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Erotika
Il sacrificio di una mamma
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Racconto38 min di lettura

Il sacrificio di una mamma

Questo racconto rappresenta il seguito di Una vergine mancata.

Giovanna Esse
1 anno fa · 2.3k letture · 0

Alle spalle, a pochi metri, iniziava la scogliera e nella sera inoltrata stava sorgendo una luna bianca, splendida.

Damiano la prese per mano – Stai attenta – le sussurrò, mentre la donna arrancava sui tacchi … impreparata al pavé sconnesso.

Non voleva dire di no.

Voleva dimenticarsi di tutto, quella sera e benedisse in cuor suo la figlia, che tanto aveva insistito per farla vestire in maniera provocante. Si era accorta, infatti, degli sguardi sempre più eccitati di Damiano, ma anche della sua soddisfazione nell'averla portata con se, in quel ristorante così esclusivo.

Man mano che arrivavano i clienti, alcuni dei quali conoscevano il marchese, la sua figura di donna minuta, vestita in maniera elegante, dal corpo piacevole e prosperosa nei punti giusti, attirò, e non poco, lo sguardo e la curiosità dei convenuti.

Non raggiunsero la scogliera, come aveva creduto Dolores, appena girato l’ angolo, si infilarono in una porticina. Si inerpicarono su una piccola scala di legno e salirono l’unico piano della struttura, raggiungendo una porticina.

Dall’interno del ristorante, che comunicava con il retro attraverso la cucina, una ragazza li raggiunse, in silenzio e con aria complice, porgendo a Damiano una chiave.

Egli nella penombra aprì la porta ed entrarono in una torretta con una grande vetrata da un lato, che dava sulla scogliera e sul mare, nero nella notte.

La stanza era un’alcova, arredata semplicemente con mobili in stile marinaresco, in legno di mogano e fatti a mano da artigiani di pregevole abilità.

Nella camera c’era un divanetto rivestito di stoffa blu e un letto a baldacchino intarsiato da disegni arabescati.

La ragazza posò su un tavolino laterale un vassoio con una bottiglia di champagne nel cestello ghiacciato e da una credenza a muro trasse due calici di cristallo. Poi con un piccolo inchino, guadagnò la porta e sparì nel buio.

La stanza era illuminata solamente dalla luna.

Damiano non si mosse; restarono in piedi e in silenzio per alcuni minuti.

Dolores guardava fuori, il mare e le luci della città, sembravano così lontane da appartenere ad un altro mondo, si stupì nel non sentirsi spaventata da tutto questo.

La voce di lui la strappò dalle sue fantasie.

Si era accostato alle sue spalle e le aveva domandato con semplicità: - Vuoi luce? – e lei prontamente rispose di no.

- Ti ho pensata tante volte – le disse poggiandole le mani sulle spalle, con delicatezza.

- Allora mi batti su tutto il fronte – disse Dolores.

- Cosa vuoi dire? - rispose lui, un po’ sorpreso.

- E’ semplice ... un uomo che vive come te, avrà avuto altre cento avventure, allora si dimostra veramente delicato a ritrovare, tra tanti ricordi, una povera ragazza come me; come ero io, intendo. -

Lui sapeva ascoltare rimembrando quella breve avventura. Lei lo eccitava perché era una donna veramente semplice, senza fronzoli. Non aveva mai fatto la gatta morta: o si o no; o dentro o fuori!

Quando decise di accettare la sua corte, niente rimorsi, niente sensi di colpa, nessuna sceneggiata. Per quasi un mese fu tutta sua, lasciandosi insegnare tutto quell’erotismo che lei non aveva mai conosciuto e aveva fatto con lui cose che con il suo stesso marito, non si sarebbe nemmeno sognata di proporre.

- Per me, invece – continuò Dolores – è stato molto più facile ricordare, visto che sei stato l’unico. L’unico momento veramente bello della mia vita –

Lui si lasciò sorprendere per un attimo da quella confessione – Ma … ma, tu! Tu? Per quasi quindici anni … sei sparita, io … -

- E così doveva essere – aggiunse lei.

Poi si voltò e con gli occhi umidi lo fissò a lungo prima di baciarlo, appassionatamente sulla bocca.

Cercò di ricordare come si faceva; mosse la lingua e cercò la sua. Succhiò, premette e Damiano sentì che la testa gli girava e immediatamente il suo cazzo si inturgidì come forse non gli accadeva da tempo.

Ecco cosa aveva Dolores, la passione … ora lo ricordava... e ne aveva tanta, sempre sopita, sempre nascosta, sempre sacrificata: una famiglia povera, un matrimonio pieno di stenti, un mondo di responsabilità sulle sue piccole spalle.

Solo con lui la passione di lei era esplosa come un vulcano e adesso stava succedendo ancora... e ancora. Tutto ciò lo eccitò in maniera sconvolgente.

