***
Elle riposava ma senza dormire, nel letto matrimoniale. A pochi centimetri da lei, avvertiva il corpo di Gina verosimilmente abbracciata al suo uomo, che sonnecchiava, russando lievemente.
Erano stanchi, certo.
Cercando di non disturbare i due, nella penombra cercò di raggiungere il bagno.
Prima, a tentoni, recuperò la sua borsetta. Trovò il cellulare e lo portò con se in bagno, dove, finalmente, accese la luce.
Si studiò immediatamente allo specchio e, inaspettatamente, si piacque.
Il trucco, fortunatamente poco, era ormai slabbrato, non portava rossetto, meglio così ma intorno agli occhi il residuo del mascara le dava un’ aria da puttana … forse giustamente: non si era appena lasciata andare?
Si era appena fatta sbattere da uno sconosciuto con la collaborazione della sua concubina.
Sorrise, senza motivo, ma senza amarezza.
Lei, Elle, che per spogliarsi completamente col suo ragazzo aveva impiegato tre mesi. Che faceva sesso programmandolo, in giorni stabiliti e in posizioni canoniche.
Ebbe un brivido streghesco e soddisfacente, constatando di girare per casa di estranei, completamente nuda e … senza provare alcuna vergogna, nessuna remora.
Portava in giro i suoi enormi seni, trionfante e si sentì bellissima, accettandosi completamente in questo nuovo stato.
Si sentì sospesa, senza passato, senza preoccuparsi del futuro: stava godendosi una parentesi della vita, completamente sua.
Ci sarebbe voluta una sigaretta, adesso. Ma ricordò che lei non fumava.
“Diventi spiritosa, Elle !?” pensò tra se e se.
Inviò un messaggio col cellulare per tranquillizzare il suo uomo, che aveva chiamato 3 volte.
Si fece una doccia, poi si sistemò per andare a dormire. Erano le due di notte.
In cucina incrociò Gina che beveva dal frigo del succo d’ arancia.
- Ehi ! - le disse, lei le sorrise complice: - Tutto bene ? –
- Si ! – rispose Elle con disinvoltura esagerata – Vedo a stendermi sul letto di là –
- Perché ? – disse Gina – con noi non stai bene ? –
- Ma … - argomentò con sorpresa – beh, non voglio farvi stare scomodi, sarete stanchi –
- Ma vieni – disse la donna, mentre, anche lei nuda si recava a far pipì – vieni in camera con noi, sarà divertente –
Elle, che voleva darsi un tono, essere guardinga, cercò una scusa per non andare, ma non ne trovò. E poi, doveva ammettere che non era del tutto “sconvolta”; nonostante l’ ora tarda (niente era normale quella notte).
Anche una nuova e strana eccitazione che le prendeva la bocca dello stomaco.
Si sentiva eccitata nei sensi, curiosa e … misteriosamente pronta a darsi. Era di certo alterata.
Gina la prese per mano, spense le luci e la portò con sè.
Sulla porta della camera da letto, si fermò a guardarla negli occhi, le accarezzò il viso e i capelli.
La sua mano, senza libidine, ma con delicatezza e ammirazione, le segnò i seni stupendi, strisciando il dito fino al capezzolo. Elle sussultò di piacere, ed ebbe un guizzo, che le impose una mossa sinuosa, del tutto involontaria.
Appena si rilassò, Gina le appoggiò le labbra carnose sulla guancia.
Si dovette un poco abbassare per farlo, quel movimento aveva un che di felino e di mascolino che le ricordò i primi baci, nell’ androne dei palazzi bui. E inaspettatamente: primo bacio fu!
Elle si sciolse nel languore, impazzita, quando senza spiegazioni accettò un bacio vero, lungo, sensuale, incredibilmente caldo.
Le labbra di lei erano carnose, ma delicate e morbidissime, le schiudeva soltanto, per far viaggiare la lingua, che con piccoli colpi si impossessava della sua bocca, arrendevole.
Le trovò la lingua, ci giocò languidamente, la succhiò.
Si accorse che beveva la sua saliva calda, raccogliendo rapida con la lingua le goccioline.
Uscì da lei con una carezza.
- Vieni – disse, portandola a letto.
Elle si coricò dal lato di Gina, completamente sconvolta. Non sapeva cosa pensare.
Ma nemmeno volle pensare.
Era tutto finito? Non lo sapeva.
