imprigionato nei vestiti, ma non è così delicato.
E se non mi fossi ancora svegliato, e se tutto questo fosse un sogno.
Lei si slaccia pure il reggiseno e quella terza spavalda mi fissa. L’accarezzo. Gli
lecco i capezzoli. Quante notti, sdraiato per terra, ho sognato questo momento.
Mentre io continuo a leccarla, lei mi sbottona i pantaloni lisi. Mi infila dentro
una mano, me lo prende tra le sue dita e mi guarda stupefatta.
Sento la mia eccitazione scorrere nel mio corpo. Sento che gioca sulla mia cappella
con il suo dito pollice. Le sue unghie mi graffiano.
Si siede sul tavolino, si alza la gonna, si sfila le mutandine, me le fa annusare.
“Ti piaccio” – Per me è una meraviglia, ma non riesco a dirlo.
Inizia a masturbarsi con le mutandine, le fa entrare dentro di se. Non capisco più
nulla e non è per la botta in testa.
“Togliti i pantaloni” – Lo faccio subito, ormai la mia asta è esposta.
Lei allunga il suo piede destro e gioca con il mio cazzo, passa le dita tra le
palle, mi accarezza il glande – “Segati per me”
Me lo prendo in mano, intanto lei passa l’alluce tra le mie chiappe e si insinua
all’interno.
Siamo uno di fronte all’altra e ci masturbiamo. La voglio possedere deve essere
mia, ma se mi faccio avanti, ho paura che mi denunci per violenza sessuale.
“Scopami” – I miei timori svaniscono.
Mi alzo in piedi e, con il cazzo in mano, mi avvicino alle sue gambe. Lei mi guarda
accarezzandosi dolcelmente il seno e facendo penzolare le gambe dal tavolino, poi
mi afferra il pene con la mano destra e lo spinge dentro di se.
Sento la mia cappella avvolta dal suo sesso, mi introduco dentro di lei, e spingo.
Sono anni che non faccio sesso, praticamente da ragazzo. Ho paura di iaculare
immediatamente, cerco di resistere.
Lei mi accarezza il viso, i suoi occhi esprimono tutta la sua dolcezza. Guardo
intorno a me e vedo tutte le tracce rimaste da quel uragano di suo marito. “Che
deficiente”
“Che hai detto” – Mi guarda incuriosita
“Nulla”
Gli afferro il seno e ogni volta che spingo il mio pene dentro di lei, spingo il
suo seno verso la sua gola. Gli accarezzo i capezzoli duri. I miei movimenti son
lenti, non ho la minima fretta.
I nostri sospiri sono lievi e lieti.
La faccio chinare sul tavolino e io mi sdraio sopra di lei. Le bacio il collo. Le
passo le mie mani sulle sue braccia. Hanno i lividi delle percosse di prima, li
lecco.
Le sue mani mi accarezzano la nuca, io faccio scorrere il mio pene lungo i suo 12
centrimetri di desiderio. Assaporo ogni contatto. E’ cosi lubrificata che scorre
facilmente.
Avvicina la bocca al mio orecchio destro, mi succhia il lobo – “Voglio che mi fotti
con passione, voglio che mi prendi con forza, ho bisogno di godere e dimenticare
tutto”
Dentro di me non so se ne sono capace. Mi sfilo da lei, la lascio libera, la facciò
alzare con la mia misera forza, poi la faccio girare di getto.
“Mani sul tavolino”
“Si padrone mio” – Ride.
Ora è messa a novanta, ha un sedere meraviglioso. Lo accarezzo, Lo sculaccio. Lo
bacio e vedo la sua passera da vicino, la lecco. Stringo con le mani quel
meraviglioso sedere tonico e infilo la lingua dentro di lei.
Appoggia il seno su quella superficia fredda e si allarga le chiappe da sola.
Intuisco cosa voglia di me. Torno in piedi, e gli sbatto, ancora una volta, dentro
il cazzo. Ma questa volta mi faccio più audace. I miei colpi sono piu sicuri, sono
più decisi.
La sento urlare, ma non son gli urli di prima. Questi sono urli di eccitazione,
sono urli di gioia.
Gli metto le mani sul collo. Lo stringo. Spingo con tutta la forza che ho. La vedo
sobbalzare.
