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Erotika
Conciati per le Feste · Cap. 3
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Capitolo 3 di 7 11 min di lettura

Il clochard innamorato

Rimango stordito e lui torna da sua moglie. La risolleva, gli stappa la camicia. “Visto, ora si che sei una puttana” Un racconto romantico di @Lizbeth

Giovanna Esse
10 mesi fa · 364 letture · 0

imprigionato nei vestiti, ma non è così delicato.

E se non mi fossi ancora svegliato, e se tutto questo fosse un sogno.

Lei si slaccia pure il reggiseno e quella terza spavalda mi fissa. L’accarezzo. Gli

lecco i capezzoli. Quante notti, sdraiato per terra, ho sognato questo momento.

Mentre io continuo a leccarla, lei mi sbottona i pantaloni lisi. Mi infila dentro

una mano, me lo prende tra le sue dita e mi guarda stupefatta.

Sento la mia eccitazione scorrere nel mio corpo. Sento che gioca sulla mia cappella

con il suo dito pollice. Le sue unghie mi graffiano.

Si siede sul tavolino, si alza la gonna, si sfila le mutandine, me le fa annusare.

“Ti piaccio” – Per me è una meraviglia, ma non riesco a dirlo.

Inizia a masturbarsi con le mutandine, le fa entrare dentro di se. Non capisco più

nulla e non è per la botta in testa.

“Togliti i pantaloni” – Lo faccio subito, ormai la mia asta è esposta.

Lei allunga il suo piede destro e gioca con il mio cazzo, passa le dita tra le

palle, mi accarezza il glande – “Segati per me”

Me lo prendo in mano, intanto lei passa l’alluce tra le mie chiappe e si insinua

all’interno.

Siamo uno di fronte all’altra e ci masturbiamo. La voglio possedere deve essere

mia, ma se mi faccio avanti, ho paura che mi denunci per violenza sessuale.

“Scopami” – I miei timori svaniscono.

Mi alzo in piedi e, con il cazzo in mano, mi avvicino alle sue gambe. Lei mi guarda

accarezzandosi dolcelmente il seno e facendo penzolare le gambe dal tavolino, poi

mi afferra il pene con la mano destra e lo spinge dentro di se.

Sento la mia cappella avvolta dal suo sesso, mi introduco dentro di lei, e spingo.

Sono anni che non faccio sesso, praticamente da ragazzo. Ho paura di iaculare

immediatamente, cerco di resistere.

Lei mi accarezza il viso, i suoi occhi esprimono tutta la sua dolcezza. Guardo

intorno a me e vedo tutte le tracce rimaste da quel uragano di suo marito. “Che

deficiente”

“Che hai detto” – Mi guarda incuriosita

“Nulla”

Gli afferro il seno e ogni volta che spingo il mio pene dentro di lei, spingo il

suo seno verso la sua gola. Gli accarezzo i capezzoli duri. I miei movimenti son

lenti, non ho la minima fretta.

I nostri sospiri sono lievi e lieti.

La faccio chinare sul tavolino e io mi sdraio sopra di lei. Le bacio il collo. Le

passo le mie mani sulle sue braccia. Hanno i lividi delle percosse di prima, li

lecco.

Le sue mani mi accarezzano la nuca, io faccio scorrere il mio pene lungo i suo 12

centrimetri di desiderio. Assaporo ogni contatto. E’ cosi lubrificata che scorre

facilmente.

Avvicina la bocca al mio orecchio destro, mi succhia il lobo – “Voglio che mi fotti

con passione, voglio che mi prendi con forza, ho bisogno di godere e dimenticare

tutto”

Dentro di me non so se ne sono capace. Mi sfilo da lei, la lascio libera, la facciò

alzare con la mia misera forza, poi la faccio girare di getto.

“Mani sul tavolino”

“Si padrone mio” – Ride.

Ora è messa a novanta, ha un sedere meraviglioso. Lo accarezzo, Lo sculaccio. Lo

bacio e vedo la sua passera da vicino, la lecco. Stringo con le mani quel

meraviglioso sedere tonico e infilo la lingua dentro di lei.

Appoggia il seno su quella superficia fredda e si allarga le chiappe da sola.

Intuisco cosa voglia di me. Torno in piedi, e gli sbatto, ancora una volta, dentro

il cazzo. Ma questa volta mi faccio più audace. I miei colpi sono piu sicuri, sono

più decisi.

La sento urlare, ma non son gli urli di prima. Questi sono urli di eccitazione,

sono urli di gioia.

