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Erotika
La Madre, la Figlia... e Saffo · Cap. 3 — Ricordi saffici e orgasmi silenziosi
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Ricordi saffici e orgasmi silenziosi

La signora Pamela, fortuitamente assiste all'orgasmo della figliola e rivive le emozioni che solo il suo amore nascosto può donare.

Giovanna Esse
1 anno fa · 2.101 parole · 10 min
463 letture

Per alcuni minuti Thess si abbandonò completamente sul lettino.

Il silenzio della sera favoriva la concentrazione, era facile godersi quegli attimi di sensualità. Finalmente!

Poco prima di iniziare a masturbarsi più intensamente, dopo le carezze preliminari, si fermò e, in punta di piedi, andò a controllare la porta del ballatoio. Era chiusa ma non a chiave, non era un problema.

Oltre la porta il corridoio era deserto.

Lasciando socchiuso l'uscio della sua stanza, Thess cercò di garantirsi la possibilità di sentire se qualcuno avesse aperto la porta dal corridoio.

Non le andava di farlo nel bagnetto spoglio.

Mise il cuscino di taglio al centro del letto, poi si tolse il pigiama e le mutandine bianche. Aprì l'anta dell’armadietto metallico, uno specchio non troppo grande le permetteva di vedersi.

Il suo monte di venere era coperto da una peluria bionda. Sorrise, senza abbandonare il calore: aveva bisogno di essere depilato ma, allo stesso tempo, quell'immagine della sua natura un po' selvatica le fece mordicchiare il labbro.

Tornò sul letto e riprese a masturbarsi, stavolta decisa, penetrandosi con le dita e poi spingendo col bacino sul cuscino, ritmicamente. Quando i polpastrelli erano fuori, si concedeva un veloce frullio sulla clitoride, che sbocciava dalla figa sempre più dura e puntuta. Ora era tutta bagnata.

«Ok, ringrazi di essere la mamma di Thess...» disse sorella Wanda, posando il telefono.

Era in ritardo con l'attività e aveva fretta di concludere il turno; quella sera avevano ospiti. Per fortuna suo marito era un bravo intrattenitore: gli amici si sarebbero accontentati degli antipasti che aveva preparato e, dopo, di una bella fetta di "Capricciosa"; pochi giorni prima, proprio nel suo quartiere, avevano aperto una pizzeria napoletana.

La guardia notturna indirizzò un sorriso complice alla bella signora e la lasciò entrare, come se la decisione dipendesse da lui: un classico.

La signora Thorn percorse silenziosamente i corridoi deserti, felice di essere riuscita a passare dalla sua bambina almeno per un "Ciao!". Il giorno dopo Thess sarebbe uscita e i loro rapporti sarebbero tornati normali e, purtroppo, distanti.

Davanti alla porta della camera rammentò le raccomandazioni di Wanda, la Caposala:

«Faccia piano, può darsi che si sia appisolata.»

Girò la maniglia lentamente; l'anticamera era buia, la stanza di Thess, invece, era illuminata, abbastanza da permetterle di vedere... sussultò.

Thess era accovacciata sul letto, nuda dalla cintola in giù. Si strusciava sul cuscino e si toccava, gli occhi socchiusi. Sul viso angelico, le labbra tirate tra i denti mostravano in pieno la sua goduria.

La mamma rimase immobile, imbarazzata; non se l'aspettava. Poi, anche se sapeva di spiare, in silenzio indagò con gli occhi il corpo meraviglioso e discinto di Thess...


E accadde di nuovo.

La signora Pamela Thorn si ritrovò all'improvviso di fronte alla situazione che, già in passato, aveva messo a rischio il suo autocontrollo.

Pamela amava la sua Thess di un amore profondo, era la sua unica figlia ed era una ragazza, una donna, del tutto speciale.

Thess era talmente dolce, quieta e amabile, da apparire ancora più bella. La madre lo leggeva, godendone, anche negli occhi degli altri: nessuno resisteva al suo fascino semplice, qualcuno ne restava incantato.

Pamela era una donna colta, emancipata, aveva lavorato, viaggiato, e aveva anche dovuto fare i conti con la sua complessa sessualità: era bi-sex.

Fin da ragazzina aveva provato le stesse curiosità, le stesse pulsioni, sia nei confronti della potente virilità maschile che verso la deliziosa sensualità femminile, fatta di velature, di attese... di fremiti.

Si appoggiò alla porta, cercando di non far rumore. Vedeva abbastanza dei moti di Thess, e non aveva bisogno di essere morbosa. Restò nel buio, vegliando il piacere della figlia col cuore stretto nella morsa della passione. Aveva avuto tutto il tempo di eccitarsi; adesso, aveva il cuore pazzo e il fiato corto.

E così si abbandonò al sogno per ingannare il desiderio.


Amore mio, lo so!

Conosco i tuoi palpiti, e sono certa che anche tu vorresti... perché anch’io lo vorrei. Sarebbe meraviglioso, indimenticabile. Eppure sono altrettanto sicura che soffrire per questo inconfessabile desiderio, lo renda ancora più bello, più estenuante: eterno!

Se appagassimo la nostra brama, se facessimo ciò che desideriamo, perderebbe la sua forza, si sfumerebbe, trasformandosi in carne, e sangue; perderebbe tutta la sua struggente poesia. Dopo, niente sarebbe più lo stesso tra di noi e io non voglio perdere l’innocenza di poterti guardare nel profondo degli occhi, attraversandoti fino al cuore.

Ricordo, tanti anni fa, ti sorpresi a cavalcare il grande cuscino che tenevi accanto al letto. Era tardi, la tua porta era difettosa. Venni da te in punta di piedi, per controllare che dormissi tranquilla, e invece, dallo spiraglio, ti vidi.

Mi è sempre piaciuto pensare che, per te, quella fosse la prima volta. E ricordo l’effetto devastante, inatteso, che la scena ebbe su di me; il basso ventre mi esplose. Un calore mi prese nell’inguine, così improvviso da sembrare un colpo. Poi, come miele, un fluido tiepido si era sparso anche nelle mie mutandine, senza bisogno di toccarmi.

Che scena, amore: cavalcavi con la testa indietro, gli occhi socchiusi, la bocca leggermente aperta. Eri l’estasi!

La corta canottiera bianca celava il petto sottile, mentre due mele acerbe tenevano puntuti i capezzoli, più scuri, che s’intuivano dalla stoffa leggera. Poi ti inarcavi, ti piegavi in avanti, e la boccuccia seguiva la passione, socchiusa, a formare un cuore; soffiavi fuori l’alito, come un piccolo putto che tenta di creare nuvolette deliziose in un affresco celestiale.

Ero là, bloccata, incapace di recedere, incapace di reagire; nella testa un orgasmo più potente e intimo di quelli provati in un rapporto carnale.

Che spettacolo eri, che spettacolo che sei!

Il culetto nudo che si muove ritmico e deciso: avanti, indietro, strisciando la vulva dischiusa sul cuscino... calando, premendo, cercando invano una penetrazione, tanto impossibile quanto desiderata.

Adesso hai la mano tra i capelli lunghi, ti carezzi fino alle tempie; le immagino di fuoco.

Sei sempre stata bellissima, mio tesoro, ma la bellezza che sprigioni in questo momento mi spezza l’anima, mi dà un senso di impotenza. Non so cosa pensare: vorrei esporti al mondo per mostrarti, orgogliosa e, allo stesso tempo, gelosa di tutti. Ti vorrei tenere solo per me, per sempre segregata in una gabbia d’amore, alimentata solo dalla mia passione.

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