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IRENE 02
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Racconto15 min di lettura

IRENE 02

IRENE 02 Irene era al settimo cielo, non aveva mai goduto così tanto in vita sua. Riportata alla realtà, da una voce autoritaria che le impartiva ordini, provò ad aprire gli occhi, ma li richiuse subito perché accecata dalla luce nella sala... le luci erano accese.. e, riaprendo gli occhi, fece fati...

Claudia
2 anni fa · 465 letture · 0

 IRENE 02

Irene era al settimo cielo, non aveva mai goduto così tanto in vita sua.

Riportata alla realtà, da una voce autoritaria che le impartiva ordini, provò ad aprire gli occhi, ma li richiuse subito perché accecata dalla luce nella sala... le luci erano accese.. e, riaprendo gli occhi, fece fatica a vedere nitidamente, poi, pian piano, ebbe modo di focalizzare, ora poteva distinguere tutti e, tutti potevano vedere lei.

Era distrutta, capelli scarmigliati, ma sempre una gran bella donna, ancora in ginocchio con attorno i suoi ammiratori, le avevano poggiato, sotto le ginocchia le loro giacche, per rendere comoda la posizione assunta durante le sue performances, si rese conto di essere certamente una "new entry" nell'ambiente

Il seno, con suoi deliziosi capezzoli all'insù, svettava sodo, arrossato da tante mani che lo avevano accarezzato, torturato, dalle bocche che lo avevano insalivato, morso, ma ancora eretto e fiero.

Irene guardandosi attorno cercò i suoi vestiti, il reggiseno, le mutandine, la gonna e la camicia, erano riposte su una poltrona.

Tranquillizzata, con una eleganza innata, si alzò, era fiera di sé, sentiva gli occhi di tutti i presenti su di sé e ne era lusingata... con grazia, cercò di sistemare i capelli, alzando le braccia per aggiustarli... le sarebbe piaciuto che qualcuno avesse immortalato quell'attimo, si vedeva come la dea Afrodite, che raffinatezza!

Aveva ancora il reggicalze... le calze, curiosamente ancora tese ed agganciate, nonostante quei turbolenti momenti.

Ora in piedi sui suoi tacchi, si sentiva unica in quel contesto, lo avvertì dal brusio che le si levava attorno.

Nel contempo, però, fu assalita dall'immagine di sé, tremendamente troia, l'attimo di gloria era svanito, ora persisteva quella voce dura, che impartiva il silenzio, sentì come un crampo allo stomaco, perché seguendo la voce e guardando da dove proveniva, si rese conto che il viso scorto precedentemente entrando in sala, non le era tanto sconosciuto, le sembrava di averlo già visto... una vaga conoscenza del suo stesso paese e, non solo, del suo stesso quartiere.

Riconoscere lo sconosciuto, di cui aveva succhiato in maniera esagerata il suo superbo cazzo, beh, ora non sapeva che dire, le venne da pensare, "Amico?,..o..... No?"

"Ero certo di conoscerti!" disse l'uomo di fronte a lei.

Irene provò un brivido, la sensazione che quella giornata avrebbe potuto rappresentare la fine della sua dignità di donna perbene, sputtanata in paese, a scuola, tra i suoi giovani studenti che avevano gli ormoni che ululavano come lupi

"lo notava da come la guardavano".

Infatti nelle aule si svolgeva una continua gara a chi arrivava a occupare i primi banchi, perché la cattedra davanti era aperta e, questo poteva consentire sbirciate vogliose alle sue gambe.

Certamente quei momenti di offuscamento della mente, potevano portare alla fine del matrimonio?

I figli Claudio 14 e Guido 12 anni, che idea si sarebbero fatti della madre?

E Sandro, suo marito, che vergogna... erano questi i pensieri che le arrovellavano la mente.

Irene ebbe la forza di alzare lo sguardo verso l'uomo, senza farsi intimorire, finora si era preoccupata solo del suo cazzo gonfio.

Un'espressione di riconoscimento le attraversò il viso.

