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Incestuosi segreti di una Testimone di G. · Cap. 2
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Capitolo 2 di 4 27 min di lettura

Il peccato dei bocchini

Mise le mani sul cofano divaricando le gambe, dando le spalle al ragazzo che era ancora lì col cazzo duro e gocciolante. "Lo voglio ne culo Marco. Infilalo daiiii..."

sesso italiano
1 anno fa · 691 letture · 0



Alessandra si stava preparando per uscire. Era nuda nella sua stanzetta, un filo di musica latinoamericana gironzolava nella cameretta.
Giusto un po' di volume, i genitori detestavano la musica mondana che Alessandra ascoltava, avrebbero preferito ascoltasse solo i cantici che erano santi e puri ed invogliavano ad una vita casta e spirituale nel nome e nella paura di dio.
La musica mondana era invece, dicevano loro ovvio, “l'arma tentatrice che il diavolo utilizzava per corrompere le anime giovani e deboli dei ragazzi e delle ragazze della congregazione”.

Tutte queste canzoni parlavano di sesso, droga, omosessualità. Tutti argomenti tabù per un bravo Tdg.
Alessandra non si riconosceva più nell'espressione "brava Tdg". Quel pompino in sala del regno le aveva cambiato la vita e aperto gli occhi definitivamente. Non era quella la vita che voleva fare, si sentiva destinata a qualcosa di estremamente diverso.
Era attratta dal mondo malizioso del sesso, dallo scoprire nuove sensazioni, dallo scoprirle direttamente sopra e dentro al suo corpo.
Dopo aver parlato con Michela poi non sentiva nemmeno più la sporcizia per quel che aveva fatto, anzi si rendeva conto di voler osare ancora di più nel mondo del sesso. Voleva provare tutto. Tutto subito. Doveva recuperare gli anni perduti a suonare i citofoni e a passeggiare per strada come una vecchia zitella, doveva recuperare quelle serate che anziché andare al cinema stava li come una “megera” per due ore ad ascoltare le cazzate bibliche che qualcuno un giorno si era inventato per sottomettere altri uomini e altre donne, i più deboli e inetti della popolazione.

Profumava ancora di bagnoschiuma, si era lavata i capelli con un avvolgente shampoo alla camomilla e di era messa davanti allo specchio per ammirarsi.
Era davvero bella. Era davvero bella e da nuda si sentiva ancora più attraente.
Prese tra le dita una ciocca di capelli e se la portò alla bocca, assaggiandone il sapore di buono, di pulito.
Aveva veramente un bel corpicino, snello, suadente, con le curve al posto giusto. Faceva proprio eccitare, lo sapeva, si rendeva conto della propria sensualità e le piaceva l'idea di poter essere guardata dai maschi.
Si toccava le punte del seno, osservava nello specchio quelle belle tettine giovani.
Avrebbe voluto farsi un bel tatuaggio ma era assolutamente vietato dalla religione. Dicevano fosse un marchio del diavolo.
Ora le sue idee stavano cambiando radicalmente.
Non le interessava più quella vita monacale e in cuor suo si sentiva molto meno sporca in coscienza rispetto a prima.
Era stato eccitante succhiare quel bellissimo uccello di Marco. Era così duro, così potente. Lo sentiva ancora nella sua bocca.
Sentiva ancora quel forte profumo di cazzo, ricordava il momento in cui inginocchiandosi aveva tirato fuori il pisello di Marco per portarselo alla bocca. E quel sapore forte di sperma le era piaciuto.
Pensava le avrebbe fatto schifo ingoiare quel liquido appiccicoso e invece si era accorta che ne aveva ancora bisogno.
C'era una cosa che voleva fare. Andare oltre. Voleva farsi penetrare pure la figa da quel cazzone. Non le era bastato infilarselo fino in gola. Voleva godere molto di più. Voleva quel gigantesco arnese umido e potente dentro la sua tenera fighetta.
Voleva che Marco la penetrasse, voleva sentire tutta quella enorme potenza crearle il primo orgasmo della vita.
Era Marco l'uomo con cui perdere la verginità, in cuor suo sentiva di amare Marco. O almeno sentiva di amare il pisello di Marco. Sentiva il bisogno del suo uccello. Sentiva il bisogno di vederlo subito.
Dopo averne parlato con Michela si sentiva pronta a questa nuova doppia vita. I suoi non dovevano venire a sapere delle sue trasgressioni.
Che peccato, settimana prima quando si erano incontrati che lui era in servizio con Gianni non avevano potuto far nulla se non un breve saluto.
Sapeva che Marco era uscito con Marianna ma in cuor suo non le dava fastidio che uscisse con altre ragazze.
Non stavano insieme.
Un pompino per quanto intimo non era un contratto vincolante.
Prese il telefonino e si fece una foto.
Non la mise su Instagram, non poteva mettere foto di nudo. Fece un paio di foto veramente eccitanti. Si toccava la passerina immaginando che quel dito fosse un cazzo.
Stava per cancellarle quando le arrivò un messaggio.
Era Gianni.
Le chiedeva se fosse pronta.

