Sapete c’è una categoria di persone che non vengono mai notate, eppure le vedete
tutti i giorni. Vedono migliaia di gente, ma nessuna di esse li saluta. Ogni tanto
ci date una mano per sentirvi meglio. Sono i vagabondi, e io appartengo a questa
categoria.
Specialmente oggi che è Natale, dimostrate tutta la vostra ipocresia, fingete di
essere più buoni, ma ancora una volta ci ignorate, anzi non vi importa nulla se
moriamo dal freddo.
Cammino sempre tra le vie delle vostra città, respiro tra di voi, ma nessuno che mi
chieda come sto. Per carità non lo pretendo, ma anche un semplice sorriso è
apprezzato.
Soprattutto in questo periodo ci sentiamo i più soli dell’universo, quante luci,
quanto sfarzo. Cogliamo ogni attimo della vostra agitazione, ma davvero vi piace il
Natale, ma davvero vi piace fingere di essere più buoni. Buoni dove, semplicemente
cercate di essere meglio degli altri.
Lo so le mie frasi sono cattive e arrabbiate e di questo vi chiedo scusa.
Cosa succede, poi, se ci innamoriamo di una incantevole donna. La mia si chiama
Amelie ed è sposata. La vedo tutti i giorni recarsi al suo bar, la vedo servire i
suoi clienti. A volte, quando riesco a raccimolare qualche spicciolo, entro e
ordino un capuccino, solo per sentire la sua voce.
Lei mi tratta sempre con gentilezza, mi fa sentire come se fossi una persona
normale, e spesso, quando chiude il suo bar, mi dona le briosche rimaste in
giacenza.
Lo so, sono un illuso, lei non mi considerà mai. Non potrò mai baciare le sue
labbra, non potrò mai sentire il suo respiro su di me.
Rimarrà per sempre un sogno e non credo ai miracoli.
Oggi però la vedo strana, non mi ha salutato con il solito sorriso, anzi sembra
parecchio nervosa. Lo noto da ogni suo movimento. Nella mia testa penso che sia
colpa delle festività e delle enorme massa di lavoro che gli capita sulle spalle.
Decido di rimanese seduto sulla panchina, fuori dal suo locale, per tutto il
giorno, voglio capire cosa sia successo. Sono così concentrato su di lei, che non
noto neppure l’elemosina che mi viene elargita, mi potrebbero pure rubare quei
miseri soldi, che me ne fregherei.
Giunge la sera, e vedo il marito arrivare tutto arruffato, entra e sbatte la porta
dietro di se, le illuminazione natalizie traballano. Iniziano a litigare, gli
ultimi clienti rimasti scappano, alcuni senza pagare. Le urla arrivano fino alla
strada e io inizio ad agitarmi.
Vorrei intervenire, vorrei difenderla, ma non sono affari miei.
Continuano a litigare, lei gli da una spinta, lui gli da uno schiaffo. Io non ci
vedo più, scattò in piedi e lascio il capello con i soldi sopra la panchina e corrò
all’interno del locale.
Vedo il marito prendere in mano una decorazione natalizia rotta e minacciare sua
moglie con quella. Tra insulti e gride, afferro per caso alcune parole.
“Ora torni a casa con me” – “Tu sei matto” – “Chi era quel tale con cui sei tornata
a casa ieri sera” – Nessuno” – “Sei una troia come tutte le donne”
Io rimango immobile, lui è molto più forte di me. Vedo che la spinge contro il
mobile dei liquori, e gli mette una mano sul collo.
Non sopporto più quella vista, mi scaglio contro di lui.
“E tu chi cazzo sei”
Non rispondo e gli do un pugno in faccia. Lui praticamente lo assorbe come una
carezza, ma una cosa l’ho ottenuta, lascia la presa su sua moglie, la quale crolla
in ginocchio dietro al balcone.
Mi spinge via – “Fai del bene a tutti, vattene”
“La devi lasciare in pace”
Si rivolge verso sua moglie – “Ma tu guarda, fai innamorare pure i pezzenti”
Io cerco di dagli un calcio, ma lui afferra al volo la mia gamba e mi fa finire per
terra, batto la testa, ma, grazie all’adrenalina, mi rialzo al volo
Cerco ancora di dagli un pugno, ma nulla, ancora una volta mi anticipa e me ne
molla uno lui in pieno viso, il mio naso inizia a sanguinare. Rimango stordito e
lui torna da sua moglie.
