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Erotika
Lo sporcaccione · Cap. 4
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Capitolo 4 di 4 20 min di lettura

Inculato dai maiali

Poi venne il momento della monta vera e propria. Il primo mi salì sopra e, dopo alcuni colpetti decisi, mi penetrò cominciando a girare quel suo arnese in modo sapiente.

Linos
1 anno fa · 941 letture · 0

La sera giunse in un attimo e la padrona volle che ci riunissimo nella saletta perché doveva farci una comunicazione. Ci ritrovammo tutti insieme, seduti all’incirca verso le diciannove. “Vi ho riuniti tutti qui perché volevo annunciare ufficialmente aperta la Sagra del Maiale che si terrà fra un’ora proprio dentro la stalla dove tengo i miei quattro maiali. Naturalmente verrà offerta una cena a buffé esclusivamente vegetariana. Vi chiederete cosa c’entra con la Sagra. E’ perché il tema sono proprio i miei quattro maiali che li vedrete montare una scrofa. Di solito siamo noi a portarli nelle fattorie vicine perché questo avvenga ma stasera ne avremo una qui”. “Ma ve l’hanno prestata oppure l’avete acquistata per l’occasione?” chiese uno degli ospiti. “Ne abbiamo presa una solo esclusivamente per questa sera affinché voi possiate godere dello spettacolo. Naturalmente sapete benissimo che nei vostri inviti avevamo scritto che sareste stati tutti spettatori, tutti tranne uno e solo quella persona sa chi sia, mentre gli altri faranno da spettatori. Tutti quanti si guardarono per capire chi fosse a partecipare e, visto che non si erano confidati l’un l’altro se fossero spettatori o partecipanti, potevano solo immaginarlo. Anche Gianluca non lo sapeva con certezza. Neanche Peter, solo Arturo ed io lo sapevamo. “Bene, adesso andate a mettervi qualcosa di adatto per la cena nella stalla, ci vediamo fra un’ora” e si diressero verso le loro camere. 
“Signor Roberto” mi chiamò Samanta “può venire con me”. “Certo” risposi “Arturo, Gianluca, ci vediamo dopo ok?”. “Mi dica signora”. “Mi chiamo Samanta come le ho scritto nella mail” “e lei mi chiami Roberto”. “Bene Roberto, dovrebbe seguirmi nella stalla, i ragazzi stanno finendo di preparare tutto per dopo e anche lei dovrebbe prepararsi. Andiamo?” “Ok, andiamo”. 
Arrivammo alla stalla dove stavano terminando di sistemare. Assi sopra sostegni per metterci i piatti vegetariani su di un lato e dall’altro le gabbiette dove c’erano i quattro esemplari maschi che avevo visto qualche ora fa. “Venga, qui c’è la quinta gabbietta che di solito non usiamo ma stasera sarà il suo palcoscenico. Dovrebbe spogliarsi e le daremo delle ginocchiere perché starà quasi tutto il tempo nella posizione, e un giubbottino da indossare per proteggere la sua schiena, sa, i maiali sono piuttosto ruvidi e irruenti durante la monta. Ecco, posi qui i suoi abiti”. “Di solito quanto dura una monta?”. “Circa quaranta, quarantacinque minuti ma a volte anche un’ora”. “Quindi sono quattro… diciamo fino a mezzanotte o oltre”. “Esatto ma se vuole fare delle pause per mangiare o bere, abbiamo tutto il tempo”. “Vediamo, dipende dalla voglia che ho”. “Le volevo dire che oggi pomeriggio ho notato che è andato nella stalla, seguito da due ospiti e ho voluto vedere cosa sarebbe successo”. “Due? Veramente era uno, il signor Peter”. “No erano due, uno l’ha seguita da vicino ed è entrato subito dopo con lei, mentre l’altro era poco distante e si è messo a spiarvi da una finestrella. Un ragazzo, credo fosse quello venuto con lei”. 
Allora Gianluca aveva visto che ero interessato ai maiali ed avevo tratto delle conclusioni. Infatti, quando ero tornato, mi aveva dato l’impressione di sospettare qualcosa lanciandomi delle occhiate da porcello in calore. Meglio così. Mi ero preparato e mi fecero entrare nella gabbietta del primo maiale per fargli annusare il mio buchetto e così fecero anche con gli altri tre per sentire gli umori della maiala. Dopo di che mi misi a pecorina nella mia celletta aspettando che iniziasse lo spettacolo. Nel frattempo errano arrivati gli spettatori. 

