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Erotika
Ti presto il mio bull.
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Racconto10 min di lettura

Ti presto il mio bull.

A volte un piccolo favore è proprio necessario!

pennabianca
3 mesi fa · 756 letture · 0

Mi chiamo Rosanna, ho 27 anni, sono alta, mora, occhi neri, labbra carnose, fisico snello, seno di una terza abbondante, un bel ventre piatto, un culo alto a cuoricino, posto al culmine di cosce lunghe e ben tornite. Da tre anni sono sposata con Luciano, mio coetaneo, un ragazzo dolce, molto premuroso, innamorato e, da qualche tempo, anche felicemente cornuto. Siamo stati fidanzati per due anni e, quando mi ha conosciuto, Luciano era ben consapevole che a me il cazzo piaceva, che me ne godevo diversi già da diverso tempo. Nonostante tutto, quando mi son fidanzata con lui, ho cercato di esser una brava compagna ed anche una buona moglie. Luciano è un bel ragazzo, con un bel fisico ed anche munito di una discreta dotazione, ma ha una scarsa resistenza. È bravo ad eccitarmi, a volte mi fa anche godere con mani e bocca, ma, al momento della penetrazione, tutto si risolve in pochi minuti. Ricordo di essermi sfogata con Lucrezia, una mia amica, proprio su questo punto.
«Capisci, amica mia? A volte puoi trovare l'uomo giusto per soddisfare ogni tuo bisogno, perfetto per te sotto ogni aspetto, ma lo scenario più comune è che puoi trovare un uomo che ti dà solo la metà di ciò di cui hai bisogno. Trovi un uomo partner perfetto, ma che a letto non vale niente. Allora, cosa può fare una ragazza?»
La risposta di Lucrezia è stata ovvia, quanto automatica.
«Trovati un toro! Un tizio con un cazzo duro come la roccia e capace di scoparti come una troia, ogni volta che hai bisogno di godere all'impazzata. Fa come me; parlane con tuo marito e fa in modo che capisca che tu hai bisogno di chiavare, che non vuoi farlo di nascosto, perché sarebbe un tradimento, mentre se avessi il suo consenso, potrebbe esser qualcosa che farebbe piacere anche a lui. Ormai mio marito è un cornuto convinto e, se vuoi, gli faccio scambiare due parole con il tuo, così potrà rendersi conto che non è il solo ad esser cornuto, che noi femmine abbiamo bisogno di un cazzo che ci rivanghi per bene ed a lungo, per soddisfare la nostra libidine.»
Così è stato! Ci siam trovate entrambe le coppie una sera a cena, con il proposito di aprire la discussione su quell'argomento, su cui noi tre eravamo già d'accordo; una volta aperto l'argomento, Roberto, il marito di Lucrezia, in maniera molto seria e pacata, ha riferito che sua moglie veniva regolarmente montata da un toro, in media due volte a settimana, e questo serviva ad accrescere la stabilità della coppia, rendendo entrambi soddisfatti e felici; lui, per primo, era contento a veder la moglie ben riempita.

Luciano ha chiesto altri dettegli e Roberto non si è fatto pregare.
«Quello che si scopa mia moglie si chiama Rodolfo ed è un vero toro da monta; possiede un bel cazzo grosso, sempre duro e, soprattutto, molto resistente e, quando viene, riempie Lucrezia così tanto, che impiego circa una decina di minuti per raccogliere tutta la sbroda che le lascia dentro.»
Luciano mostra una certa sorpresa in relazione a quest'ultima affermazione.
«Come...voglio dire: che significa raccogli? … Cioè, lei non va in bagno a lavarsi?»
Roberto si mostra molto sorpreso da questa domanda.
«Cosa? Certo che no! È qualcosa di infinitamente bello leccare la sua fighetta, allorché è stata riempita dal toro; inoltre non puoi immaginare quanto sia bello vederla slabbrata ed aperta tipo voragine, da cui cola tutta quella sbroda. È proprio quello il bello del gioco! Perché dovrei privarmi di un piacere così grande e, soprattutto, perché dovrei privar mia moglie del piacere di sentirsi ripulita dal proprio amore, dopo che un altro maschio le abbia squassato la figa?»
Lucrezia ha sorriso ed ha avanzato una proposta.
«Se vuoi, ti presto il mio Bull; così, tanto per far una prova e poi trarre le tue conclusioni.»
Ho guardato Luciano, che non riusciva a spiccicar parola; dapprima è rimasto in silenzio, poi, ha abbassato lo sguardo ed ha fatto un cenno di assenso con il capo. Al che Lucrezia ha chiamato Rodolfo e si è messa a parlare con lui, chiedendogli se fosse disponibile a raggiungerci subito. Ovviamente lui non si è fatto pregare e, dopo una ventina di minuti, era a casa dell'amica. Quando è arrivato, mi sono trovata davanti un bel ragazzo, alto, fisico prestante e, dopo le presentazioni, Lucrezia lo ha invitato a prendermi per mano e portarmi direttamente in camera da letto. Appena nuda, lui si è accorto che la mia povera fighetta non riceveva le attenzioni che meritava: in effetti non veniva chiavata da giorni, per cui ne avevo un disperato bisogno. Gli ho quasi strappato i vestiti di dosso; credo che la mia eccitazione gli abbia prodotto qualche tentennamento, perché solo allora il suo cazzo ha iniziato a mettersi sull'attenti. Me lo son trovato davanti alla faccia, esattamente come me lo ero immaginato. Un bel cazzo lungo, dritto, con delle grosse venature, che lo rendevano ancor più desiderabile, seducente, sormontato da una meravigliosa cappella livida e, sotto, due palle grosse, sicuramente piene di crema, che avevo intenzione di gustare, fino all'ultima goccia. Senza alcuna esitazione, ho avvolto le labbra intorno alla cappella ed ho iniziato a far ruotare la lingua intorno alla punta. Ben presto ho preso a far scivolare dentro/fuori dalla mia bocca, quello splendido fallo, leccando l'asta ed accarezzandola, mentre facevo scorrere la bocca su/giù.

