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Erotika
Lucrezia · Cap. 1
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Capitolo 1 di 1 86 min di lettura

amore cuckold

esperienze cuckold in viaggio di nozze

Anna Bolerani
11 mesi fa · 1.1k letture · 3

"Lascia stare non è semplice possono vederti o scoprirti"

"Lo so," rispose Lucrezia con un sorriso malizioso, "Ma la tentazione di fare qualcosa di proibito mi eccita."Mentre il volo proseguiva, il desiderio tra di loro si faceva incontenibile. Le mani di Lucrezia si agitavano e si aggrappavano al bracciolo del sedile, il respiro affannato e la pelle sudata testimoniavano la tensione che li stava consumando.Poi arrivò il momento. L'aereo decollò, e il personale di cabina si allontanò per il servizio."Ora," disse Lucrezia con decisione, "Ora lo faccio."Si alzò, si piegò verso il ragazzo e gli sussurrò qualcosa all'orecchio poi si diresse al bagno.Mario la seguì con lo sguardo i suoi movimenti, il cuore in gola. Non poteva credere a ciò che stava accadendo, eppure non poteva negare la voglia che lo divorava. Entrando nel bagno, Lucrezia si chiuse la porta alle spalle, si tolse le scarpe, i pantaloni e le mutandine. Il bagno era piccolo e angusto ma l'eccitazione faceva a pugni con la paura di farsi beccare. Sentiva il battito del cuore accelerare e la vagina che si bagnava all'idea di ciò che stava per fare. Si spalmò una crema che aveva con se sul buco del culo convinta che era la volta buona per farselo sverginare.Dopo qualche secondo anche il ragazzo si diresse verso il bagno. Nessuno badava a lui. Neanche Mario si accorse di quel movimento. Appena giunto alla toilette fece un toc sulla porta che si aprì ed entrò richiudendola dietro di se.Mario non poteva smettere di pensare a ciò aveva intenzione di fare Lucrezia e se lo avesse fatto realmente. La paura che eventualmente qualcuno potesse scoprirla si mischiava al piacere proibito che si stava creando.Dopo un po' minuti, la vide tornare. Era agitata e sudata, ma c'era qualcosa di diverso. Aveva lo sguardo di chi ha appena commesso un gesto proibito e ne godeva. Si sedette, i capelli un po' scomposti e il respiro affannato."L'ho fatto," sussurrò, il tono di voce emozionato.Mario la guardò con gli occhi sgranati, non capiva. "Cosa?" chiese."Mi sono fatta rompere il culo da un estraneo," rispose Lucrezia, "Nel bagno, un ragazzo spagnolo. Ho voluto provare come mi sentissi."Mario la fissò per qualche attimo, la mente in subbuglio. Non sapeva se credere alle proprie orecchie. Vide il ragazzo bruno provenire dalla stessa direzione e sedersi al suo posto e capì tutto."Lo hai fatto con lui? chiese Mario indicando con un gesto del viso il ragazzo."Si . ha detto che ho un culo fantastico che ero la ragazza che stava cercando. Mi ha dato anche il suo numero e volessimo rivederlo in Spagna," continuò Lucrezia, il volto rosso per l'imbarazzo e l'eccitazione.Dove ha sborrato? l'ha tolto fuori prima divenire ed ha sborrato nell avandino."Adesso," disse Lucrezia con un filo di voce, "Voglio che appena arriviamo tu mi inculi come non hai mai fatto prima. E bellissimo prenderlo nel culo"Mario si senti come se qualcuno gli avesse dato un pugno allo stomaco. Era eccitato e arrabbiato allo stesso tempo, ma sapeva che non poteva reagire in quell'ambiente. "Certo," rispose, con un tono freddo e controllato.Il volo passò lentamente, con la mente di Mario che continuava a tornare all'immagine del ragazzo spagnolo che penetrava la propria moglie. Non poteva credere a ciò che stava accadendo, e il desiderio di possedere Lucrezia in tutti i modi si faceva strada in un turbine di gelosia e desiderio.Finalmente, l'aereo atterrò all'aeroporto di Torremolinos. La coppia uscì, e il caldo umido si abbatté su di loro come un'ondata. La sensualità spagnola riempiva l'aria, e Mario non poteva fare a meno di immaginare le mani calde del ragazzo sui fianchi di