La sensazione di aria fresca sul buchetto del culo fu tremenda, ma nello stesso tempo anche piacevole e leggermente eccitante tanto che cominciai a temere di poter avere un’erezione (che del resto era stata la mia preoccupazione fin dall’inizio).
“Ok giovanotto, va bene, ora girati sulla schiena per favore” disse il dottore riposizionando l’elastico degli slip al suo posto e dandomi un affettuosa pacca sul culo appena rivestito. Così mi girai e, con la scusa di sistemarmi un po’ gli slip, constatai con orgoglio che il mio uccello se n’era rimasto buono buono, in posizione di riposo, senza farmi fare figuracce, nonostante la situazione fosse per me abbastanza vicina a quelle che immaginavo nelle mia fantasie masturbatorie.
Ma il peggio doveva ancora venire.
Mi ostinavo a guardare il soffitto mentre sentivo le mani e il “monocolo” del dottore sfiorare varie parti del mio corpo, i piedi, le gambe, le cosce poi il petto, le ascelle, la pancia… Immaginai che forse si sarebbe ripetuta la manovra con la quale mi aveva scoperto il culo, stavolta mettendo a nudo il cazzo e le palle. Iniziò un certo formicolio ma mi sforzavo di resistere per non eccitarmi, pensando a cose più possibile lontane dal sesso, interrogazioni di matematica, spezzatino con le patate (che detesto), e simili cazzate.
Come avevo immaginato sentii le dita del dottore afferrare l’elastico anteriore degli slip e, con rapida manovra, portare l’elastico sotto le palle, esponendo all’aria fresca il mio pisello che, per effetto dello sfregamento dell’elastico, ebbe un leggero rimbalzo adagiandosi sulla pancia, posizione pericolosa perché da lì poteva iniziare a crescere quando meno me l’aspettavo. “matematica, spezzatino, matematica, aiuto, devo rimanere calmo, aiuto…” Questi erano i miei pensieri quando fui riportato alla cruda realtà dalla voce del medico che disse allarmato: “Ahi, ahi… questo non mi piace per niente”.
Mia madre, che non vedeva l’ora di essere “autorizzata” ad abbandonare la finestra si fiondò come un ghepardo verso il lettino e io feci appena in tempo a mettere una mano sopra il mio pisello per coprirlo alla meglio e alzare il capo dicendo: “Che succede, cos’è che non gli piace dottore ?”
“Vedi Anna” – disse il doc rivolgendosi a mia mamma, che puntava con occhi attenti la mia zona proibita –
“Questo piccolo neo proprio nella zona inguinale, alla base della pancia dove iniziano i peli pubici, è molto scuro e ha i bordi molto frastagliati, proprio il tipo più insidioso e a me non piace per niente.
“Oddio, me lo sentivo” disse mia mamma con tono melodrammatico, ma Andrea, te non te n’eri mai accorto??”
“Ma mamma, ma che dici, di cosa mi dovevo accorgere, un neo laggiù, piccolo e mezzo nascosto dai peli del caz… insomma io non ci avevo fatto caso”.
La discussione proseguì animatamente con mia mamma che drammatizzava la situazione, il dottore che tentava di spiegarle che non c’era problema e che il neo si poteva togliere avendolo probabilmente identificato in fase precoce e io che, sdraiato sul lettino seminudo, con le mutande abbassate, tentavo di coprirmi con entrambe le mani, le palle e il pisello che sentivo pulsare col ritmo accelerato del mio cuore, essendo ormai fuori controllo, com’era fin troppo ovvio, il tutto mentre sia il dottore che mia madre provavano a scoprire la parte in questione per meglio constatare il problema incuranti del mio senso del pudore. Fu un pomeriggio tragico e alla fine non so come riuscii a rivestirmi mentre i due ancora discutevano sul da farsi.
Alla fine fu deciso che il neo incriminato sarebbe stato tolto con una brevissima operazione dermatologica, da effettuare in regime di day hospital presso la clinica dove il dottore normalmente operava. Ingresso in clinica la mattina presto, procedure rapide, sala operatoria, breve degenza di qualche ora e nel pomeriggio di nuovo a casa.
La Clinica
Mia madre aveva provveduto a farmi fare tutte le analisi che servivano nel laboratorio dove lavorava quindi , quando arrivò il giorno del ricovero, mi accompagnò alla Clinica dove arrivammo puntuali alle 8,30 di mattina, digiuno dalla sera prima e con tutti i referti analitici completati. Dopo la registrazione e un po’ di burocrazia veniamo accompagnati in una cameretta singola dove avrei dovuto prepararmi seguendo le istruzioni che di lì a poco mi sarebbero state fornite.
Mi tolsi il giubbotto e mi misi a sedere sul letto, mia madre si accomodò sulla sedia e rimanemmo tutti e due in attesa silenziosa senza nascondere una leggera preoccupazione. La Tv trasmetteva i notiziari del mattino ed era regolata a volume molto basso, tanto che presi il telecomando per alzare un po’. Dopo alcuni minuti entrò un’infermiere, un giovane poco più grande di me, avrà avuto venticinque, ventisei anni, alto, moro, due occhi scuri da cerbiatto, pelle leggermente ambrata, forse dovuta a qualche origine extracomunitaria, insomma un bellissimo ragazzo che non mi lasciò indifferente.
