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Erotika
Gli imbarazzi del giovane
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Racconto27 min di lettura

Gli imbarazzi del giovane

L'adolescenza è complicata per un giovane che sogna il cazzo. La fortuna trasforma un piccolo intervento in una occasione per essere sverginato in culo.

sesso italiano
1 anno fa · 1.4k letture · 0

Avrei voluto sprofondare, con mia madre, con l’infermiere e con tutto l’ospedale ma purtroppo non successe nulla di così catastrofico. Sentivo il dito guantato di Aldo che sondava il mio sfintere anale massaggiandolo leggermente, poi lo infilò appena, credo per mettere un po’ di lubrificante, poi ancora un piccolo inserimento del dito un po’ più approfondito, poi, dopo altri due o tre tentativi di infilare il dito nel culo, sempre più lubrificato.

Cazzo, con questa stimolazione del mio buco di culo l’uccello mi stava diventando duro e il mio imbarazzo era a mille. Ad un tratto sentii sfilare il dito e appoggiare il duro ugello di plastica che mi penetrava lo sfintere fino in fondo liberando lentamente il suo schifoso contenuto gelatinoso.

Pur restando in silenzio per tutta la durata della manovra, non potei fare a meno di sussurrare un paio di gemiti:

“Ah, ahh, aahhh” gemiti di piacere che io cercai di camuffare come espressioni di fastidio.

Tutta questa manipolazione a carico della mia apertura anale, oltre a provocarmi un infinito imbarazzo, mi aveva anche stimolato un intimo e segreto piacere, tanto che, come dicevo, il mio cazzo fregandosene di tutti i miei tentativi di fingere indifferenza, si era nel frattempo drizzato al massimo livello di durezza e, stando adagiato sul fianco con le gambe piegate, lo sentivo pulsare e penzolare nell’aria, rimanendo per fortuna coperto dalla ridicola camicetta ospedaliera.

Certamente oltre a diventare duro aveva anche liberato un fiotto di liquido pre spermatico che a quest’ora di sicuro aveva costituito un filo vischioso fino alla coperta del letto. Speravo solo che non si vedesse la macchia sulla vestaglietta.

Quando la “tortura” ebbe fine, mi girai mettendomi appoggiato di schiena sui cuscini del letto e appoggiando le mani sul grembo, sia per evitare che la vestaglietta facesse vedere la sottostante erezione, sia per verificare se davvero la macchia di smegma ci fosse. Purtroppo c’era, la sentii bene con le mani e fingendo di aggiustare la vestaglia tra le gambe provai ad asciugarla. 

“Visto, non era poi tutta questa tragedia” disse mia madre

“Eh certo, non fa mica male vero?”. Disse l’infermiere Aldo, guardandomi con un sorrisetto beffardo.

“No, in effetti non ho sentito male, ma per me non ce n’era bisogno. Comunque pazienza, ormai è andata…”.

“A proposito, ma cos’era quell’altra cosa che mi dovevi fare? La tricosomìa? La trigonometria?” aggiunsi per fare un po’ lo spiritoso.

“Ahahaha …no, è la tricotomia” disse ridendo l’infermiere… “Sarebbe semplicemente la rasatura di tutti i peli nella parte dove il chirurgo dovrà tagliare, e anche un po’ intorno. Praticamente, visto che il tuo intervento riguarda la zona pubica, dobbiamo fare la barba al pisellino … Ahahaha” Ora sì che aveva fatto una risata beffarda. La cosa mi gelò il sangue.

“Coooosa??? Ma tu scherzi, ma quale barba, ma che pisellino, non se ne parla proprio!!!”

Guardai mia madre la quale, pur fingendo di non staccare gli occhi dalla rivista che stava sfogliando, non poté fare a meno di ridacchiare, così come fece l’infermiere, il quale, disse:

“Guarda che è obbligatoria, serve ad eliminare il pericolo di infezioni, sennò il chirurgo non ti opera”

E poi forse pensando di tranquillizzarmi volle aggiungere:

“Senti, non ti devi mica vergognare, col mio lavoro sai quanti ne vedo, ce l’avrai come tutti gli altri ragazzi, non ti preoccupare che a me non fa nessun effetto. E comunque siamo due maschietti, dov’è il problema.”

“Eh, pensai tra me, proprio questo è il problema. Magari a te non farà effetto, ma a me sì” e a voce alta aggiunsi, con tono incazzato “che mattinata di merda, prima il clistere, ora questo che mi vuol fare la barba al cazzo, insomma, che palle, cazzo ! E ora comunque devo andare in bagno, sento che il clistere già sta facendo effetto”.

Corsi in bagno mentre mia mamma si scusava con l’infermiere per il mio turpiloquio, e in pochi minuti mi svuotai la pancia rumorosamente.

* * *

La situazione aveva preso una piega che non mi sarei mai aspettato, ma ormai non potevo sottrarmi, mi sentivo come un condannato che sta per salire sul patibolo. Rientrai nella stanza dopo essermi svuotato le viscere e mi rimisi a sedere sul letto, sempre avendo cura di tenere la vestaglietta a coprire il davanti, per quanto si poteva.