La risolleva, gli stappa la camicia.
“Visto, ora si che sei una puttana”
Cerco di riprendermi, vedo un boccale di birra sul balcone, l’afferro e gli lo
sbatto in testa. Lui crolla a terra, inizia a sanguinare, si tocca la testa, si
rialza.
Mi prende per il bavaro, mi scaraventa contro un tavolino, la mia testa sbatte
contro uno spigolo, sento improvvisamente che perdo le forze, non riesco a tenere
gli occhi aperti e diventa tutto buio.
Non so quanto tempo passa, quando riapro gli occhi non capisco dove mi trovo. Sento
la testa sollevata, mi guardo in giro. Vedo un albero di Natale devastato. Ora
ricordo, sono nel bar di Amelie, improvvisamente torna la paura. Cerco lo stronzo
con lo sguardo. Non lo vedo, improvvisamente intravedo qualcosa di nero, sembra un
reggiseno. Qualcuno mi accarezza i capelli.
“Ti sei svegliato” – è lei.
Mi alzo di scatto, ho un capogiro, ricado per terra. Ancora agitato, gli chiedo di
suo marito.
“Calmati, qualcuno ha chiamato i carabinieri e lui se ne è andato a gambe levate”
Sento che mi bacia la fronte, sento il suo profumo.
“Non so cosa sarebbe successo senza di te”
Stavolta mi bacia in bocca, forse ho sognato.
Appena riprendo un po’ di forze, mi alzo in piedi. E faccio per andarmene.
“Ti prego rimani” – Mi sorride – “Ho paura di rimanere da sola, ho paura che torni”
Sono indeciso, l’amo, ma sono pur sempre un senza tetto, sono semplicemente un uomo
inutile. Lei si avvicina, mi prende la mano tra le sue, mi sorride. Piange.
Ha paura, rimango, mi sento un eroe.
Lei compie dei semplici gesti, chiude la porta del bar, innesca l’allarme, va
dietro al balcone e prepara un tè caldo per entrambi. Lo beviamo guardandoci
imbarazzati.
E’ vero ci conosciamo da diverso tempo, ma è la prima volta che rimaniamo da soli e
io ho paura di commettere i miei soliti errori. Lei non smette mai di accarezzarmi
la mano, quella con cui ho sferrato il mio, terrificante, pugno contro suo marito.
Lei mi guarda come se mi interrogasse e mi chiedesse: e ora che facciamo.
Io rimarrei tutta la vita accanto a lei a guardare il suo triste sorriso. Dentro di
me so che è già sposato, la sua sedia e si avvicina a me. Dalla sua camicia
strappata, si intravede il suo meraviglioso seno. Da una parte sono incantato,
dall’altra vorrei donare la mia giacca per coprirla, ma so, purtroppo, che puzza e
sicuramente è piena di germi.
Il suo viso si avvicina, insicuro, verso il mio. Si morde la lingua, adoro quando
lo fa. Ormai siamo a 5 cm di distanza come la vorrei baciare.
“Fallo”
“Come scusa”
“Lo so che sei innamorato di me, l’ho sempre saputo”
“E cosa vorrei fare, scusami”
“Baciarmi, lo so che muori dalla voglia di farlo” – La sua lingua desiderosa esce
dalla sua bocca.
Non ho il coraggio, non posso, non in queste condizioni. L’iniziativa la prende
lei, mi sfiora le mie labbra con le sue e sorride. Me le bacia, me le succhia. Io
inizio ad agitarmi, devo andare via in qualche modo.
Lei mi trattiene, possibile che sia così debole, oppure semplicemente la desidero
anch’io.
Vedo che chiude gli occhi, e sento la sua lingua penetrarmi, l’assaporo sulla mia.
Sembra una vipera scatenata, mi perlustra il cavo orale.
Appena riesco a parlare – “Tuo marito potrebbe tornare”
“Non credo è un codardo e anche se fosse, chi se ne frega”
Continua a baciarmi, inizio ad eccitarmi, mi metto una mano sui pantaloni, non deve
vedere la mia erezione. Lei si toglie la sua camicia ridotta a brandelli, e mi
mostra quel meraviglioso seno, imprigionato in una dolcissima prigione.
Dentro di me matura la voglia di toccarlo e lo faccio con titubazione. Lo sfioro,
guardo lei, lo stringo ancora di più e lei mi lascia fare. Pure io ho qualcosa
