Ma poi… poi, ti è piaciuto?
Sì… - dissi, sapendo che adesso voleva sentirmelo dire. – Ma allora mi fai capire perchè hai goduto per primo? Non potevi gustarti lo stesso la scena? Dopotutto, quel “teatrino” è cominciato per dare piacere a te…
Lo so, tesoro, lo so che sono veramente un porco, ma è più forte di me… Non perse altro tempo però, sapeva dove cercare e trovò facilmente ciò che desiderava. Invece di toccarmi la figa, Tony puntò direttamente il mio ano e ci premette sopra il prepuzio bagnatissimo. Non ero ancora pronta e poi, avrei preferito una scopata più rilassante; il suo pene dietro era sempre impegnativo. Come vi ho detto, pur se non era troppo lungo, era assai spesso e la penetrazione sempre un po’ dolorosa. Ma non volli irritarlo, capivo che era molto stressato, proprio a causa dei suoi controversi desideri. Mi bagnò meglio e si mise a premere ma senza ficcare…
Sai cosa mi è successo? Ascoltai senza rispondere, mentre cercavo di concentrarmi, allargando le natiche con le mani.
Praticamente, l’ho detto: ieri è stato un inferno. Figurati, più ti vedevo eccitata e più ce l’avevo con te… ne pensavo di tutti i colori; però ho sopportato, ho voluto osservare tutto, anche se mi faceva male la bocca dello stomaco. Respiravamo a scatti, eccitatissimi dalla piega che stava prendendo la serata.
Anche stamattina, dopo aver dormito abbastanza male, non ero ancora in gran forma e mi feriva l’immagine di te. Quasi angelica, dormivi beata; indossavi solo la vestaglietta, ti eri scoperta nel sonno, e le gambe e le braccia piegate, cosi chiare, le forme così morbide… sembrava stessi pregando. Mi sono fermato a guardarti sai?
Una fitta, non tremenda ma una fitta. Dietro.
Era entrato: porco! Tante belle parole sensuali ma intanto, a furia di armeggiare con le dita e la saliva, mi aveva penetrata. Spinse fino in fondo, lacerandomi, ma poi uscì… strinsi le labbra tra i denti per sopportare; non un lamento, sapevo che sarebbe entrato di nuovo.
Ti guardavo riposare, il volto disteso, un leggerissimo sorriso sulle labbra perfette, eri in pace col mondo… non potevo credere a ciò che ricordavo della sera prima! Adesso sembravi un angelo, ieri una troia. Non ti sei tirata indietro, nonostante quei maiali arrivassero, uno dopo l’altro. Non avevi vergogna di mostrarti… e non provavi vergogna davanti a quei loro cazzi, sguainati come piccole spade di carne… M’infilò di nuovo il pene, ma non mi faceva più tanto male; però adesso, per essere certo di sfondarmi, mi artigliò le anche, trascinando il mio corpo a suo favore. Era la punizione per la mia sfrontatezza; sapevo che sarebbe successo e godevo nel sapere… soprattutto aspettavo quelle sue descrizioni: lubriche, crudeli, spiattellate senza pudore, senza alcun rispetto. Mi buttava giù, nella fogna del mio peccato, rinfacciandomi, una per una tutte le brutture cui mi ero sottoposta, con gioia tra l’altro. Non riuscii a trattenere un lungo, godurioso, mormorio, mentre m’infilavo due dita in figa, così da sentirmi presa da entrambi i lati.
Che puttana. Io vedevo tutto lo “sporco” di quella scena, capisci? Non ero eccitato ero schifato, mortificato… una vera tortura. Non era come nei film: intorno alla mia stupenda moglie non c’erano, a contendersela, dei fusti palestrati, magari superdotati… forse sarebbe stato meglio; forse avrei potuto capire. Nooo, assolutamente no! C’erano quattro sfigati; gente men che comune, gente di mezz’età, con i loro cazzi barzotti, allupati di figa. Persone in ciabatte e calzini logori, persino un vecchio. Quel cane, nonostante l’età, è quello che ti ha goduta di più… porco schifoso. Adoperò le due mani e con forza mi voltò, per mettermi sotto, ma senza mai uscirmi dal sedere. Mi strattonò verso l’alto, lo accontentai e lui infilò un cuscino sotto l’inguine, per godermi meglio. Ormai, quasi gridavo, perduta nella libidine di quel racconto tanto realistico. Mi sentii di nuovo sporca, piena di schizzi, con la carne calda dei cazzi tra le dita… tra le labbra…
E poi lo sperma… schifosa… lo sai quante sborrate hai preso ieri, troia?
Tante… sì … siiiiii
E non li fermavi? Non sfuggivi ai loro cazzi?
No, non sfuggivo, li facevo fare! Tony non aveva alcuna intenzione di passare alla figa, tutte le sue pompate erano solo per il mio culo. Accettai, silenziosamente, questa sua scelta maligna: “Sono stata una porca, tutti quegli uomini addosso. Ha ragione Tony, devo essere punita, impalata. Sì, sì. Lo merito!” Così cominciai a godere, mentre lui m’incalzava.
Non le sentivi le mani addosso? I seni, ricordo ancora come ti palpavano i seni, quegli stronzi.
Sì, i seni. Sì. E lui fece lo stesso, mimava i gesti che aveva visto operare sul mio corpo, dagli estranei.
Non ne conosci nessuno… eppure ti sei fatta sborrare addosso e in bocca. Ti rendi conto? Ti rendi conto? Perchè?
Perchè mi piaceva… mi piaceva da morire. E tu che guardavi, e io che ti facevo le corna.
Sai - disse con un fil di voce – oggi sono stato eccitato tutto il giorno. Passato il dolore di ieri sera, non facevo che rivedere la scena: la tua bocca, i cazzi che cambiavano tra le tue labbra accoglienti. Io che soffrivo, come se m’infilassero degli spilli in corpo… è stato meraviglioso. Soffrivo senza godere, una tortura… non lo dimenticherò mai. E la tua faccia… e gli schizzi bianchi che volavano: in bocca, sui seni, sulle spalle… non si fermavano, non si fermavano… E Tony si accasciò tremante sul mio corpo, bloccandomi sotto il suo peso. Non scopava più su e giù, dalla cappella infissa nel sedere, sgorgava copioso il suo seme caldo, bollente… mi rimase dentro. Nonostante pressata, riuscendo a malapena a sfiorarmi il clitoride, venni a mia volta.
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