Mi sdraiai sul letto e, come inebetito, mi misi a guardare il soffitto, immobile, cercando di dormire o almeno di fingere perché ero troppo confuso, eccitato e imbarazzato, soprattutto perché le avevo sborrato in mano, cosa che a quell’epoca consideravo veramente sporca e peccaminosa…
Più tardi rientrò mio padre e in soggiorno li sentivo confabulare; ogni tanto lei rideva. Tremavo di paura. “Mica gli starà raccontando ciò che è successo?”
Poi sentii la porta del soggiorno scricchiolare, mi alzai dal lettino e silenzioso come un gatto andai a guardare, la porta era di quelle scorrevoli e non si chiudeva mai bene, a mia memoria.
Vidi lei che era chinata in avanti, con le mani si teneva al bracciolo del divano, la vestaglia alzata fin sulla schiena, per il resto era tutta nuda. Papa' non lo vedevo ma dagli scossoni che prendeva mia mamma capii che la stava chiavando: le sue tette nude ballavano sotto i colpi da dietro, lei aveva il capo reclinato e godeva in silenzio, mordendosi le labbra. Mi si gelo' il sangue, ma cominciai a tirarmi un'altra sega. Lui la chiavava e io mi segavo.
La mattina dopo mamma mi svegliò per mandarmi a scuola, le dissi che non mi sentivo bene e sarei rimasto a casa. Lei non fece storie, si vestì e portò a scuola mia sorella. Tornò dopo poco… in genere tornava tardi perché andava a casa della nonna, strano. Dopo aver sbrigato un po’ di faccende entro' nella mia cameretta, apri' le imposte e si sedette ai piedi del lettino.
«Guarda, »mi disse »io voglio chiarirti una cosa, quello che e' successo ieri sera, e' una cosa anomala, che non deve succedere più, perche' sei mio figlio e sei ancora un moccioso. Però, nello stesso tempo sono preoccupata, primo perché' tutte le seghe che ti fai ti fanno male e poi perché a causa della tua curiosità potresti andare a cercare da qualche parte sbagliata, e ti farà più male delle seghe.»
Intanto che parlava si alzò e si sfilò la gonna, restando in mutandine e giarrettiere(all'epoca i collant erano rarissimi), poi si tolse la maglia, ora era proprio bella ed eccitante come quelle donne fotografate sui miei giornalini. Si sdraiò vicino a me e mi chiese se sapevo slacciarle il reggiseno. Lo feci e lei se lo tolse, di nuovo quelle zizze meravigliose erano davanti ai miei occhi.
«Posso toccarle» le chiesi.
«Guarda, io sono qui proprio per farti togliere le curiosità, per farti vedere le cose che ti incuriosiscono tanto, e magari anche toccarle, per questa volta.»
Comincia a toccarle quei zizzoni a piene mani.
«Non farmi male» disse mamma, «con calma, le devi accarezzare non strizzare, vedi se fai con calma i capezzoli si induriscono di più', baciali dai, lo hai fatto tante volte fino a qualche anno fa, anche se la situazione era diversa,»
«Mamma, togli anche la mutandina?» chiesi col fiato corto.
«Fai tu stesso dai,» nm incoraggiò lei per farmi spratichire.
«Ma devo togliere anche le calze e il reggicalze?»
«Se vuoi… ma impara che le mutandine sono sopra il reggicalze, così le donne, se devono fare pipì non devono levare tutto,»
Ma io comunque per godere del suo corpo nudo, sbottonai le giarrettiere e le sfilai le calze. Con mano tremante poi, la mutandina. Lei apri' leggermente le gambe e la vidi, finalmente, dal vivo: succosa, pelosa, mi prese la mano e se la porto' li', facendomi passare le dita tra le labbra.
«La senti,» mi chiese, «e' umida vero?» e continuava ad accompagnare la mia mano sulla pucchiacca.
«Respira profondamente, calmati» mi disse «così eviti di venire subito, come ieri.
