ANNA BOLERANI
LUCREZIA
LUCREZIA
"Mamma mia, Mario, dobbiamo assolutamente arrivare in tempo all'aeroporto!" Lucrezia, con la voce affannata, guardava l'orologio sul cruscotto. Erano le 17:30 e il traffico di Roma stava lentamente impazzendo, intrecciando le vite di mille automobili in un groviglio di acciaio e vetri. Mario, al volante, cercava di non farsi travolgere dallo stress. Aveva 34 anni, era un ginecologo affermato e teneva alla pelle liscia e al sorriso rilassato. "Stai calma, tesoro," rispose, "abbiamo il tempo necessario." L'auto si fece strada tra i veicoli, come un pesce in un fiume di metallo. Lucrezia, 32 anni, infermiera di ruolo, molto bella e molto formosa, si stringeva la mano con un filo di preoccupazione. Sapeva che Mario non amava le corse, ma la gioia del viaggio di nozze a Torremolinos era tale da poter superare qualsiasi difficoltà. Avevano programmato il matrimonio in un piccolo ristorante di campagna alle 10 del mattino, in modo da poter godere del pomeriggio con gli amici e parenti e avere il tempo sufficiente per arrivare all'aeroporto. Tutti gli invitati si congratularono con il sorriso, ma adesso, a poche ore dal volo, il traffico minacciava di rovinare i piani. Mario, cercando di non farsi cogliere dal nervosismo, prese la mano di Lucrezia. "Non preoccuparti, amore," le disse con tono calmo e rassicurante, "ce la faremo." abbiamo tutto il tempo. Il traffico cominciò a fluidificarsi man mano che uscivano dal caos del centro di Roma. La luce del tardo pomeriggio inondava le strade con un caldo bagliore aranciato. Le case e i palazzi storici si allontanavano lentamente, sostituiti da una miriade di cartelli stradali e negozi di periferia. L'aria, carica di profumo di salsedine, li accolse come un segnale che stavano per lasciare la frenetica quotidianità dietro di loro. Mentre si avvicinavano all'autostrada, Mario lanciò uno sguardo rapido a Lucrezia. I capelli scuri raccolti in un pratico chignon le lasciavano scoperte le spalle bianche e il viso leggermente accaldato. La guardò con ammirazione per la forza che dimostrava nonostante la tensione del momento. Lei lo sorrise debolmente, ma quegli occhi neri brillavano di gioia e di un desiderio che non poteva nascondere. All'improvviso, il traffico si fece più leggero e Mario poté accelerare. La macchina prese velocità, come se sentisse l'urgenza di portarli via da lì il prima possibile. Il vento soffiava leggero attraverso i finestrini abbassati, portando con sé il rumore sordo e costante del motore e il profumo di fiori appena tagliati che si mischiava con la fragranza del profumo di Lucrezia. Mentre percorrevano l'autostrada, Mario si sentiva il cuore gonfiare di emozione. Erano due mesi che per loro stessa decisione non facevano sesso e la voglia era ormai incontenibile per entrambi." Non ho dormito bene, amore," confessò Lucrezia, "Ho passato la notte a pensare a oggi. Spero di non deludere le tue aspettative stanotte." Mario le strinse la mano con dolcezza. "Anche io, tesoro. Non ho chiuso occhio. Sono troppo emozionato per il nostro grande giorno e poi avevo sempre nella mente quel tuo....""Quel mio cosa...?" chiese Lucrezia con occhi pieni di curiosità. Mario arrossì leggermente, ma non poté evitare di sorridere. "Al tuo culo . Ricordati la promessa.” "Quale promessa?" disse Lucrezia fingendo di non ricordare. Mario non poteva nascondere la gioia che gli scintillava in fondo agli occhi. "Mi hai promesso, la prima notte di nozze, che mi avresti regalato qualcosa di speciale." Lucrezia arrossì leggermente, ma la battuta l'aveva presa con il giusto spirito. "Ah sì, la mia promessa...," disse, guardandolo con maliziosità. "Dovrai meritartelo aggiunse? "Mario rise a denti stretti, cercando di non farsi travolgere da anticipazioni troppo forti. "Certo, ma lo meriterò." Con un'aria di sfida e un lampo di desiderio nei suoi occhi, Lucrezia allungò spudoratamente una mano sul braccio di Mario. La pelle vellutata scivolò lentamente sui muscoli tesi, avvicinandosi a un certo obiettivo. Mario trattenne il respiro, le sue mani stringevano il volante con forza, il cuore batteva all'impazzata. Appena