Un pompino eseguito e, mostrato in primo piano.
Che troia era diventata Irene!
Mentre pompava quell'altro cazzo, si avvicinava sempre più alle labbra di Marco, la sua era come una sfida.
Quando il cazzo prese ad eruttare sborra, apri la bocca e Marco poteva vedere gli schizzi che le venivano sparati in gola, egli fu preso dalla libidine la baciò, leccando anche il cazzo che ancora eruttava sborra.
Irene era conquistata, dal quel maschio, che preso dal piacere, non faceva lo schizzinoso, succhiando quel cazzo insieme a lei, si sciolse fra sue braccia con il cazzo sempre ben piantato in figa, sentiva un languido trasporto nei confronti di quel bel puttaniere.
Ancora un altro cazzo si fece avanti, mentre proseguiva il suo bacio con Marco.
Quel nuovo cazzo si intromise fra le due bocche che, fameliche, presero a succhiare, con tutta la passione del momento e, infine, scambiarsi il risultato della loro azione.
Oramai Irene si sentiva persa con il suo nuovo "Angelo".
Da qualche parte, lungo la linea di uomini in attesa, un uomo si fece avanti con un cazzo enorme, "forse 26 cm ?"
Molto più grosso di Marco e nero scintillante.
Irene, lì per lì, fu impaurita da quelle dimensioni, ma, nel contempo, ne fu incuriosita, quindi baciò Marco informandolo.
"Voglio prendervi tutti e due, ho voglia di osare, tu Marco, nel culo e la bestia, in figa", di conseguenza ordinò, affinché la lingua da cane potesse prepararle il buco del culo, egli non si scompose, anzi prese a leccarla divinamente, inserendo una per volta le dita, allo scopo di dilatare l'ano gradualmente, prepararla a dovere.
Quando riuscì a inserire tre dita assieme a cuneo, si convinse che potesse esser pronta.
Marco, da sdraiato le entrò nel culo, Irene poggiò tutta la schiena sul suo largo petto e, sfruttando la sua elasticità, tirò le gambe completamente su.
Erano ben visibili un cazzo, ben inserito nel culo e, due gambe messe a V ai suoi lati, due uomini si offrirono con gentilezza, a reggerle le gambe aperte, a quel punto, Marco le chiese.
"Sei sicura? Vuoi davvero ?".
Lei testarda e con le mani libere, si allargò al massimo la figa e rivolta al bestione, incitò "Dai..."
Ne soffriva, ma al terzo tentativo, si senti allargare all'inverosimile, respirava a fatica, sbuffava,....ma la vera abilità di Irene, era quella di essere davvero molto ricettiva, fu evidenziata da colui che deteneva quel cazzo esagerato, difatti, dopo l'introduzione in figa, rimase immobile per dar modo a lei di abituarsi alla squassante penetrazione, poi fu lei stessa a fare un leggero movimento rotatorio con il bacino, per quello che le era possibile tanto era bloccata, poco a poco, assistita, incoraggiata, accarezzata, da mani e lingue, di tutti i presenti, poté cominciare l'amplesso vero e proprio.
Presi dal godimento e, in virtù della fortuna che assisteva Irene, non durarono a lungo, ma comunque non meno di circa 10 minuti.
Fu tanto grande il piacere che ebbe a provare nell'occasione, che si pisciò addosso e nello stesso tempo fu riempita, in ciascun orifizio, da clisteri di sborra, per la gioia degli addetti alle pulizie.
Era passata un'ora, anche se Irene aveva completamente perso la cognizione del tempo.
In trance, fu scopata da molti uomini, fino a quando non collassò per la stanchezza, ma esageratamente appagata e, coperta di sperma.
Al risveglio, si ritrovò sola nella sua auto e, a voler usare un eufemismo, pulita "?" e vestita "?", chiedendosi come ci fosse arrivata.
L'unica possibilità era che Marco, conoscendo la sua auto, era andato a prenderla e portata nel parcheggio del teatro, che, ricordava, era vuoto al suo arrivo, come lo era tuttora.
Il primo pensiero corse a suo marito, guardò l'ora, le 19,00, guardò il cell, nessuna chiamata, nessun sms del marito, ma un messaggio vocale da numero sconosciuto.
Decise di sentirlo dopo, ora volle chiamare il marito, se non altro per scusarsi per l'orario, giustificandosi,
"sai, ho incontrato una vecchia amica che non vedevo da anni, abbiamo voluto rinverdire l'amicizia ritrovata, poi ti racconterò".
Rincuorata dal marito che la invitava a non preoccuparsi, di fare con calma, senza correre con l'auto, in quanto aveva pensato lui a dar da mangiare ai ragazzi, la salutò con un "ti amo", lei rispose al saluto, con un bacio.
Sulla strada verso casa, sapeva che c'era un'area di servizio.
Era il caso di fermarsi e provvedere a darsi una sistemata.
Ora poteva anche ascoltare il vocale sul suo cell.
Era la voce profonda di Marco che le diceva:
"Ciao, bella, ci vediamo domani, qui a teatro alle 21,00, Marco"
"Accidenti osservò Irene Cosa ho combinato?"
Ma era nata una nuova Irene, chissà dove l'avrebbe portata quell'avventura... chissà
"Accidenti, cosa ho fatto?"
Si chiedeva Irene mentre era seduta all'interno del suo guscio, così definiva la sua Smart For Two nera, con interni rossi.
Un regalo di suo marito Sandro, per il suo 36esimo compleanno, non la voleva, per lei era una "scatoletta", ma suo marito, insistendo, la convinse, aggiungendo, pensa, sarai libera di muoverti come meglio credi, senza dipendere da nessuno, potrai recarti a lavoro, senza dover aspettare la corriera, e... ragionandoci, si convinse.
Salendo, si trovò a suo agio, doveva solo regolare il sedile.
Provando, bastò poco, per trovare la posizione giusta, anche indossando i tacchi come era solito fare....
Ora doveva mettersi in cammino, mise in moto e prese la super strada che l'avrebbe riportata a casa, doveva fermarsi all'area di servizio, avrebbe fatto rifornimento e sarebbe andata alla toilette, non poteva presentarsi a casa in quelle condizioni.
Chiese il pieno al ragazzo addetto al rifornimento e, l'indicazione dove fosse la toilette.
Ringraziandolo, si mosse seguita dal suo sguardo.
Entrando nella zona riservata alle signore, si aspettava di trovarsi il classico bagno da autogrill, grandi specchi, lavandini.
Niente stanza vuota, solo tre porte, per poter accedere al wc, contrariata aprì la porta e, richiudendola si sorprese, alla parete vi era uno specchio medio grande con sotto un lavandino di medie proporzioni, di lato, un distributore contenente fazzoletti di carta per le mani, inoltre, sorpresa, erano asciugamani di carta grandi, monouso.
Guardandosi allo specchio, aveva il viso distrutto, ma, allo stesso tempo, notava una nuova luce, con le dita a mo' di pettine si sistemò, quanto meglio possibile i capelli, poteva andare, si guardò ancora un'ultima volta e vide la sua camicia sgualcita con diverse macchie bianche, erano evidenti segni di sborra, ora asciutta, guardandosi anche la gonna non era messa meglio, vi passò sopra la mano, come per spazzolarla e, allo stesso tempo, stirarla, con le unghie grattando leggermente, cercava di cancellare quelle macchie, era chiaro che non poteva toglierle tutte, perché erano presenti in vari punti del tessuto.
