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Il Sapore della Sottomissione - Capitolo 7 – Il Dono
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Racconto13 min di lettura

Il Sapore della Sottomissione - Capitolo 7 – Il Dono

Giulia e Dago ridefiniscono i confini della loro relazione. Un racconto di trasformazione che esplora l'evoluzione del consenso e della dinamica di potere.

Dago Heron
5 mesi fa · 533 letture · 0

Aveva sempre visto la fellatio come un modo alternativo per dare piacere a Marco, soprattutto quando non aveva voglia di fare sesso. Lo era stato anche con qualche ragazzo che aveva avuto prima del matrimonio. Ora lui le stava chiedendo di fare una cosa diversa. Aveva cercato ancora una volta il suo volto, il suo sguardo. Poi aveva chiuso gli occhi, concentrandosi in quello che stava facendo, spostando l’attenzione alle sue labbra, alla sua bocca, a come quel tronco di carne la riempiva. Sentì la sua mascella rilassarsi, le labbra cambiare modo di avvolgere, cercare di aggiungere qualcosa con la lingua. “Brava, qualcosa è cambiato … quanto ti piace di più succhiarmelo così?”

Era la sua voce? O erano le parole che aveva detto? Oppure quella capacità di ascoltare ogni minima variazione. Ma era vero, ora stava gustando di fare un pompino e le piaceva così tanto che aveva sentito cambiare immediatamente il tasso di umidità del proprio sesso, aveva sentito il desiderio riprendere forza nel suo ventre.

La mano ora la lasciava fare, quasi volesse verificare se avesse imparato. Lei giocava con il ritmo, restando su ritmi lenti, cambiando l’intensità e, in preda a questa nuova eccitazione, azzardandosi a ingoiarne un po’ di più del suo solito.

Un’altra volta aveva alzato gli occhi, cercando i suoi, questa volta quasi con aria di sfida. Aveva preso la sua gamba e si era messa a cavalcioni, in modo a potersi strofinare sopra mentre lo spompinava.

Mentre la sua eccitazione cresceva, la mano era tornata a farsi sentire. Le dita si erano infilate tra i suoi capelli e ora poteva sentire che qualcosa stava cambiando. “Se ti lasci andare, sono certo che puoi diventare una regina del pompino …” Ogni volta che lei si spingeva in giù la mano la forzava di qualche millimetro, centimetro più giù, tenendola per qualche istante, per qualche secondo in quella posizione prima di lasciarla risalire.

Era solo una lieve forzatura ma, per lei, era qualcosa di nuovo. Quella mano che la spingeva bloccava e la sua consapevolezza del suo cazzo in bocca, sempre più grosso, sempre più pronto ad esplodere. Negli anni aveva sviluppato la sensibilità a capire quando il cazzo di Marco era pronto a sborrare per togliersi in tempo.

Ma quella, mano spinta dopo spinta, diventava più decisa, insistente. La spingeva sempre più giù e lei non sentiva nessuna voglia di opporsi, anzi. “Guardami!” la voce di Dago era tornata quel tuono deciso a cui era impossibile non ubbidire. Gli occhi scuri e pieni di libido di Giulia si alzarono verso i suoi, mentre la mano, sempre più decisa, la forzava, senza trovare troppa resistenza, a ingoiare tutto il suo cazzo. Ma i suoi occhi, il suo sguardo, la facevano sentire al sicuro, le facevano venire solo voglia di assecondarlo.

Fu così che, poche spinte dopo, era lì, con le labbra che iniziavano ad accarezzare la base del suo cazzo, il glande che toccava la gola, mentre i suoi occhi restavano incatenati a quelli del Padrone, sempre più verdi, accesi.

Il cuore accelerò quando la mano la bloccò, impedendole di risalire, anzi, dandole quell’ultimo incentivo per prenderlo tutto in bocca. Il respiro, dal naso, accelerato. Mentalmente contava i secondi. Cinque, dieci, quindici. Poi la mano le sollevò il capo, sfilandola dal suo membro. “Non soffochi, resta lì tranquilla!” disse prima di spingerla giù di nuovo.

Si sentì di nuovo trasformata in un oggetto per il suo piacere. Il suo cazzo scivolò dentro facilmente, lei strinse le labbra alla base mentre cercò di accarezzarlo con la lingua. Questa volta il conteggio arrivò a trenta prima che lui la sollevasse. Giulia prese una grande boccata d’aria.

La mano la forza a sollevarsi maggiormente, tirandola verso di sé in modo che i suoi seni si appoggino al suo cazzo. Istintivamente Giulia li stringe in modo che lo avvolgano, massaggino. Un’altra prima volta, nessun uomo le aveva mai scopato i seni.

“Ancora una volta!” La voce di Dago era roca di piacere. La mano le spinse giù di nuovo la testa, ma questa volta la lasciò solo pochi secondi, poi iniziò a muoverla, facendo in modo che il cazzo le scivolasse fuori dalle labbra per poi invaderla di nuovo. Ripeté questo gesto parecchie volte prima di bloccarle la testa a mezza strada, iniziando a muoversi lui nella sua bocca.

