problema.”
“Sicura e una parola grossa, la cosa mi eccita da morire, sono tutta bagnata, ma , nello stesso tempo, mille pensieri mi affollano la mente.”.
“Per cominciare non vorrei passasse una gazzella dei carabinieri con conseguente denuncia per atti osceni in luogo pubblico e esercizio della prostituzione.”
“L'esercizio della prostituzione non é più un reato, e gli atti osceni in luogo pubblico non prevedono l’arresto ma una semplice sanzione.” Le risposi.
“E se il tizio fosse violento e mi stuprasse in mezzo alla strada?”
“Sarebbe anche questa una nuova esperienza, comunque io sarei pronto ad intervenire in ogni momento. Mi sono anche procurato un taser stordente nel caso servisse.” la rassicurai.
“E quanto devo chiedere?” domando Erica.
“Tu non hai prezzo, ma una puttana è puttana solo se vende il suo corpo. Ed oggi é il tuo debutto nella prostituzione. Normalmente le escort d’alto bordo chiedono una cifra a forfait. Ma oggi tu sarai una comune prostituta di strada, per cui le tue tariffe saranno a prestazione. 30 euro per un pompino, 50 per la figa, 100 per il culo. Nel caso si presentassero situazioni particolari, che so, sesso con più persone o altro, decidi tu.”
Adesso ad Erica non restava che entrare nel personaggio.
Si spoglio completamente, indosso le calze autoreggenti, si mise ai piedi zatteroni che le regalavano almeno 15 centimetri di altezza, oltre a rendere la sua camminata particolarmente sensuale, costringendola a dimenare il culo in maniera molto erotica ad ogni passo che faceva.
L'unico altro indumento che portava era una borsetta di piccole dimensioni in cui tenere i preservativi e dove mettere i soldi guadagnati con il sudore della figa.
A questo punto si incamminò verso il suo nuovo luogo di lavoro.
Si piazzo sotto un lampione, davanti alla stradina in terra battuta, che si inoltrava nel boschetto.
Io mi piazzai dietro un cespuglio, piazzato poco distante, in una posizione sopraelevata, con una telecamera ad alta definizione e cominciai a registrare, inquadrando Erica che aveva cominciato a camminare avanti e indietro senza allontanarsi mai più di una decina di metri.
Azionai lo zoom per inquadrarla a figura intera, mettendola in primo piano.
Poi restrinsi ancora il campo inquadrando il suo culo ondeggiante.
Dopo pochi minuti un’automobile che arrivava ad una velocita sostenuta, arrivata alla sua altezza frenò bruscamente, senza riuscire a fermarsi davanti a lei.
Innesto la retromarcia e si posizionò davanti ad Erica.
Il guidatore abbasso il finestrino e sporgendosi disse: “Cazzo, non ci credo, da dove sbuchi? Passo spesso da queste parti e non ho mai visto puttane. Perché sei una puttana, vero? Non credo tu sia una sonnambula uscita dal letto senza accorgertene."
A questo punto Erica si abbasso per rispondere ed il suo culo si alzo in maniera provocante.
Molto spudoratamente, sapendo che stavo inquadrandola, allargo le gambe, modo che si potessero vedere culo e figa in primo piano.
Restrinsi nuovamente l’inquadratura, mettendo in primo piano il suo buco del culo, per spostarmi sulla figa, che appariva molto bagnata.
“Hai indovinato, sono una puttana, ed oggi e il giorno del mio debutto. Vuoi essere il mio primo cliente?” rispose Erica.
“Sara un onore. Quanto?”
“Sono in promozione. Trenta euro per un pompino, cinquanta per la figa, cento per il culo.”
“Affare fatto, Sali. Io sono Andrea, tu come ti chiami”. Disse Andrea ed apri la portiera del passeggero.
“Io Erica ma chiamami puttana, e più intimo.” Rispose, ed entrò.
Lo guido verso l'area picnic.
Io li segui senza farmi vedere, e mi nascosi dietro un cespuglio, vicino ad una tavolata su cui avevamo steso una coperta trapuntata, dove Erica avrebbe consumato i suoi rapporti mercenari.
Giunti all'interno dell’area, Erica guido Andrea al tavolo attrezzato.
Fermata la macchina, Andrea, arretro al massimo il sedile del passeggero, e si calo i pantaloni, rivelando un cazzo di notevoli dimensioni già in tiro.
“Non lo faccio in macchina, e squallido, oltretutto gli spazi sono troppo ristretti. Davanti si rischia di prendere la leva del cambio nel buco del culo, al posto di un sano cazzo. Dietro si devono fare acrobazie anche solo per girarsi. Posteggia la macchina e seguimi.”