le dita di Lucrezia toccarono il tessuto che copriva il sesso duro come il marmo di Mario, la macchina sembrò brulicare di energia. I motori ruggirono in risposta, e per un attimo, il rumore del traffico si perse dietro la crescente tensione in cabina. La pelle di Mario si rizzò all'impatto, il respiro divenne irregolare. Non poteva credere a ciò che stava accadendo, la realtà e il desiderio si fondendo in un'unica, travolgente sensazione. Con un movimento lento e calcolato, Lucrezia slacciò il bottone del pantalone di Mario e scese la cerniera. La testa di Mario cadde leggermente all'indietro, come se il peso del piacere lo avesse colpito all'improvviso. La strada continuava a scorrere veloce sotto i loro occhi, ma la realtà si era ristretta al confine di quei sedili in pelle. Il sole caldo del tramonto disegnò ombre e luci sul viso di Lucrezia, accentuando il desiderio che ne illuminava gli occhi. Le dita di Lucrezia incontrarono la pelle calda di Mario, stringendo con delicatezza il pene ormai duro come il marmo. Mario emise un sospiro soffocato, la sensazione di essere al limite tra la realtà e il sogno lo faceva vacillare. Non poteva credere che stesse accadendo, la pressione sul volante si faceva minima, le sue dita si mossero automaticamente per accarezzare la pelle di Lucrezia." Stai attento alla strada, amore," sussurrò lei, il tono di voce sensuale e pieno di promesse. La situazione era eccitante e pericolosa allo stesso tempo, ma l'adrenalina che scorreva nel sangue di entrambi li spingeva a osare di più. Mario, con una mossa rapida e decisa, si spostò leggermente il sedile indietro per dare a Lucrezia la libertà di muoversi. La macchina proseguiva la sua corsa veloce, ma i due non potevano smettere di guardarsi e toccarsi. Lucrezia, con il cuore in gola, cominciò a muovere la mano su e giù con un'andatura lenta e delicata. La pelle di Mario si fece tesa e calda al contatto, il respiro affannato e i muscoli che si contraevano per cercare di trattenere il piacere. I movimenti di Lucrezia si facevano via via più decisi e il ritmo si faceva crescere, come la tensione in quell'abitacolo chiuso.Poi, proprio come un fulmine a ciel sereno, Mario le chiese di fermarsi. Era troppo rischioso e pericoloso continuare. La strada era piena di macchine e il pericolo di un incidente era reale. La realtà li colpì come una doccia fredda, facendoli tornare con i piedi per terra. "Magari continuiamo in aeroporto," sussurrò con un sorriso malizioso. Mentre l'autostrada scorreva veloce, Mario non poté fare a meno di pensare a come avrebbero potuto consumare il loro desiderio represso. Avevano tempo, sì, ma non volevano rischiare di arrivare in ritardo all'imbarco. La macchina si diresse inesorabilmente verso l'area di sosta indicata sul navigatore, l'unico rifugio in quella giungla di cemento. "Siamo arrivati anche in anticipo," disse Mario, il tono di voce leggermente ansimante. La vettura si fermò con un leggero sussulto, come se anch'essa avvertisse il bisogno di tirare il fiato. L'area di sosta era deserta, con la sola eccezione di un furgone parcheggiato in lontananza. La coppia scambiò un rapido sguardo, pieno di
comprensione e di complicità. Mentre Mario cercava di riassestare i propri pantaloni, Lucrezia non perse tempo. Con un gesto deciso, si chinò tra i sedili e prese il membro del marito in bocca. La sensazione fu tale che Mario chiuse gli occhi e si abbandonò al piacere che stava provando. La strada e il traffico che avevano appena attraversato si allontanarono, rimpiazzati dal calore e dal suono del respiro affannato di Lucrezia. Le sue labbra calde e umide avvolgevano il membro di Mario con maestria, le lingua faceva movimenti sinuosi attorno al glande, risalendo e scendendo con un ritmo incalzante. Lui non poteva fare a meno di emettere sospiri di piacere, le mani di Lucrezia afferravano i fianchi stretti per non farla allontanare."Sborrami in bocca, chiese a Mario, voglio avere il tuo sapore in bocca durante il viaggio." Quelle parole, dette con un tono di voce suadente e determinato, fecero accrescere la tensione all'interno del veicolo. Mario si sentiva