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Erotika
Come ho "svezzato" il cane dei vicini- 2
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Racconto24 min di lettura

Come ho "svezzato" il cane dei vicini- 2

3 Sono le quattro di una piacevole notte d’aprile. La luna è tramontata da poco. Intorno, nel quartiere residenziale al limite del bosco, tutto è silenzio, tutto è pace. La signora Carmela sente caldo nel letto, si gira e si rigira, vorrebbe leggere, ma poi ci ripensa… e non accende a luce. Preferis...

Giovanna Esse
2 anni fa · 2.4k letture · 0

Se chiudeva gli occhi se lo sognava davanti alla bocca o peggio, che, vibrante, le cercava la fregna.

Un pomeriggio che i suoi sono tutti andati al cinema, andando e venendo dalla veranda, intravede un’ombra davanti al cancello, si affaccia... Dick!? Possibile, cosa ci faceva là fuori? Esce e si rende conto della situazione. Il cancello dei vicini non si era chiuso bene e il cane è uscito: ora è indeciso, confuso. Carmela lo fa entrare da lei, per sicurezza. Naturalmente, un attimo dopo, la curiosità erotica ebbe la meglio su di lei. Man mano che le saliva il calore tutto le sembrava più plausibile, più desiderabile... facile da ottenere. Chiude accuratamente il suo cancello per evitare sorprese! Il suo armeggiare deciso, la sua volontà di approfittare di quel lasso di tempo, come una ladra, la caricano di adrenalina.

Porta facilmente il cane in casa. Dick è grosso, un po’ lo teme, specialmente adesso che è già eccitato e che si muove continuamente.

- Qui, qui, vieni. Dick! – veloce, lei si mette a terra poggiandosi su un cuscino, non sa bene cosa fare ma cerca di attirarlo a sé. Rapidissima, per il puro piacere di starsene nuda col cane, si è tolta la gonna e le mutandine. Il cane è vicino ma resta in piedi. Eccitato non siede di certo, lei inizia immediatamente a carezzargli la pancia e a cercargli il cazzo.

Lo fa crescere, ricordando quello che ha già provato. Adesso che è grosso e desiderabile lo vuole, a tutti i costi, lo vuole in bocca. E’ terribile solo a pensarlo ma lei agisce come un robot: è schiava del desiderio, ha bisogno di succhiare il pene del cane. Prova ad andargli sotto con la testa ma non è facile. la bestia non capisce e si allontana invece di avvicinarsi a lei. Gli prende saldamente lo scroto in mano, il cane, quando lei lo stringe, non si muove più: è in sua totale balia.

Tenta un’altra presa. Allora, si abbassa a quattro zampe dietro Dick e, alzatagli la coda, col braccio, si tira il membro da dietro.

Il cazzo svetta rosso porpora e pieno di ardore, è tutto bagnato adesso, emette continuamente liquido lubrificante. E’ il momento della verità: ce la farà ad assecondare col corpo le sue perfide fantasie?

Ce la fa! Vince l’ultima perplessità e si imbocca il glande, storto, tirandolo da sotto la pancia. Il cane trema di piacere. Carmela perde ogni ritegno, tiene il cazzo stretto e lo agguanta con le labbra. Succhia e lecca, invasata dal piacere. Ma non le basta un assaggio, adesso che ha vinto la ritrosia vuole di più. Capitombola per terra e senza alcun timore si piazza sotto il cane a faccia in su, riprende il glande in bocca, pulendosi dai peli, ma senza provare schifo.

Un liquido caldo e trasparente le si scarica in gola facendola tossire. Ne prendeva il più possibile, era lei a tirare il cazzo del cane e a dirigerlo in bocca. La bestia ansima con la lingua di fuori, stupita da quell’inconcepibile piacere. La femmina, adesso, ha imparato che gli stimoli, per essere percepiti dalla bestia, devono essere più forti e decisi rispetto all’uomo.

Non si fa scrupolo di strattonargli, decisa i piccoli coglioni, perché ha imparato che non si fa male, anzi, è così che l’animale sente e apprezza al meglio le sensazioni. Quando all’improvviso, tra le sue labbra, sente gonfiarsi l’escrescenza del piacere canino, le si rizzano i capelli in testa dalla goduria. Con la parte razionale che è in lei, capisce che dovrebbe fermarsi, che sta correndo rischi incalcolabili, ma non si accontenta ancora. Probabilmente ha risvegliato desideri e piaceri ancestrali, perduti nel tempo e superati dalla civilizzazione... adesso si sente un bestia a sua volta, una lupa braccata e insidiata. Sente che deve permettere all’animale di accoppiarsi a lei, come fosse predestinato.

