Ogni notte era un'avventura, un'esplorazione la propria pelle. Poi l'ultima notte prima del rientro in cui El Moro li portò in una spiaggia deserta, illuminata solo da un falò .Intorno a loro, c'erano solo uomini, tutti di colore, nudi come la notte che li avvolgeva ed con enormi membri che sobbalzavano durante loro danza intorno al fuoco. El Moro fece mettere Lucrezia al centro, su una coperta di pelle, L con il culo proteso verso l'alto e si abbandonò a un'orgia di passione. Il culo stretto che si allargava per accettare quella infinità di cazzi che a ripetizione entravano in lei, il viso contorto in un'espressione di piacere e di dolore mischiati. Mario, a un certo punto, si sentì perso in quell'oceano di corpi, ma la voce di Lucrezia, che gridava ancora, ancora, lo teneva ancorato. Egli la guardava, il cazzo in mano, masturbandosi, il viso distorto tra la gelosia e la gioia di vederla felice. Molti li vide venire uno alla volta nel culo della moglie mentre altri le sborravano in faccia e in bocca e lei beveva fino all'ultima goccia.Fu una notte di fuoco e di vento, in cui il desiderio fu il padrone incontrastato. Ma, come tutte le cose belle, la luna di miele stava per finire, e con essa, la propria avventura in terra spagnola. Quando il volo li riportò a casa, Lucrezia e Mario si guardarono, le labbra sorridenti. Avevano imparato che l'amore non ha confini, che la passione non conosce limiti, e che, a volte, il proibito rende la propria unione ancor più speciale. E in quei momenti di quiete, seduti in aereo, pensando a ciò che avevano fatto, si scambiarono un bacio appassionato, un bacio che parlava di promesse e di nuove avventure. Perché, come il sole che sorge all'orizzonte, la propria luna di miele non era che l'inizio di un viaggio che li avrebbe portati a esplorare i confine di desideri e di voglie. E in quei momenti di intimità, Lucrezia e Mario scoprivano lati di sé che non conoscevano, come se stessero scrivendo un romanzo erotico coni del proprio desiderio, un viaggio che non avevano nessuna intenzione di fermare. E, una volta tornati a casa, la propria camera da letto divenne il proprio regno, la propria spiaggia segreta, il luogo in cui continuare a vivere la propria odissea del piacere. Ogni notte era una festa, un'occasione per superare i propri limiti, per amarsi come non avevano mai amato prima. E in quei momenti, tra le lenzuola bagnate e il respiro affannato, si promisero che la propria relazione non si sarebbe mai fermata, che il proprio matrimonio non si sarebbe limitato a una semplice promessa, ma che si sarebbe evoluto, come un fiore che apre i propri petali al sole del desiderio. E allora, la luna di miele si spense, come una stella che si nasconde dietro la nuvola, ma la scintilla del piacere, la scintilla che avevano acceso in Spagna, continuò a bruciare, illuminando la propria strada. Perché la propria avventura era appena cominciata, e il cielo era pieno di stelle, stelle che attendevano di esser viste, di esser toccate, di esser amate.
Mentre si adattavano nuovamente alla routine, Lucrezia e Mario iniziarono a organizzare le prossime notti di passione. I weekend in giro per l'Europa, incontri con coppie che condividevano la propria visione del piacere, e fantasie che prendevano corpo e si materializzavano in realtà. Ogni volta che sentivano il peso della monotonia, il richiamo del proibito li spingeva a cercare nuove emozioni, a spingere i propri confini. E in quei momenti, si sentivano come se stessero vivendo in un film, come se la propria realtà si stesse sbriciolando per lasciare spazio a qualcosa di ancor più grande, di ancor più intenso. Ma, come in tutti i grandi amori, ci furono momenti di paura, di incertezza. Momenti in cui si chiesero se stessero facendo la scelta giusta, se stessero mettendo in pericolo la propria unione. Ma la risposta era sempre la stessa: l'amore non ha confini, e il desiderio non conosce limiti. E allora, tra i baci e le carezze, tra le lacrime e le risate, la coppia continuò a crescere, a evolversi. A imparare a comunicare, a condividere, a sperimentare. Perché la propria luna di miele non era finita, anzi, stava solo cominciando. E, in quei momenti di pura intimità, Lucrezia e Mario si resero conto che il vero tesoro che avevano scoperto non era la propria capacità di provare piacere, ma la propria capacità di amare. Di amare incondizionatamente, di amare al di là del dolore e del pudore, di amare in maniera totalizzante, come solo chi ha osato sfidare i propri demoni e i propri tabù sa fare. E la propria camera da letto divenne il proprio tempio, il