Appena sentitosi nelle adeguate condizioni, lui mi ha fatto sdraiare a cosce aperte ed ha iniziato a leccarmi la fighetta, in maniera dolce e infinitamente piacevole. Al solo sentire quella sua lingua calda sulle mie labbra grondanti e sul clitoride, mi ha fatto quasi avere un orgasmo; ho mosso i fianchi ed ho sollevato il corpo dal letto, spingendo la mia intimità contro il suo viso, sempre più e sempre con più forza. La sua lingua sembrava quella di un formichiere; si faceva strada nella mia figa in una maniera fantastica, anticipandomi il piacere che avrei provato allorché quel grosso cazzo fosse penetrato dentro di me. L'ho implorato di infilarmi il suo cazzo in profondità, dicendo quanto lo desiderassi più di ogni altra cosa.
«Prendimi! Mettimelo dentro! Fammelo sentire tutto! Mettimelo dentro, che sto bruciando di voglia! Chiavami forte!»
Ha sorriso in maniera soddisfatta, poi si è inginocchiato tra le mie cosce ed ho sentito quella splendida verga farsi strada tra le pieghe della mia ostrica; ha cominciato ad entrare ed ha continuato a farlo finché non è giunto in profondità; solo allora ha preso a chiavarmi con forza, in maniera molto vigorosa. Lo sentivo tutto dentro, fino in fondo ed l'ho anche sentito sbattere con la punta contro la cervice; ho sollevato le gambe sulle sue spalle per poterlo accogliere al meglio. Per un attimo ho girato lo sguardo ed ho visto Luciano che mi osservava, con il cazzo fuori dai pantaloni e, accanto a lui, c'era Lucrezia e Roberto, che mi guardavano: lei sorrideva soddisfatta, mentre masturbava entrambi i cornuti. Ho avuto alcuni orgasmi molto rapidi, intensi, poi mi ha girato e mi ha messo carponi davanti a sé; me lo ha spinto di nuovo dentro con un colpo solo, costringendomi ad inarcare la schiena per reggere l'urto di quel colpo, simile a quello di una bestia. Ha allungato una mano fino alla base del mio collo e mi ha costretto ad abbassarmi, facendomi restare con il culo in aria, così da potermi montare a suo piacimento, mantenendo il totale controllo di me. Mi ha scopato a lungo facendomi venire più volte, un orgasmo dopo l'altro, senza soluzione di continuità. Cazzo, quanto ne avevo bisogno; finalmente mi sentivo posseduta, montata, chiavata, sfondata ed aspettavo solo di esser riempita. Lui, invece, dopo avermi fatto godere ancora una volta, si è sdraiato e mi ha ordinato di succhiargli il cazzo. Sconvolgente per me questa cosa: adoro crogiolarmi con un cazzo in bocca e, trovarlo ricoperto dei miei umori, mi ha eccitato ancor di più. Me lo sono passato in bocca, succhiandolo bene e cercando di farlo penetrare il più possibile in gola; per una buona decina di minuti, durante i quali lui ha continuato a tenere tre dita ben piantate dentro la mia fighetta, muovendole in modo da continuare a pomparmi, quasi avessi ancora il suo membro dentro.

Prima di andare avanti…

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