come se stesse per esplodere, la pressione all'interno di lui cresceva inesorabilmente.Con un grido soffocato, Mario perse il controllo e si abbandonò al piacere. Il seme caldo riempì la bocca di Lucrezia, che lo accolse con un sorriso di soddisfazione. Rise e si sedette, guardando il marito con occhi che brillavano di emozione."Perché hai quel sorrisetto ironico?" chiese Lucrezia, pulendosi le labbra con la lingua.Mario le sfiorò il viso con le dita, il sorriso che si era disegnato sul volto le sembrò un po' diverso dal solito. "Perché mi ricordo la prima volta che ti ho vista," rispose con voce bassa, lo sguardo perso nel passato. Era notte fonda in quell'ospedale, e la luce fredda delle lampade al neon faceva risaltare le ombre. Mi ero appena trasferito da New York e avevo appeno preso servizio a Pertini, Non dovevo esserci quella sera , ma aveva dimenticato nel suo studio ed ero ritornato per prendere dei documenti che avevo dimenticato. Ho aperto la porta dello studio e ho visto quella scena. Intervenne Lucrezia "Dio che imbarazzo quella sera, mi hai trovato in ginocchio davanti al dottor Loiero mentre..."Mentre gli facevi un ultimo pompino di addio. Sei sempre stata brava a fare pompini" poi lui ci ha presentato e senza farsi sentire mi ha detto: Oltre ad essere un brava infermiera fa dei pompini favolosi: "Mi innamorai subito di te." Quel ricordo quasi dimenticato mi fece ricordare un lato di mia moglie che avevo dimenticato. Il pensiero di ricordarla in una simile posizione, con un uomo che non ero io, mi fece eccitare nuovamente."Mi piacerebbe rivederti in quella situazione," dissi, con un sguardo complice ed eccitato."Perché?" chiede Lucrezia, curiosa ed eccitata a propria volta.Mario non rispose subito, ma il desiderio che si era risvegliato in lui era palpabile. "Solo se lo fai per me," sussurrò infine, il volto acceso da un fuoco interno."Lo farò," disse Lucrezia, con un tono di voce calmo e deciso. Magari durante il viaggio di nozze, con un ragazzo spagnolo bello e muscoloso."Mario rise di gusto all'idea, il pensiero di vederla in azione con un estraneo lo faceva eccitare come non accadeva da tempo. "Certo," disse, "ma solo se avrò la prima scelta.""Che intendi?" chiese Lucrezia, un po' confusa ma allo stesso tempo intrigata."Beh," inizio Mario con un sorriso malizioso, "mi piacerebbe che il tuo primo incontro anale accadesse con qualcuno speciale. E chi meglio di un ragazzo spagnolo, bello e muscoloso, come hai detto tu?" Lucrezia lo guardò incredula, lo desideri veramente?" Si amore, sarebbe molto eccitante" Ma ora andiamo o facciamo tardi per l'imbarco." Scesero dall'auto e presero la navetta che li portò al terminal. I passeggeri intorno a loro parlavano e ridevano, ignari del segreto piccante che Lucrezia e Mario portavano con sé. L'eccitazione per la prossima avventura si mescolava all'anticipazione del volo. All'aeroporto, la coppia si precipitò tra i banchi del check-in e i metal detector. La fretta si era tramutata in un'euforia leggera, e i sorrisi non li abbandonarono neanche per un attimo. Arrivati in tempo per l'imbarco, si sedettero in attesa del volo. L'aria condizionata del terminal faceva sussurrare le voci attorno a loro, e gli occhi di Mario continuavano a tornare a quei pantaloni bianchi aderenti che lasciavano intravedere le curve di Lucrezia. Mentre aspettavano, Lucrezia sentiva una leggerezza al basso ventre. Il pompino che aveva fatto in auto l'aveva eccitata al limite, e la frase di Mario sul primo incontro anale con un ragazzo spagnolo le aveva suscitato pensieri che non avrebbe mai immaginato. Si toccò di nascosto, sentendo la biancheria bagnata e l'umidità che si era creata. Aveva bisogno di un po' di sollievo, ma non poteva farlo lì, in mezzo a tutti quei passeggeri."Ascusami amore," disse a Mario in un bisbiglio, "Devo andare in bagno."Mentre Lucrezia si allontanava, Mario non poteva fare a meno di guardarla camminare con quell'andare sensuale. Non era abituato a sentirsi in colpa per i propri desideri, ma in quel preciso istante, la vedeva come se la stesse offrendo a un estraneo. Era come se la stesse dando a un'entità