Si voltò sul fianco cercando di dormire e di ignorare il fuoco che dalla figa sentiva salire verso
l’ addome, chiuse gli occhi e si appisolò, conservando in bocca il delicato sapore della bocca di Gina.
Incredibile !
Il cielo era lievemente plumbeo, quando si svegliò. Aveva dormito un paio d’ ore profondamente, senza sogni.
Ci mise un attimo a raccapezzarsi. Era sola nel letto, con Gina. Lui non c’era. La donna riposava quieta, nuda, era sottosopra.
La testa dal lato dei piedi di Elle e con un braccio, senza malizia, si poggiava su una delle sue gambe.
Fece mente locale e ricordò perfettamente dove si trovava.
Paolo, in mutande, fece ritorno, forse dal bagno.
Si sedette dal suo lato e resosi conto che era sveglia la baciò con tenerezza, carezzandole tutto il corpo. Lentamente. Passava la mano sui fianchi, sulle tette, sui capezzoli. Scivolava con la mano all’ interno delle cosce, sfiorava il pube, affondava fino a passare sulle grandi labbra della sua piccola vagina.
Carezzava, poi la baciava in bocca, poi sul collo e sulle spalle.
Avvicinava la bocca agli occhi e le baciava le palpebre, come se volesse ringraziarla.
Ad un cero punto, le sussurrò: - Pentita ? –
Lei, con un sorriso, fece segno di no.
E fu in quel preciso istante, solo allora, lei stessa lo capì all’ improvviso, che il suo corpo e la sua mente decisero finalmente di lasciarsi andare.
Qualcosa era cambiato in lei, con uno schiocco netto: ora era felice di essere là.
Si godette le carezze dell’ uomo, ricambiò i baci e con la mano gli cercò i boxer, dall’ apertura della stoffa, cominciava ad erigersi il suo grosso cazzo. Elle ricordò che quando era così morbido, ancora assopito era gustoso ed eccitante da succhiare.
Non aveva mai osato ammettere queste peculiarità, né con se stessa, né con i suoi uomini: non tantissimi a dire il vero.
Ora invece si sollevò rapida per non perdersi l’ occasione di assaggiare quel cazzo non ancora duro.
Lo prese in bocca rapidamente, lo circondò con le labbra e restò ferma, ogni tanto succhiava delicatamente, mentre si lasciava riempire dal pene, che si gonfiava pulsando.
Le invadeva la bocca, cercando di straripare, gonfiandosi nella cavità orale, lievitando … una sensazione indescrivibile.
Paolo accelerò il respiro dal piacere.
Si alzò in piedi, ed Elle lo assecondò, ponendosi seduta sul letto, con la bocca socchiusa in attesa di cazzo.
Lo guardava come ipnotizzata, non riconosceva più le sensazioni che provava.
L’ uomo fece delle manovre che lei non capì, ma le assecondava, naturalmente.
Con le dita armeggiò, e non poco, per ricomporre la pelle del cazzo sulla grossa cappella inturgidita, ricoprendola, nonostante decisa a stare del tutto fuori dallo scroto.
Sempre con le dita le schiuse le labbra, fino a farle spalancare all’ inverosimile, tanto che Elle cominciò a sentirsi ridicola, con la bocca spalancata verso il vuoto.
Ma Paolo lentamente, come un treno in una galleria, cominciò a penetrare col cazzo duro, facendo estrema attenzione a non venire a contatto con le labbra, con la lingua. Elle capì e cercò di collaborare spalancando ancora le labbra. Non toccava il cazzo, ma lo vedeva entrare. Il pube di lui si avvicinava inesorabile e, lo stesso facevano, le sue palle.
Alla fine, quando il pene toccò la sua gola, le chiuse la bocca, o almeno ci provò.
Elle era completamente piena di cazzo. Si sentì la sua troia.
Mentre il piacere schizzava all’ infinito.
Paolo la tenne ferma, con la mano sulla nuca, in quella scomoda, ma indicibile dilatazione.
Con le dita intanto, si tirava giù la pelle, verso la base, liberando la testa del coso, nella bocca di Elle.
La pelle di seta strisciava tra le sue labbra, ricordandole un serpente sfilante.
Non ce la faceva più.
Si mise le dita di una mano nella figa, che grondava. Con l’ altra mano gli prese lo scroto e tirandolo avanti e indietro si impadronì del suo cazzo, lasciando che le viaggiasse in bocca, spesso sfondandola fino alla gola.
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