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Erotika
Il sacrificio di una mamma
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Racconto38 min di lettura

Il sacrificio di una mamma

Questo racconto rappresenta il seguito di Una vergine mancata.

Giovanna Esse
1 anno fa · 2.3k letture · 0

Anche Damiano, la possedette con violenza e tremante, era pronto a scaricarsi in lei. Allora le chiese se poteva venirle dentro e lei in un soffio disse: - Non prendo niente … -

- Allora voltati, mia troia e prendila in bocca! – Lei acconsentì e si girò, sedendosi a terra nella vasca sporca.

Il marchese glielo rimise in bocca, poi lasciandovi solo il glande, si masturbò davanti alle sue labbra.

Dolores aspettava il suo piacere a bocca aperta, guardandolo per capire quando sarebbe arrivato il fiotto.

Non ci volle molto … e la sua voglia fu soddisfatta e la sua libidine premiata.

Una gocciolina fece capolino dal glande; Damiano lasciò il cazzo e premette tutta l’erezione dentro la bocca: la attirò a sé tenendola per la nuca.

Tremando sulle gambe sborrò come un fiume in piena. La donna riceveva lo sperma copioso. Non riuscì a soffocare un colpo di tosse e finì che parte della roba le inondò anche il naso.

Il piacere le faceva girare la testa, finché piena di liquidi maschili si accasciò nella vasca, sfinita.

- E sì, cazzo! – pensò in cuor suo – Mi ci voleva proprio. -

Lontano, forse proveniente dal parcheggio del ristorante, un lunga strombazzata d’automobile ruppe il silenzio della notte, qualcuno protestava … chissà perché.

Damiano, si asciugò i piedi con un asciugamani e si allontanò subito.

- Vengo subito. Puoi fare una bella doccia, intanto – le disse mentre guadagnava la porta. Pochi attimi dopo lo sentì armeggiare col telefonino, infine sentì che parlava concitatamente, ma a voce bassa.

Affari suoi, dopotutto.

Dolores chiuse la porticina e aprì tutte le manette che trovava, lasciandosi schiaffeggiare dall’acqua fredda: le diede i brividi, ma servì anche a risvegliarla dal suo torpore.

Qualche attimo dopo i getti raggiunsero la temperatura desiderata e diventarono fonte di piacere e relax.

Era l’una di notte quando uscirono dal retro.

Due macchine stavano aspettando: la Mercedes con l’autista e, una di quelle Mini, tornate tanto di moda, che piacciono ai ragazzi di oggi.

- Scusami un attimo – disse Damiano e si mise a discutere con qualcuno, seduto nella macchina piccola.

Dopo poco, visibilmente incazzato, un giovane alto scese dalla vettura e salì sull’altra, affianco all’autista. Damiano scosse la testa, poi fece un gesto col braccio, una specie di saluto abbozzato e nervoso.

La macchina grande partì, e sparì rapidamente nel vialetto d’ingresso.

Damiano tornò verso Dolores e galantemente la prese sottobraccio per quei pochi metri.

- Andiamo con questa – disse – staremo meglio e potremo cominciare a parlare d’affari, finalmente. – Abbozzò un sorriso e Dolores, finiti gli sfoghi, era felice che l’uomo non si fosse servito del suo bisogno solo per scoparsela ancora una volta.

Nella Mini si stava comodi e tranquilli, una musica da notturno, veniva irradiata deliziosamente dalle casse nascoste. 

L’auto profumava di nuovo e Dolores si rilassò sul sedile di pelle aspettando che Damiano parlasse.

Dopo alcuni minuti raggiunsero un piccolo bar sempre aperto, nei pressi del porto, dove l’attività, nonostante l’ora tarda, era frenetica; si trovavano a pochi metri dal mercato del pesce.

Damiano le chiese se gradiva un caffè... di quello buono … la donna lo desiderava, ma si disse preoccupata per il suo abbigliamento “da sera”.

Lui rise di gusto: - Ma, cara amica, vuoi scherzare? Ti sei guardata intorno? –

In effetti l’ambiente era estremamente eterogeneo. Molti nottambuli facevano capolino attorno a quel luogo. c’erano pescatori e pescivendoli, con gli stivaloni di gomma e l’odore del mare sulle barbe incolte, ma c’erano anche giovani, comitive, coppie eleganti, che ancora non si decidevano ad andare a dormire.

Il bar del porto brulicava di vita e comunicava una sensazione piacevole … pulsante.

Dolores, allora, scese di buona lena, gustandosi l’odore inteso del mare nel porto e i rumori della vita che, in quel luogo, sembrava non fermarsi mai.

- Due caffè per il marchese, uno leggermente lungo – il barista, un uomo magrissimo, senza età, riferì la comanda al caffettiere e, un momento dopo, vennero serviti.

Il profumo del caffè caldo fece da corroborante e svegliò entrambi, proprio quello che ci voleva prima di parlare di cose serie; importanti.

