«Cazzo, Paolo, scopami; non me ne frega niente… voglio solo il tuo cazzo!»
Lo ha tirato fuori e, quando lo ha visto grosso e duro, ha sollevato lo sguardo ed ha sorriso; poi, lei stessa lo ha guidato all'interno del suo spacco e, con una spinta decisa, ho preso a penetrarla; lei ha sollevato le gambe e le ha agganciate alle mie reni, spingendo il suo corpo contro il mio, in modo da farsi penetrare ancor più rapidamente. Allentava e stringeva le gambe, quasi a voler dettare il ritmo, mentre io entravo ed uscivo sempre spingendo il mio membro in profondità; ben presto lei ha preso a godere.
«Sei un porco bastardo, con un cazzo stupendo! Mi sei piaciuto subito! Sognavo questo momento dal primo istante che ti ho visto! Scopami forte! Scopami, come si fa con una puttana!»
Ho preso a sbatterla con colpi piuttosto violenti, le sue tette ondeggiavano avanti/indietro, mentre il suo corpo era disteso sul tavolo con lei appoggiata sui gomiti; ha sollevato le gambe ed io ho appoggiato i suoi talloni sul mio petto, mentre con entrambe le mani la tenevo stretta ai fianchi e la pompavo con colpi sempre più potenti e profondi, per giungerle alle ovaie. Sentivo le mie palle sbattere contro il suo culetto e lei ha avuto un altro orgasmo, che ha cercato di non urlare.
«Cazzo, Paolo, mi stimoli delle urla, che i miei vicini potrebbero sentire!»
L'ho baciata per farla tacere e lei ha mugolato nella mia bocca l'orgasmo che stava provando. Il suo corpo vibrava come una foglia al vento e lei ha abbassato le gambe e le ha strette intorno ai miei fianchi, quasi per impedirmi di staccarmi da lei; intanto io, con dei piccoli colpi, continuavo a tenere il membro tutto piantato dentro di lei; sentivo la punta che sbatteva contro la cervice e lei, ad ogni colpo, emetteva un gemito ancor più soffocato, nella mia bocca. Poi ci siamo staccati, lei ha spinto la mia bocca contro i suoi capezzoli ed ho preso a succhiarli, addirittura a morderli e questo le ha fatto raggiungere un altro orgasmo.
«Cazzo, Paolo, così mi fai impazzire! Se urlo troppo forte, i miei vicini verranno a bussare alla porta; oh, no... così... così, vengo ancora!»
Ha preso a godere ed è venuta ancora una volta, e poi ancora un'altra in rapida successione, un orgasmo dopo l'altro, senza soluzione di continuità; intanto io continuavo a pomparla con dei colpi sempre più possenti e, d'un tratto, ho sentito che lei ha iniziato a contrarre i muscoli della vagina, che hanno massaggiato il mio membro; ha sollevato lo sguardo e lei ha capito che ero prossimo a sborrare.
«Vieni! Vienimi dentro: voglio sentirti! Voglio sentire il tuo seme che mi scalda tutta; Paolo, devi riempirmi!»
Con un'ultima spinta, ho infilato il mio membro tutto nel profondo della sua intimità e poi ho iniziato ad eruttare una ingente quantità di sborra; lei ha stretto ancora di più le cosce intorno ai miei fianchi. Sono rimasto dentro di lei, mentre le contrazioni del mio membro le facevano sentire quanta sborra le stavo riversando dentro. Siamo rimasti immobili solo per qualche istante, poi mi son tirato indietro ed ho visto lei a cosce aperte sul tavolo con il mio seme che colava dalla sua figa, esageratamente dilatata. Avevo il cazzo ancora in perfetta erezione; lei mi ha guardato con occhi decisamente maliziosi, si è leccata le labbra ed è scivolata giù; si è inginocchiata davanti a me, infilato il mio membro in bocca, ha preso a leccare ogni centimetro di pelle, raccogliendo quel mix di umori e sbroda da cui era ricoperto. Ha fatto scorrere bene ed a lungo la sua lingua lungo tutta l'asta; ho visto che ha raccolto proprio ogni singola goccia di miele, di cui era ricoperto. Con una mano mi ha accarezzato le palle, quasi a volerle ancora soppesare per far un'immediata stima di quanta crema potessero ancora contenere. Il mio cazzo è rimasto perfettamente duro e lei se lo è spinto tutto in gola, fin quando la punta del suo naso non è venuta a sbattere contro il mio corpo. Con il cazzo completamente infilato in gola, ha sollevato lo sguardo ed ho visto i suoi occhi sorridere soddisfatta; poi lo ha tirato fuori, si è alzata in piedi e si è girata, si è piegata a 90 gradi, appoggiando le mani al tavolo e sporgendo il culo in fuori.