Lucrezia, la lingua che esplorava il buco del culo appena sverginato.Mentre attendevano i bagagli, Lucrezia si strusciò vicino a lui, facendolo quasi impazzire di voglia. "Non ce la faccio ad aspettare," sussurrò, "Devo sentire la tua lingua lì."Mario la trasse in disparte, in un angolo isolato. Lei si chinò, il viso acceso, e con un rapido gesto si sollevò la gonna da sposa, rivelando il culo rosa e gonfio. Con la lingua, Mario esplorò la fessura, sentendo la puzza del seme mescolata al profumo dolce di Lucrezia. Lei sussultò, ma non lo fermò.Poi ritirarono i bagagli e con un taxi raggiunsero l'albergoUna volta in camera d'albergo, la situazione esplose. Mario la spinse sul letto e si tolse i pantaloni. la voglia di possederla era inarrestabile."Voglio che mi lecchi il buco del culo," disse Lucrezia , "e poi mi infili il cazzo.". Si stese sul lettone pancia in giù mettendo bene in vista il suo meraviglioso culetto un po' arrossato dopo essere stato sverginato dal grosso cazzo del ragazzo mulatto sull'aereo. Poi con le mani allargo le natiche mostrando il buco del culo in tutto il suo splendore.Mario si piegò e comincio a leccare. Sentiva il sapore della moglie mista al sapore del cazzo che l'aveva da poco penetrata e questo aumentò la sua eccitazioneDopo averla fatta godere con la lingua, estrasse il pene duro come la pietra. La guardò e le disse: "Adesso, tesoro, adesso ti infilo la mia spada nel tuo culo." Lei lo guardò con un mix di paura ed eccitazione. "Lentamente," sussurrò." Mario prese la crema cominciò a spalmarla sul proprio pene. Con l'altro dito, ne introdusse un po' all'interno del buco del culo di Lucrezia, allargandolo delicatamente. "E adesso?" chiese Lucrezia, la voce tremante. Mario si sdraiò su di lei e la penetrò con forza. Un grido si levò da Lucrezia, ma non di dolore. Era un grido di piacere e di sottomissione .Con movimenti lenti e decisi, Mario incominciò a scopare il culo di Lucrezia. Lei, a sua volta, si aggrappava alle lenzuola, il viso contorto in un'espressione di estasi. "Mi piace," gridò, "Mi piace avere il culo pieno del tuo cazzo. "Anche con Manuel mi sono fatta inculare così. Sono sicura che ti sei eccitato a sentirmelo dire, Mario non poteva credere alle parole che uscivano dalla bocca di Lucrezia. La gelosia si era tramutata in un'eccitazione selvaggia, il pensiero del ragazzo spagnolo che l'aveva scopata nel bagno dell'aereo lo faceva impazzire. I colpi si fecero via via più forti e veloci, il rumore del culo di Lucrezia che sbatteva sul letto riempiva la camera. "Voglio sentirti venire," gridò Mario, "Voglio che mi chiedi di sborrare nel culo. ""Vieni," urlò Lucrezia, "Sborrami addosso!" Mario non poté resistere di più. Con un grido animale, espulse il proprio seme sul viso e sul seno di Lucrezia. Lei lo accolse come se stesse ricevendo un dono, leccando la sborra dal cazzo del marito. Mentre giacevano sul letto, coperti di sudore e di piacere, non poterono fare a meno di pensare a come la luna di miele avesse preso un'inaspettata piega. Il desiderio era cresciuto a dismisura, e la promessa di nuove avventure li aspettava, pronti a esplorare i confini del proprio matrimonio in un turbinio di voglia e passione. Ma la notte non era ancora finita. Mentre si riposavano, la mente di Lucrezia cominciò a immaginare la prossima sfida. "Mi piacerebbe provare con due uomini," disse a Mario con un sorriso malizioso. Mario la guardò, il respiro corto e il cuore in gola. La voglia di possederla e dominarla era tanta, ma il pensiero di condividerla era insopportabile."Perché no?" rispose, fingendo di non sentire la gelosia che gli stringeva il cuore. E con queste parole, aprirono le porte a un'esplorazione del sesso che avrebbe messo

