genere."Bene, adesso togliti il reggiseno." Ordinò Paolo, la voce dura come la pietra. Elena, con un moto di ribellione, lo fissò dritto negli occhi, ma la paura per la salute del marito era troppo grande. Le dita tremano leggermente, ma la determinazione le diede la forza di slacciarlo e farlo scivolare a terra. I seni piccoli ma sodi rimasero scoperti, il capezzolo eretto per il freddo e la paura.Giovanni, incapace di guardare, si voltò lentamente. "Non farlo, Elena." Mormorò, ma la moglie non gli prestò ascolto. Elena sapeva che doveva agire, e agire in fretta. Il silenzio pesante si infranse solo con il suono del tessuto che si staccava dal suo corpo.Con un gesto rapido, Elena si sbarazzò del reggiseno, mostrando a entrambi gli uomini la nudità del proprio seno. Nonostante la paura, non si sentì in imbarazzo. Aveva un solo obiettivo: salvare il marito. Incontrando lo sguardo freddo e calcolatore di Paolo, si rese conto che la situazione stava per complicarsi.Ma a sorpresa, Paolo non sembrò apprezzare lo spettacolo. "Bene," disse, "adesso tocca a me." Con movimenti lenti e decisi, inizió a sbottonare la camicia. I muscoli tesi del petto si disegnavano sotto il tessuto, come se stesse per scoppiare da un momento all'altro. Elena lo osservò, il cuore martellante.Giovanni si sentiva come se stesse sprofondando in un abisso di umiliazione e disperazione. "Elena, non lo fare." La supplicò con poca convinzione, ma la determinazione di Elena era ferrea. Su, Elena. Inginocchiati." Ordinò Paolo, il tono che non ammetteva repliche. Elena, con la gola secca e le mani sudate, fece come le era stato detto. Si inginocchiò di fronte a Paolo, le mani che tremavano leggermente.La pistola, che non smetteva di puntare su di lui, era l'unica cosa che vedeva. Il respiro di Elena era affannoso, il cuore in gola. Con un ultimo sguardo al marito, si concentrò su ciò che doveva fare. Afferrò lentamente gli slip di Paolo, sentendo la fredda pelle del metallo.Giovanni chiuse gli occhi, non volendo assistere a ciò che stava per accadere. ". Si inginocchiò con grazia, il volto teso come la corda di un violino.I pollici di Elena scostarono leggermente gli slip di Paolo, rivelando un membro duro come il marmo. La paura le faceva tremare le mani, ma non poteva mostrare debolezza. Con un ultimo sguardo al marito, si avvicinò a quell'uomo che le era quasi sconosciuto, ma che ora deteneva il proprio destino tra le mani.Giovanni, con gli occhi chiusi, sentiva il rumore di Elena che si avvicinava a Paolo, il respiro affannoso del marito che stava per commettere un atto di tradimento. "Per favore, Elena..." Disse in un sussurro soffocato, ma Elena non rispose. Aveva deciso di affrontare la situazione a testa alta.Mentre Elena prendeva il membro di Paolo in bocca, il gusto salato e la consistenza dura la fecero sobbalzare. Non era abituata a fare una cosa del genere, ma l'amore per il marito e la paura per la propria incolumità la spingevano ad andare avanti. I movimenti inizialmente incerti si fecero presto decisi e lenti, come se stesse cercando di guadagnare tempo.Giovanni, con gli occhi chiusi e il viso contorto dal dolore, non poteva credere a ciò che stava succedendo. Elena, la donna che amava, era costretta a compiacere un estraneo per salvarlo. Il disgusto si mescolava alla paura, ma non poteva fare nulla per fermare il gioco perverso che si stava consumando.Elena, al contrario, era concentrata sul compito che si era imposto. I movimenti inizialmente incerti intorno al membro di Paolo si fecero presto decisi e fluidi. La bocca le bruciava per lo sforzo e per la tensione, ma continuò a succhiarlo con tutta la forza che le rimaneva. Non voleva deludere il marito, ma non poteva negare che stava cominciando a trovarci un certo gusto. La sensazione di potere che le dava, di poter controllare la situazione in qualche modo, era quasi eccitante.Giovanni, dal canto suo, si sentiva come se stesse guardando un film horror. Non voleva credere che la propria moglie stesse facendo una simile cosa, eppure non poteva fare nulla per fermarla. I suoni che provenivano da Elena e da Paolo, i respiri affannosi e le smorfie di piacere, lo facevano sentire come se stesse sprofondando in un incubo da cui non si sarebbe mai svegliato.Elena, nonostante la situazione, continuava a succhiarlo con abilità, come se volesse dimostrare qualcosa. A un certo punto, sentì la pressione crescere in bocca e capì che Paolo stava per arrivare all'apice. Con un ultimo sforzo, lo fece. Il liquido caldo le riempì la bocca, ma non perse la concentrazione. Lo ingoiò, fissandolo dritto negli occhi.Paolo, soddisfatto, si tolse la pistola, la depose con noncuranza sul tavolo. "Bene," disse con un tono che tradiva il piacere appena provato, "per ora mi basta." Elena si alzò, le ginocchia tremanti, il viso rosso di umiliazione. Giovanni la guardava, il cuore in pezzi."Ora," continuò Paolo, "preparami qualcosa da bere." La richiesta sembrò un'offesa a Elena, ma non poteva rifiutare. Con passi