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Erotika
Psicopatologia Anale · Cap. 2
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Capitolo 2 di 3 11 min di lettura

Il fascino della maga

"Vedi, amore mio, con un monte di Venere così, tu farai impazzire le donne, credimi… non vorrei essere nei panni della tua fidanzatina… "

Giovanna Esse
1 anno fa · 569 letture · 0

- Vedi, amore mio, con un monte di Venere così, tu farai impazzire le donne, credimi… non vorrei essere nei panni della tua fidanzatina… - sorrise, e poi, quasi sbuffando, fece scivolare via la sua vestaglia, - mamma mia, il pomeriggio fa sempre più caldo… - Io non sono fidanzato, signora… - Signora? – sorrise allarmata, - ma come, ti sembro tanto vecchia? - Noo… voi siete … voi siete … Ma lei tornò verso di me e le parole divennero  talmente inutili da non avere più alcun significato. Guidò le mie mani sulla sua pelle, e le sue seppero dove andare; le bocche si accostarono ed io capii per la prima volta la potenza erotica di un vero bacio. Quella donna era burro fuso eppur sodo sotto le mie labbra, sotto le mie carezze impacciate. Lei stessa mi spogliò nudo lentamente, come se assaporasse la vista del mio corpo appena avviato verso la maturità.

- Vieni, tesoro, vieni vicino a me.

Eravamo in piedi e lei mi si strusciava contro ma con metodo, si abbassava di qualche centimetro con tutta se stessa e poi ritornava completamente su, e nel fare questo movimento danzava. Era una danza fatta con anche e pancia, ipnotica… sinuosa come fosse animata dalle spire di un serpente. I suoi occhi mi fissavano e il suo sguardo era voluttuoso come un orgasmo costante. Sentivo la sua pelle, il contatto femminile sognato in centinaia di notti solitarie, pancia, cosce, spalle, il merletto delle mutandine pungeva sul mio membro eretto, premuto tra le nostre pance, eppure non me lo aveva ancora nemmeno preso in mano. A quel punto si girò… la mutandina era un tanga e di conseguenza il suo culo era oscenamente esposto, nonostante il fisico asciutto il sedere della maga era abbonante come le sue zinne. - Ti piace quello che vedi, bambino mio? Sono troppo vecchia per te? - Io non capisco più niente signora… tu sei la donna più bella del mondo.

Riprese a strusciarsi soddisfatta, continuando la sua danza perversa ma adesso erano le sue chiappe mature a strusciarsi sul mio inguine, mentre la mia “varra” mai stata così grossa, rimaneva spesso incastrata nel solco del suo culo e veniva trascinata tra le sue carni calde.

- Abbassami le mutandine, tesoro, e vai giù… voglio i tuoi baci. Non ero certo un esperto ma, inginocchiato, le scesi giù quelle minuscole mutande accarezzando la carne e poi le calze tese e arrapanti, fino a liberarla. Il reggicalze era stato indossato sotto e quelle strisce nere sembravano sferzate sadiche sul suo culo bianco ma peccaminoso. Senza più freni, per quanto impacciato, abbracciai stretti i suoi fianchi come se la volessi stringere al cuore eppure il gesto non aveva niente di sentimentale, quando la mia libidine usci dal suo recesso, le mie mani si scontrarono inavvertitamente con i suoi peli intimi, leggermente umidi. Il mio naso, la mia bocca, tutto il viso invece erano incollati al solco tra le sue natiche, odori intimi potenti che rendevano insignificante qualsiasi prezioso profumo… la mia capocchia saliva verso su come un barometro, ormai aveva raggiunto e superato l’altezza dell’ombelico, mai successo prima ne ero sicuro.

Iniziai a fare ciò che credevo il meglio e il massimo: baciavo e mordevo la sua carne tenera mentre con i palmi premevo impudentemente sulla sua fessa, sul monticello tenero che sovrastava la figa in sé.

- Di più, di più, tesoro mio… dai.

La sua voce era ancora più bassa e più roca; non fece poi molto per farmi entrare in un mondo del tutto nuovo… a me, io che credevo che stringendo, premendo e mordendo stessi travalicando ogni confine del sesso, e lei, semplicemente, si chinò completamente in avanti, contemporaneamente aprì molto le cosce e si poggiò coi gomiti sul letto. Poca cosa? E no, perché davanti a me si spalancarono paradisi che non avevo mai potuto nemmeno annusare, prima. Oscenamente e inaspettatamente mi trovai faccia a faccia con i suoi buchetti, bagnati, dilatati, invitanti.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Giovanna Esse

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