a dura prova la solidità del loro legame. Un viaggio iniziatico attraverso il desiderio e la gelosia, il piacere e il possesso. Mentre si riposavano, Lucrezia prese il cellulare e cercò il numero del ragazzo spagnolo. Il cuore le batteva all'impazzia, ma la voglia di continuare la propria avventura era troppo grande.Con un tono caldo e suadente, Lucrezia compose il numeri e lo senti squillare. Attese con ansia. Poi, la voce di Manuel rispose."Ciao, bella," disse, "Come stai?""Bene," rispose Lucrezia, "Ma mi manchi."Mentre parlavano, Mario la osservava, le labbra serrate, le mani che stringevano il cuscino. Non sapeva se avrebbe potuto sopportare la scena che stava per accadere, ma la voglia di provare qualcosa di diverso era troppo potente."E il mio culo?" chiese Lucrezia, "Ti manca?"Manuel rise, "Molto, ragazza. Sei un sogno.""Allora vieni," continuò Lucrezia, "Vieni qui, in albergo. Voglio che mi incontri con mio marito. "Mario la guardò, incredulo. La vedeva come se avesse preso fuoco, l'eccitazione le illuminava il viso. "Non capisco," disse Manuel, "Con il marito?"" Siamo una coppia... speciale," spiegò Lucrezia, "E tu sei benvenuto fra di noi." Dopo un po' di esitazioni, il ragazzo accettò. "Sarei un pazzo per dire no," rispose, "Dove siete?" Dopo avergli fornito le informazioni, Lucrezia appese il telefono. La stanza era immersa nel silenzio. Mario la guardò, la paura e l'eccitazione che si combattevano nei suoi occhi. "Che hai combinato?" chiese." Abbiamo un ospite," rispose Lucrezia, "Manuel verrà qui." Mentre aspettavano, il desiderio si faceva strada in Mario. Non sapeva se odiava o amava l'idea, ma la tensione era palpabile. Poi, il suono leggero di un campanello, come un colpo di scena in un film erotico. Mario aprì la porta, il cuore in gola. Di fronte a lui c'era Manuel, il ragazzo spagnolo, con un sorriso ammiccante e due bottiglie di vino in mano. E la notte si tingeva di nuove sfumature, pronta a regalare emozioni inedite e forse un po' troppo pericolose. Ma la coppia, ormai in preda al desiderio, non poteva tornare indietro. Mario aprì la prima bottiglia di vino e ne versò un po' in tre bicchieri. Bevvero con circospezione, gli occhi che non lasciavano la figura di Lucrezia. Lei, alzò lo sguardo e lo fissò con intensità, come se volesse leggere la verità nel fondo del bicchiere. Poi, con un cenno impercettibile, si diresse al centro della stanza. La colonna sonora di una canzone lenta e sensuale si diffuse da un angolo, e Lucrezia cominciò a muovere il bacino in un ballo sinuoso. Manuel, il ragazzo spagnolo, la osservava con un mix di desiderio e curiosità. I muscolosi bicipiti di Mario si tesero e rilassarono, come se stesse lottando tra il bisogno di afferrare la propria moglie e il desiderio di lasciarla ballare per un po' di tempo. Infine, si alzò dal letto e si avvicinò a loro. Con movimenti lenti e calcolati, Lucrezia e Manuel iniziarono a spogliare l'uno l'altro. I vestiti cadevano a terra come foglie in autunno, rivelando la pelle liscia e scura del ragazzo, a contrasto con la pelle chiara di Lucrezia. La camera d'albergo si riempiva di sospiri, di fruscii e di carezze, come se i tre stessero creando la propria melodia di passione. Mentre i vestiti venivano via, la tensione saliva. Mario non poteva credere a ciò che stava accadendo, ma la voglia di Lucrezia e il fascino di Manuel lo tenevano inchiodato a quella poltrona. Le mani di Lucrezia esploravano il petto scolpito del ragazzo, le sue dita si attorcigliavano nei peli neri, il respiro si faceva affannoso. Manuel, a sua volta, non perdeva di vista la figura mascolina di Mario. L'eccitazione lo pervadeva, la voglia di toccare e di essere toccato era troppo forte. Con un'occhiata carica di sfida e desiderio, si avvicinò a Lucrezia e la baciò appassionatamente. Mentre i due si baciavano, le mani di Mario si posarono sul proprio cazzo, duro come non lo era mai stato. Non poteva credere a ciò che stava osservando, ma la voglia di unirsi a loro era irresistibile. La canzone sullo sfondo continuava a suonare, come a guidarli in una danza