“Forse non ci siamo capiti, la scarpa mi piace, il numero è quello giusto, ma a me serve color argento e non oro, altrimenti devo cambiare tutto l’outfit, così le è più chiara la situazione?”Odio le commesse cretine, ancor di più se ti fanno perdere tempo in modo inutile, come se si potesse mai abbinare un sandalo dorato a una borsa argentata. Questa poi sarà anche molto bella, ma ha un cervello grande come una pallina da ping pong, sempre che ne abbia uno di suo.Per fortuna il direttore del negozio comprende che me ne sto andando senza comprare nulla, e viene da me con un sorriso da leccaculo di prima categoria.“Signora Sarti, se vuole le posso far avere quello che desidera domani, anzi se non vuole tornare le faccio portare i sandali da un nostro commesso.” mi propone per non farmi uscire dal negozio insoddisfatta.“Va bene, ma per il pagamento?”“Non c’è problema, il commesso verrà con un POS portatile, quindi sarà come pagarle in negozio con la sua carta. Unico particolare mi deve lasciare il suo indirizzo per la consegna e darmi un orario.”Mi dirigo col direttore verso il bancone per lasciargli il mio indirizzo, ma solo dopo aver lanciato un’occhiata piena d’odio all’inutile commessa, che sta rimettendo le scarpe provate nelle loro scatole.
Il giorno seguente quasi mi dimentico della consegna, così faccio un bel bagno, per poi mettermi lo smalto, prima alle mani e poi ai piedi, scegliendone uno rosso scarlatto, che risalta ancor di più sulla mia pelle chiara.Solo quando sento suonare il campanello mi ricordo che deve arrivare un commesso del negozio, così mi copro con un lungo accappatoio, per poi andare alla porta e trovarmi davanti un ragazzo dall’aspetto a dir poco esile, soprattutto se paragonato a me che non sono certo grassa, ma decisamente ‘curvy’.“La signora Sarti?” mi chiede come se non avesse mai visto una donna in accappatoio “Sono Angelo e le porto le scarpe che ha ordinato ieri.”“Entra che le devo provare, non vorrei mai ci fosse stato uno sbaglio.” gli rispondo dirigendomi un po’ sculettando verso la mia camera.Non faccio quasi in tempo a sedermi sul bordo del letto, che lui è già in ginocchio col sandalo in mano, pronto non solo ad infilarlo al mio piede destro, ma anche a chiudere il laccetto dopo avergli fatto fare due giri intorno alla caviglia.“Per piacere mettimi anche l’altra.” gli chiedo avendo notato che guarda i miei piedi con un po’ troppo interesse.Se col destro è stato abbastanza veloce, col sinistro è fin troppo lento, ma si vede lontano un miglio che è un feticista dei piedi, e che forse sta davvero godendo mettendomi quei sandali per certi aspetti così minimalisti, nonostante abbaino un bel tacco.
A quel punto mi metto a giocare al gatto col topo, perché non solo mi alzo in piedi, ma faccio finta di guardare i sandali, mettendogli quasi in faccia o fra le gambe, dove noto un bel rigonfiamento di cui sono certamente la causa.“Che dici mi stanno bene?” gli chiedo con non poca malizia cercando di stargli sempre più vicina “Non vorrei che sembrasse che ho i piedi grossi.”“Ma le stanno benissimo signora Sarti! E poi quali piedi grossi se sono così belli.” mi risponde forse pentendosi di quelle parole così audaci appena pronunciate.“Se lo dici tu mi fido, però chiamami Bella e non signora che mi fa sentire più vecchia di quel che sono. Comunque mi hai convinto, però puoi per piacere togliermeli che ho ancora lo smalto fresco sulle mani.”
Non appena mi siedo lui prende un piede per togliermi il sandalo, ma più che delle scarpe è chiaro che si sta occupando dell’estremità, che massaggia a lungo in modo anche un po’ spudorato, però molto piacevole.Del resto come non apprezzare un ragazzo che potrà avere a occhio vent’anni, che si occupa con così tanta devozione di un piedino di una donna che ha appena superato i trent’anni, il cui unico scopo dopo aver venduto la sua app è quello di godersi la vita?Così lascio che le sue dita passino più e più volte sulla pianta del piede, quasi volessero ammorbidirla, sino a quando non decido che quel gioco quasi innocente debba trasformarsi in qualcosa di più godereccio.“Secondo te sono belli, intendo i miei piedi?” gli chiedo con non poca malizia mettendogli quello scalzo davanti alla bocca.Lui non mi risponde, ma lo bacia partendo dalle dita sino a ritrovarsi al tallone, per poi risalire con la lingua, che alla fine mi ritrovo intorno all’alluce. Angelo continua a baciare e leccarmi il piede con crescente eccitazione, ma senza mai farsi prendere dalla foga, e quando prende l’altro per liberarlo dal sandalo, poi lo tratta nello stesso modo, quasi fosse un rito.
Non riesco a rimanere ferma, e a quel punto deve vedere che sotto l’accappatoio non ho nulla, così inizia a risalire lungo le gambe, alternandole quasi volesse che entrambe abbiano le stesse attenzioni, sino a ritrovarsi al loro interno, dove quasi brilla la mia passera madida d’umori.Ora sono io a non dire nulla, mentre la sua bocca passa dal mio sesso a una caviglia per poi tornare indietro e poco dopo quasi rimbalzare su un polpaccio. La lingua di Angelo è una piccola frusta che batte con forza ogni punto che tocca, e quando questo è il clito gemo sempre più forte, fino a quando non mi apro l’accappatoio mostrandogli il mio corpo nudo,“Sei bellissima.” mi dice un attimo prima di baciarmi e infilarmi una mano fra le gambe.La sua bocca è calda così come il respiro, ed io mi attacco a lui quasi a volergli rubare l’anima, in quello che è ben più d’un semplice bacio, ma un vero e proprio atto d’amore.
Ora sono io che lo voglio, così quasi lo spingo sino a farlo rimettere in piedi, per poi inginocchiarmi davanti a lui, e liberargli la mazza che è già in piena erezione.Avrei voglia di fargli un gran bel pompino, di quelli che succhiano l’anima oltre che il pene, ma ho troppa voglia d’essere scopata per ridurre tutto a un semplice rapporto orale. Così mi limito a ricoprirgli la mazza di saliva, quasi ci fosse bisogno di qualcosa che la faccia poi scivolare dentro la passera, come se questa non fosse già un lago.“Sai come si fa godere una donna o vuoi un disegno che te lo spieghi.” gli dico ironicamente mentre mi sistemo carponi a bordo letto.Lui mi bacia velocemente un piede e poi la passera, prima di penetrarmi, entrandomi dentro come un coltello nel burro tiepido.“Sii.” diciamo entrambi all’unisono, quasi fosse una liberazione dopo aver accumulato tutta quell’eccitazione.Angelo sarà anche un ragazzo, ma sa bene cosa fare, infatti alterna lenti e lunghi affondi, ad altri che sembrano quasi dello bordate tanto sono forti, e per certi aspetti anche violenti, ma non tanto da farmi provare alcun dolore.