“Cazzo”, - pensò Alessandra.
"Mi son dimenticata dell'appuntamento".
Scrisse “OK” al whatsapp di Gianni, “Mi vesto e arrivo”.
Si era dimenticata dell'appuntamento di servizio che aveva preso per quel pomeriggio. I suoi erano fuori in predicazione già da un'ora e pensava avrebbe preso l'auto per andare a fare shopping.
Gianni le mandò un altro messaggio.

MANDAMI LE FOTO DELLE NOTE CHE HAI PRESO DEL TERRITORIO DI VIA MARCO POLO. NON RICORDO GLI ASSENTI.

Alessandra si stava vestendo in fretta e furia, prese la prima gonna trovata nell'armadio e una leggera camicetta bianca. Si era dimenticata il reggiseno ma non aveva tempo di metterlo, era già in enorme ritardo, doveva preparare pure la borsa del servizio e lavarsi i denti.
Prese il telefonino e rispose a Gianni, cercò nel cellulare le foto del territorio di Via Polo per spedirle come allegato.

Aveva appena fatto in tempo a mettersi le scarpe che suonarono alla porta. Probabilmente era Gianni che la invitava a scendere.
Andò ad aprire ed effettivamente c'era Gianni che la stava aspettando.

Ciao Gianni, scusa mi stavo vestendo, sono in ritardo.
Tranquilla Alessandra. Ti aspetto.
Hai letto il messaggio? T ho mandato le foto del territorio.
Ah no, ero sceso dall'auto per venire qui e non ho sentito la vibrazione.

In un'altra situazione sarebbe stato sconveniente farlo entrare in casa, era un uomo e lei era in casa da sola. Ma era in palese ritardo e le spiace a farlo aspettare fuori come un coglione. Tanto non c'erano grossi problemi, due minuti e sarebbero usciti in servizio senza creare imbarazzo o “situazioni sconvenienti”, come si usava dire in quei casi in congregazione.

Entra Gianni, che devo ancora lavarmi i denti e prepararmi la borsa del servizio. Aspettami in soggiorno che arrivo.

Gianni era sorpreso della richiesta ma in fondo era la figlia di un amico e poi non c'era nulla di male, doveva solo aspettarla sul divano 5 minuti prima di uscire in servizio.

Si accomodò sul divano e ne approfittò per guardare il cellulare. Avrebbe esaminato gli appunti che Alessandra le aveva mandato via chat.
Aprì whatsapp e andò sulla chat con Alessandra.
Richiuse subito la schermata.
Non poteva essere vero quel che aveva visto. Si sentiva leggermente teso e una vampata di calore lo scosse nel profondo.
Guardò in direzione del corridoio, poco più avanti c'era il bagno, sentiva il rumore dell'acqua che scendeva dal rubinetto.
Aveva riaperto la chat e aperto le foto.
C'era Alessandra nuda in quelle foto. Completamente nuda. In una delle due foto si stava toccando la figa con il ditino. Da una parte gli occhi di Gianni brillavano di eccitazione, dall'altra un mix di sentimenti che oscillavano tra imbarazzo e paura avevano pervaso il fratello.
Non riusciva a capire.
Perché le aveva mandato quelle foto?
Si era sbagliata? Era una provocazione?
Ma soprattutto si chiedeva perché una ragazza così brava e casta si faceva delle foto del genere. Gianni non pensava che le “giovani sorelle” potessero avere “pensieri impuri” o immorali. Da quando era un testimone di geova aveva sempre creduto nella vita integerrima, soprattutto per la sfera sessuale che si richiedeva a chi apparteneva a questa organizzazione.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Il sesso è come qualsiasi gioco che ci diverte da piccoli, la differenza è che noi adulti più ci divertiamo e più ce ne vergogniamo.

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