“Bene signori, qui sui tavoli ci sono i cibi vegetariani mentre nell’ultima gabbietta abbiamo preparato la scrofa”. Tutti si stavano domandando perché non ci fossi io, tranne Arturo e Gianluca, che ormai non aveva più dubbi. Ma appena si avvicinarono alla mia celletta passando davanti a quelle dei maiali, esclamarono tutti insieme per la piacevolissima sorpresa “WOW!!!” Io ero li, a pecorina sulla paglia con il mio culo bene in vista che attendeva i quattro maschi. 
“ma è stupendo!” fece uno e di seguito ci furono apprezzamenti anche più espliciti di piacere. La Sagra del Maiale, anzi della maiala e dei suoi quattro maschi, era ufficialmente iniziata. 
Mentre qualcuno aveva iniziato ad assaggiare i vari piatti preparati con maestria, fecero entrare il primo pretendente. Un maschio grosso e pesante che si mise subito ad annusare e sbavare proprio sul mio culo. Io cercavo di calmarlo, perché sembrava davvero tanto eccitato, con paroline dolci e tranquille “porcellino mio, stai tranquillo che non vado da nessuna parte, sono qui per te. Non vedi come ti desidero?” e cose di questo tipo ma lui aveva tanta voglia e si mise a saltarmi sopra in modo scomposto. Andò perfino davanti ma fu riportato subito dietro, perché era li che doveva concentrarsi. Infine capì che la porta d’entrata era quella e mi saltò sopra. 
Il cazzo del maiale è sottile ma lungo anche cinquanta centimetri con la cappella a vite. Stava appunto puntandolo verso il mio buco schizzando ogni tanto il suo liquido lubrificante, sempre più diretto alla porta del desiderio. Con colpi veloci e mirati, lo faceva entrare ed uscire senza mai metterlo del tutto dentro e continuando a schizzare. Poi finalmente lo introdusse e iniziò a montarmi alla grande. Lo sentivo spingere e infilare quel suo cazzo girandolo e rigirandolo nel mio intestino come un trapano, sempre più in fondo perché stava allungandosi. Tutti avevano lasciato perdere il cibo ed avevano gli occhi puntati su quella scena e vi assicuro che era una goduria averlo tutto dentro mentre gli altri sbavavano per il piacere.
La monta durò circa dieci minuti, preliminari compresi ma poi il maiale si fermò e i suoi fiotti si fecero caldi, bollenti, abbondanti e anche più densi. Nell’arco di cinquanta minuti lo sentì mettermi dentro una quantità sbalorditiva di sborra e pensare che era solo il primo, cercavo di immaginare come sarebbe stata la mia pancia al termine della serata. 

Intanto Gianluca, che si godeva quello spettacolo, domandò alla signora “quanto sborrano i maiali?”. “Di solito da mezzo fino a un litro, dipende dalle giornate”. “Cazzo, quindi dopo quattro potremmo anche vedere la sua pancia gonfia, come se fosse incinta”. “Non saprei, forse, è probabile”. “Che sballo” e continuò a vedere. Poi smontò e il suo cazzo torno piano piano nella guanina mentre continuava a gocciolare. Lo riportarono nella sua celletta e fecero uscire il secondo. Lo stesso copione, stessa monta stesso godimento, sborrata super. Avevo dentro ancora la sborra del primo, perché quella più densa faceva da tappo, che anche il secondo mi inondò con la sua, copiosa e bollente come la prima. Ormai il clima che si respirava in quella stalla, era di libidine allo stato puro, un turbinio di lasciva euforia e gridi di piacere che emettevo mescolati ai grugniti dei maiali. Dopo il secondo ci fu una pausa per dare modo a tutti di respirare un po', io compreso.

