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Erotika
ELENA · Cap. 1
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Capitolo 1 di 1 93 min di lettura

ELENA

AMORE CUCKOLD

Anna Bolerani
11 mesi fa · 1.2k letture · 3

Giovanni stava seduto sul divano, il respiro pesante e le mani sudate. "Giovanni, cos'è che ti turba?" chiese Elena, osservandolo preoccupata. La stanza era immersa in un silenzio inquietante, interrotta solo dal ticchettio dell'orologio a muro . "Nulla, amore, sto solo pensando a... cose." La voce di Giovanni era roca, il volto contratto in un'espressione ambigua. Mentre la luce esterna iniziava a diminuire, la tensione tra i due si faceva palpabile. Elena si avvicinò a lui, cercando di leggere nei suoi occhi la verità che non voleva confessare. "Giovanni, non posso aiutarti se non mi dici che succede." Lei era consapevole che il marito stava aspettando qualcuno, qualcuno di cui non le aveva parlato. Un uomo misterioso di nome Paolo, che avrebbe cambiato le cose. Giovanni si alzò in piedi, camminando lentamente in direzione della finestra. La vetrata rifletteva la paura che sentiva crescere all'interno di sé. "Elena, stai per incontrare un mio amico di vecchia data." La pausa che seguì la sua dichiarazione fu lunga e tesa, come se il tempo si fosse fermato. "Un amico?" Lei alzò un sopracciglio, il tono incredulo. "Sì, un amico." La voce di Giovanni tremava leggermente, rivelando la profondità del segreto che custodiva. Elena si sentì un nodo alla gola. "Perché non me l'hai detto prima? Dove sta il problema?" La domanda era carica di ansia e gelosia. "Perché non potevo, Elena. Le cose sono... complesse." Le luci di una macchina si riflessero sul vetro, illuminando per un attimo il volto teso di Giovanni. "Eccolo." disse Giovanni. Elena si avvio verso alla porta per aprire, il cuore martellante come se stesse per affrontare un nemico invisibile. Sentirono i passi di un uomo salire le scale esterne. Il rumore era come la conta alla rovescia di un destino ineluttabile. Elena apri la porta e si fece da parte per lasciare spazio a Paolo, il mistero che si stava per materializzare. L'uomo che varcò la soglia era di corporatura media, con capelli neri e un sorriso caldo che contrastava con gli occhi freddi come il ghiaccio. I due uomini si scambiarono uno sguardo carico di passato e di segreti non detti."Elena, ti presento il mio vecchio amico, Paolo. Lui... è qui per riscuotere un credito e il suo credito sei...tu" Giovanni disse queste parole come se stesse recitando una scena di un film noir. La frase "il suo credito sei tu" rimbombò in testa ad Elena come un colpo di pistola. I lineamenti di Elena si indurirono, le mani si strinsero attorno al corpetto. Non capiva appieno la situazione, ma il tono di voce di Giovanni le faceva intendere che si trattava di qualcosa di grave e pericoloso.Paolo si avvicinò a Elena, con passi calmi e decisi. Lei sentì il peso del silenzio che stava per rompersi come una lastra di ghiaccio pronta a schiantarsi. "Piacere di conoscerti, Elena." Il sorriso di Paolo era come un coltello a doppio taglio, poteva nascondere un'accoglienza amichevole o una minaccia velata. "Che... che credito?" La domanda uscì a fatica, la gola le si stava stringendo.Giovanni si voltò, incontrando gli occhi freddi di Paolo."Elena, La scorsa settimana, al circolo, abbiamo giocato a poker. Ho... perso." La confessione arrivò come un pugno allo stomaco per Elena. Aveva sentito parlare del circolo, un luogo di incontri per uomini d'affari e notabili, ma non immaginava che il marito si dedicasse al gioco d'azzardo."E io... ti ho dato una settimana di tempo per saldare il debito. Ma sai come funzionano queste cose, Giovanni. La parola data conta." aggiunse Paolo Elena guardò il marito, cercando di capire come avesse potuto mettersi in un simile guaio. "Quanto hai perso?" La domanda fu un sussurro che si perse tra i battiti del cuore accelerati. "Troppo." Ammise Giovanni, a malapena in grado di pronunciare le parole. "E allora?" Incalzò Elena, la paura crescendo a dismisura.Giovanni si strinse le mani dietro la schiena, come se cercasse di trattenere un male invisibile. "Non ho i soldi, Elena. Ho cercato di vincere per dare indietro la cifra, ma... non ci sono riuscito." La confessione si spense tra le labbra di Elena, la rabbia e la preoccupazione si mescolarono in un turbine incontrollabile. "Cos'è che vuoi da noi?" disse rivolgendosi a Paolo con rabbia.Paolo sorrise di nuovo, ma stavolta il taglio del suo sguardo non lasciava spazio a fraintendimenti."Niente di personale, cara Elena. Solo affari." L'uomo estrasse un foglietto di carta piegato in due dal taschino. "Giovanni, ti ricordi di quest'accordo? Leggilo ad alta voce in modo che la tua cara mogliettina si calmi e senta bene." Il tono era glaciale, la voce un sussurro minaccioso.Giovanni prese il foglio, le mani che tremavano lo fecero scivolare per due volte. Alla fine lo lesse a voce bassa: "Se non mi paghi, il tuo debito sarà saldato in un'altra maniera." Elena sentiva la paura del