Lucia aveva smesso di chiedersi se fosse giusto o sbagliato. Il mercoledì e il giovedì, quando Marco varcava la porta sul retro senza bussare, il mondo si riduceva a quello: l'odore del suo dopobarba, il rumore della cerniera che si abbassava, le mani che la trovavano già pronta. A cinquantatré anni si sentiva come una ragazzina che conta le ore, e non le importava se era ridicolo. Il cuore le batteva forte sotto la vestaglia, i tacchi altissimi la costringevano a camminare dondolando, con le cosce che si sfioravano e un calore che le saliva dal basso ventre.
Quel giovedì di febbraio faceva un freddo che tagliava la faccia. Lucia aveva preparato la colazione per abitudine: cornetti ancora caldi nel cestino, la caffettiera sul fuoco spento, due tazzine sul tavolo. Sapeva già che non l'avrebbero toccata. Quando sentì il rumore della maniglia, il respiro le si fermò in gola. Marco entrò con il cappotto scuro, la sciarpa, il viso arrossato dal gelo. Non disse niente. La guardò come la guardava sempre, come se fosse già nuda, e la colazione andò a farsi benedire.
La prese per i fianchi e la sollevò sul tavolo di cucina. Le tazzine tintinnarono, il cestino cadde a terra con i cornetti che rotolarono sul pavimento. Lucia non se ne accorse nemmeno. Marco le aprì la vestaglia con uno strattone, le infilò le mani sotto, le strinse i fianchi e la penetrò senza preavviso, con una violenza che le fece scattare la testa all'indietro. Il suo cazzo enorme la riempì tutta in un colpo solo, la sfondò senza pietà, e Lucia gridò sottovoce il suo nome come una preghiera sporca: «Marco, Marco, Marco...»
Lui affondava con colpi secchi, regolari, bestiali. Il tavolo sbatteva contro il muro. Lucia gli avvinghiò le gambe intorno ai fianchi e puntò i tacchi altissimi sulle sue natiche, premendolo dentro di sé a ogni affondo. Lui le afferrò le tette cadenti, gliele succhiò con forza, gliele strinse fino a farle male, e Lucia sentì il dolore salire e sciogliersi in piacere, perché la fica le pulsava così forte che il resto non esisteva. Non sentiva il freddo, non sentiva il tavolo duro sotto la schiena, non sentiva le unghie di lui che le segnavano la pelle. Sentiva solo quel cazzo che la apriva, la riempiva, la devastava.
«Mettimi incinta» gridò a un tratto, senza rendersi conto di averlo pensato. «Voglio che mi ingravidi, Marco. Voglio diventare mamma e zia nello stesso istante.»
Sapevano entrambi che era impossibile. La menopausa era arrivata da anni, il corpo di Lucia non avrebbe più dato niente. Ma le parole uscirono lo stesso, sporche e disperate, e Marco le sentì. Si fermò un attimo, la guardò negli occhi, e qualcosa gli scattò dentro. La girò di colpo, la piegò sul tavolo, le alzò i fianchi. Lucia capì subito cosa stava per succedere.
«No, Marco, ti prego» supplicò timidamente, con la voce rotta. «Lì no, ti prego, lì no...»
A cinquantatré anni era ancora vergine in culo. Suo marito Davide non era mai riuscito a farselo dare, non aveva mai voluto, non aveva mai osato. Ma Marco non sentiva ragioni. Le appoggiò la punta del cazzo contro il buco stretto e spinse. Lucia gridò di dolore, un urlo vero, che le uscì dal petto e rimbalzò tra le pareti della cucina. Lui non si fermò. La inculò con una violenza disumana, affondando fino in fondo, e Lucia pianse, graffiò il tavolo, invocò Dio a ogni affondo.
Poi, piano piano, il dolore cambiò. Diventò calore, diventò una fitta che si trasformava in piacere a ogni spinta. Lucia cominciò a muoversi incontro a lui, a spingere indietro i fianchi, a gemere più forte. «Oddio, Marco, oddio...» La inculata durò mezz'ora. Mezz'ora di colpi profondi, di bestemmie sussurrate, di tacchi che battevano contro il legno. Quando lui la riprese in fica, Lucia era già oltre. La scopò come una bestia, con le mani nei suoi capelli, il petto contro la sua schiena, il respiro che le scaldava il collo.
L'orgasmo la colse all'improvviso, come un'onda che parte dal basso e sale, sale, fino a esploderle dietro gli occhi. Lucia urlò il nome di suo fratello, si contrasse tutta, sentì la fica stringersi intorno al suo cazzo mentre lui veniva dentro di lei con un ruggito soffocato. Rimasero così, immobili, con il cuore che batteva all'impazzata e il respiro corto. Fuori, il freddo di febbraio premeva contro i vetri appannati. Dentro, sul tavolo della cucina, Lucia teneva ancora i tacchi addosso e le gambe strette, come se non volesse lasciarlo andare mai più.
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Sono un uomo di 45anni, per la prima volta scrivo racconti erotici inerenti l incesto tra fratello e sorella,i miei racconti sono romanzati ma non sono del tutto finzione,nel 2020 tra me e mia sorella maggiore che ha 53anni si e instaurato un legame speciale. Mi farebbe piacere parlare in privato con chi ha avuto esperienze simili alle mie.
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