Per fortuna Aldo intuì il mio imbarazzo ed ebbe un lampo di umanità e rivolto a mia madre disse:

“Signora, per questa fase sarebbe meglio che lei uscisse, Andrea non è un bambino e non credo che ora abbia bisogno della mamma”

L’avrei baciato, (e non solo perché era bòno)… E anch’io volli dire la mia:

“Eh, infatti. Mamma per favore vai, tanto da qui appena fatto Aldo mi porta su in sala operatoria, e anche lì non potresti venire. Ci si vede quando ho finito, ciaooo”.

“Va bene, vado, vado. Mi raccomando fai il bravo…”

Non rinunciando a fare la brava mammina, prima di uscire volle stamparmi un bacetto sulla fronte, tipo bacio della buonanotte dei bambini, poi come dio vuole, uscì dalla stanza. L’infermiere la seguì chiudendo la porta, dando anche un giro alla chiave, per sicurezza.

“Ecco, così siamo sicuri che nessuno verrà a disturbare”

Notai questo dettaglio, e confesso che mi mise una leggera inquietudine, ma immaginai che fosse la prassi normale.

Da notare che, da quando ero ritornato dal bagno, ero rimasto sempre nella medesima posizione, seduto sopra il letto con le spalle appoggiate ad un paio di cuscini, le gambe stese, nude da metà coscia in giù, i piedi nudi, e le mani giunte appoggiate sopra la vestaglia all’altezza del pacco, premendo in basso senza farmene accorgere per provare a far passare l’erezione del mio cazzo che, dopo aver cagato, si era leggermente ammosciato.

Ora però, forse per la situazione che si era creata, o il fatto di essere praticamente quasi nudo, e per il pensiero di quello che mi aspettava, fatto sta che il mio cazzo era ritornato più dritto che mai e sentivo che pulsava sotto il telo leggero della veste ospedaliera.

“Bene Andrea – ti chiami Andrea, vero? – allora, ora per favore tirati su la vestaglia e reggila all’altezza del petto, in modo da lasciare libera la zona del pube, che iniziamo. E stai tranquillo”. 

Ero imbarazzatissimo dal dovermi mostrare col cazzo ritto a questo ragazzo, che oltretutto mi piaceva e mi intrigava parecchio, e che era poco più grande di me, così provai a tergiversare:

“Beh, ecco, vedi, il problema è che… “non so come dire, il fatto è che… cioè, oddio, non devi pensare che…”

“Dai non ti preoccupare, ho già capito, me ne sono accorto che la stimolazione anale ti ha fatto effetto, ma è normale sai. Capita anche a chi ha molti più anni di te, figurati ad un ragazzo in piena tempesta ormonale. Dai, non ti sentire in imbarazzo, tira su il camice che vediamo questo pisellone bello dritto.”

Non avevo scampo. Come un automa, cercando di guardare in alto, tirai su i lembi del camice ospedaliero portandolo all’altezza del petto, scoprendo tutto quello che c’era da scoprire. Sentivo l’aria fresca su tutte le gambe, sulla pancia e ovviamente, quando finalmente trovai il coraggio di abbassare lo sguardo, vidi il mio cazzo dritto e duro che, anche per il fatto che ero appoggiato sulla schiena, era adagiato sulla mia pancia, stando praticamente sopra i peli che andavano rasati..

“Beh, complimenti, direi che per la tua età sei fornito piuttosto bene, chissà quante ragazzine farai contente. Però così il tuo arnese dà fastidio per il lavoro che dobbiamo fare, allora facciamo così guarda, …intanto questa la togliamo…”

Così dicendo, sciolse i laccetti dietro il mio collo e mi sfilò del tutto la vestaglia lasciandomi totalmente nudo.

“…ecco, ora che hai le mani libere, prendi in mano il tuo pisello e cerca di tenerlo giù verso il basso, così io posso procedere”. 

E così, mentre io tenevo a bada il cazzo, che faceva resistenza e cercava in tutti i modi di rialzarsi, lui iniziò a radere i miei peli pubici, prima passandoci sopra un tagliabasette elettrico, poi con schiuma da barba in gel, che spandeva da una bomboletta e poi massaggiava con la mano. Dopo questo massaggio insaponato, passò al rasoio vero e proprio, tipo Bic usa e getta, e con estrema lentezza e delicatezza, completò la rasatura. Usando la destra per tenere il rasoio, con la sinistra ad un certo punto sostituì la mia mano e usò la sua per tenere a bada il mio uccello, così poteva spostarlo ogni volta dal lato opposto a dove radeva la peluria.

* * *

Verso l’epilogo 

Ero totalmente in trance, forse non mi rendevo conto fino in fondo di quello che stavo vivendo, ma mentre questo rito della rasatura pubica si svolgeva, piano piano, l’imbarazzo si scioglieva per lasciare il posto al piacere, e diciamo pure alla goduria. Sì, mi piaceva da matti essere lì, nudo nel letto, col cazzo ritto, con un bellissimo ragazzo che con una mano mi aiutava a tenerlo piegato in avanti e con l’altra finiva di radere gli ultimi centimetri di pelle, lasciandomi liscio come quando avevo otto anni. Solo che a quell’età avevo un grazioso pisellino, e non un cazzone di 13 cm (si fa per dire, forse erano solo 12,5) con la punta rossa e lucida che spuntava dalla pelle del prepuzio non ancora tirata indietro. Aldo, finita la rasatura mi asciugò il pube con un piccolo asciugamano e poi, per completare il lavoro, aggiunse:

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