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Erotika
Dopo 8 mesi da quel sabato di ottobre arriva la luna di miele · Cap. 1
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Capitolo 1 di 1 12 min di lettura

L inizio di una nuova vita

Iabiab
5 ore fa · 54 letture · 0


Lucia continuava la sua relazione incestuosa con suo fratello marco, stavano insieme da 8 mesi ormai e gli orgasmi erano sempre piu intensi.A cinquantatré anni Lucia aveva smesso di contare il tempo per compleanni e ricorrenze, ma quegli otto mesi li conosceva giorno per giorno, come si conoscono le tappe di una guarigione. Non era una guarigione, però. Era l'inizio di tutto.

La casa nuova sapeva ancora di cartone e vernice fresca. Gli scatoloni erano ammucchiati contro le pareti del soggiorno, alcuni aperti, altri ancora sigillati con il nastro adesivo. Lucia passò davanti allo specchio del corridoio e si fermò. Cinquantatré anni, e si sentiva più viva di quando ne aveva ventotto. Le rughe intorno agli occhi, i capelli con qualche filo grigio che non si curava più di tingere, il corpo più morbido sui fianchi: tutto le apparteneva, adesso, perché tutto apparteneva a lui.

Marco era diventato tutta la sua vita. Non nel modo in cui lo era stato un marito, Marco era il respiro che le riempiva i polmoni, il pensiero che le accendeva la mente appena apriva gli occhi, il calore che le scioglieva la pancia quando sentiva il suo cazzo entrare dentro di lei,che la martellava dilce e violento allo stesso tempo. Suo fratello. Il suo uomo. L'unica persona al mondo a cui lucia avrebbe dato tutto,qualsiasi cosa al mondo.

Avevano venduto le rispettive case senza troppe cerimonie. Lei aveva svuotato la villetta dove aveva passato venticinque anni di matrimonio, dove ogni stanza puzzavano di abitudine e di silenzio, prima che suo fratello entrasse nella sua vita.Marco aveva chiuso il suo appartamento da scapolo in due weekend. Poi avevano trovato questa casa a cinquanta chilometri di distanza, in un paese dove nessuno li conosceva, dove potevano essere semplicemente Marco e Lucia, una coppia come tante. Nessun vicino curioso, nessun parente che chiamava, nessun conoscente da incrociare al supermercato. Solo loro due.

La prima sera dopo il trasloco, Lucia aveva un piano.

Sentì il rumore della macchina di Marco che si fermava nel vialetto. Si guardò un'ultima volta allo specchio della camera da letto. Il vestito da sposa, quello di venticinque anni prima, le stringeva sui fianchi e sul seno. Il pizzo bianco tirava sulle spalle, la cerniera laterale non si chiudeva del tutto e lasciava intravedere un lembo di pelle nuda. Ma le stava ancora. E, cazzo, le stava da dio.

Il tessuto le fasciava il corpo come una seconda pelle, esaltando le curve che il tempo aveva reso più piene. Il seno traboccava leggermente dalla scollatura, i fianchi riempivano la gonna in modo quasi indecente. Lucia si passò una mano sui capelli, sciolti sulle spalle, e sorrise. Non era più la sposa ingenua di venticinque anni prima. Era una donna che sapeva esattamente cosa voleva.

La porta d'ingresso si aprì. «Lucia? Sono tornato.»

La voce di Marco, profonda, un po' stanca dopo la giornata di lavoro. Lucia uscì dalla camera e si fermò in cima alle scale.

Marco stava appoggiando le chiavi sul mobiletto dell'ingresso. Alzò lo sguardo e rimase immobile, la mano ancora sospesa a mezz'aria. Il silenzio si allungò tra loro, carico come l'aria prima di un temporale.

«Cazzo, Lucia...»

Lei scese le scale lentamente, facendo scivolare una mano lungo la ringhiera. Il vestito si muoveva con lei, il pizzo bianco che accarezzava i gradini. Quando arrivò davanti a lui, Marco aveva gli occhi lucidi e la bocca leggermente aperta.

«Ti piace?» chiese lei, con un filo di voce.

Marco allungò una mano e le sfiorò il fianco, dove il tessuto tirava. «È il vestito del tuo matrimonio.»

«Era. Adesso è il vestito della nostra prima notte nella nostra casa.» Lucia gli prese il viso tra le mani. «Questa notte sarà la nostra luna di miele, Marco. Quella che non abbiamo mai avuto.»lucia sinuosamente si sedette sul divano accavallando sensualmente le gambe con le scarpe dai tacchi altissimi.Marco la raggiunse.

