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Quella mattina dormii fino a tardi. Quando mi svegliai Tony non c’era, trovai però, accanto al letto un croissant coperto da un fazzolettino e il mio amato cappuccino freddo. Feci subito una doccia, come volessi scrollarmi di dosso quell’esperienza così lontana dal mio essere e dalle mie abitudini sessuali; nonostante la sera prima, complice l’eccitazione, ne avessi goduto appieno, ora, catapultata nel mio universo tradizionale, mi sentivo come… sporca, ecco. A provocarmi questa sensazione intima era proprio un fatto pratico e legato al mio modo di essere: in generale non ero troppo propensa al contatto fisico improvviso; dovevo riconoscere che, per me, era proprio una specie di fobìa. A volte cercavo persino di non dare la mano a qualcuno, per evitare il contatto della pelle altrui, peggio ancora se le mani erano sudaticce. Forse questa repellenza era legata a qualche fattore che proveniva dall’infanzia o, semplicemente e come credo probabile, era una conseguenza dovuta al mio olfatto, estremamente superiore alla media: così sentivo cattivi odori dappertutto. Temevo sempre che gli estranei puzzassero, chessò io: di sudore; oppure avevano mangiato dell’aglio, maneggiato cipolle o, per assurdo (ma non troppo), erano appena stati in bagno ma poi non si erano lavati le mani. Tutte queste fissazioni perdevano potere sul mio corpo, quando, sapientemente guidata, mi ritrovavo immersa in una situazione eccitante. Allora le cose si ribaltavano e non disdegnavo persino il senso del lubrico, anzi, perdermi nel “vizio” col primo “camionista”, poco pulito e reduce da un lungo viaggio, o essere stuprata, senza troppi riguardi, da uno sconosciuto, nel WC dell’Autogrill, rappresentava una delle fantasie erotiche che, nei momenti di piacere, attraversavano la mia mente elettrizzata. Per mia fortuna, tra il dire e il fare… e così questi “flash” da sporcacciona restavano stimoli piacevoli ma solo nei sogni. Dopotutto, era uno dei segreti che ci teneva legati; mio marito aveva imparato a conoscermi profondamente. Credo avesse realizzato che, di così tante fantasie, un bel giorno qualcuna si sarebbe potuta trasformare in realtà. “Ma sicuramente non adesso!” pensai, uscendo dalla doccia rinfrancata, avvolgendomi nell’immacolato accappatoio, che odorava di detergente fresco. Tony tornò, con giornali e altre cianfrusaglie. La giornata non era delle migliori, una leggera perturbazione sembrava promettere pioggia per il pomeriggio e il sole trapelava poco, attraverso i rinfrescanti nuvoloni grigi. Uscimmo e ci dedicammo al turismo classico, visitando un paio degli stupendi borghi collinari. I vecchi paesini, ben tenuti, offrivano sempre scorci panoramici interessanti. Mangiammo biscottini alla mandorla e al pistacchio, e gelato artigianale a volontà: vere ghiottonerie della produzione locale. Rientrammo quasi alle diciotto, troppo presto per la cena, così ci poggiammo sul letto, fianco a fianco nella penombra.
Sei stato molto freddo con me… - dissi a bassa voce dopo alcuni minuti. Gli occhi socchiusi, cullata da una leggerissima brezza che filtrava dalla tapparella. – Ieri ho sbagliato in qualcosa? – Non sono una ragazzina. Conosco bene gli uomini e so che bisogna andarci cauti sugli argomenti che riguardano il sesso. Nonostante noi donne siamo sempre tacciate di essere complicate, sono proprio i maschi ad avere le idee poco chiare rispetto alla nostra sessualità. Quando ci prendono, spesso ci vogliono puttane, disponibili e, se possibile, perverse, dopo, tornando alla routine familiare, si turbano solo all’idea che noi possiamo coltivare pensieri erotici e appetiti sessuali. “Come mai? Come puoi? Non sei santa come la mia mammina? colei che ha conosciuto il sesso solo per procreare e, nonostante questo, di certo non ha mai provato un vero, disdicevole, orgasmo…” Devo ammettere però che questo non è il caso di mio marito; si è sempre dimostrato esperto e complice, senza mai rinfacciarmi nulla, senza mai affrontare argomenti stupidi e fuori luogo.