«Adesso, completa l'opera: fammi il culo! Dai, Paolo, fottimi anche il culo, che quel coglione del tuo amico non me lo ha mai chiesto; adoro prenderlo nel culo!»
Ho appoggiato il mio membro contro lo spacco, l'ho spinto dentro e l'ho ritirato fuori, completamente ricoperto della mia stessa sbroda; poi l'ho appoggiato contro la rosetta che sembrava dannatamente piccola, ma, appena ho iniziato a far pressione, si è subito aperta per accogliere il mio membro che, modestamente, è di ottimo spessore, decisamente ben oltre la media. Sono scivolato dentro lentamente, poi, con una mano appoggiata sulla sua testa, l'ho spinta sul tavolo.
«Adesso, troia, mentre ti sfondo il culo, tu lecca la sborra che che ha lordato il tavolo!»
Per un attimo si è girata, ha sorriso ed ha tirato fuori la lingua; si è messa a leccare la sborra che vi era colata e che era ancora presente sul tavolo; intanto ho preso a sbatterla, tenendo entrambe le mani appoggiate alle sue spalle, per reggerla meglio. Ho preso a incularla con colpi fortissimi. Carla ha iniziato a godere in una maniera incredibile.
«Questo sì che è prendere un bel cazzo nel culo; Paolo mi devi rompere il culo, una volta per tutte! Non ho mai preso un cazzo grosso come il tuo e sto veramente per urlarlo al mondo intero!»
Ho continuato a sbatterla forte e lei, d'un tratto, si è messe entrambe le mani sulla bocca, mentre il suo corpo ha preso a fremere talmente forte, che ho dovuto sorreggerla, perché le gambe stavano quasi per cedere. Subito dopo ha preso a contrarre i muscoli anali ed ho sentito il mio membro che veniva ritmicamente stretto in quella morsa, quasi a volerlo succhiare.
«Paolo, sborrami nel culo! Sentirlo pieno di sperma, mi manda ai matti! Paolo, sborra per favore; sborra che io sto… cazzo, mi fai venire ancora!»
Mentre godeva, improvvisamente le ho scaricato dentro un'altra buona dose di sborra; lei si è tappata di nuovo la bocca per non urlare. Le ho veramente svuotato le palle nel culo, poi mi son tirato indietro e lei si è girata, si è messa seduta per terra e mi ha tirato verso di sé; ha preso il mio cazzo in bocca e lo ha leccato e pulito alla perfezione. Poi ha alzato una mano ed io l'ho aiutata a rimettersi in piedi; mi ha guardato sorridendo, soddisfatta.
«Cosa ti ha fatto pensare che questa sera ti avrei aperto la porta?»
Ho sorriso ed ho risposto in maniera adeguata.
«Non lo sapevo, però confidavo sul fatto che sei una troia e che ti piace il cazzo!»
Mi ha dato simpaticamente un pugno sul petto, ridendo.
«Hai ragione, sono una troia; però, per te, farei anche la puttana; Paolo, quando vuoi, io… Adesso però vattene, che i 90 minuti son quasi passati!»
Sono uscito da casa sua e, da quel giorno, ogni volta che c'è una partita di calcio, io me la scopo e lei dice sempre che sono un porco, perché la faccio sentir veramente troia.
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Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!
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