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La zia carnefice
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Racconto12 min di lettura

La zia carnefice

Punizione esemplare per il nipote somaro. La zia sadica si approfitta del culo tenero del giovane sfaccendato.

miss serena
2 anni fa · 897 letture · 0

“Un minuto di pausa prima di passare al mestolo, e se vuoi un consiglio non ti muovere.” mi disse poco dopo aver finito di sculacciarmi come un bambino.

Provai più che altro a riprendere fiato durante quello che fu il minuto più veloce della mia vita, perché come prese il mestolo in mano, le manate di poco prima divennero un piccolo paradiso.Mia zia infatti iniziò fin da subito a colpire il mio sedere con forza, tanto che presi a piangere dopo pochissimo tempo, ma nonostante ciò lei rimase imperturbabile alle mie suppliche. Se con le mani i colpi si erano quasi concentrati sulla parte centrale, col mestolo non vi fu pezzetto di pelle che non venne centrato da quel legno.

“Zia ti prego, per pietà smettila, ho imparato la lezione.” le dissi sperando invano d’impietosirla.“Stai zitto! La punizione va portata avanti sino alla fine altrimenti non è efficace. Dici d’aver imparato ma se non vado fino in fondo tutto ciò sarà inutile, quindi muto e pensa ai tuoi errori.” mi rispose senza mai smettere di colpirmi.

Raccolsi tutte le forze che ancora avevo per provare a divincolarmi, ma non riuscii a togliermi dalla sua presa ferrea, finendo con prendere ancora più colpi e credo anche più forti.Non mi resi quasi conto di quando lasciò il mestolo per la spazzola, se non per il diverso rumore che questi oggetti producevano suoi miei glutei, col secondo che ne faceva uno di tonalità più alta, tanto da sembrare quasi lo “spatola!” dei fumetti.

“Almeno capisci perché lo sto facendo?” mi chiese senza però smettere d’usare la spazzola contro di me.“Sinceramente no.” le risposi stizzito.“Vedi oggi non si usano più le punizioni corporali, e questo è un male perché solo facendovi bruciare il culo imparate qualcosa. Se i tuoi invece di crescerti con quelle loro idee progressiste che non portano da nessuna parte, ai primi errori t’avessero dato una sana lezione come questa, stasera non saresti qui a prenderla da me, che credimi ci tengo a te più di quanto tu possa credere.”“Quindi mi punisci perché mi vuoi bene ?” le domandai con in testa una gran confusione.“Sì perché solo così domani non farai gli sbagli di oggi. Una volta le punizioni corporali erano la norma non solo in famiglia, ma anche a scuola, e prenderle davanti ai propri compagni era anche un’umiliazione quindi si rigava dritti per evitarla.”

Arrivai al punto di non sentire quasi più dolore, ma un bruciore così intenso che già quello da solo era una tortura, ma fu giusto un breve momento prima che passasse al righello, ultimo strumento di legno usato per punirmi.Quel sottile ma non troppo, pezzo di legno perfettamente sagomato, lungo una trentina di centimetri, mi tolse ogni voglia di ribellione, tanto erano dolorosi i colpi che Floriana mi diede, in special modo nella parte bassa delle natiche.Se prima potevo immaginare le mie chiappe rosse, ora dovevano esser più sul violaceo, però non in modo uniforme, ma segnate da una fitto intrecciarsi di linee, come se mia zia avesse voluto disegnare una ragnatela usando il righello.Cercai nuovamente di scappare, però Floriana non solo non mi fece muovere di un millimetro, ma mi diede un colpo così forte da togliermi il respiro.