marito, ma non capiva di che si trattasse. "Giovanni, parla!"Giovanni alzò lo sguardo, le lacrime agli occhi. "Ho perso un'enorme somma, Elena. E non posso restituirla." La frustrazione di Elena si fece strada tra le lacrime. "Che stai dicendo? Come puoi esserti messo in una situazione del genere?" La domanda rimase sospesa tra di loro come una nube nera pronta a scatenare la tempesta."Sono disposto a fare qualsiasi cosa per ripagarti." Disse Giovanni, la voce rotta. "Ma sai che non funziona così." Rispose freddamente Paolo, il volto duro come la pietra. "Se non mi paghi, Elena diventerà mia." Elena sentì un brivido gelido percorrere la schiena, le gambe si fecero molli come la cera. Non poteva crederci, il marito l'aveva messa in gioco in una partita di poker.Lo sguardo di Elena si spostò da un uomo all'altro, cercando disperatamente un'uscita da quella situazione surreale."Giovanni, come hai potuto?" La domanda era piena di dolore e disgusto. Lui le si avvicinò, le prese le mani tra le sue, le mani che un tempo l'avevano resa al sicuro, ma adesso erano fredde come il ghiaccio."Non ho avuto scelta, Elena. Mi sono infilato in qualcosa di troppo grande per me."Ma Elena non voleva ascoltare scuse. Le parole di Paolo le rimbombavano in testa come un mantra ossessivo. "Ma io non ci sto." Disse con decisione, strappandosi le mani da quelle del marito. La determinazione le era tornata, la consapevolezza che non avrebbe permesso a nessuno di sfruttarla in quel modo. "Non posso farci nulla, cara. Questo è il gioco." Rispose Giovanni, la testa bassa.Elena si sentiva come in balia di eventi che le scorrevano addosso come un fiume in piena. Non poteva crederci, il marito che la offriva come pagamento per i propri errori. "Non mi toccherai." Disse con voce ferma a Paolo. "Giovanni, dimmelo che non lo glielo farai fare."Ma Giovanni rimase in silenzio, lo sguardo perso nel vuoto, come se il peso di ciò che stava accadendo lo stesse schiacciando. Elena capì che la situazione era disperata e che avrebbero avuto bisogno di un piano per uscirne. "Se non ci stai, puoi dire addio al tuo 'maritino'." La voce di Paolo era gelida, le parole pronunciate con un'aria di superiorità che le fece venire la pelle d'oca.Elena si sentiva come se le venisse tolta la terra sotto i piedi, ma non avrebbe permesso a quell'uomo di vincere. "Non lo farò." Disse con forza, stringendo i pugni. "Giovanni io non sono un oggetto da mettere in palio."Paolo prese la pistola la punto sul ginocchio di Paolo e disse "Conto fino a 5 poi puoi dire addio alle gambe di Paolo."Giovanni si alzò di scatto, la paura che si era impadronita di Elena adesso lo faceva tremare. "Per favore, no!" Supplicò.Giovanni rimase immobile, lo sguardo perso tra il terrore e la disperazione. " La voce di Paolo era tagliente come un rasoio. "Ti darò un'alternativa." Disse lentamente, la pistola che non smetteva di tremare. "Puoi scegliere di restituirmi i soldi, o..."Elena capì che il marito non avrebbe potuto saldare il debito, la paura le faceva battere il cuore all'impazzata. "Giovanni, dimmelo che non gli darai me come pagamento."Giovanni alzò gli occhi, la disperazione a mille nel volto. "Amore, non ho altra possibilità." La voce era rotta, come se stesse ammettendo la propria sconfitta. "Se non vuoi che Paolo mi spari addosso, dobbiamo trovare un'altra soluzione."Elena, con gli occhi fissi sul volto di pietra di Paolo, cominciò a pensare a una via di scampo. "Quanti soldi ha perso?" Chiese a voce bassa, cercando di non mostrare la paura che la stava divorando. "Cento mila euro." Rispose l'uomo, il tono inamovibile.Quanto? disse meravigliata Elena. La cifra era spropositata, impensabile. Centomila euro. La stanza sembrò rimpicciolirsi attorno a lei, il soffocante peso di quei numeri che si appesantivano come piombo.Giovanni annuì, il capo chino, incapace di trovarle parole di conforto. La situazione era disastrosa, e la prospettiva di perderla era l'unica cosa che lo spingeva a cercare una via d'uscita. L'unica speranza che avevano, in quell'istante, era Elena.Elena, con un sospiro profondo, si tolse la giacca, appoggiandola lentamente sul divano. I movimenti calmi, decisa. "Cominciamo da qui." Disse, guardando il marito. Il silenzio era assordante, rotto solo dal rumore del tessuto che scivolava via.Giovanni, incapace di reagire, la osservò con gli occhi sbarrati. Non poteva credere a ciò che stava accadendo. Elena, la donna che amava, pronta a sacrificare la propria dignità per salvarlo da se stesso.Elena, con le mani che le tremano leggermente, afferrò la cintura della gonna e la slacciò. I tessuti scivolarono giù, rivelando le gambe snelle e le ginocchia tremante. Il gesto era pieno di un amore disperato, un amore che superava qualsiasi barriera e qualsiasi paura.Le mutandine, un eccitante paio di seta rossa, si arrotolarono sui fianchi, come a ribadire la decisione presa. La stanza si caricò di tensione erotica, un'atmosfera che nessuno dei due avrebbe mai voluto in una situazione del

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