Sfilò il membro dalle labbra della donna, la aiuto a risollevarsi e la strinse a se gustandosi le sue forme con carezze diffuse e decise.
Era ancora piacente: una lieve mollezze delle forme e una pelle meno elastica di quella di una ventenne, la rendevano, come dire, un po’ più molle, ma questo ne faceva un “body” più lascivo e adatto alle perversioni.
Lentamente senza fermarsi, si spostarono verso il letto e lui si distese, in attesa.
Dolores ricordò altri particolari dell’antica passione che li aveva travolti … lui, allora era già un vizioso e lei lo accontentava di buon grado, pur non condividendo le sue manie.
Così iniziò a spogliarsi lentamente per il piacere del suo amante.
La luce della luna piena disegnava perfettamente la sua silhouette nella stanza in penombra.
Dolores rimase solo con la guepière, da cui pendevano i nastri del reggicalze, ma le calze le aveva tolte già, lentamente, una dopo l’altra; ma non le aveva riposte. Le aveva avvolte attorno al collo, come indossasse una sciarpa.
Si voltò per farsi ammirare, senza dare segni di piacere, lasciò che lui la valutasse; sapeva che questo lo eccitava.
Poi, sempre disponibile, si avvicinò al fianco del letto, dove Damiano giaceva, col pantalone ancora addosso, mentre dalla patta si ergeva il suo cazzo, lungo, non spesso, con il glande estroflesso completamente dal prepuzio, sempre più grosso e gonfio, le ricordò un grosso cerino dalla testa rossa.
Dolores, rammentando la lunga astinenza, non riusciva a staccare gli occhi da quel bel pene svettante … chissà se mai ne avrebbe potuto godere ancora dopo quella sera.
I suoi movimenti erano accompagnati dal battere leggero dei tacchi sul pavimento: tolte le calze, aveva indossato di nuovo le scarpe nere, come a lui piaceva.
Il marchese cominciò a tastarla con la destra, non erano carezze … premeva, soppesava il suo corpo, come un macellaio che valuta la carne di una giovenca.
Toccava i fianchi, premeva le natiche, stringeva le tette e le tirava i capezzoli al limite del dolore, poi si dedicò alle parti più intime, e lei, per non contraddirlo, si mise di spalle e si abbassò in avanti, poggiando le mani su una sedia.
Divaricò le gambe per permettere alle mani di lui di tastare e saggiare con comodità.
Si preoccupò un poco, conoscendo i suoi desideri: era tanto che la sua figa non veniva profanata. In compenso era bagnata... e molto. Bastò un poco di saliva e quattro dita di Damiano si infilarono completamente nella sua vagina, premendo con forza e dilatandola.
Per fortuna non aveva intenzione di penetrarla con tutta la mano, fino al polso, come era accaduto in passato e ora quei ricordi le offuscavano i sensi. Subito dopo dedicò lo stesso trattamento all’ano stretto di Dolores.
Lei non si sottrasse, aiutandosi con il movimento delle gambe, mentre le ginocchia esprimevano il dolore che provava, andando avanti e indietro. Dopo le mani, il marchese le pose il volto tra le natiche, per profanarla con la lingua impazzita.
Premeva, possedeva i buchi, succhiava la carne morbida tra ano e vagina, le grandi e le piccole labbra e anche il clitoride, come fossero petali di una rosa.
Gli odori della donna erano talmente forti che lei stessa li avvertì … ma lui sembrava gradire. Si percepiva da come sbuffava e da come si masturbava a scatti, per godersi l’erezione.
Una donna che non lo conosceva,sarebbe corsa in bagno una volta in camera, ma Dolores, pur desiderando di orinare da oltre un’ora, aveva resistito. E aveva fatto bene, perché adesso era proprio Damiano, pieno di foia, a farle un accurato, delizioso bidet.
Dopo un poco lui si distese di nuovo … lei sapeva cosa voleva.
Lui era immobile e aspettava, pronto, sul letto comodissimo, con le lenzuola azzurre, che profumavano lievemente di gelsomino.
Come una geisha, con movimenti servili, gli sfilò le scarpe e i pantaloni, lasciandogli le calze nere di filo di Scozia. Armeggiò col suo pene per sfilarlo dai boxer, lasciandolo completamente nudo.
Allora prese una delle sue calze e con maestria la annodò, strettissima, alla radice del pene di Damiano, al di sotto dello scroto, l’altra calza, dopo essersela infilata completamente nella figa piena di liquidi, gliela infilò in testa, fino al collo: ora sembrava un rapinatore di banche.
Il marchese era al settimo cielo. Attendeva la sua punizione, in silenzio, incredibilmente eccitato dai maneggi di Dolores, ormai totalmente troia.