Lui la guardò per un lungo momento, e Lucia vide passare nei suoi occhi tutto quello che avevano attraversato: la paura, il senso di colpa, la resa, la scoperta di un amore che non somigliava a nient'altro. Poi Marco la baciò.

Fu un bacio dolce, all'inizio. Le labbra di lui sulle sue, delicate, quasi timorose di rovinare qualcosa. Ma le mani di Marco le strinsero i fianchi, e Lucia sentì il calore del suo corpo attraverso il pizzo, e il bacio cambiò. Diventò affamato, profondo, le loro lingue che si incontravano con una familiarità che otto mesi di scopate furiose avevano reso perfetta.

«Ti voglio,» mormorò Lucia contro la sua bocca. «Ti voglio come non ho mai volutonessuno.»

Marco la sollevò di peso. Il vestito si alzò sulle cosce, e Lucia gli avvolse le gambe intorno alla vita. Con un gesto lento marco le fece scivolare giu scoprendo le candide tette cadenti, i capezzoli erano duri con la pelle d oca su tutto il seno.Lui la adagiò sui cuscini. Il vestito bianco si aprì come un fiore intorno a lei.

«Sei bellissima,» disse Marco, inginocchiandosi tra le sue gambe. «Cazzo, Lucia, sei la cosa più bella che abbia mai visto.»

Lei lo attirò a sé, le mani che gli sbottonavano la camicia con urgenza. "Mettimelo dentro marco tutto»

Marco le sollevò la gonna fino alla vita. Sotto, Lucia non portava niente. La sua figa era già bagnata, le grandi labbra gonfie e lucide. Marco si chinò e la leccò, un colpo di lingua lento che la fece gemere. Poi un altro, e un altro, mentre le sue mani le stringevano le cosce aperte.

«Oh, dio mio , sì,» sospirò Lucia, affondando le dita nei suoi capelli.

Marco la leccò con calma, assaporandola, la punta della lingua che tracciava cerchi intorno al clitoride. Lucia si inarcò, spingendo il bacino contro la sua bocca. Lui infilò due dita dentro di lei, piegandole appena, e Lucia gridò.

«Così, Marco, così...»

Lui la scopò con le dita mentre la leccava, e Lucia venne in fretta, il primo orgasmo che le esplodeva nella pancia e le faceva tremare le gambe. Ma non era abbastanza. Non lo era mai, con lui.

«Voglio il tuo cazzo,» ansimò. «Dentro di me. Adesso.»

Marco si alzò e si sfilò i pantaloni. Il suo cazzo era duro, spesso, la punta già lucida di liquido. Lucia lo guardò e si leccò le labbra. Lui le si inginocchiò tra le gambe e la penetrò con un colpo solo, fino in fondo.

Lucia urlò. Lo sentì riempirla, allargarla, toccarla in quel punto che la faceva impazzire. Marco iniziò a scoparla con colpi lenti e profondi, il bacino che sbatteva contro il suo, il suono bagnato della sua figa che lo accoglieva.

«Ti piace, vero?» ringhiò lui, chinandosi su di lei. «Ti piace sentirmi dentro, sorellona?»

«Sì, dio mio marco mettimi incinta dammi un bambino fammi diventare mamma e zia allo stesso tempo ohhhhhh sì,» gemette Lucia. «più forte. Voglio il tuo seme »entrambi sapevano che non sarebbe mai potuto accadere nulla in tal senso,lucia era in menopausa.

Ma Marco sentendo queste parole si eccito tanto La afferrò per i fianchi e la sbatté con violenza, il divano che cigolava sotto di loro. Il vestito da sposa era ormai un ammasso di pizzo stropicciato intorno alla sua vita, i seni che sobbalzavano a ogni colpo. Lucia si aggrappò alle sue spalle, le unghie che gli graffiavano la schiena.

«Voglio che mi prendi dietro,» sussurrò.

Marco si fermò un istante, guardandola. «Sei sicura?»

«Non sono mai stata più sicura di così.»

Lui si sfilò da lei e la girò a pancia in giù. Lucia si mise a quattro zampe, il viso affondato nei cuscini, il culo sollevato. Marco le sputò sul buco e ci passò sopra il pollice, massaggiando. Poi spinse un dito dentro, lentamente.

Lucia gemette, spingendo indietro. «Ancora.»

