Mi chiamo Paolo, ho 32 anni, sono alto, moro, occhi scuri, fisico prestante e sono single, perché adoro molto scopare con donne senza impegno. Lavoro come tecnico delle telecomunicazioni e, di recente, nella mia squadra, è arrivato un ragazzo di nome Mirko, che ha 27 anni. È un patito del calcio ed ha una bella moglie, di nome Carla, che ha subito attratto la mia attenzione. Sono uscito insieme a lui e ad altri ragazzi del gruppo, già diverse volte, ed ho notato subito che Carla si mostrava interessata a me e la cosa non mi è dispiaciuta per niente. Abbiamo cominciato a ridere e scherzare ed ho visto che lei amava provocare, perché è di sicuro una gran porcellina esibizionista e deve aver capito che sono interessato ai suoi giochi. Lui, naturalmente, nemmeno ha fatto caso alla confidenza che si è stabilita tra noi due e, intanto Carla, ogni volta che mi vede, mi provoca sempre più ed ho capito che arriverebbe a farsi scopare da me. L'occasione si è presentata una sera che Mirko mi ha invitato a vedere, al bar, una partita di Champions insieme ad altri due colleghi. Sono arrivato al bar convinto di trovare anche Carla, invece mi ha riferito che sua moglie era rimasta a casa, perché stanca. Appena iniziata la partita, ho finto di ricevere una telefonata e me ne sono andato, dicendo che c'era un imprevisto, per cui me ne sono andato. Mi son recato direttamente a casa di Carla. Quando ho suonato alla porta, lei mi è venuta ad aprire e, quando mi ha visto, ha sorriso maliziosamente.
«Guarda che Mirko non c'è; è andato al bar con gli altri a vedere la partita e credevo che anche tu fossi lì con loro!»
Mi ha fatto entrare e mi ha offerto un caffè; siamo andati in cucina e ci siamo messi a chiacchierare. Lei ha finto di esser concupita da me.
«Paolo, perché ti diverti a provocarmi? Pensi che io sia una poco di buono?»
L’ho guardata e le ho risposto convinto.
«Non sei una poco di buono, sei una troia! C'è una differenza. Una prostituta si fa pagare per i suoi servizi, ma non si lascia mai coinvolgere dal cliente. Non si lascia mai prendere dalla lussuria. Tu scoperesti chiunque, in qualsiasi momento. Sei presa dalla lussuria con ogni uomo che incontri.»
Ha sorriso e mi guardava negli occhi, mentre eseguivo l'apertura della sua camicetta, poi ho continuato lungo la scollatura a V del suo reggiseno. La mia mano ha seguito la curva e ho sollevato l'indumento ed ho afferrato il suo seno sodo e tondo, sentendo il suo capezzolo sensibile e sporgente sfregare contro il palmo della mia mano. Le ho accarezzato il bocciolo indurito del capezzolo con un dito. Mi son avvicinato a lei, sentendo l'altro seno premere contro il mio petto. L'altra mano è scivolata con decisione tra le sue cosce per toccarle la figa sebbene coperta dal tessuto del vestito. Si è lasciata toccare per un po', poi si è staccata.
«E mio marito? E gli altri?»
Le ho detto che non si sarebbero mossi dal bar per i prossimi 90 minuti.
«Essi non sono un problema; gli altri due sono ancor più patiti del tuo per il calcio e le loro mogli li cornificano in continuazione; quanto a quell'idiota di tuo marito, probabilmente sarebbe contento, se scoprisse che sono qui a palpar le tette di sua moglie. Sbottona la camicia. Voglio crogiolarmi con queste tette.»
Lei ha finto di resistere.
«No, dai, non voglio! Se lo facessi, penseresti che sono per davvero una troia!»
Di colpo incollo la mia bocca alla sua e la bacio premendo prima contro le sue labbra e poi, mettendole la lingua in bocca. La mia lingua ha iniziato a danzare con la sua e lei si è messa a gemere profondamente. Era ovvio che le piaceva che la baciassi. Abbiamo limonato intensamente quasi a volerci divorare, poi, una volta staccati, ho rinnovato l'invito.
