Rimango sconvolto ed inspiegabilmente eccitato per circa una ventina di minuti, il cervello continua a farmi rivivere in loop l’ultimo incontro con Gabrielle: la sorpresa mista a paura della sua improvvisa comparsa dietro di me, la salda presa intorno al cazzo, i brividi di piacere, quel soffice indice che corre lungo tutta l’asta con un tocco leggero proprio nei punti giusti, punti che non sapevo nemmeno fossero così sensibili, le sue unghie sulla mia cappella gonfia come non mai e poi l’esplosione di puro piacere che mi sconquassa il corpo in un’onda travolgente, il suo sorrisetto compiaciuto, lo sguardo tagliente, il sapore del mio sperma in bocca così acre eppure meno rivoltante di quanto pensassi. Brividi mi corrono lungo la schiena e ci vuole tutta la mia forza di volontà per alzarmi e pulire quel disastro. Sono sfinito.
Il resto della giornata scorre tranquillo: Gabrielle a fare shopping con mia madre ed io davanti alla Play al sicuro nella mia stanza.
A cena sembriamo una piccola famigliola felice e parliamo del più e del meno, niente sorprese, niente piedini sul mio pacco, niente sguardi o allusioni, tant’è che ciò che è stato comincia già a sembrare frutto della mia fantasia perversa e quella tensione elettrica che aveva accompagnato le 2 giornate precedenti comincia piano piano a sciogliersi.
Sono di buon umore. L’indomani Gabrielle sarebbe ripartita verso casa concludendo quella 3 giorni italiana e, con ogni probabilità, non ci saremmo più risentiti. Ci sarebbero state le solite mail di corrispondenza per un breve periodo, più per fare felici i miei che per altro, ma sarebbe ben presto andato a noia ad entrambi per spegnersi com’era cominciato.
La serata scivola via fra convenevoli e le solite barzellette di papà alle quali Gabrielle ride per cortesia non capendo gran parte delle battute. Alle 23 e 30, circa, ci diamo la buona notte e lasciamo Gabrielle andare a preparare i bagagli per la partenza imminente. Colgo l’occasione al volo per rituffarmi nel mio libro finchè, esausto, crollo a letto.
Sogno di essere un famoso pirata a bordo della mia nave, la più temuta dei 7 mari. I miei uomini, fedeli e senza scrupoli, stanno combattendo una feroce battaglia contro la marina che ci ha circondati in un’ imboscata. In un attimo sono nella baraonda a tirare fendenti con la mia spada scintillante, ben sapendo di andare incontro a morte certa, in uno scenario senza vie di fuga. Riprendo i sensi all’interno della stiva di una nave, ammanettato al muro e con un gran cerchio alla testa. Una figura incappucciata mi guarda dal fondo della stanza, irriconoscibile. Avanza lentamente, superando le fredde sbarre della cella come fossero fatte di polvere, si sfila il cappuccio che le celava il volto… è Gabrielle?!
Mi sveglio di soprassalto e faccio per tirarmi su ma qualcosa mi trattiene inchiodato al letto: sono ammanettato alle sponde. La sorpresa precede la paura e a malapena trattengo un urlo quando vedo sbucare dalle tenebre della mia stanza Gabrielle. Tremendamente e paurosamente bella. Un ghigno in faccia. Provo a protestare ma con un movimento felino si avvicina e mi riempe la bocca con quelle che sembrano mutandine da donna, impedendomi di parlare.
“Shh, dormono tutti Brandon. Non svegliare”
Mi fa l’occhiolino e, come se nulla fosse, mi sfila i pantaloni del pigiama lasciandomi in mutande, ammanettato ed in suo completo potere. Mi afferra le gambe e me le fa piegare e divaricare lasciando palesemente intuire quale sarà la sua preda per la serata.
Le sue mani si appoggiano sulle mie rotule e cominciano a scendere giù, lungo l’interno coscia, in un movimento leggerissimo e lentissimo che mi sconvolge il corpo con dei brividi tremendi, come fosse una sorta di solletico ma elettrico, intenso, paradisiaco. Non appena ai polpastrelli sostituisce le unghie sento l’erezione crescere prepotente e tendere le mutande come volesse squarciarle. Gabrielle se ne accorge all’istante ed il suo sguardo si trasforma in quello di una tigre affamata, il suo viso è lo specchio della brama e della voglia che le annebbiano il cervello, mi sfila rapidamente le mutande come se non potesse più aspettare ed accoglie con un sorriso di pura gioia il mio cazzo che salta fuori, rimbalzando dolcemente, in tutta la sua durezza.
Io sono inebetito, consumato da una voglia incontrollabile eppure troppo spaventato per fare qualsiasi cosa.
La consapevolezza di essere completamente in suo potere mi dà lampi di piacere come frustate in tutto il corpo.
Voglio essere un giocattolo, voglio essere usato.
Gabrielle mi afferra il cazzo e comincia a segarlo furiosamente, un su e giù velocissimo che mi prende alla sprovvista, poi sembra calmarsi e riprendere il controllo di se, rallentando il ritmo e cominciando a giocarci come fosse una gattina con un gomitolo di lana. Le sue dita prendono a scivolare lungo il mio cazzo, una ad una, tracciando sinuose traiettorie di piacere, a volte seguendo una vena giù fino alla base, altre semplicemente tracciandone i contorni in una lasciva danza.
A questo punto lo afferra saldamente e lo stringe come volesse stritolarlo. La sua mano comincia a scendere ma lentamente quasi che la forza di quella stretta ne rallentasse i movimenti e la corsa, sconvolgendomi di piacere.
Continua a lungo con questa piacevolissima tortura e non appena comincio a rendermi conto che non ho mai provato un piacere così intenso, così a lungo, mi sorprende di nuovo abbassandosi, spalancando quelle sue labbra sottili e delicate, e prendendolo in bocca seguendo il movimento della mano che, lenta e inesorabile, non si era fermata un attimo.
Gemiti di piacere vengono attutiti dalle mutandine nella mia bocca, mentre quelle labbra avvolgono la mia cappella pulsante e la coccolano in un caldo, avvolgente abbraccio. La sua lingua comincia a saettare di qua e di là con colpi veloci e magistralmente eseguiti, la sento, ruvida sulla mia pelle, lambire i miei punti più sensibili, giocare con il frenulo, avvolgere la cappella e, dopo un affondo particolarmente vigoroso, andare ad accarezzarmi fugacemente le palle.
Abbondanti rivoli di saliva fuoriescono dai lati della bocca di Gabrielle mentre continua, incurante dei miei gemiti, a fare su e giù lungo il mio cazzo estasiato dal trattamento. A volte si stacca per scendere a leccarmi le palle, prendendole in bocca una ad una e poi entrambe, mentre la sua mano si concentra solamente sulla cappella con movimenti circolari quasi come volesse lucidarla.
Torna a penderlo in bocca, questa volta con più foga, e non aiutandosi con le mani che, invece, corrono sotto la mia maglietta e si arrampicano sul mio petto fino a raggiungere i capezzoli. Li stringe così forte da darmi la scossa e mi sorprendo di quanto piacevole mi risulti questo brutale trattamento. Il mio cazzo sembra indurirsi ulteriormente, più di quanto pensavo fosse umanamente possibile e Gabrielle sembra accorgersene perchè aumenta il ritmo delle pompate e continua a torcermi i capezzoli con sadico accanimento.