Lei si tolse una delle scarpe, e iniziò la sua “passeggiata” sul corpo disteso di lui.
Era in piedi e indossava la scarpa col tacco appuntito sulla mano sinistra, mentre con la destra gli carezzava la pelle, nel punto del corpo che avrebbe, subito dopo colpito.
Iniziò dallo scroto. Scansando le palle con le dita, piazzò la calzatura sul suo cazzo e il tacco nero tra i suoi coglioni, poi, senza alcuna pietà, premette automaticamente, come una donna che sta stirando una camicia.
Damiano sobbalzò sul letto, sorpreso ed eccitato dal dolore, con l’animo squassato dal suo vizio, incapace di opporsi alla prossima “prova”.
Dolores premette e a lungo, evitando solo di sfregiarlo.
La donna era meccanica e crudele, operando quei gesti, come un aguzzino idiota. Lei non faceva che eseguire un compito, degli ordini, che aveva imparato tanti anni prima, quando dopo la visita al marito, di prassi, passava tutto il tempo con Damiano, a praticare il sesso sadico e masochista, che lo faceva andare in estasi.
Lo faceva solo per compiacerlo … una serva sessuale, in fondo.
Ecco forse era questa sola la sua parte di piacere: servire, anche quando lo puniva e lo straziava.
Gli attaccò con veemenza le ginocchia, premendo coi tacchi sulle rotule, controllando le sue mani per leggerne i messaggi e capire i suoi limiti.
Poi gli violentò l’ombelico … quando il tacco ne uscì, lasciò un segno rosso di dolore.
Dopo toccò ai capezzoli dell’uomo, furono sollecitati fino all’estremo, martellati e sfigurati col tacco spigoloso e implacabile.
Quando l’uomo sbuffava di dolore e piacere, come un torello imbestialito, la donna lo mollò.
Si allontanò da lui e si recò in bagno, accendendo le luci implacabili e fredde.
La voglia di pisciare era tanta, ma si trattenne, ormai era decisa a dargli il massimo del piacere.
Si guardò intorno, studiando l’ambiente. La stanza da bagno era grande quasi come la camera, bellissima, completamente bianca.
In uno dei lati una vasca da seduta di idromassaggio, faceva al caso loro.
Dolores la raggiunse, aprì il portellino e si accomodò, faccia al muro, inginocchiata sul predellino di ceramica.
Ora toccava a lei ... soffrire un po’!
Era in una posizione non proprio comoda e non riusciva a stare dritta nello spazio stretto, ma non importava, attese!
Si teneva alla meglio la fessura aperta … sapeva che lui la stava osservando.
Dopo alcuni minuti le ginocchia erano di fuoco, la posizione dolorosa, lui non si decideva … ma, Dolores non mollò.
Lo sentì muoversi alle sue spalle e dallo specchio lo vide arrivare. Si accovacciò alle sue spalle.
Si era tolto le calze, poi sfilò le scarpe anche a lei. Gli occhi erano allucinati, il cazzo si cominciava a stancare, voleva entrare in battaglia.
- Piscia, vacca! – le ordinò.
Nonostante la posizione scomoda, con pochi sforzi, riuscì a scrosciare dalla figa aperta, inondandolo di una pioggia dorata e odorosa, con al quale lui si spalmò accuratamente il corpo e i genitali.
Poi toccò a lui, si mise in piedi e cercò di raggiungere il suo buchetto voglioso.
Dolores, al contatto del cazzo, stava per cedere, la posizione era scomoda e le ginocchia, ormai bagnate di piscio, tendevano a scivolare, ma cercò di resistere.
Damiano poggiò il glande sulla vagina, il cazzo tornò durissimo, ma lui non la penetrava, ancora.
Lo vedeva concentrato e dagli sforzi che leggeva sul suo viso, ormai libero dalla calza, capì il suo intento.
Pochi momenti dopo iniziò a pisciare a sua volta: lo schizzo era sottile e tagliente, per la pressione che doveva superare pur di fuoriuscire dal cazzo tesissimo: la donna la sentiva: la pipì, con violenza, cercava di farsi strada tra le grandi labbra, facendole vibrare.
Damiano fu molto porco … cominciò a chiavarglielo dentro, mentre pisciava e gli spruzzi schizzavano dappertutto, ma tanta ne penetrò dentro l’utero, gonfiandolo.
Ogni infilata portava con se altra orina, che lui continuava ad emettere.
La possedette premendole la faccia contro le piastrelle, ormai era bagnata e sporca, come una puttana da trivio.
Dolores non era più in sé. Il ritmo del pene che la trapanava era ipnotico; ogni dolore svanì lasciando il posto a sensazioni voluttuose e intense, fu così che iniziò a provare l’orgasmo.