proibita. La stanza era avvolta da un'atmosfera carica di tensione ed eros, i corpi si muovevano come in una coreografia di lussuria. Poi, con un gesto audace, Lucrezia si staccò dal bacio e si avvicinò a Mario. I capelli le scendevano a cascate sul viso, le labbra umide e rosse. "Vuoi unirti a noi?" chiese, la voce roca per il desiderio. Mario, fissandola, non poté fare a meno di sentire un brivido di eccitazione e paura. Non sapeva come reagire, ma il cazzo duro tra le gambe parlava chiaro. Con un nodo in gola, annuì. E la scena prese una piega ancor più eccitante. Mentre Lucrezia si dimenava, i due uomini si la strinsero. I cazzi duri come il marmo di Mario e Manuel si muovevano come serpenti in preda al desiderio, strisciando sul corpo di Lucrezia come se stessero esplorando un tesoro proibito. La pelle di Mario si rizzò all'aria condizionata fredda, il respiro di Manuel sul collo di Lucrezia era caldo come il fuoco. Le mani di Manuel si spostarono sul petto di Lucrezia, le dita si attorcigliavano intorno ai capezzoli duri, come se volessero strapparli. Lei emise un sospiro, il viso rosso come una mela matura, gli occhi chiusi in estasi. I corpi si intrecciavano come viti di piacere, le lingue si incontravano e si separavano, in un balletto di desiderio. Il letto cigolava al ritmo di tre corpi in estasi, la stanza si riempiva di gemiti e di respiri affannati. Mentre la notte scorreva veloce come un fiume in piena, la scena si fece ancor più intensa. Mario si alzò e si mise dietro a Lucrezia, la punta del cazzo pronta a penetrare il buco del culo appena sverginato. Mario la penetrò lentamente, il culo di Lucrezia si allargava per accettare la propria carne. Lei gridò, ma non di dolore. Era un grido di piacere e di voglia. Manuel, non poteva rimanere a guardare, si avvicinò a Lucrezia e le infilò la lingua in bocca, soffocando i gemiti. Le mani di Mario si posero sul seno di Lucrezia, stringendoli come se volesse farli scoppiare, il cazzo che entrava e usciva dal culo di Lucrezia come se stesse cercando qualcosa di inafferrabile. I movimenti si fecero via via più forti, più rapidi, il rumore del sesso riempiva l'aria. La camera d'albergo era come un'arena, dove il desiderio e la passione si scontravano in un duello senza fine. Poi, in un attimo di pura follia, Lucrezia si voltò, il viso bagnato di sudore e di piacere, e prese in bocca il cazzo di Manuel. Il ragazzo la guardò, gli occhi sgranati, il respiro che si faceva pesante. Mentre Mario continuava a scopare il culo di Lucrezia, Manuel si mosse e la penetrò vaginalmente, creando un'esplosione di sensazioni. Le urla di Lucrezia si alzarono, riempendo la stanza come un grido di battaglia .Era la prima volta che Lucrezia veniva posseduta in entrambe le estremità, e il piacere era talmente intenso da farla sentire come se stesse per svenire. Le sensazioni si intrecciavano in un groviglio di piacere e dolore, il cazzo di Mario che si muoveva lentamente all'interno del suo sodo anale, e il membro duro di Manuel che la riempiva completamente. I due uomini si guardarono, il desiderio e la competitività scambiandosi un'occhiata che parlava di sfida e dominio. Mario stringeva le mani sui seni di Lucrezia, sentendo il battito del cuore accelerare ad ogni colpo che dava. Manuel, a sua volta, la teneva per i fianchi, guidandola come una marionetta, il viso contorto in un'espressione di estasi. Lei era la dea al centro di un rituale di lussuria, e i due uomini si muovevano come se stessero adorando il proprio dio. Le lacrime le rigavano il viso, ma non di dolore, bensì di piacere. Si sentiva piena come non lo era mai stata, e il pensiero che presto avrebbero entrambi raggiunto l'orgasmo era quasi insopportabile. "Voglio che veniate entrambi," gridò Lucrezia, la voce roca e sofferente. Mario e Manuel accelerarono il ritmo, come due stalloni in un incontro di tori. Lei si sentiva come se stesse per