“Il cambio nel buco del culo sarebbe un bello spettacolo. Vederti che ti inculi su e giù con un pezzo di metallo nello sfintere sarebbe per niente male.”
“Perché no. Se vuoi si può fare, ma ci sarebbe un extra da pagare.”
“Davvero? Quanto?”
“Hai lo smart phone? Per duecento euro ti faccio uno spettacolino che puoi registrare”.
“Cazzo é una figata. Affare fatto" disse Andrea e scese dalla macchina, aprì la portiera del viaggiatore e vi si piazzo davanti, imbracciando lo smart phone.
Erica, a quel punto, si passo una mano sulla figa, che era fradicia della sua eccitazione, e lubrificò ben bene la leva del cambio, che aveva un pomello di plastica di dimensioni ragguardevoli, mise il culo in posizione, con le due mani si allargò le chiappe, puntò il pomello nel suo buco del culo e cominciò ad abbassarsi lentamente.
Il culo di Erica non era vergine, ma neppure sfondato, per cui all’inizio ci fu una certa resistenza alla penetrazione.
Ma Erica, con gli occhi chiusi, concentrata, prese a ruotare il bacino con lenti movimenti, fino a che il pomello comincio ad entrare.
Un centimetro, due centimetri, poi, con un plop, il pomello fu tutto dentro.
La leva del cambio era lunga una ventina di centimetri o poco più.
Il culo di Erica aveva assaggiato cazzi di ben altre lunghezze.
Ma le dimensioni del pomello erano comunque superiori alla cappella di qualunque superdotato.
Erica comincio un lento movimento, su e giù, su e giù, con gli occhi chiusi, e la mascella serrata.
Ma dopo un certo numero di introduzioni, il suo viso si distese, ed assunse un’espressione beata, cominciava a prenderci gusto.
Dopo di che comincio ad incularsi con lena, e con una mano, prese a sgrillettarsi la figa.
Comincio a mugolare, per finire in un crescendo di eccitazione.
Alla fine si accascio sul sedile.
Andrea, durante la ripresa, si era tirato fuori l’uccello ed aveva cominciato a masturbarsi.
“Cazzo, non ce la faccio più. Il cazzo mi scoppia.” disse.
Erica allora scese dalla macchina, e porto Andrea al tavolo che avevamo preparato, si inginocchio davanti a lui, comincio a leccargli l’uccello.
Se lo ficco in bocca, e prese a pomparlo, introducendolo sempre più a fondo, fino alle palle.
Con tutta l’eccitazione accumulata, Andrea ci mese poco a venire, scaricando tutto lo sperma accumulato sulla faccia di Erica.
Lei si deterse il viso con le dita, succhiando un dito alla volta, infilandoselo in bocca, quasi stesse facendo un pompino alle dita.
Alla fine, prese a leccargli l’uccello tenendogli le palle tra le mani.
“Magnifico, mai avuto un pompino cosi. Ma non è finita. Lasciami un minuto per ricaricare le palle e mi faccio tutto il menu. Bocca, figa e culo.” Disse Andrea.
Erica si alzo in piedi, gli prese il cazzo tra le mani e comincio a segarlo.
A poco a poco l’uccello riprese vigore.
“Voltati, mettiti alla pecorina che ti inculo.” Le grido Andrea.
Erica lentamente si giro, si chino, con le mani si allargo le chiappe, mostrando il buco del culo, ancora aperto per la penetrazione che aveva appena subito.
Lui le puntò il cazzo al buco del culo glielo spinse fino in fondo con un unico movimento, e prese a montarla selvaggiamente.
Con le mani le afferro le tette, tirandole a se come fossero redini per una monta, strizzandole senza pieta.
Erica comincio ad assecondare le sue spinte, mugolando di piacere.
Ad ogni penetrazione si sentiva lo schiocco del corpo di lui contro il culo di Erica.
Andò avanti per qualche minuto, selvaggiamente.
Alla fine rallento il ritmo ed eiaculò nel culo di Erica. Quando tirò fuori l’uccello un fiotto di sperma fuoriuscì e prese a colare sulle gambe di Erica. Il cazzo dell’uomo era imbrattato di sperma. Lei non se ne curò e gli si inginocchiò di nuovo di fronte, gli prese l’uccello tra le mani e iniziò di nuovo a leccarlo, dalla radice alla cappella soffermandosi in cima solleticandolo con la lingua, provocando una rinnovata erezione.