“Se provi di nuovo a muoverti giuro che ti metto in piedi e ti batto anche davanti, e poco importa se ti prendo quell’insignificante cazzetto che ahi fra le gambe. Sono stata chiara?”“Sì zia Floriana.” risposi ferito anche nell’orgoglio.Mentre piangevo sia per il dolore che per l’estrema umiliazione, sentivo il respiro della mia aguzzina farsi sempre più corto, come se picchiarmi in quel modo la stesse portando all’orgasmo. Da parte mia mi facevano male anche i testicoli che pure non aveva mai centrato, per non parlare del pene che quasi non mi sentivo più.Compresi che quella punizione non solo mi aveva spezzato da un punto di vista fisico, ma ancor di più da quello morale, avendomi annullato come maschio e distrutta la mia autostima, Per un attimo mi tornò alla mente quando in macchina fantasticavo su un rapporto sessuale con mia zia, non sapendo che sarebbe stata lei a prendersi il mio culo, e ancora andava bene che non m’aveva sodomizzato.Quando si fermò più che scendere dalle sue gambe, scivolai per terra esausto, non sapendo che m’aspettava l’ultimo ‘trattamento’, quello più doloroso e umiliante.

“Mettiti in piedi contro il tavolo che non ho certo finito.” mi disse quasi ridendo del mio dolore.

A fatica mi sistemai contro il tavolo, ma solo dopo aver visto il mio sedere che aveva ben poco del suo aspetto naturale. I colpi col righello avevano infatti segnato la pelle già rossa per quelli precedenti, e dove le linee si sovrapponevano più volte, il colore era quasi nero, ma soprattutto erano i punti che più mi facevano male.

“Adesso dopo ogni colpo mi ringrazierai per averti punito, sono stata chiara ?”Avendo oramai capito che Floriana non scherzava mai, domandai cosa dovessi dire, per paura di farla infuriare ancor di più.“Grazie zia per insegnarmi a vivere rispettando la legge credo che possa andar bene.” mi rispose col suo solito ghigno beffardo.

Al primo colpo di quella che in fondo era un pala di cuoio, urlai a pieni polmoni tanto fu il dolore che mi fece provare, dimenticando la frase che dovevo dire.

“Non ho sentito il ringraziamento.” mi disse dandomi subito un altro violentissimo colpo sempre sullo stesso punto.“Grazie zia per insegnarmi a vivere rispettando la legge.” le risposi con le lacrime che oramai scendevano senza sosta.“Bene adesso procediamo con la punizione.”

Non so quante volte quel paddle centrò le mie chiappe, e di conseguenza io pronunciai quella frase per me senza senso, ma il tempo era come se si fosse fermato per vedermi soffrire, gioendo del mio dolore.Floriana usava quella pala in modo diverso dagli altri oggetti usati per punirmi, facendola quasi roteare per aria prima di colpire la chiappa che aveva preso di mira, centrandola perfettamente il che mi fece capire che non poteva essere la prima volta che usava quella violenza su qualcuno.Mi era chiaro che mia zia stava godendo nel picchiarmi in quel modo, e non solo perché aveva un’espressione quasi mistica, perfettamente opposta alla mia che del piacere non aveva nulla. Non so come però riusciva a trattenersi, quando magari si sarebbe voluta masturbare anche continuando a colpirmi sino ad arrivare all’orgasmo.Era anche evidente che non dovevo essere la prima persona che riceveva un trattamento del genere, se non altro perchè la sue esperienza era notevole, altrimenti non avrebbe mai potuto avere quella precisione nel colpirmi.Il mio cervello invece pensava solo a dire la frase di ringraziamento, mentre sentivo il pene essersi ridotto alla sua dimensione minima.

“E con questa abbiamo finito.” mi disse dopo avermi colpito credo con tutta la sua forza un’ultima volta. “Ora stai fermo che ti metto un po’ di unguento o domani non riuscirai a sederti.”Fui colpito dalla sua gentilezza, anche perché sino a quel momento era stata di un sadismo che non credevo potesse esistere, e lo fui ancor di più quando mi spalmò una crema piuttosto oleosa, e anche discretamente puzzolente, che però ebbe l’effetto di lenire in modo più che sensibile il bruciore alle chiappe.Mia zia mi fece rivestire per portarmi a casa, rimanendo in silenzio per tutto il tragitto, e aprendo bocca solo una volta arrivati davanti al mio portone.

“Se rifai una cazzata sappi che userò la frusta, e se stasera ti ho fatto male, con quella lo farò cento volte di più, ciao e salutami i tuoi.” mi disse prima di tornare a casa sua.

Inutile dire che da quel giorno andai più dritto di quel righello che aveva usato su di me.

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