«Girati mamma, voglio toccare il culo» le dissi, lei sorrise si giro' e mi trovai quel bel culo davanti agli occhi, e ripensai alla sera prima quando avevo visto come si muoveva, come la carne tremolava mentre papa' la scopava… e glielo dissi,
«Pure questo hai visto? E che cazzo, sei proprio irrecuperabile» e ridacchiò di me. Grazie alla sua leggerezza e alla sua disponibilità, in quel lontano mattino mi stavo sciogliendo, diventavo piu' intraprendente, e cercai di infilarle le dita nella figa.
«Oh, che fai, almeno fa piano.» Ficcai, e lei fece un sospiro, declinando indietro la testa. Contemporaneamente avevo la mano sulle tette che accarezzavo con dolcezza come aveva chiesto,
«Ora basta, penso di aver soddisfatto la tua curiosita', chiedimi l'ultima cosa per farti venire… visto che non l'hai fatto ancora, e basta.»
Pensai: “chiedo una sega o di baciarmelo, o di farmelo mettere nella figa?” Avrei voluto tutte e tre le cose ma dissi d'impeto farmelo mettere vicino alla fessa, insomma, più o meno come faceva papà.
«Ma dai non essere cretino, oh: sono tua madre…» poi si lasciò andare e, quasi sbuffando « va', proprio per finire questa storia…» me lo tiro' fuori il cazzo, ancora acerbo di un ragazzino ma talmente duro e più grosso del solito da sembrare un verga.
«Pero'!» disse mamma e comincio' ad accarezzarlo con sapienza per qualche minuto, aprì bene le cosce e mi fece montare su di lei. Ero impacciato e troppo arrapato, le sue carezze non le sostenevo e così iniziai a sburrare prima del tempo, incapace di trattenermi, e la sporcai di sperma ancora, come la sera prima. Ma lei, non ci scherzò, non mi mortificò, pazientemente si alzo' e andò via, a lavarsi, lasciandomi li, cazzo all'aria e faccia da ebete, travolto dagli eventi, meravigliosi e incredibili.
Dopo quella volta erano passati giorni, mamma non mi dava tanto spago, mi evitava quasi. Ero dispiaciuto, arrabbiato con me stesso per quello che avevo fatto, ma nella notte, ripensando, ero arrabbiato di piu' per quello che non avevo fatto: avrei potuto ottenere la prima vera chiavata della mia vita e con chi? Con quella meravigliosa donna, burrosa, invitante, eccitante che era la mia stupenda mamma.
Ma lei non mi dava occasione di accostarla in intimità. La sera non sedeva piu' sul divano e quando si svestiva, chiudeva la porta lasciandomi fuori a sognare.
Però il caso gioco' a mio favore.
C'era un panificio vicino casa e il padrone del negozio ogni volta che mamma andava a spendere faceva il brillante e lei era sempre sorridente e compiaciuta dei complimenti e rideva come una scema.
Anche il meccanico, che era amico di papa', ogni volta che mamma passava di la le sbavava dietro e le faceva complimenti fingendo di scherzare, ma il panettiere faceva piu' colpo su di lei, ci sembrava benissimo, e una mattina che tornai prima da scuola la vidi arrivare nel pulmino di quello, la lasciava dietro il palazzo dove abitavamo.
Mi nascosi, lei scese ridendo e saluto l'uomo che ando' via.
Il sangue mi monto' alla testa, corsi come un pazzo e salii a casa prima di lei. Quando entro' la accusai.
«Ti ho vista nel furgoncino di Alfredo, cosa ci facevi?» gridai.
«Ma sei pazzo?» disse «Hai visto male, non ero».
«Mamma, eri tu ti ho vista, che ti fai scopare da quello?»
Mi rifilo' un ceffone forte.
«Sei uno stronzetto mi disse, per chi mi hai presa?» e tento' di colpirmi ancora, «mi ha dato un passaggio perché avevo le borse»
«Si? allora quando viene papa' glielo dico vediamo che ne pensa.»
«E io gli dico che hai tentato di fare il porco con me?»
«Bene, diglielo e vediamo a chi crede.»