E sente anche che sarebbe impazzita se non si fosse fatta montare, brutalmente, dal bestione. Si spoglia di tutto, quasi strappandosi di dosso la maglietta e il reggiseno, poi si pone in mezzo alla sala, a quattro zampe, cercando il più possibile di imitare la posizione che aveva visto tenere alla cagna nel cortile, qualche giorno prima. Il cane inizia a girarle intorno, senza convinzione, mentre il cazzo scompare tra i peli. “Vuole giocare, non scopare!” pensa, stizzita, Carmela. *** Non è colpa sua: lui risponde all’istinto e al richiamo della natura. Senza l’odore “del calore” della cagna, per lui, la donna nuda, profferta e discinta, in mezzo alla sala, non è più eccitante della TV o della lavatrice... ma sarà proprio così? Probabilmente no: perché l’animale è sì a disagio, ma anche molto “vigile”, nervoso. La donna è stizzita a sua volta: non ha mai provato ciò che sta sperimentando.

Questo non ha niente a che vedere con le classiche “sequenze sessuali” che ha sempre vissuto; l’eccitazione sessuale c’è ma si manifesta in maniera nuova. L’accoppiamento lo sente come una necessità, un bisogno e, soprattutto, sente un’esigenza misteriosa e senza spiegazione. Non certo per amore, ma lei vuole assolutamente che la bestia scarichi il suo seme, tutto e abbondante, e lo vuole dentro di se... lo sente quasi come una specie di sfida. Ha perso la testa. Il tempo passa; Dick non si decide. E’ sempre più pericoloso tenerlo li... Lo chiama, lo attira a se, è tutto molto scomodo, complicato. Continua a offrirgli il suo di dietro, muovendosi a quattro zampe per porsi a favore del cane.

Qualcosa succede quando, finalmente, le mette il muso nella figa; forse ricorda l’altra volta... ecco, con la coda dell’occhio, si accorge che il glande fa capolino dal pelo, il “pisello” è ancora piccolo ma sta venendo fuori: Carmela è felice. Si spinge indietro a favore di Dick che, finalmente, salta. Alto e possente adesso le sta sopra. Un dolore lancinante e inatteso le provoca un bruciore alla schiena; comprende: che idiota! Un cane non è un fidanzato: ha zampe possenti e unghioni aguzzi, non volendo la bestia l’ha graffiata, certo.

E adesso che le pesa addosso e cerca di tenersi a lei, con le zampe continua a segnarle a sangue i fianchi. Lascia perdere! Il dolore non ha importanza, nemmeno lo sente più. La bestia saltella sulle zampe di dietro, parallele, mentre il suo bacino caldo e peloso le pesa sulle natiche. Si sente fustigare sulle grandi labbra e tutto intorno, dietro le cosce. Capisce: è il glande che sciabola, spargendo liquido appiccicoso, mentre non riesce a trovare il suo buco.

Carmela cerca di catturare quel cazzo che svetta alle sue spalle con la mano, per infilarlo da sé in vagina ma non ci riesce, il cane si muove troppo e il suo staffile, troppo lubrificato, le scivola dalle dita.

Poi, d’improvviso, si sente spaccare l’inguine: il pene del cane è entrato come una freccia acuminata. La botta la colpisce, netta, fino alle ovaie, procurandole dolore e costringendola a schizzare in avanti come può. Il membro rosso è entrato tutto, ma di scatto; forte del peso del grosso cane e, cosa che non si aspettava, è diventato praticamente il doppio, sia in spessore che in lunghezza. Il cane non aveva mai “intostato” del tutto fino ad allora; capì che ne aveva potuto valutarne solo il glande o poco più.

Adesso che il cane era veramente eccitato e provava la sua prima copula, il membro era diventato un tozzo cilindro dalla testa piatta e carnosa. Lei si tastò con le dita per capire se aveva riportato qualche taglio e scoprì, con sorpresa, che stava ricevendo dentro un pene grosso, spesso come una lattina di Coca. Disfatta dal dolore e dal piacere, felice di lasciarsi andare alla bestia, Carmela non soffriva più niente: tutto le procurava piacere. Dick, una volta in fregna, saltellava sulle zampe cercando una posizione comoda; non era facile perché, poverino, scivolava con le unghie sulle maioliche del pavimento. Con le zampe anteriori si teneva ai fianchi della femmina. Appena trova una posizione consona inizia a scoparla come un forsennato.

La donna non credeva che si potesse pompare così velocemente, aveva letteralmente paura che, come si dice, potesse “scottarsi” per l’attrito. In realtà, si sentiva in corpo come un martello pneumatico, inarrestabile, che la rendeva impotente, incapace di gestire sia il piacere che l’orgasmo. Adesso è in balia della bestia; le gira la testa a causa dell’incredibile sollecitazione ai genitali. Il piacere fisico è come un fiume in piena: la travolgeva e lei è impotente contro quell’attacco di lussuria. Un fischio, da fuori, la raggèla, facendole accelerare i battiti del cuore.

Prima di andare avanti…

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