lenti e goffi, si diresse in cucina. Le mani le tremavano, ma la determinazione non l'aveva abbandonata. Aveva bisogno di un attimo per riprendersi e pensare a come uscire da quella situazione.In cucina, la luce fredda del neon le illuminava la pelle bianca come la farina. Le mutandine, le uniche cose che le coprivano, si attorcigliavano intorno alle cosce, come a ricordarle la propria nudità. Elena aprì il frigorifero, cercando qualcosa di freddo per rinfrescarsi. Sentiva la bocca amara e la lingua pesante per il gusto del tradimento.Giovanni, incapace di rimanere a guardare, si alzò lentamente e la raggiunse. "Elena, mi dispiace." Disse, le mani che tremavano. La guardava con un misto di paura e desiderio. Non poteva credere a ciò che la moglie stava facendo per lui, e la vedeva in un'altra luce.Elena si voltò, gli occhi pieni di lacrime. "Giovanni, non lo farò di nuovo. Non posso." La voce era rotta dallo sforzo e dal dolore. "Non preoccuparti, amore. Troveremo un'altra soluzione." Rispose lui, cercando di consolarla. Ma Elena sapeva che non c'era via di uscita, non una che non prevedesse il proprio degrado.Con le mani che le tremano, prese un bicchiere e riempì d'acqua. Il rumore del rubinetto che scorreva le sembrò assordante, come se stesse cercando di lavar via la propria colpa. "Non voglio che ti tocchi di nuovo." Disse con forza, il volto teso. "Devo pensare a te."Giovanni le strinse la spalla, il tocco caldo e rassicurante. "Ma non ho alternative, Elena. Devi continuare a fargli piacere, per il mio bene." Le lacrime le rigavano il viso, ma la determinazione di Elena non vacillava. Aveva paura, ma non avrebbe permesso a quell'uomo di avere il meglio di sé.Elena si asciugò le lacrime con la manica, la rabbia che le ardeva dentro. "Vattene," disse a Paolo, la voce ferma. "Ho esaudito il tuo desiderio, adesso vattene e non tornare mai più."Ma Paolo non sembrò impressionato. "Non ci penso proprio," rispose con un sorriso tagliente. "Quello era solo l'inizio."Elena sentì la paura gelarle il sangue."Per centomila euro," ripeté Paolo, la voce come il ringhiare di un animale feroce, "voglio tutto di te."Elena lo guardò, il viso pallido come la neve. Non poteva crederci, stava per vivere l'incubo peggiore. "Non ci penso proprio," rispose con un tono freddo, "quello che ho appena fatto era per salvarmi il marito, non per te."Ma Giovanni, il cuore spezzato, si avvicinò a Elena, le mani che tremavano come le foglie in autunno. "Amore, forse dobbiamo pensare a un accordo." Le lacrime scorrevano ininterrotte sul volto di Elena, la consapevolezza che la propria dignità stesse per essere calpestata per salvarlo.Elena, con gli occhi lucidi di lacrime, lo guardò. "Giovanni, non posso farlo." La voce era rotta, il dolore palpabile. "Lo so, ma non basta." Disse Giovanni, con un tono di resa. "Dobbiamo trovare un'alternativa."Elena si asciugò le lacrime con la manica, cercando di riprendere il controllo. "Cosa vuoi che faccia?" Chiese, la voce roca. "Devo pensare a te, a noi.""Lui vuole il tuo culo." Disse Giovanni, con un tono di sconfitta. Elena sentì come se qualcuno le avesse dato uno schiaffo. "Cosa?"Giovanni si morse il labbro inferiore, le lacrime scivolando giù per il viso. "Devi dargli il tuo culo, Elena. E' l'unico modo che ho per saldare il debito."Elena chiuse gli occhi, la testa che girava. Non poteva credere a ciò che il marito stava chiedendole. "Giovanni, no. Non posso. Non voglio."Giovanni, la guardò con occhi pieni di paura e disperazione. "Lo so, Elena. Non voglio che tu debba fare una cosa del genere, ma non ho altra scelta."Elena sentiva il cuore spezzarsi in mille pezzi, ma sapeva che il marito aveva ragione. Non c'era altra via d'uscita. Con un ultimo sguardo disperato a Giovanni, si tolse lentamente le mutandine rosse, le gambe tremanti. La stanza si fece gelida, come se avesse perso la protezione che quei pochi centimetri di stoffa le offrivano.Giovanni, con le mani che tremavano, si avvicinò a Elena. La paura e il dolore si mescolavano in un groviglio di emozioni inestricabili. Con delicatezza, si inginocchiò e prese tra le dita le mutandine, come a chiedere il permesso di toglierle. Elena chiuse gli occhi, la testa che girava. Non poteva sopportare di guardare il marito in quel modo, come se stesse per commettere un atto di violenza.Mentre le mutandine cadevano a terra, Elena si sentiva come se stesse perdendo un pezzo di sé. Il dolore era fisico, come se le avessero strappato via un brandello di carne viva. Si inginocchiò sul divano, le ginocchia che udivano il contatto con la stoffa ruvida. Il freddo le saliva per le gambe, ma non poteva farci nulla.Paolo si avvicinò a Elena con un sorriso carnivoro. La paura che lo circondasse era palpabile, ma la determinazione di Elena era ferrea. Non voleva che quell'uomo la toccasse, ma sapeva che non c'era
Capitolo 1 di 1 93 min di lettura
ELENA
AMORE CUCKOLD
Anna Bolerani
11 mesi fa · 1.2k letture · 3
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