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Mi sento a mio agio
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Mi sento a mio agio

Il racconto di un'avventura che ha staccato le etichette dai miei vestiti

eva paradise
21 giorni fa · 2.365 parole · 11 min
597 letture

"..no, non era la prima volta che esploravo la mia sessualità con un uomo, in passato avevo già goduto, bene, nel letto di alcuni trans a pagamento.

già, perchè le mie etichette mi portavano a pensare che fosse il compromesso migliore per un uomo "normale", con una vita "normale".

un paio di giorni fa ero in macchina, in autostrada, sapevo che quel parcheggio che vedevo all'orizzonte fosse frequentato da uomini in cerca di avventure, lo sapevo benissimo ma non mi ero mai fermato. 

non quel giorno, perchè la macchina è arrivata lì da sola e senza esitazione ha parcheggiato nel punto più isolato di quel grande spiazzo appartato.

scendo e mi guardo intorno, dopo pochissimi minuti si attiva un via vai di uomini con macchine di vario genere e che comunicavano diverse estrazioni sociali: dal suv ripulito a puntino fino ad un camioncino della nettezza urbana, come se entrando in quello spiazzo le differenze - e le etichette - si smaterializzassero.

si ferma una macchina accanto a me; dentro c'è un uomo, forse sulla quarantina, mi fissa. penso che se sono lì è per "quel" motivo e che se anche lui è lì, il motivo è lo stesso.

decido, follemente, di salire.

ci salutiamo timidamente e ci guardiamo un pò intorno, dopo qualche secondo lui prende la mia mano e la porta in mezzo le sue gambe, io mi sento a mio agio, stranamente: pensavo "oh! sei dentro una macchina di uno sconosciuto, in un posto completamente isolato e gli stai per prendere in mano il pisello; sei impazzito?!"
Non lo so se sono impazzito o no, ma anche quella è un'etichetta e adesso, le etichette non devono contare.

Inizia la danza, infilo la mano sotto i pantaloni e dopo pochi movimenti abbasso l'elastico delle mutande; lo tocco, lo palpo, lo stringo.
Mi sento a mio agio.
Continuo a toccare e palpare, senza domandarmi fin dove arriverò.

Ancora qualche movimento della mano e scendo giù dal sedile, in ginocchio sul tappetino.

Avvicino la mia testa tra le sue cosce.

Mi sento a mio agio, ho la bocca socchiusa dalla quale esce la punta della mia lingua, lentamente scorgo la testa e inizio, timidamente, a dare dei piccoli colpettini alla sua asta, come a voler prima assaggiare qualcosa che non sai se potrà piacerti.

Un sapore forte, all'inizio non del tutto gradevole, forse più per il pensiero che non fosse proprio pulito, ma ormai sono lì, non ha senso tirarsi indietro proprio ora.

La mia lingua continua ad assaggiare, i colpettini pian piano diventano meno timidi.

Prendo le misure, ho preso coscienza di quello che sto facendo e di quello che dovrei fare da lì ai prossimi secondi, la lingua quindi esce allo scoperto e inizia a leccare l'asta con movimenti dal basso verso l'alto, alternando ogni tanto con piccoli baci e succhiotti delicati. 
Sono concentrato su di me, sulle mie emozioni, so quello che sto facendo ma non so se lo sto facendo per far godere me o lui.
Credo che l'amore vada sempre a braccetto con il concetto di "noi", ma qui non stiamo parlando di amore, nel modo più assoluto.
Continuo a leccare e baciare quel pisello con più foga ed intensità, adesso non solo mi sento a mio agio, ma mi sta piacendo.
Il sapore che fino a un paio di minuti fa non mi sembrava del tutto gradevole, adesso è diventato famigliare.
Voglio andare avanti.
Cambio di qualche millimetro l'angolazione del mio viso per poter arrivare con più comodità verso la punta, finora ancora completamente asciutta.
Struscio dolcemente la punta di questo bellissimo pisello che è diventato enorme e durissimo sulle mie labbra socchiuse, con il glande ancora coperto.
Lui a questo punto inizia ad essere smanioso, vuole arrivare al dunque ma continuo a tenerlo sulle spine ancora per qualche secondo. Poi scopro lentamente il glande, ed eccolo lì, completamente avvolto nella mia bocca. 
Succhio.
Bacio.
Succhio.
Bacio.
Poi la sua mano poggia sulla mia testa e mi spinge in giù, sento le mie labbra sfiorare ogni centimetro della sua asta che si adagia in bocca con la mia lingua che la lascia passare.
Inizia il movimento più godurioso: su e giù, su e giù.
Mi sento a mio agio.
Mi piace.
Mi eccita.
Godo.
Godo del mio godere.
Godo nel sentirlo godere.