Un secondo dito. Poi la punta del cazzo, che premeva contro il suo culo. Marco la prese per i fianchi e spinse, piano, con una pazienza che contrastava con la furia di poco prima. Lucia sentì il suo cazzo entrare, centimetro dopo centimetro, e il dolore si mescolò al piacere in un modo che la fece impazzire.

«Oh, ddioooo, Marco...»

«Stai ferma,» mormorò lui. «Respira.»

Quando fu dentro fino in fondo, si fermò un momento, lasciandola abituare. Poi iniziò a muoversi, colpi lenti all'inizio, poi sempre più decisi. Lucia si toccava il clitoride, le dita che sfregavano furiosamente, mentre Marco la scopava nel culo con un ritmo che le toglieva il respiro.

«Vengo, dio mio ahhhhh vengo...»

Il secondo orgasmo la travolse come un'onda, e Marco la penetròdi nuovo in figa e venne subito dopo, con un gemito roco, svuotandosi dentro di lei.

Ma non avevano finito.

Lucia si voltò e lo spinse a sedere sul divano. Si inginocchiò tra le sue gambe e prese il suo cazzo, ancora duro, ancora bagnato dei loro umori. Lo guardò negli occhi mentre se lo portava alla bocca.

«Adesso tocca a me,» disse.

Lo prese in bocca fino in fondo, senza esitare. Marco gemette, le mani nei suoi capelli. Lucia lo succhiò con avidità, la lingua che lavorava lungo l'asta, le labbra strette intorno alla punta. Lo sentiva sapore di lei e di lui, quel miscuglio che era diventato il suo sapore preferito.

«Lucia... cazzo...»

Lei accelerò, prendendolo sempre più in profondità, finché non sentì il suo cazzo toccarle la gola. Marco le teneva la testa, spingendo leggermente, e Lucia lo lasciò fare. Voleva tutto. Voleva sentirlo venire nella sua bocca, voleva ingoiare ogni goccia.

«Sto per venire,» ansimò lui.

Lucia non si fermò. Lo succhiò più forte, più veloce, finché Marco non le venne in bocca con un ruggito, il sapore caldo e salato che le riempiva la lingua.

Lo ingoiò tutto, senza perdere una goccia, iniziandoad avere lacrime agli occhi e forti conati di vomito continui,solo allora si staccò, con un sorriso sazio. Si accoccolò contro di lui, la testa sul suo petto, mentre le loro pulsazioni rallentavano insieme. Marco le accarezzò i capelli, il respiro ancora spezzato. «Sei incredibile,» mormorò. Lucia sorrise, gli occhi già pesanti. Si strinsero sul divano, avvolti dal tepore della sera, e per un lungo momento non ci fu bisogno di parole. Poi lei si sollevò appena, lo guardò, e rise piano. «Domani si ricomincia.» E lui rise con lei, perché sapeva che era vero.

La luce entrava dalla finestra della cucina senza tende, tagliando il pavimento in strisce calde. Lucia era in piedi davanti al piano di lavoro, la vestaglia di seta color avorio aperta sul petto, i capelli ancora spettinati dal sonno. Aveva la bocca impastata e il sapore di Marco ancora addosso, tra le cosce, sulla pelle, come un marchio che la notte non era riuscita a lavare via. Sorrideva da sola, mescolando il caffè nella tazzina, quando sentì i passi dietro di lei.

Non lo aveva sentito alzarsi. Marco le arrivò alle spalle in silenzio, le mani che le cinsero le tette cadenti stimolando i capezzoli con le dita,prima ancora che lei potesse voltarsi. La vestaglia scivolò appena, scoprendo una spalla.

«Non dovevi alzarti,» mormorò lui, con la voce roca del mattino, il respiro caldo sul collo.

Lucia inclinò la testa di lato, lasciandogli spazio. «E tu non dovevi sorprendermi. Eppure eccoti.»

Lui la strinse più forte, il petto nudo contro la sua schiena. Sentiva il calore del suo corpo attraverso la seta, e sotto, il contatto duro del suo sesso che premeva contro il fondoschiena. Non era ancora del tutto sveglio, ma era già pronto. Come ogni mattina da otto mesi.

«Non riuscivo a starti lontano,» disse Marco, facendo scorrere le mani lungo i suoi fianchi, fino alle cosce. «Ti ho guardata dormire per un po'. Poi sei sparita e il letto era vuoto. Non mi piace il letto vuoto.»