Si spostarono solo di qualche metro con la macchina, giusto quel tanto per trasformare il caos del mercatino in un confortevole brusio.

- Allora – esordì Damiano – mi pare di averti dimostrato che non ho preso sottogamba la tua richiesta … - con la mano zittì delicatamente, ma con decisione, la donna, che voleva ringraziarlo – fammi finire sennò perdo il filo. – aggiunse con un sorriso forzato.

- Ho pensato molto a voi – continuò – e potrebbe darsi che le cose avvantaggino entrambi, perché la tua offerta è arrivata in un momento in cui forse anche io ne avevo bisogno. Però prima ti devo fare alcune domande, va bene? –

- Certamente, dimmi tutto ciò che ti serve sapere – rispose Dolores, solerte.

- Tua figlia, quella ragazza con cui sei venuta a trovarmi, è fidanzata? – chiese lui, in maniera tanto diretta da rendere la donna leggermente sorpresa e guardinga.

- No, assolutamente no, poveretta – poi sentendosi in confidenza, si rilassò e aggiunse – Vedi, Floriana è stata la più colpita dalla disgrazia di mio marito. La poveretta in piena pubertà, proprio quando le ragazze fanno le prime amicizie e le prime esperienze, che diciamocelo, ci vogliono e sono anche formative, no? – guardò verso il marchese per studiarne la reazione.

- Certo, continua! – disse lui, ascoltando attentamente.

- Insomma, voglio dire, negli anni più belli della gioventù se n’è dovuta stare barricata in casa, con la nonna vecchia e il fratello piccolo a cui badare, insomma per quasi tre anni non si è potuta permettere una vita propria … un’amicizia. – continuò, un po’ commossa – Ha tanto aiutato, quando ne abbiamo avuto bisogno. Andava anche poco a scuola, ma grazie alla sua buona volontà, ha studiato sempre. Si è fatta apprezzare moltissimo, tanto che, nonostante le assenze, ha meritato lo stesso la promozione ogni anno e a pieni voti.

Non perché è mia figlia, ma è veramente una ragazza d’oro. –

Damiano aveva seguito attentamente la sua esposizione.

- Quest’anno, nonostante la fine del papà, si è anche diplomata, sai? – concluse con orgoglio.

- Brava! Mi fa piacere - disse il marchese – e quindi è vergine? –

Dolores ebbe un piccolo sussulto – Gesù … sì! E’ chiaro che sì … ma perché mi fai questa domanda, scusa se te lo chiedo? – la donna era leggermente a disagio: non riusciva a seguire i pensieri di lui.

- Se te lo chiedo è perché è importante per la mia idea, capisci? -

- Va bene, non ti arrabbiare con me, sono nelle tue mani e ho tanta fiducia … - poi aggiunse – e bisogno. -

- Ecco, appunto – la fissò – ascoltami attentamente, Dolò, se le cose che penso si possono attuare, la vostra vita, e mi riferisco a te e a tutta la tua famiglia, potrebbero cambiare, potrebbero avere una svolta … notevole. – poi continuò con un’altra domanda – E dimmi, sareste disposte a trasferirvi … a cambiare casa, intendo? –

- Mi chiedi una cosa strana … e dove dovremmo andare? La casa dove stiamo è … diciamo era di mio marito, ma con usufrutto della vecchia mamma, la nonna di Floriana, insomma. – era confusa, non sapeva cosa aggiungere.

- Sarò chiaro e diretto, Dolores e, scusa la franchezza, sarò anche duro … e te lo chiederò una sola volta. Ascolta con molta attenzione, va bene? –

La donna aveva le mani sudate e si preoccupava per la piega strana che aveva preso il discorso.

- Se vuoi un posto da cameriera o da sguattera, non ti preoccupare: lunedì, quasi certamente sarai già impegnata … senza orari, a faticare anche dodici ore al giorno. Ma, ripeto, se vuoi questo, per te … per voi, a cinque, seicento euro al mese, stai pur certa che te lo trovo. – La fissò con gli occhi acuti, era molto serio adesso, distaccato. L’intimità di poco prima, mentre stavano scopando insieme, era sparita.

Poi continuò: - Ma, se tu lo vuoi, io posso cambiarti la vita … a te e ai tuoi ragazzi. Ora ti dico di cosa ho bisogno.

La governante della vecchia villa, la donna che vi ha fatto entrare, ricordi? Ecco, quella!

A parte che ormai è quasi in età pensionabile, deve andarsene. Ha la figlia in Svizzera e ormai è deciso, fra due mesi va via.

La nostra villa è ormai sotto il patronato della Sovrintendenza; è mia, ma è come se non lo fosse più, perché tra poco diventerà ufficialmente una specie di museo in un percorso culturale … insomma, le solite menate.

Per me è meglio così, perché mantenerla aperta sarebbe stato troppo costoso e inutile, visto che a Catania ci sto molto poco. I miei interessi sono all’estero e i miei affari li tratto ormai a Roma.

Prima di andare avanti…

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