Poi mi ferma, io rifiato un secondo e temo che si sia stancato o che abbia avuto un ripensamento e voglia andare via. Invece no.

Scende dall'auto e viene verso il mio sportello, vuole proseguire stando in piedi.

Io apro lo sportello e appoggio i piedi sull'asfalto restando seduto sul sedile, lui me lo sbatte in faccia con una certa fretta ma io decido di ricominciare tutto da zero.

La posizione più comoda per entrambi rende tutto più rapido e dopo pochi secondi me lo ritrovo nuovamente tutto quanto in bocca, fino in fondo.

Vuole aumentare il ritmo e forse, da "stupido" maschio, vuole comandare: mi prende la testa e me la muove, mi rendo conto che mi sto facendo scopare la bocca.
Penso tra me e me: "Stupido, non capisci che sto decidendo tutto quanto io? Credi davvero di essere tu a pilotare il gioco? Vuoi godere? Ok... ora ti faccio godere io."
Aumento la velocità e la foga, ad ogni suo affondo la mia lingua avvolge rapidamente la sua asta e quando si ritrae le mie labbra trattengono il glande succhiandolo con decisione. Sto facendo rumore, tanto rumore.

Mi accorgo che accanto a noi si è fermato un furgone, dentro un uomo ci sta fissando.
Mi eccito di più.
Mi sento a mio agio.
Tra una leccata e l'altra sussurro al mio occasionale lui che stiamo facendo impazzire quel guardone, lui mi dice di non badare a lui e pensare solo a me.
Continuo il mio pompino.
Godo a ciucciare il suo cazzo.
Gode colui a cui sto ciucciando il cazzo.
Gode l'altro che mi vedere ciucciare il cazzo di un altro uomo.

Mi rendo conto che sto ammiccando al terzo uomo, gli sorrido tra una leccata e l'altra.
Un filo di saliva resta attaccata alla mia lingua e al glande completamente zuppo, un'immagine che mi eccita più di quanto già non lo fossi. 
Mi sento a mio agio, mi sento una divinità, mi sento anche una puttana e si, ammetto, mi piace sentirmi una puttana.
Con il dito della mano invito l'uomo nel furgone a scendere.

Lui obbedisce, si avvicina e guarda da più vicino.
Gli tocco il pacco.
Sorride e si rilassa, ma continua solo a guardarci, estasiato.
La mia voce esclama "Tesoro, sei qui per guardare o sei qui per infilarmelo in bocca?", senza volerlo, senza filtro, senza rendermene conto, stupendo anche me che, solitamente, sono decisamente timido e introverso ma non qui, non ora, non in questa veste.
Il primo uomo ha un sussulto, forse teme che mi sia stancato di lui e che voglia andare a far godere l'altra persona.
No, tesoro mio, il tuo pisello ora è mio, da qui non scappi ma io sono su di giri, non mi basti.
Inizio a "scaldare" anche il secondo pisello.
Un succhiotto al primo e una leccata preliminare al secondo, qualche secondo così e poi con la mano sinistra afferro il primo, con la destra il secondo, li avvicino contemporaneamente al mio viso, guardo negli occhi i miei due uomini (assolutamente in mio completo potere) e sussurro, con un sorriso che ha il sapore un pò di sfida e un pò di complicità: "...pronti?"
Respiro profondamente come dovessi andare sott'acqua, socchiudo chiudo gli occhi, infilo in bocca i due piselli, loro sono eccitati forse più di me.

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