schizzare, il piacere che la travolgeva era un oceano in piena. All'improvviso, Mario sentì l'esplosione imminente, la pressione all'interno di Lucrezia che cresceva, la voglia di possederla completamente. Con un ultimo colpo potente, si liberò all'interno del culo di Lucrezia, il seme caldo che riempiva il buco stretto. Manuel, sentendo il calore di Mario, non resistette a lungo. Con un urlo che pareva strappargli la gola, si versò all'interno di Lucrezia, il cazzo pulsante che le riempiva la vagina di seme. I tre rimasero immobili per un attimo, il respiro pesante che riempiva la stanza, i corpi sudati che si attaccavano l'uno all'altro. Poi, lentamente, si separarono, gli occhi che si fissavano in un silenzio carico di emozioni. Mentre si godeva la sensazione di completezza, Lucrezia non poteva fare a meno di pensare a come il proprio matrimonio stesse per cambiare per sempre. La gelosia e il desiderio si mescolavano in un cocktail esplosivo, ma il legame con Mario era più saldo che mai. "Lo rifaremo?" chiese, il viso illuminato da un sorriso malizioso. Mario e Manuel la guardarono, i volti contratti in un'espressione di pura voglia. "Assolutamente," dissero in coro, "E la prossima volta, sarà ancora piú intenso. Con le gambe molli come la gelatina e il cuore che batteva all'impazzata, Lucrezia si accasciò sul letto, i pensieri che le scorrevano per la mente come un fiume in piena. Il sogno stava per iniziare, e non voleva svegliarsi .Mentre si godeva la sensazione di pienezza, sentendo il seme di entrambi gli uomini caldo e viscoso che scorreva all'interno di lei, non poteva fare a meno di pensare a come la propria notte di nozze stesse superando le sue aspettative. Questo era il primo passo in un'avventura che avrebbe sconvolto la loro relazione per sempre. Manuel andò vie a Mario e Lucrezia si stesero nuovamente sul letto rilassandosi dopo l'intensa scopata. Mentre il respiro di Mario rallentava, Lucrezia lo guardò con un misto di ammirazione e sconcerto. "Che stiamo facendo?" sussurrò. Mario la prese per le spalle, facendola girare a pancia in su. I capelli le caddero sugli occhi, ma non distolse lo sguardo da lei. "Ci stiamo godendo la nostra luna di miele," rispose con un sorriso "E forse, scoprendo cose nuove sul nostro matrimonio." "Ma... con un altro uomo," mormorò Lucrezia, il viso arrossendo. "Siamo due adulti che si amano," continuò Mario, "E se il nostro amore si fa grande a sufficienza, potrà accettare cose che forse non avremmo nemmeno considerato prima."Si baciarono, il sapore del sesso e del vino mischiati alle loro lingue. Quel bacio fu come una promessa, un patto di fede che si stavano facendo l'uno all'altro. Mentre si rigiravano tra le lenzuola, le mani di Lucrezia si posarono sul ventre di Mario, sentendone le contrazioni. "Mi piace l'idea di avere un segreto che ci unisce," confessò. "Ma non voglio che sia solo un segreto," disse Mario, "Voglio che sia la nostra normalità." Lucrezia lo guardò, gli occhi brillanti. "Significherebbe... fare sesso con altri?" "Significherebbe vivere la nostra sessualità liberi da gabbie e pregiudizi," spiegò. "Ma solo se lo vogliamo veramente entrambi." La notte si allungava come un serpente pieno di promesse, e la coppia si addormentò in un'intreccio di braccia e gambe, le ultime parole di Mario che ronzavano come un'eco nei pensieri di Lucrezia. Sognò di notti calde e incontri proibiti, di sguardi infuocati e tocchi proibiti. Sognò di se stessa e di Mario in un gioco di corpi che non conoscevano limiti. Al mattino quando si svegliò, la stanza era avvolta da un'aria pesante, come se il desiderio e la paura avessero preso possesso di essa. Mentre si preparavano per la giornata, il silenzio era quasi palpabile. Ciascuno di loro si chiedeva se l'altro avesse cambiato idea, se la notte appena trascorsa non avesse alterato per sempre il destino del proprio matrimonio. Ma, al momento