«Apriti la camicetta. Fammi vedere queste tue magnifiche tette!»
Carla ha giocherellato brevemente con i bottoni della camicetta, poi si è fermata.
«E se per sbaglio dovesse entrare di colpo mio marito? Cosa ti fa pensare che non si arrabbierebbe nel vedermi far la zoccola con te?»
Era chiaro che stava accampando delle scuse per salvare un po' le apparenze, ma, in realtà, non desiderava altro che di esser scopata. Ho sorriso e l’ho rassicurata.
«Non verrà. Non si muoverà dal bar fino a che non avranno fischiato la fine del secondo tempo e se, come penso, la sua squadra vincerà, prima di tornare dovranno festeggiare a lungo. Per lui il calcio è tutto! Per me, invece, una bella figa come te, è tutto! Ecco perché sono qui!»
Intanto ho continuato a massaggiarle la figa da sopra la gonna. Sembrava scettica, ma, allo stesso tempo, il suo corpo ha cominciato ad ondeggiare seguendo il movimento delle mie dita. Ho continuato ad accarezzare la sua figa da sopra la stoffa della sottile gonna e sentivo il calore che emanava, mentre, con un dito, mi divertivo a scorrere lungo la fessura, fino ad arrivare in alto e premere sul suo clitoride.
L'ho guardata ancora negli occhi e l'ho baciata di nuovo; ho sentito che lei si lasciava andare, abbandonando ogni resistenza. La sua lingua è entrata nella mia bocca ed ha preso a muoversi come un serpente impazzito; si è stretta a me, premendo bene il suo inguine contro il mio cazzo duro come il marmo. In quel momento ho capito che potevo farne ciò che volevo. Con una mano ho aperto gli ultimi tre bottoni della camicetta e subito le mie dita son corse sotto le sue ascelle ed ho sganciato il reggiseno; ho sollevato l’indumento, mettendo a nudo quei due bei seni sodi e ben torniti. Ho osservato quei due splendidi globi di carne, perfettamente sferici ed i suoi capezzoli eretti, duri: erano qualcosa di troppo invitante, sembrava come se stessero ad implorare di esser succhiati. Con una mano ho accarezzato una di quelle due sfere e, con la bocca, ho iniziato a baciarla sul collo, appena sotto l'orecchio; lei ha preso a gemere stringendosi ancor di più. Poi, di colpo, mi son abbassato e le mie labbra si sono impossessate di uno dei suoi capezzoli; ho iniziato a succhiarlo forte, mentre la lingua continuava a stuzzicarlo in maniera insistente; lei, d'un tratto, ha messo entrambe le braccia intorno alla mia testa e mi ha bloccato.
«Pazzo, così mi fai urlare! Impazzisco quando mi succhiano il seno!»
Ho continuato a succhiarlo ancora un po' e poi ho sollevato lo sguardo; i nostri occhi si sono incrociati ed ho letto nei suoi la profonda lussuria da cui era presa; così ho infilato una mano sotto la sua gonna e l'ho sollevata. Le ho accarezzato il culo con una mano, mentre con l'altra ho iniziato ad accarezzarle il monte di Venere: ormai c'era solo il sottile tessuto delle sue mutandine ad impedirmi il contatto diretto con la sua figa, che sentivo molto bagnata. Ho scostato le mutandine, poi ho fatto scivolare un dito e, subito dopo, un altro tra le pieghe della sua ostrica, che ho trovato completamente bagnata. Il suo corpo ha sussultato, poi lei mi ha abbracciato ed ha affondato i denti sulla mia spalla, per soffocare un grido di piacere. Le ho dato una pacca sul culo per il dolore che mi ha comportato quel suo morso, allora lei ha sollevato una gamba e l'ha aggrappata al mio fianco, premendo sul mio cazzo la sua fighetta fradicia. Ora la volevo! L’ho stretta tra le braccia e l'ho sollevata, abbiamo fatto due passi e l'ho messa seduta sul tavolo, restando tra le sue cosce. Immediatamente lei ha abbassato la cerniera dei miei pantaloni e la sua mano vi si è infilata dentro, a cercare il mio cazzo, che ha trovato già grosso e ben rigido.