Avere quei pesi massimi sulla schiena e sostenerli non era uno scherzo. Tremavo come una foglia ma non per il freddo ma bensì per il piacere sublime che provavo nel sentirmi completamente alla mercé di quei maschi. Mi dominavano, mi coprivano completamente, ero suo fin nel midollo. Poi la signora decise di dare conclusione alla festa e decise che era giunto il momento culmine dello spettacolo. Fece entrare nella mia celletta, gli altri due contemporaneamente. Non avevo idea di quello che avesse in mente di fare ma lo scoprimmo a breve. Appena dentro, entrambe i maiali si dedicarono a me di comune accordo, come se lo avessero già fatto. Una cosa che non avrei mai pensato accadesse. Si certo, mi era successo con i miei cani e casualmente con quei due cavalli, anche se furono i ragazzi a gestire la cosa, ma con due maiali, e senza che nessuno gestisse la cosa, non lo avrei mai creduto possibile. A turno mi leccavano, spingevano il naso sulle mie natiche. Uno tentava di montarmi sopra da dietro mentre l’altro mi veniva davanti per fare lo stesso. I loro cazzi presero ad uscire regolarmente, come regolarmente iniziarono a schizzare quel liquido che mi finiva sul buco del culo ma anche sul viso. 

Cercai di aprire la bocca per accoglierlo, tirando fuori la lingua per lambirgli la punta. Poi si diedero il cambio come non mi sarei aspettato, tutto con continui scambi di posto. Avevo uno che si prendeva cura del mio buco posteriore e l’altro di quello anteriore, senza sosta. Poi venne il momento della monta vera e propria. Il primo mi salì sopra e, dopo alcuni colpetti decisi, mi penetrò cominciando a girare quel suo arnese in modo sapiente trapanando il mio intestino solleticando le pareti con la punta, mentre continuava a schizzare liquido lubrificante e in attesa della sborra inseminatrice. L’altro invece stava facendo lo stesso nella mia bocca. Non avevo mai sentito il sapore del cazzo di un maiale ne tanto meno quello della sua sborra e, quando accadde, ebbi un sussulto e dei fremiti da sballo, anche perché stava succedendo lo stesso dentro il mio culo. 
Lo sentivo arrivare fino in fondo alla gola, quasi alla bocca dello stomaco e il suo liquido me lo stava riempiendo Una sensazione indescrivibile a parole, solo chi l’ha provata può capire. Rimanemmo così per circa un’ora e durante tutto quel tempo sentivo la mia pancia gonfiarsi, anche perché avevo tutta la sborra degli altri due dentro. In tutto questo mi accorsi che, sia Arturo che Gianluca, stavano facendo un filmino coi cellulari, come anche altri. Me la toccai, era effettivamente gonfia. Mi sentivo pieno di loro, felice come non mi capita spesso di esserlo. Terminato tutto, si spostarono da me lasciandomi disteso e riprendere fiato. Quello che accadde dopo però, aveva dello strabiliante e nessuno, compresa Samanta, si sarebbe immaginato. Dopo appena dieci minuti, i due maschi si scambiarono i ruoli da perfetti complici e ripresero dall’inizio. Io ero in abbandono totale, completamente privo di iniziative e lasciai che usassero di me e del mio corpo fin quando avessero voluto. Ma non fu tutto. 
Avendo lasciato le celle aperte, si unirono gli altri due che avevano riposato e non so come accadde, si dettero il cambio, senza sosta, per diverse ore. Non so come riusci a non svenire, sia per il peso che dovevo sostenere ma anche per il traboccante piacere che non mi abbandonava neanche un secondo. Quei quattro possenti maschi avevano preso possesso di me e non si sarebbero fermati se non quando furono sfiniti. Per quanto mi riguarda, avevo avuto un’esperienza sconvolgente nel vero senso della parola. 
Riportarono i maiali nelle proprie gabbiette e mi coprirono con una coperta lasciandomi il tempo per riprendermi. Il cibo, che nel frattempo era stato consumato ma solo in parte, fu tolto dalle tavole e sistemato in contenitori mentre le tavole e tutto il resto fu messo da parte. La signora chiamò a se tutti gli ospiti 
“Spero sia stato di vostro gradimento e, vista l’ora tarda” erano quasi le tre di notte “consiglierei a tutti di tornare nelle vostre camere. Ci vedremo domani mattina, sul tardi, per un branch terminando la giornata con una breve cavalcata nella tenuta prima del vostro rientro a casa, se siete d’accordo”. “Si, ma certo” risposero a turno tutti quanti e presero ad uscire alla spicciolata. Arturo e Gianluca intanto si erano presi cura di me e, vedendomi inerme e spossato, mi stavano accarezzando il volto delicatamente. La signora si accostò e disse loro di aspettare un po' e di sollevarmi per riportarmi in camera, farmi un bel bagno caldo, rilassante con sali e oli profumati perché dovevo averne bisogno. In effetti ne avevo tanto bisogno. 

Prima di andare avanti…

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