di uscire, Mario le prese la mano e le sussurrò all'orecchio: "Siamo pronti per la prossima avventura?" Lucrezia, con un nodo allo stomaco e il cuore in gola, annuì. La voglia di provare qualcosa di diverso, di vivere la propria sessualità al massimo, era troppo grande per resistere. Dopo una mattinata con pranzo in un ristorantino sul mare e visita alla cittadina ed ai suoi mercatini tornarono in hotel e si prepararono per la serata e dopo una bella doccia uscirono e iniziarono a esplorare la Torremolinos notturna, la mente piena di desideri proibiti e di emozioni contrastanti. La luna pallida li guardava, come a benedire la propria unione e a illuminare la strada che avevano scelto di percorrere. In giro per la città, gli occhi di Lucrezia balzavano da un uomo all'altro, immaginando come potrebbero sentirsi le mani su di lei, come potrebbero gustare le lingue sconosciute. Mario notò il cambiamento in lei, il desiderio che la pervadeva come un'eco del passato In una strada buia, incontrarono un ragazzo spagnolo, il viso da angelo e il corpo di un demone. Lo sguardo di Lucrezia brillò di voglia, e Mario sentì la gelosia come un morso acuto. Quello sguardo, quegli occhi neri come la notte, la pelle scura come il cioccolato...Lucrezia si avvicino a lui: "Ciao Io sono Lucrezia, stavamo cercando un locale per divertirci."" Mi chiamo Carlos" disse il ragazzo "vi posso accompagnare io." Mentre camminavano, la conversazione si fece appassionata, il ragazzo si avvicinò a Lucrezia e la baciò, la lingua che si insinuò tra le labbra di lei come un serpente in un giardino proibito. Mario, a fianco a loro, osservava la scena, il cazzo duro come non lo era mai stato. "Siamo appena arrivati," rispose Lucrezia con voce tremante, "Siamo in luna di miele. "Carlos rise, mostrando un sorriso da lupo affamato. "Beh, allora dobbiamo festeggiare," disse, stringendoli entrambi a sé li portò in un vicoletto buio e cominciò baciare Lucrezia sotto lo sguardo attento di Mario anche se il posto non era abbastanza tranquillo Carlos la fece girare le fece poggiare le mani al muro poi le alzò la gonna e le abbasso le mutandine alle caviglie poi disse a Mario di toglierle completamente in modo che Lucrezia potesse allargare bene le gambe Con le mani tremanti, Lucrezia prese il cazzo di Carlos e lo guidò al proprio culo, ancora caldo e gonfio per le recenti penetrazioni. L'espressione di Mario era un mix di paura e desiderio, come se stesse per assistere a un miracolo o a un delitto. "Ti prego, fammelo," disse Lucrezia, le labbra che si schiudevano in un bacio che non poteva arrivare. E Carlos, il ragazzo spagnolo che era entrato come un vento caldo in quella camera d'albergo, la penetrò lentamente, il viso contorto in un'espressione di pura voglia. Mentre Carlos le riempiva il culo, Lucrezia chiese a Mario di masturbarsi, voleva vederlo sborrare. Mario l'accontentò e quando sentì Carlos borrare nel culo di Lucrezia venne abbondantemente schizzando sulle cosce della moglie. Carlos tirò fuori dal culo di Lucrezia il cazzo sgocciolante, lei lo prese in bocca e lo pulì con passione mentre Mario dietro di lei con la lingua le puliva il culetto e le cosce dalla sua sborra e da quella di Carlos. Poi riassettatosi insieme andarono in un locale non molto distante a bere. Il locale era affollato, il rumore della gente che rideva e chiacchierava si mescolava alle note di una musica latina che invadevano la stanza. La pista da ballo era piena di corpi che si muovevano sensuali e le luci colorate si riflettevano su di essi come gocce di lava su pelle scura. Mentre bevevano i loro cocktail, i tre si scambiavano occhiate cariche di desiderio e promesse. La tensione erotica tra di loro era palpabile, e le mani di Mario continuavano a vagare sul sedere di Lucrezia, come per confermare che era ancora lì, che era ancora la donna che avrebbe condiviso con un estraneo. "Mi piace come mi