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Mamma me l'ha data tanto tempo fa
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Racconto17 min di lettura

Mamma me l'ha data tanto tempo fa

La curiosità morbosa di un figlio in certi momenti può trovarti impreparata ma profondamente eccitata... allora "il peccato" è dietro l'angolo.

Giovanna Esse
2 anni fa · 11k letture · 0

Lei scoppio' a piangere.

«Ma che vuoi da me, perche' mi tormenti, lo so che ho sbagliato a fare quel che ho fatto con te ma l'ho fatto per proteggerti, perche' ho paura per te… che sbagli, che prendi qualche malattia… Non dovevo farlo ma l'ho fatto, ti ho fatto passare lo sfizio non ti basta?»

«No,» risposi accecato dalla gelosia e dal desiderio «perche' me lo hai fatto solo in mano! La sega me la faccio anche da solo… ma io voglio te e voglio provare almeno cosa si sente in bocca o dentro di te, almeno una volta.»

Lei rimase impietrita credo non sapesse come uscire dalla situazione, io le andai vicino e cominciai a tirarle i vestiti da dosso.

«Calmati» disse spaventata «stai calmo».

La tirai a me, “stai calmo” ripeteva mamma, ma io mi accostai alla bocca e la baciai sulle labbra: uno, due, tre baci “a stampo” sulle labbra calde e carnose,e lei rispose mettendo la sua lingua tra le mie labbra, feci lo stesso, ma lei me la succhio'.

Ero come impazzito, non avrei mai immaginato che i baci potessero essere così arrapanti, così sensuali. Intanto, a forza di strattoni, le avevo tolto le vesti. Le sganciai senza che si opponesse il reggiseno, ed ecco le sue meravigliose zizze, le baciai a lungo, bramoso, le succhiavo, succhiavo i capezzoli, e con le mani attaccate al suo culo la tiravo a me.

«Aspetta, sta calmo» mi porto' in bagno, «Ascolta la mamma, adesso, tesoro mio, vieni…» Mamma si pose al mio fianco davanti alla tazza del gabinetto; c’era un grande specchio con le luci e quello che vedevo era il paradiso. Eravamo affiancati e lei si tolse le mutande e le calze, rimanendo tutta nuda. Poi tocco a me, mi tolse il pantalone, le mutande e la maglietta. MI vidi: piccolo, magro, quasi insignificante come uomo, vicino a quella meraviglia della natura, opulenta e inviante.

«Facciamo così, se no, ancora una volta non te ne vedi bene… Tu guarda nello specchio, ti piacerà!»

E vidi mamma chinarsi di lato, a 90 gradi, ora vedevo anche le chiappe tonde, i senti penzoloni e le sue mani che mi toccavano delicatamente il cazzo e i coglioni.

Poi mamma fece l’impossibile, mi strizzo il pesce e si sputò delicatamente la saliva sulle mani, così, una volta ben bagnato me lo scapocchiò tutto, cosa che temevo sempre di fare per paura di sentire male.

Il mio cazzo ora era una piccola asta, lunga e arrapante, con la testa fuori, tutta rossa… e mamma, incredibilmente, prima me lo bacio poi se lo mise tutto in bocca, una, due, nemmeno tre volte che io spruzzai spaccio, facendola ritrarre di botto per non prenderla perfino negli occhi.

«Bravo, bravo, il mio tesoro» disse con dolcezza materna «ora vedrai che sarà tutto diverso, tutto più bello». Mi baciò teneramente ma in bocca, con la lingua, e odorava della mia “spaccimma” una cosa che credevo sporca e invece mi sembrava il nettare degli dei.

Mi asciugò e mi pulì il cazzo con la tovaglietta, poi mi lavò accuratamente con acqua e sapone la verga e la capocchia… e io già mi stavo riprendendo, ricevendo impulsi eccitanti dal mio pesce ancora barzotto.

«Ora lo puliamo bene, non dobbiamo correre rischi…»

Non capii molto bene ma il cuore mi batté perché qualcosa mi diceva che non era finita… infatti.