Aveva un’aria cordiale, e portava con sé un blocco porta moduli dicendo che avrebbe fatto un po’ di domande, preferibilmente a mia madre, su malattie avute da piccolo, allergie ecc. Riempiti i moduli che mia madre firmò, l’infermiere mi porse un sacchetto schiacciato in plastica dicendomi che era una vestaglietta ospedaliera, di quelle bianche con minuscoli disegnino geometrici grigio scuro, l’avrei dovuta indossare con l’apertura che doveva rimanere sul dietro. Chiesi timidamente se i vestiti me li dovevo togliere tutti….
“Certo, per entrare in sala operatoria sotto devi essere completamente nudo, è la prassi. E poi ho visto che il neo da togliere è sull’inguine, quindi tra un po’ torno così facciamo la tricotomia… “
Non avevo idea di cosa fosse l’ultima parola pronunciata per cui stupidamente mi venne da dire: “Ah bene”. Lui stesso rimase sorpreso della mia noncuranza ma ne fu felice, e mentre usciva aggiunse..
“Ah, un’altra cosa. Ovviamente sei a digiuno da ieri sera, vero?”
“Si certo” rispondemmo in coro io e mia madre.
“Bene, …e stamani prima di partire da casa l’hai fatto un clima di pulizia? ”
“…Un cosa???”
“Sì, un clisterino per pulire l’intestino”
Il terrore si impadroniva nuovamente di me.
“No, ma non credo ci sia bisogno, sono andato già in bagno e…”
“Ah, no va fatto. E’ il chirurgo che lo chiede. Ok, tra poco facciamo anche quello”
“Ma, senta…scusi, scusi…”. Niente da fare, quello era già uscito.
“Cazzo, ma io non lo voglio fare il clistere”
“Andrea non usare queste parole, e poi che vuoi che sia. Quando eri piccolo sai quante volte ti avrò fatto la peretta”
“Sì, infatti, ma avevo due anni, non diciotto, e poi me lo ricordo ancora come una cosa tremenda”.
“Dai, esagerato non fare storie. E intanto comincia a metterti ‘sta vestaglietta, che tra un po’ quello torna”
“Cazzo, cazzo, vaffanc…”
“Andreaaa, per favore, finiscila….”
Presi la vestaglietta e mi chiusi in bagno per spogliarmi di tutti i miei vestiti e infilarla. Uscii dal bagno scalzo, con tutti i vestiti in mano e la vestaglietta addosso che per fortuna mi copriva totalmente il davanti, fino a sopra le ginocchia, ma restando tutta aperta dietro. Appoggiai i vestiti nell’armadietto e, recuperata un po’ di calma dissi a mia madre:
“Per favore, mi allacci dietro?”
“Va bene vieni qua, dai.” Mia madre ovviamente non poté resistere dal rivolgere lo sguardo verso il mio didietro, tutto nudo dalla testa ai piedi e totalmente esposto, divertendosi a scherzare ma anche a farmi sentire in imbarazzo:
“Mmmm …ma che bel culetto”
“Mamma per favore eh.. già mi girano”
“Oh, quanto la fai lunga. Ecco, ora sei allacciato”
Aveva legato i laccetti che però erano solo in alto, dietro il collo, quindi la vestaglietta non era a chiusura completa e restava piuttosto aperta verso il basso, infatti sentivo l’aria fresca che mi lambiva le gambe, la schiena e il culo, e la cosa mi infastidiva parecchio. Inoltre il fatto di essere totalmente nudo coperto solo da questo ridicolo indumento mi agitava anche di più, senza contare che stavo per prendermi un clistere nel culo, che proprio non avrei voluto….
“Eccomi qua!” disse l’infermiere con allegria involontariamente perfida entrando di nuovo in stanza. “
“Ora facciamo tutto. Direi di fare prima il clisterino così poi nel tempo in cui facciamo la tricotomia magari ti farà effetto, e potrai andare in bagno ad evacuare”.
“Oh cazz.. va be’, mi dica un po’ come mi devo sistemare” dissi restando scurissimo in volto, incazzato nero.
“Dammi pure del tu, mi chiamo Aldo. Guarda, ti stendi sul letto, poi ti giri sul fianco e pieghi le ginocchia verso il petto. Io mi siedo qui dietro”
Mi stesi sul letto, e mentre mi giravo mi resi conto che dietro, nonostante i laccetti della vestaglia fossero allacciati, praticamente si vedeva tutto, schiena, culo, gambe, tutto !
“Mamma, perché non vai a fare una girata e ti prendi un bel caffè ?”
“No figurati, già sono nervosa. E non ti preoccupare, io non guardo” e si mise a sfogliare una rivista fingendo di ficcarci il viso dentro.
L’infermiere fece una risatina, come per dire “Ah, questi giovani…”. Si infilò dei guanti di lattice azzurri e poi, mentre scioglieva i lacci della vestaglia per avere ancora di più campo libero aggiungeva commenti che mi facevano ancora di più imbarazzare.
“Ecco, piega un po’ di più le ginocchia, …ancora un po’ più la gamba di sopra… ecco così che si apre bene il buchetto”.