Gli metto le mani sul collo. Lo stringo. Spingo con tutta la forza che ho. La vedo

sobbalzare.

“Più forte, spinti tesoro”

Il mio ritmo aumenta, gli accarezzo la schiena. Vedo che si sta masturbando il

clito con le sue dita. Il suo seno schiacciato mi eccita. Inarco la schiena, il

piacere si diffonde dentro di me.

Non so perché piango, è sicuramente gioia.

Gli afferro le gambe con le mani, lei ora sta volando, sento il rumore del suo

seno, scorrere su quella lastra di metallo.

“Non ci credo sto per venire, sono mesi che non lo faccio” – le sue parole si

sentono a stento.

Ne sono inebriato. La mia lucidità e la mia forza, viene sempre meno. Lascio le sue

gambe, che crollano per terra, ho paura di averle fatto del male ma lei non si

lamenta.

Anzi, appoggia le mani sul tavolino, inerca la schiena, il suo seno risplende,

sembra un cobra.

“Spingi e lascialo dentroo” – Eseguo.

Vedo il suo volto girarsi, vedo i suoi meravigliosi occhi, vedo che la sua lingua

esce lateralmente dalle labbra e se la morde. Gli afferro le tette. Le stringo.

Il suo fiato si smorza, sembra che abbia l’asma. La sento invocare dio e poi le sue

braccia tremano e lei crolla sul tavolino. Non fiata, sembra che abbia raggiunto

l’orgasmo. Io rimango immobile con il mio pene dentro di lei, non so che fare.

Improvvisamente scoppia a ridere. Si sfila il mio cazzo con la mano, si gira, mi

guarda. Scende lentamente dal tavolino, e mi afferra il pene con due mani.

“Sapevo che era grosso, ma non così” – In realtà non è vero, e lo fa per farmi

felice.

Se lo infila in bocca, lo succhia. Gli accarezzo i capelli. Lei si stringe le

tette. Muoi dalla voglia di essere li in mezzo, ma come al solito non ho il

coraggio di dire nulla.

Lei mi guarda con quei suoi occhi blu meravigliosi. Mi legge nel pensiero. Mi fa

passare la cappella sul seno, sui capezzoli. La mia asta si introduce in automatico

nel suo seno. Lei lo stringe. Io lo faccio scorrere dentro a quel paradiso. Sento i

suoi muscoli stringermi. Lei lecca la mia cappella.

Sento i testicoli che si ritraggono, sento la prostata contrarsi, un fluido

fuoriesce dalla cappella, non gli voglio venire in faccia, ma lei mi trattiene anzi

esce la lingua in attesa.

Scoppio, tutto il mio sperma la invade. Lo ingoia, la mia crema arriva fino ai suoi

occhi. Mi succhia la cappella con le sue labbra. La pulisce. La morde.

Mamma mia che scopata, scusate se lo dico, ma è vero.

Lei apre quella prigione tettorale. Rimango immobile con il cazzo floscio. Per la

vergogna mi rimetto i pantaloni. Guardo la porta. Mi rendo conto di quello che è

successo e di quello che ho appena fatto.

“Tu non hai fame”

“Cosa”

“E’ tardi e dopo tutto questo movimento mi è venuta fame” – Si pulisce lo sperma,

si ricompone, ha ancora il seno al vento. Lei va sul retro, lasciandomi da solo,

quello sarebbe il momento adatto per andarmene. Ma rimango li come un idiota. Lei

torna dopo qualche minuti, indossa una maglietta e senza dire una parola, si dirige

in cucina, dove prende un pandoro avanzato.

Torna da me, ne taglia una fetta da me e mi porge pure una bottiglia d’acqua, in

effetti ho fame. Ci sediamo, e rimaniamo tutta la sera a parlare e trovo la cosa

meravigliosa ancora di più del sesso. Sono anni che parlo da solo e finalmente lo

posso fare con qualcuno. Tra l’altro una bella donna.

Come finirà questa storia, lo lascio decidere a voi. Magari è stato tutto un sogno,

provocato dalla botta in testa, magari, dopo un po di tempi, lei mi ha assunto come

suo aiutante, ha lasciato suo marito e noi siamo diventati amici. Oppure,

sicuramente i più bastardi lo penseranno, non l’ho più rivista e lei è tornata da

suo marito e ovviamente io non sono piu passato accanto a quel bar, per vergogna e

per delusione.

Prima di andare avanti…

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Scritto da
Giovanna Esse

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