invisibile, a qualcuno che non conosceva. La gelosia gli mordeva lo stomaco, ma era un dolore dolce, un'eccitazione pericolosa che non voleva smettere. In quei pochi metri che la separavano dal bagno, la fantasia di Mario andò in tilt. Vide se stesso come un osservatore invisibile, la moglie che si spogliava per un uomo che non era lui, le mani forti che l'afferravano, la bocca che le baciava la pelle. Un brivido gli scorse per la schiena e la gola si fece secca. Quando Lucrezia entrò nel bagno, si guardò allo specchio e si sentì diversa. Non era solo la sposa in partenza per il viaggio di nozze, ma una donna desiderata, pronta per una nuova avventura. Un lampo di desiderio le attraversò la mente, immaginando le dita di un ragazzo spagnolo che la esplorassero. Un sorriso le sfiorò le labbra, ma si ricordò di non farsi scoprire. Si chiuse in un bagno tolse le mutandine bagnate e si sedette sul water, le dita che si muovevano in un balletto intimo che la faceva girare la testa.Lo sguardo di Lucrezia si perse nel nulla, i pensieri che si affollavano nella mente si facevano via via più reali. Immaginava un uomo scuro, con gli occhi brucianti e il fisico scolpito, che la prendeva per i fianchi e la spingeva su di sé, le mani che si insinuassero tra le sue cosce. Un sussurro di piacere le sfuggì, il respiro affannato riempiva la piccola stanza. I movimenti si facevano più rapidi, il piacere montava come un'onda.Fu allora che sentì un rumore di passi all'esterno della porta. Un attimo di panico la colse, La paura si mescolò al piacere, creando un cocktail esplosivo di emozioni. La masturbò si fece frenetica, e venne in un vortice di piacere e lussuria.Con un respiro profondo, si asciugò velocemente mise le mutandine pulite e si alzò i pantaloni. Non poteva lasciare Mario in attesa troppo a lungo, sapeva che il volo stava per partire. Uscita dal bagno, si guardò intorno. La sala d'attesa era piena di gente, ma nessuno le prestò attenzione. Si sentiva come se avesse appena commesso un piccolo delitto, un segreto piccante che solo lei conosceva e che fra poco avrebbe confessato a Mario per farlo eccitare ancor di più. Tornò al fianco del marito, il cuore in gola. "Mi sento meglio," disse con un sorriso enigmatico. Mario la guardò con un misto di desiderio e apprensione. "Manca poco l'imbarco," le disse, la mente in subbuglio tra i pensieri scatenati dal discorso in auto. Devo dirti una cosa. Mentre ero in bagno pensavo a quello che mi hai chiesto e....""e..? chiese Mario. "Ero cosi eccitata all'idea che non sono riuscita a trattenermi e mi sono masturbata.""Brava amore mio cosi ti voglio, moglie premurosa ma un po' troia""Tutta troia" aggiunse lei sorridendo e baciandolo sulla bocca." poi all'orecchio per non farsi sentire: "Mi farò rompere il culo per te."I minuti passarono come secondi, il volo veniva annunciato. Si alzarono in piedi e si misero in coda. Il respiro di Lucrezia era pesante, il volto leggermente accaldato. Mario non poteva non notare lo sguardo languido e soddisfatto di Lucrezia, il piacere appena provato le brillava in fondo agli occhi.Quando salirono a bordo, la complicità fra loro era palpabile. Si sedettero ai loro posti e nel sedile dalla fila opposta alla loro c'era seduto un ragazzo sulla trentina, di carnagione scusa, molto aitante Era come se il destino avesse voluto mettere le cose in chiaro sin da subito.Durante il volo, non poterono resistere a scambiarsi carezze e tocchi discreti. Il pensiero del ragazzo spagnolo e del primo incontro anale si faceva strada tra le conversazioni banali e il brusio del motore e ti tanto in tanto Lucrezia gettava uno sguardo sorridente al ragazzo seduto nell'altra fila sta che ricambiava il suo sorriso con complicità. Poi di colpo si rivolse verso Mario:" E se...," inizio Lucrezia, ma si interruppe." E se?" chiese Mario con un tono di voce bassa." E se lo facessi qui, sul aereo?" Mario rimase a bocca aperta, la fantasia prese il sopravvento. "Non penso che sia la soluzione ideale," disse cercando di nascondere il proprio eccitamento. "Perché no?" disse Lucrezia, con un tono di sfida. "E... dove?"Nel bagno dell'aereo"