«Vedi, tesoro mio, tu sei tanto giovane e il tuo coso è eccitabile in modo esagerato, ecco perché arrivi così in fretta… ma vedrai che adesso, ora che sei più calmo, sarà diverso, durerai di più e godrai di più… vieni…» e presomi per mano mi portò sul letto grande, in camera sua.

Arrivati lì mi fece sdraiare e si mise accanto a me, stese la mano e me la mise sul pesce, credo per controllare la durezza, inutile dire che la mia mazza era già pronta e rigida, vista la situazione “ai confini della mia giovane realtà”.

Mamma dischiuse le cosce, il suo monte di venere era tondeggiante, paffuto, mi prese la mano e se la tirò lì.

«Vuoi vedere quando una donna è “pronta”? Allora metti pian piano un dito dentro lo spacco e dimmi… com’è?»

Eseguii.

«Mamma… è il paradiso: e calda, è umida… bagnata».

«Ecco questo significa che io adesso sono piena di desiderio, voglio fare l’amore, insomma… è una sensazione irresistibile e vale per ogni donna. Se ci bagnamo così vogliamo essere prese, possedute, capisci?»

Mi attirò sopra le e fu lei stessa a guidare il mio cazzo impacciato tra le cosce stese, entrava poco ma la capocchia si fece spazio tra le grandi labbra.

La sensazione di essere carne contro carne, completamente, era qualcosa di stupefacente. Spontaneamente mi mossi per spingerlo dento ma tendeva a uscire dalla fessa, così restai immobile ritenendo che già quello era il paradiso: la sua pucchiacca era talmente calda che quasi mi bruciava il cazzo.

«Calmo, stai calmo, goditi il momento… ecco adesso ti faccio entrare tutto il pisello in me, stai fermo fermo».

E fu così che la mamma aprì le cosce e alzò le ginocchia cingendomi ai fianchi, solo con questo movimento il mio pesce le entrò in figa fino alle palle.

«Aaaah,» smaniò «come sei duro… aaaah, ti piace la tua mamma».

Non parlavo, non capivo più niente per la voluttà.

«Bravo… bravo amore, adesso devi tirarlo quasi fuori e poi ficchi di nuovo, con calma, lento, lento… siii» detto questo mi cercò la bocca e ci baciammo mentre con dolcezza eseguivo la prima scopata della mia vita e, ovviamente, con il più grande e puro amore della mia vita: mia madre.

Da quel momento fu tutto frutto della spontaneità. Lei faceva del suo meglio per spalancarsi alle mie penetrazioni e io chiavavo nel suo corpo, alternando movimenti di dolcezza a profonde e rapide penetrazioni. La fessa di mamma era tutta bagnata e io le viaggiavo in corpo senza ostacoli. Non ebbi problemi di eiaculazione… non so dire per quanto scopammo in quella favolosa posizione… non ricordo o non capii se mamma venne a sua volta, ma credo che anche per lei fu un’esperienza superlativa.

Quando capì che era il momento mi spinse furo per i fianchi appena in tempo e io sburrai di nuovo, forse ancora più “roba” di prima.

Ricordo che era giorno e si vedeva tutto benissimo. Ricordo che il corpo abbandonato e godurioso della mamma era tutto imbrattato di sperma opalino ma l’immagine che mi accompagnò per, credo milioni di sogni e di seghe solitarie, fu lo sperma appiccicaticcio intriso tra il pelame della sua pucchiacca.

Caddi al suo fianco, credo quasi svenuto, perché quando riaprii gli occhi mamma era già pulita e aveva pure indossato uno dei suoi bellissimi camici. Mi aveva posato una salvietta sul cazzo, lo asciugò alla meglio e poi mi disse di andarmi a lavare.

Ho tenuto segreta questa storia perché troppo intima, però non l’ho mai scordata, anche perché ha segnato la mia vita e la mia sessualità.

Da allora non ci fu mai più niente con mia madre né ne parlammo mai più. Ricordo solo che forse ritenendomi ormai più maturo mi diede una maggiore libertà di modo che iniziassi a godere di nuove amicizie e più esperienze, per crescere e diventare un uomo. 

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Scritto da
Giovanna Esse

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