Io e Carla abbiamo dormito come dei bambini, eravamo felici di aver condiviso i nostri segreti.
La giornata era splendida e decidemmo di andare in spiaggia, andammo in cucina per fare colazione e scoprimmo che i nostri amici erano già al mare a godersi il sole, consumammo in fretta una tazza di latte con i cereali e bevemmo un caffè bollente che un giovane mandingo ci porgeva chiedendo: “Desiderate altro signori?”
Carla accarezzò i testicoli del giovane: “Mmh, magari più tardi.”
Il ragazzo sembrava deluso e rivolgendosi a me chiese: “E lei signore?”
“Io gradisco ancora un po' di dolce.” Presi in bocca il suo cazzo e iniziai a gustarmelo, il pompino divenne presto una gola profonda, gli infilai due dita nel culo e lo tirai verso di me.
Visto che gradiva infilai più dita tirando con forza il suo bacino, in questo modo il suo lungo pene entrava in profondità nella mia gola e potevo stringere le mie labbra alla sua radice.
Jelani, così si chiamava il giovane mandingo, mi prese la testa tra le mani e quasi gridò: “Più forte, mi sfondi il culo.”
Non potevo deluderlo, chiusi la mano a pugno e spinsi con forza, sentivo le pareti del suo intestino stringersi e continuai, facevo entrare e uscire il mio pugno e contemporaneamente ingoiavo il suo cazzo.
Jelani cercava di impalarsi sul mio braccio e ne chiedeva ancora, allora Carla si unse la sua mano con del burro, poggiò le sue dita al mio polso e insieme penetrammo quel culo voglioso.
Appena Jelani avvertì quella presenza fu scosso da un orgasmo violento e scaricò tutto il suo sperma nella mia gola, quello che non riuscì a ingoiare lo passai a mia moglie con un bacio appassionato.
Carla apprezzò e mi ringraziò: “Avevi ragione amore, ci voleva un po' di dolce.” Poi rivolgendosi al nostro amico: “ti aspetto in camera dopo pranzo per ringraziarti.”
Lo baciammo e raggiungemmo i nostri amici sulla spiaggia, appena ci videro ci rimproverarono: “Era ora, tra poco è ora di pranzo.”
Carla: “È colpa di Jelan, quel ragazzo ha insistito tanto che non abbiamo potuto rifiutare il dolce preparato da lui.”
“Conosciamo bene il dolce a cui ti riferisci.” Disse Marisa ridendo.
Stendemmo i nostri teli e ci sdraiammo per goderci il calore del sole, per evitare scottature ci proteggemmo con un buona crema solare, Carla me la spalmò sulla schiena, quando finì mi accinsi a ricambiare il favore ma lei mi bloccò: “Fermo, tu hai le mani di un muratore, Antonio per favore mi puoi aiutare?”
Il mio amico non si fece pregare, slacciò il reggiseno e iniziò ad applicare la crema protettiva iniziando dalle spalle e seguendo la curva della schiena scese fino ai glutei, Carla indossava un tanga e questo facilitò il massaggio.
Le mani di Antonio scesero fino alla fine delle natiche dove iniziavano le cosce e con i pollici sfiorò appena la parte interna delle cosce facendo rabbrividire Carla.
Con i pollici rivolti verso l’interno Antonio iniziò a massaggiare il culo di mia moglie e mentre risaliva allargava le sue chiappe e ne approfittava per infilarsi nel buco di Carla.
Mentre eravamo assorti dallo spettacolo offerto da Antonio e Carla, due ombre si stagliarono su di loro e una voce maschile chiese: “Papà, cosa stai facendo?”
“Cosa sto facendo?” rispose Antonio: “Mi sto godendo questo spettacolo della natura Eric, vuoi goderne anche tu?”
Carla si voltò e chiese: “Chi dovrebbe godere del mio culo?”
Sofia si alzò e fece le presentazioni: “Loro sono Eric e Karin, i nostri figli.”
Ci alzammo e stringemmo loro le mani, anzi, io strinsi loro le mani, perché Carla, incurante di essere con le poppe al vento, li abbracciò calorosamente.
Il contatto con quel seno ebbe effetto su Eric e il suo pacco si gonfiò all’istante.
Io mi complimentai: “Sofia, ti somigliano moltissimo, sono bellissimi come te. Antonio, se non fosse per quel pacco che si ritrova Eric non direi che siano tuoi figli.”
Erano due ragazzi molto alti, biondi come la madre, lui con un fisico atletico e un cazzo da paura, lei stupenda, due tette rotonde che nonostante le dimensioni non avevano bisogno del reggiseno, una vita sottile metteva in risalto un culo rotondo duro come il marmo e due gambe infinite come quelle di Sofia.
I due ragazzi erano fieri del loro aspetto e non esitavano a esibirlo, entrambi indossavano degli slip che lasciavano scoperti i glutei, il cazzo di Eric non era contenuto completamente e lui godeva nel mettere in imbarazzo quanti lo ammiravano.
Karin era in topless, intimoriva per come esibiva le sue tette, i suoi slip erano tirati tanto in su che si infilavano tra le grandi labbra provocando un effetto nudo a cui era impossibile resistere.
A quel punto dissi: “È meglio se ci buttiamo in acqua, altrimenti rischiamo di essere arrestati per atti osceni in luogo pubblico.”
Entrammo tutti in acqua e il mare era così bello che per una volta non pensammo al sesso, facemmo una bella nuotata spingendoci al largo e quando tornammo ci riposammo al sole prima di rientrare.
A pranzo approfondimmo la conoscenza di Karin ed Eric, scoprimmo che frequentavano l’università a Bologna, lei la facoltà di medicina e lui quella d’ingegneria informatica.
Antonio gli chiese: “Come avete interrotto la vacanza con gli amici?”
Rispose Karin: “Ci stavamo annoiando, avevamo nostalgia del nostro mare, degli spettacoli del vostro night e poi non volevamo lasciarvi soli.”
“Soli?” disse Antonio, “Lo sapevate che eravamo in compagnia.”
“Certo” rispose Eric, “Ma eravamo preoccupati per l’incolumità dei vostri amici.”
“Bravi” replicò Sofia, “Adesso saremo noi a dover salvare i vostri buchi da questi assatanati.” e con il dito indicò tutti noi.
“Dove pensate di dormire?” chiese Antonio.
“Non ti preoccupare, un buco lo troviamo.” Rispose Eric.
“Un buco? Io preferirei qualcosa di più solido.” Replicò Karin.
“Va bene, ho capito. Adesso andiamo a divertirci, Carla stasera vuole tentare la fortuna.” Disse Sofia.
Ci recammo tutti al night e ci mettemmo in poltrona in attesa della Ruota della Fortuna.
Sofia, vista la voglia di esibirsi manifestata da Carla suggerì ad Antonio di pilotare l’estrazione del numero.