Qualche gemito gli sfuggì mentre la scopava in questo modo. Giulia era persa in quella tempesta di nuove sensazioni. Ogni parte del suo corpo quel giorno era stata usata diversamente, per darle nuove sensazioni, nuovi piaceri, e sentire per la prima volta i suoi gemiti le dava nuovi stimoli, nuove voglie. Dago si fermò, le fece sollevare il viso. “Prenditelo, è tutto tuo!” Un sorriso sul suo volto, poi lo sguardo cambiò nuovamente. “Solo una cosa: ingoialo tutto!”

Una voce, lontana nella sua testa, cerca di ricordarle che non ha mai concesso a nessuno di venirle in bocca, figuriamoci di ingoiare, ma Giulia è oramai in uno stato di eccitazione oltre ogni fantasia. Lo vuole, vuole farlo venire, vuole sentirlo venire, vuole guardarlo venire, vuole sentirlo schizzare, vuole sentire il suo sapore.

Alzò gli occhi mentre impugnandolo nuovamente lo succhiava vigorosamente. Cercava di muoversi con quella lentezza che lui le aveva insegnato. Non resistendo all’eccitazione lasciò scivolare una mano tra le cosce, iniziando a stuzzicare la clitoride mentre accelerava ancora un po’ il movimento della testa, succhiandolo con maggiore vigore, usando le labbra, la lingua, per provare a stimolarlo maggiormente.

Lo vide piegare la testa all’indietro. Inarcarsi. I fianchi che si contraevano pronti a spingere. Ora era il suo turno di avere in mano il piacere dell’altro. Rallentava, allungando il movimento, succhiandolo dalla punta fino alla base. Sentì le prime gocce, dal sapore forte, che agirono sui suoi neuroni come una dose di anfetamina. Accelerò con decisione il movimento e poco dopo, con un gemito animale, lo sentì liberare i suoi lombi innondandole la bocca.

Contemporaneamente le sue dita hanno aumentato l’intensità anche sulla clitoride, godendo subito dopo il primo schizzo in bocca.

Giulia respirava affannosamente, senza mollare la presa della bocca sul cazzo di Dago. Ingoiò, succhiandogli fuori fino all’ultima goccia. Lo leccava, lo ripuliva, quasi lucidandolo. Poi alzò di nuovo lo sguardo, cercando qualche conferma negli occhi del Padrone.

Dago la attirò a sé, facendola accomodare sulle sue gambe. Giulia si accoccolò contro di lui, sentendo il calore del suo corpo attraverso la camicia, le braccia che la avvolgevano in un abbraccio protettivo. Era strano essere così vicina a lui dopo ore di distanza controllata, ma si sentiva al posto giusto.

“Sei soddisfatta ora?” un sorriso di profonda soddisfazione le illuminò il viso come risposta. Per la prima volta nella sua vita aveva preso lei l’iniziativa, aveva provato piacere dando piacere a un uomo, al suo Padrone, vedendolo perdere il controllo tra le sue labbra, nella sua bocca. La sensazione di potere che aveva provato nel portarlo all’orgasmo era inebriante quasi quanto tutti quelli che lui le aveva regalato.

“Come stai davvero?” le chiese, la voce tornata a quella morbidezza che aveva imparato a riconoscere come la sua vera natura. Le dita che le accarezzavano i capelli erano le stesse che poco prima l’avevano esplorata e dominata, ora trasformate in pura tenerezza.

“Completa,” sussurrò lei, la testa appoggiata nell’incavo del suo collo. “Per la prima volta in vita mia mi sento completa. Ho ricevuto tanto piacere, ma… essere riuscita a darne altrettanto a lei, al mio Padrone…” Si fermò, cercando le parole giuste. “È stato… liberatorio. Come se avessi finalmente scoperto di cosa sono capace.”

Dago rimase in silenzio per qualche istante, le dita che continuavano a giocare tra i suoi capelli. Quando parlò, la sua voce aveva una sfumatura di orgoglio e gratitudine che Giulia non aveva mai sentito prima.

“Sai,” disse piano, “quando ho letto il tuo annuncio la prima volta, ero molto curioso di capire che tipo di donna ci fosse dietro quelle parole, se fosse una donna pronta a scoprire chi potesse diventare.” Le sue braccia la strinsero un po’ più forte. “Sono felice che tu abbia scelto me per questo viaggio. E sono orgoglioso di essere riuscito nel compito che mi avevi affidato.”

Si fermò, il sorriso che Giulia poteva sentire anche senza vederlo. “Ma soprattutto, sono felice di aver partecipato attivamente alla nascita di questa nuova te. Quella donna che ha avuto il coraggio di chiedermi quello che voleva poco fa… quella sei sempre stata tu. Io ho solo aiutato a farla emergere.”

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Scritto da
Dago Heron

Sono un uomo di 57 anni nato sotto il segno del Capricorno. La mia personalità ENFJ plasma inevitabilmente la mia scrittura. Come Protagonista, sono naturalmente attratto dalle dinamiche umane, dalla complessità emotiva degli incontri, dalla tensione che si crea tra vulnerabilità e potere. Chi mi conosce nella sfera dell’intimità mi identifica come Daddy Dom, un ruolo che filtra nella mia scrittura sotto la superficie delle mie storie. Scrivo da quando, venticinque anni fa, una pagina di Stephen King fece tremare qualcosa dentro di me che non sapevo esistesse. La letteratura erotica è il mio campo d’elezione, la mia dichiarazione d’intenti più autentica.

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