Lucia appoggiò la tazzina sul piano, senza voltarsi. «Allora riempimi amore mio riempimi tutta»

Lui le sollevò la vestaglia da dietro, scoprendo il culo nudo. Lucia non portava niente sotto, come sempre. Le passò una mano tra le natiche, le dita che trovavano la strada ormai nota, già umida, ancora gonfia dalla notte prima. Lei sospirò, spingendosi indietro contro di lui.

«Sei già bagnata,» disse Marco, con un mezzo sorriso che lei sentì nella voce.

«Colpa tua. Non hai smesso di toccarmi nemmeno nel sonno.»

«Non me ne pento.»

Le infilò due dita dentro senza preavviso, e Lucia gemette, aggrappandosi al bordo del piano di lavoro. Il caffè si raffreddava nella tazzina, dimenticato. Marco la lavorava con lentezza, il pollice che premeva sul clitoride, le labbra che le mordevano il collo. Lucia sentiva il proprio respiro farsi corto, le ginocchia molli.

«Marco..»

«Dimmi cosa vuoi.»

Lei si voltò quel tanto che bastava per guardarlo negli occhi. Aveva il viso segnato dal sonno, la barba lunga di un giorno, e la guardava come se fosse l'unica cosa al mondo che valesse la pena di guardare. Lucia non si era mai sentita così viva, così vista, così posseduta.

«Voglio che mi prendi qui,» disse. «Sul piano di lavoro. Come se non ci fosse un domani.»

Marco non se lo fece ripetere. La sollevò di peso, le mani sotto le cosce, e la posò sul piano di lavoro. La vestaglia si aprì del tutto, restando appesa alle spalle, e Lucia rimase lì, seduta, le gambe che si aprivano da sole, il sesso esposto, lucido e gonfio. Lui le si mise tra le cosce, il cazzo duro che le sfiorava l'interno coscia.

«Così?» chiese, con un sorriso che le fece stringere lo stomaco.

«Esattamente così.»

La baciò, un bacio lento e profondo, mentre le mani le salivano dal seno al collo, dalle cosce ai fianchi. Lucia gli passò le braccia intorno al collo, tirandolo a sé. Sentiva la punta del suo cazzo premere contro l'ingresso, e non voleva aspettare un secondo di più.

«Dentro,» mormorò contro la sua bocca. «Non farmi aspettare.»

Marco la prese per i fianchi e spinse. Un colpo solo, fino in fondo. Lucia gettò la testa indietro, un gemito che le uscì dalla gola come un ringhio. Il piano di lavoro era freddo sotto le cosce, ma il calore di lui la riempiva, la apriva, la completava.

«Cazzo, Lucia..» ansimò Marco, fermandosi un istante per guardarla. «Sei stretta come la prima volta.»

«E tu sei sempre enorme amore mio »

Lui rise, un suono basso e roco, e cominciò a muoversi. Colpi decisi, profondi, che la facevano sobbalzare sul ripiano. La vestaglia scivolò dalle spalle, restando appesa a un gomito, e i seni di Lucia ballavano a ogni spinta. Marco le prese uno tra le mani, il pollice che sfregava il capezzolo duro, mentre con l'altra le teneva il culo, stringendo.

«Ti piace così?» chiese, senza smettere di scoparla.

«Sì, dio mio sìiii amore .»

Lui obbedì. La sollevò appena, cambiando angolo, e Lucia sentì il suo cazzo toccarle il punto giusto, quello che le faceva vedere le stelle. Si aggrappò alle sue spalle, le unghie che gli graffiavano la pelle, e lo guardò negli occhi mentre la scopava. Non c'era pudore tra loro, non c'era niente da nascondere. Solo il rumore dei loro corpi, il cigolio del piano di lavoro, il respiro che si faceva sempre più affannato.

«Vengo,» ansimò Lucia. «Marco, sto venendo..»

«Vieni. Voglio sentirti stringermi.»

Lucia si lasciò andare, l'orgasmo che le esplose dentro come una scossa, le gambe che tremavano, le pareti che si stringevano intorno a lui. Marco continuò a scoparla attraverso l'orgasmo, senza fermarsi, finché non la sentì contrarsi un'ultima volta.e lui la inondo di sperma per I ennesima volta.

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Scritto da
Iabiab

Sono un uomo di 45anni, per la prima volta scrivo racconti erotici inerenti l incesto tra fratello e sorella,i miei racconti sono romanzati ma non sono del tutto finzione,nel 2020 tra me e mia sorella maggiore che ha 53anni si e instaurato un legame speciale. Mi farebbe piacere parlare in privato con chi ha avuto esperienze simili alle mie.

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