proprio luogo sacro, dove la propria anima si liberava e volava via, incontro a nuovi orizzonti. E la propria luna di miele, la propria odissea del piacere, era solo l'inizio di un'avventura che li avrebbe portati a esplorare i meandri del cuore umano, i segreti del proprio desiderio. Tornati a casa, la realtà li aspettava, ma la fiamma che avevano acceso in Spagna ardeva ancora.Lucrezia riprese il proprio lavoro all'ospedale, e le notti si fecero lunghe e piene di attese.Mentre Mario, in qualità di responsabile di reparto, non poteva stare con lei, a casa nell'attesa di addormentarsi immaginava la moglie da sola e ripensava alla prima volta che l'aveva vista, china sul suo amico dottore a regalargli un saluto speciale con la bocca.In quei momenti di solitudine, Lucrezia si ritrovava spesso a pensare a quegli uomini, a quei corpi forti e decisi che l'avevano fatta sentire come una dea.E, spesso, la notte la vedeva avvicinare a quei colleghi, a quei dottori che le facevano battere il cuore in maniera diversa in cerca di una certa eccitazione.I turni di notte all'ospedale le regalavano un po' di solitudine, un po' di tempo per sognare, per fantasticare.Ma la realtà era ben altra, e ben presto, Lucrezia si ritrovò a dover fare i conti con la propria sete di avventura.Era come se la propria pelle non le bastasse più, come se il proprio letto, la propria casa, la propria realtà, non la soddisfacessero.E allora, tra un paziente e l'altro, tra le luci fredde e le urla di dolore, Lucrezia cominciò a sentire il richiamo del proibito.E quei dottori, quei corpi forti e decisi, divennero la propria tentazione, la propria ossessione.Con il cuore in gola e la vagina in fiamme, si ritrovò a chiedersi se la propria avventura con Mario e gli altri uomini in Spagna non avesse risvegliato in lei un desiderio inestinguibile, un desiderio che non poteva nascondere, non poteva ignorare.E allora, una notte, accadde.Mentre Mario dormiva nel proprio letto, Lucrezia era in infermeria. Entro un portantino che aveva accompagnato un paziente in corsia, Aveva bisogno di un cerotto.Un uomo lo chiese a Lucrezia guardandola con occhi pieni di voglia. Un uomo alto, bruno, che le faceva venire in mente le notti passate.Si guardarono intensamente e senza pensarci due volte, si baciarono.Le sue mani che si infilavano sotto il camice bianco cercando i seni, le lingue che si intrecciavano come serpenti in un ballo di passione.Poi, ei si girò, si appoggio sulla lettiga e :"Mettimelo nel culo" disse decisa con la lussuria che la stava divorando, e non poteva farci nulla. Mentre l'uomo la inculava pensò a MarioE fu allora che si rese conto che il proprio amore per lui era qualcosa di profondo, qualcosa che andava al di la del semplice desiderio fisico che provava ora.Perché, nonostante gli uomini che la desiderassero e la facessero sentire speciale, nessuno poteva darle ciò che il marito le dava.La comprensione, l'accettanza, il piacere di vivere la propria sessualità in maniera libera e spensierata.E allora, all'alba, Lucrezia tornò a casa, il cuore in fiamme e il viso segnato da baci proibiti.Mentre si lavava il viso, si guarda allo specchio, e per la prima volta, si sente in colpa.Ma la colpa si dissipa come la nebbia al sole, e al suo posto rimane solo la voglia di raccontare a Mario, di condividere con lui la propria avventura.Quando si mette a letto, il marito dorme profondamente, non si era volutamente lavata. Voleva che il marito toccasse il piacere dell'altro Cominciò ad accarezzarlo e a baciarlo sul colloMario si sveglia e lei lentamente, con parole calde come la sabbia al tramonto, gli racconta la propria notte, mentre con la mano tocca l'eccitazione del marito che cresce di parola in parola. Poi quando Lucrezia finisce il racconto si stende sul letto pancia in giù con il culo scoperto. Lui allunga la mano e le infila due dita nel culo ancora sporco di sperma. Poi le porta alla bocca assaporando lo sperma dell'altro uomo.Poi, con un respiro profondo, le prende la testa tra le mani, e le chiede: "E adesso?"E in quei momenti, si capiscono, si guardano e si amano come non avevano mai fatto prima."Inculami tu ora, dammi il tuo sperma e dimmi che mi perdoni.Lui entra in lei con decisione ed al massimo della eccitazione. "Hai fatto ben amore ma ricorda sempre che sei solo mia. La mia puttana". Poi venne copiosamente nel culo e lei emise un gemito di piacere incontrollatoPoi Lucrezia si addormenta mentre Mario con la fantasia pensa al racconto che lei gli aveva appena fatto provando ad immaginarlo visivamente non riuscendo a trattenere una nuova eccitazione.