“Più forte, spinti tesoro”
Il mio ritmo aumenta, gli accarezzo la schiena. Vedo che si sta masturbando il
clito con le sue dita. Il suo seno schiacciato mi eccita. Inarco la schiena, il
piacere si diffonde dentro di me.
Non so perché piango, è sicuramente gioia.
Gli afferro le gambe con le mani, lei ora sta volando, sento il rumore del suo
seno, scorrere su quella lastra di metallo.
“Non ci credo sto per venire, sono mesi che non lo faccio” – le sue parole si
sentono a stento.
Ne sono inebriato. La mia lucidità e la mia forza, viene sempre meno. Lascio le sue
gambe, che crollano per terra, ho paura di averle fatto del male ma lei non si
lamenta.
Anzi, appoggia le mani sul tavolino, inerca la schiena, il suo seno risplende,
sembra un cobra.
“Spingi e lascialo dentroo” – Eseguo.
Vedo il suo volto girarsi, vedo i suoi meravigliosi occhi, vedo che la sua lingua
esce lateralmente dalle labbra e se la morde. Gli afferro le tette. Le stringo.
Il suo fiato si smorza, sembra che abbia l’asma. La sento invocare dio e poi le sue
braccia tremano e lei crolla sul tavolino. Non fiata, sembra che abbia raggiunto
l’orgasmo. Io rimango immobile con il mio pene dentro di lei, non so che fare.
Improvvisamente scoppia a ridere. Si sfila il mio cazzo con la mano, si gira, mi
guarda. Scende lentamente dal tavolino, e mi afferra il pene con due mani.
“Sapevo che era grosso, ma non così” – In realtà non è vero, e lo fa per farmi
felice.
Se lo infila in bocca, lo succhia. Gli accarezzo i capelli. Lei si stringe le
tette. Muoi dalla voglia di essere li in mezzo, ma come al solito non ho il
coraggio di dire nulla.
Lei mi guarda con quei suoi occhi blu meravigliosi. Mi legge nel pensiero. Mi fa
passare la cappella sul seno, sui capezzoli. La mia asta si introduce in automatico
nel suo seno. Lei lo stringe. Io lo faccio scorrere dentro a quel paradiso. Sento i
suoi muscoli stringermi. Lei lecca la mia cappella.
Sento i testicoli che si ritraggono, sento la prostata contrarsi, un fluido
fuoriesce dalla cappella, non gli voglio venire in faccia, ma lei mi trattiene anzi
esce la lingua in attesa.
Scoppio, tutto il mio sperma la invade. Lo ingoia, la mia crema arriva fino ai suoi
occhi. Mi succhia la cappella con le sue labbra. La pulisce. La morde.
Mamma mia che scopata, scusate se lo dico, ma è vero.
Lei apre quella prigione tettorale. Rimango immobile con il cazzo floscio. Per la
vergogna mi rimetto i pantaloni. Guardo la porta. Mi rendo conto di quello che è
successo e di quello che ho appena fatto.
“Tu non hai fame”
“Cosa”
“E’ tardi e dopo tutto questo movimento mi è venuta fame” – Si pulisce lo sperma,
si ricompone, ha ancora il seno al vento. Lei va sul retro, lasciandomi da solo,
quello sarebbe il momento adatto per andarmene. Ma rimango li come un idiota. Lei
torna dopo qualche minuti, indossa una maglietta e senza dire una parola, si dirige
in cucina, dove prende un pandoro avanzato.
Torna da me, ne taglia una fetta da me e mi porge pure una bottiglia d’acqua, in
effetti ho fame. Ci sediamo, e rimaniamo tutta la sera a parlare e trovo la cosa
meravigliosa ancora di più del sesso. Sono anni che parlo da solo e finalmente lo
posso fare con qualcuno. Tra l’altro una bella donna.
Come finirà questa storia, lo lascio decidere a voi. Magari è stato tutto un sogno,
provocato dalla botta in testa, magari, dopo un po di tempi, lei mi ha assunto come
suo aiutante, ha lasciato suo marito e noi siamo diventati amici. Oppure,
sicuramente i più bastardi lo penseranno, non l’ho più rivista e lei è tornata da
suo marito e ovviamente io non sono piu passato accanto a quel bar, per vergogna e
per delusione.
Com'è finora?
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Redattrice di erotika.app , blogger e Strega Magistra. Vuoi confessare un'avventura o un sogno del tuo "alter ego erotico"? Scrivimi in privato per consigli o pubblicazione. [email protected]
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