- Spero di piacerti ancora! - disse lei in un sussurro; poi aggiunse, enigmaticamente, - Solo per questa notte! –

Ma il marchese non mosse alcuna obiezione, pur essendo inebriato dall’eccitazione: - Solo per questa volta! – confermò a sua volta.

Dolores fu un attimo sorpresa da tanta arrendevolezza, ma ormai le danze erano aperte e aveva ben altro a cui pensare.

Damiano le porse il cazzo, appena estratto dalla patta e lei rabbrividì quando lo trovò con la piccola mano.

Erano quasi due anni che non toccava un pene... vero, voglioso e palpitante.

Per decoro si stava trattenendo, ma la sua bocca bramava di assaporare tutta quella virilità... desiderava che il desiderio di lui le esplodesse tra le labbra sotto la carezza arrendevole della sua lingua.

Quante volte, masturbandosi nel bagno aveva desiderato di fare un pompino, soprattutto le mancava il sapore dello sperma, il piacere di far venire un uomo nella bocca.

I momenti della sborrata … quando lui diventa indifeso come un bambino e per pochi istanti si abbandona completamente.

Allora il suo piacere diventa un tributo … denso, corposo, caldo e prorompente.

La sborra è un premio … un trofeo …

Significa: brava, sei grande, mi hai fatto godere … prendi!

E arriva il seme, arriva col suo odore inconfondibile, col suo sapore unico … arriva.

A volte ti riempie la pancia mentre il cazzo dell’uomo ci sguazza dentro, mentre finisce di chiavarti. Altre volte ti arriva nel culo e ti gonfia: la senti. Percepisci i fiotti che si riversano dal pene, che spinge come se non gli bastassi mai.

E poi addosso, in bocca, sui seni …

Nei suoi ditalini pensava spesso di riceverne tante di sborrate addosso; vari cazzi, del tutto sconosciuti … spruzzavano per lei,... e lei beveva, beveva litri di quel succo, succhiandolo direttamente dai grossi glandi.

°°°°°

Damiano la teneva stretta e i baci continuavano, mentre lui, sempre più caldo, le carezzava tutto il corpo, insinuandosi sotto gli strati degli abiti e poi sotto la gonna, accartocciandola verso il busto e apprezzando con le dita i mille punti in cui la carne e la seta si incontravano, creando un piacere al tatto, che mai dissetava l’uomo arrapato.

Felice della risposta notevole del suo pene, il marchese premendole sulle spalle, le impose di andare giù, di scendere e continuare i suoi baci, ma dedicandosi ad un altro “oggetto” del desiderio.

La donna, anche se scomoda, non volle inginocchiarsi: preferì restare accovacciata, anche se le era difficile tenere l’equilibrio sulle scarpe coi tacchi.

Era comunque decisa a dare spettacolo del suo corpo, anche se poche ore prima quasi se ne vergognava.

Tirò la gonna sui fianchi, divaricò le cosce, tanto che la mutandina bianca si bagnò immediatamente a contatto della figa aperta.

Il reggicalze a bande sottili, seguiva perfettamente le sue curve: l’inguine, la natica tornita.

Spiccava sulla pelle, non abbronzata, ma comunque scura e raggiungeva le calze grigie, velate, estremamente eccitanti.

Con le gambe aperte come dovesse pisciare a terra, Dolores prese in bocca il membro tosto di Damiano, che spuntava dal pantalone nero, insieme con la sacca delle palle, dure e gonfie, come pietre.

Senza fronzoli, la donna iniziò il pompino.

Inghiottiva e lasciava tutto il cazzo, come una vagina. A lui dovette piacere, perché le mise la mano sulla nuca e agevolò l’andirivieni lasco della testa.

Il cazzo le viaggiava in bocca, facendo avanti e indietro, senza incontrare particolari ostacoli, tranne che per la capocchia, che la urtava costantemente sull’indotto della gola, sfondandolo.

Dolores gli prese in mano le palle, pregustandosi il piacere di prendere in bocca anche quelle.

Poi, mentre continuava le sue oscillazioni cadenzate, ricordò il passato e rispolverò depravazioni sopite, che solo con Damiano aveva provato.

Conoscendo i gusti di lui, si fece spazio tra le natiche dell’uomo e con l’indice puntuto, gli trafisse il culo in un sol colpo ... a freddo.

Lui saltò dal piacere e il suo pene ricevette una scarica di adrenalina pura.

Ma non voleva venire subito. Era un amante esperto e navigato. Un uomo come Damiano non si fa trovare impreparato, mai.

Nonostante quella sera non fosse certo di quel fuori programma (portava nella mente ben altre mire) nel pomeriggio aveva preso una pasticca energetica, a base di erbe, che nel caso, gli manteneva il cazzo in tiro per un tempo indefinito. Mescolandosi all’eccitazione, che saliva alle stelle, nel marchese, sangue e umori agirono in sinergia, dandogli un’erezione che non provava da almeno dieci anni.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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