guardi," sussurrò Lucrezia a Mario, le labbra umide e rosate. "Mi fa sentire viva." Mario le sorrise, le dita che le accarezzavano il collo. "Lo sai che ti amo, vero?" "Lo so," rispose Lucrezia Carlos li interruppe chiedendo a Lucrezia di ballare ovviamente chiese se Mario era d'accordo. "Certo fece Mario, io berrò un altro di questi splenditi cocktail" dirò al mio amico barman di portartelo" disse Carlos allontanandosi con Lucrezia che con la mente in subbuglio, si lascò guidare da Carlos in un angolo buio del locale. La pelle di Lucrezia era scottata dal sole e umida di desiderio, e la voglia di sentire qualcuno all'interno di sé era quasi insopportabile. "E adesso?" chiese, ansiosa. Carlos la spingeva delicatamente contro il muro, le mani che scivolavano sul corpo come se lo conoscesse da una vita. La baciò appassionatamente, la lingua che esplorava la bocca di Lucrezia come se cercasse un tesoro nascosto. Poi, con un gesto deciso, le sollevò la gonna e le sfilò le mutandine, le gambe che si aprivano come un fiore in attesa di ricevere il nettare. Mario, a distanza di diversi metri, li guardava con gli occhi sgranati. Non vedeva bene ma cercava di immaginare al meglio ciò che stava accadendo. Era eccitatissimo e la voglia di unirsi a loro era come una forza inarrestabile. Mentre Carlos la penetrava lentamente nel culo, Lucrezia si voltò a guardare Mario, sapeva che lui la stava osservando da lontano, la bocca che le formava un anello gli mando un bacio. Carlos accelerò il ritmo, il cazzo che si muoveva all'interno di Lucrezia come se stesse danzando una rumba selvaggia. La sensazione era diversa da qualsiasi altra volta, il piacere che le travolgeva il corpo era come un'onda calda che la spingeva incontro a un abisso di lussuria . Intanto, Lucrezia si strofinava la clitoride, il dito che si muoveva in circolo, mentre il suo culo che si contraeva attorno al membro del ragazzo spagnolo. "Voglio che vieni," gridò, la voce soffocata dal piacere. Carlos obbedì, il viso contorto in un'espressione di estasi, lo sperma che si riversava nel culo di Lucrezia come un fiume in piena. Mentre si riprendeva, Lucrezia sentiva il seme di Carlos scivolarle tra le cosce, mischiato al proprio. Un sorriso le illuminò il viso, era come se avesse appena compiuto un rito di iniziazione in un tempio segreto. "E adesso?" chiese, il respiro che le usciva a singhiozzi. Carlos le sussurrò all'orecchio qualcosa in spagnolo, e Lucrezia sentì un brivido gelato scendere le lungo la schiena. Era il prossimo passo, qualcosa di ancor più proibito. Torno a tavolo da Mario, il viso pieno di desiderio, e gli disse: "Voglio che lo facciamo qui, adesso seguici nel bagno" Mentre gli occhi di Mario si allargavano, Lucrezia si inginocchiò e prese in bocca il cazzo del marito, le labbra che si stringevano attorno a lui come se volesse assorbire l'intero uomo. I due uomini si scambiarono un'occhiata di intesa, e con un cenno del capo, Carlos la penetrò di nuovo, il cazzo che scivolava facilmente tra le labbra gonfie e umide di Lucrezia. Mentre i due amanti si abbandonavano all'atto, Mario si avvicinò lentamente, la bocca secca per l'emozione. Voleva assaggiare la propria moglie, sentire il gusto di un altro uomo su di lei. "Amore," sussurrò Lucrezia, "Voglio che tu venga qui," e indicò il culo di Carlos. "Si fallo disse Carlos" Mario non esitò, la gelosia e l'eccitazione che lo divoravano lo spingevano a unirsi a quell'intreccio di corpi. Si tolse i pantaloni e si avvicinò, il cazzo duro come non lo era mai stato, pronto a esplorare nuove profondità. Con un po' di imbarazzo, si posizionò dietro Carlos, il cazzo che pulsava all'unisono con il cuore. "Fallo," disse Lucrezia, la voce rauca di passione. Mario lo fece, la punta che sfregava leggermente l'ano del ragazzo. Un attimo di esitazione, e poi si spinse avanti, la testa che

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