Sapevo che lo avresti notato… - disse Tony, con la voce velata dal sorriso. – Ho voluto sperimentare il tutto per tutto, e mi sono scottato, di brutto!
Non ti capisco, tesoro? Cosa intendi?
Mi conosci, lo sai che dopo l’eiaculazione perdo ogni interesse per il sesso. È uno dei motivi per cui non riesco mai a leccare il mio sperma… eppure, te l’ho detto, il desiderio di succhiarti la figa, riempita di succo maschile, è uno dei miei grandi sogni, ma poi non ci riesco; dopo arrivato non mi va. Che ci posso fare?
Lo so caro… ma allora a cosa ti riferisci? Ieri sei stato tu a venire subito, ricordi?
Ma certo, amore mio; tranquilla che tu non c’entri per niente… o meglio, c’entri tantissimo, ma non hai nessuna colpa!
Ok, adesso ti spiace farmi capire? – Ero veramente dispiaciuta. – Posso sapere cosa ti è successo?
È successo… è successa la cosa più stupida del mondo: sono caduto nella mia trappola. Quando quegli uomini iniziarono ad avvicinarsi, quando vidi i loro peni flaccidi a portata di mano e il loro desiderio folle di possederti, io… vedi, io non ho capito più niente; mi sembrava di toccare il cielo con un dito, per la goduria. Figurati, mi pulsavano le tempie e il cuore mi batteva a tutta forza. Allora ho fatto la pensata più scema della mia vita… e dire che ci avevo fantasticato sopra più volte: volevo soffrire veramente! Volevo gustarmi appieno l’umiliazione di quel rapporto contronatura. Io, tuo marito, venivo cornificato come l’ultimo degli uomini e, attenzione: senza violenza… al contrario, ero proprio io a darti agli altri, e tu? Tu, accettavi, peggio di una puttana, di toccare e succhiare tutti quei cazzi…
Lo sapevo… avevo ragione a non volerci stare; lo vedi?
Ma che dici, amore mio? Lasciami finire… tu, tu sei stata meravigliosa. – Mi si fece più dipresso, accostandosi alle spalle e cingendomi ancor più stretta, col suo braccio. – Io, invece io, ieri non sono morto per miracolo. Vedi, Maria, appena venuto, come previsto, il mio desiderio è calato ai minimi termini; non sentivo assolutamente più niente, anzi sono stato preso dal disgusto e soffocato dall’umiliazione. Probabilmente, se fossi stato più giovane e focoso, avrei lottato con quella gente, per strapparti da quelle mani luride, che puzzavano di orina e di seghe segrete. Quello che, nei miei desideri, doveva essere il più estremo momento di piacere, si è trasformato nella più squallida delle scene a cui sono stato costretto ad assistere… Preferii tacere. Ora che sapevo che non gliel’aveva con me, ero rincuorata ma ancora non capivo come sarebbe finita quella sua confessione. Intanto, Tony, mi accarezzava sempre più intensamente, e per tutto il corpo. Per non trovare ostacoli, volle che lo aiutassi a liberarmi dal pantaloncino e dalle mutandine, pur leggerissime. Così poteva accarezzarmi tutta, come piaceva a lui… e a me! Adesso il suo tono era leggermente cambiato. Non mi sembrava più così catastrofista, come prima, e la voce era velata da un leggerissimo affanno.
E a te, gioia mia? Che emozioni ha procurato? Che cosa hai provato, circondata da quegli sconosciuti?
Che devo dirti, caro? Sarei bugiarda se dicessi che l’ho fatto solo per te. – Ammisi, onestamente. – O meglio, senza di te, così, a freddo, ma non lo farei nemmeno per tutto l’oro del mondo… e tu conosci le mie motivazioni. Però ieri sera… una volta eccitata… ecco: era inebriante, come una droga, la prima cosa che ho provato è stata una specie di sensazione trionfale. Soprattutto quando si eccitavano, quando sembravano dipendere da me… pazzi di desiderio. Quell’emozione, psicologicamente, è stata adrenalina pura… - Sentii alle spalle il cazzo di mio marito, duro come un salame, che mi toccava i glutei. Con la mano, invece, scorreva per tutta la schiena, proprio come piace a me.