"Uheee, Marco" riuscì a balbettare.

Marco le afferrò la testa tra le mani e lasciò che il suo cazzo, ancora duro e sporco di sborra, le sfregasse sulle guance.

Marco Landi, pensò Irene, due case più giù nel suo quartiere, ora le stava di fronte.

"Bimba, sei brava a far pompini." Forse ora mi vuole scopare?"

Pensò fra sé e nonostante la crudezza del pensiero, non poté far a meno, di avvertire il piccolo brivido che gli corse lungo la schiena.

"Sta tranquilla, non dirò niente a tuo marito, esordì Marco se, farai ciò che ti chiederò".

Irene fu colpita dall'implicita minaccia contenuta in quelle parole, Marco si era da poco separato dalla moglie, era conosciuto in paese come un vero puttaniere.

Irene tentò di alzarsi, per andar via, ma le forti braccia di Marco la rimisero in ginocchio.

In un istante, ella si arrese, pronta per qualsiasi cosa le potesse ancora succedere, ben consapevole che questa parte l'aveva scelta lei e, doveva restasse segreta, aveva deciso che voleva questo, voleva essere una puttana, una troia, non diversa dalla donna nel film.

"Inoltre aggiunse Marco, penso che tu qui, abbia degli ammiratori che non vorrebbero restare delusi" e con un gesto della mano indicò una decina di uomini in fila e pronti.

Marco, seduto all'inizio della fila di poltrone, con voce decisa, intimò,

"Vieni da questa parte", tirandola con poco garbo e facendola mettere sulle sue ginocchia.

Prima che avesse il tempo di pensarci, Irene si ritrovò a guardare avanti, rabbrividì in anticipo, al pensiero di farsi chiavare da tutti.

Gridò forte, per la sorpresa di sentirsi penetrata mentre i suoi fianchi si contraevano inglobando immediatamente il cazzo di lui nella sua figa.

Il grido attirò l'attenzione degli altri uomini e li vide avvicinarsi ancor più.

Intravide la donna bionda sullo schermo, circondata dagli uomini e dai loro cazzi, si rese conto di trovarsi in quella stessa posizione.

Si sentiva piena del cazzo di Marco, che seduto la impalava.

Diverse mani accarezzavano quelle gambe perfette, le sollevarono piano piano.

Ora le sue gambe erano oscenamente divaricate, poggiate entrambe sullo schienale delle poltroncine davanti, in quella posizione era completamente aperta a tutti, aggrappandosi ai braccioli si muoveva come in una danza, facendo forza sulle braccia, si alzava roteando il bacino, l'uomo che, precedentemente le aveva fatto la mappatura con la lingua, si inginocchiò e cominciò a lappare, leccava ciò che gli capitava a tiro, figa, culo e, non da meno, il gran cazzo di Marco.

Irene, sfinita, si lasciò andare, le mani che prima la carezzavano ora, l'aiutavano nel sali/scendi, altre le accarezzano, i seni, soppesandoli e pizzicandoli, stringendo quei suoi stupendi capezzoli, insomma una tortura, piacevole e, continua, che la indusse ad emettere un altro grido di piacere

Un uomo, il primo di molti, facendo un passo in avanti,

"Fottuta troia! Succhia il mio cazzo!"

Sborrò subito, spruzzandole in bocca e sul viso, una buona dose di sborra calda, colpendo anche Marco, lei pensando di scusarsi, ruotando la testa, con la lingua pulì il getto di sborra sulla fronte di Marco, poi guardandolo con la bocca sporca di sborra le venne naturale baciarlo intensamente.

Non credeva che potesse rispondere a quel bacio profondo, nella mente di Irene si stava formando una nuova convinzione sulle inclinazioni di Marco, al momento si sentiva attratta e soggiogata da lui.

Un altro cazzo le si presentò davanti, mentre era ancora intenta a roteare la propria lingua in bocca a Marco, si staccò da lui e, guardando il grigio dei suoi occhi, si infilò in bocca il cazzo dell'altro, stando a circa un palmo dal suo viso.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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