Mi sposto con cautela per non fare rumore e le sussurro all'orecchio che sarei andato al panificio in paese. Non avevo pianificato che la mia vacanza si sarebbe trasformata in un soggiorno a tre, quindi è il momento di approfittarne per acquistare tutto il necessario per la colazione e il pranzo. Petra mi risponde con un sorriso assonnato e un cenno leggero della testa, prima di raggomitolarsi nuovamente sotto le coperte.
Mi vesto rapidamente, prendo le chiavi dell'auto e scendo al piano inferiore. Nel salotto, il grande tappeto porta ancora i segni invisibili della passione della notte scorsa, e l'aria della casa è pervasa da un'energia del tutto nuova.
Esco nel giardino. L'aria del mattino sulla collina friulana è frizzante e pulita, il sole già sorto fa luccicare la superficie immobile della piscina a sfioro. Salgo in macchina e imbocco il viale, diretto verso il paese. Mentre guido tra le curve della collina, con il pensiero di quello che il nuovo giorno ha in serbo, un sorriso mi si stampa sul viso: quella che doveva essere una vacanza solitaria si sta rivelando l'estate più eccitante e imprevedibile della mia vita.
Al mio rientro, trovo le due donne in pantaloncini e maglietta che corrono nel parco intorno al casale. Come al solito sono super eccitanti: la loro femminilità prorompente e matura non è messa in dubbio neanche da quel abbigliamento sportivo, che anzi fascia i glutei sodi e mette in risalto il movimento armonioso delle loro lunghe gambe toniche. Mi salutano con un cenno allegro della mano e, terminato il loro allenamento mattutino, mi raggiungono sotto il pergolato.
Facciamo colazione all'aperto, accarezzati dalla prima brezza del mattino. Sul grande tavolo sistemo il caffè fumante, i succhi di frutta, il pane fresco ancora fragrante, la marmellata, qualche affettato locale e le brioches appena sfornate. Tra un morso e l'altro, mi fanno i complimenti per l'ottima scelta e iniziamo a pianificare come trascorrere la giornata.
Siamo tutti d'accordo sul fatto di rimanere al casale. I lettini a bordo piscina, infinitamente più comodi e accoglienti dei sassi grezzi del fiume del giorno prima, le hanno già conquistate. Per non parlare dello specchio d'acqua a sfioro e dell'isolamento totale del posto, che garantisce loro la certezza di poter continuare ad abbronzarsi e a muoversi in totale libertà, senza l'impaccio di alcun costume da bagno e al riparo da qualsiasi sguardo indiscreto.
Ci spogliamo nuovamente e ci sdraiamo sui lettini, lasciando che il sole della mattina accarezzi le nostre membra. L'atmosfera è pigra, densa di una sensualità rilassata. Ad un certo punto, però, dei colpi di clacson provenienti dal cancello d'ingresso attirano la nostra attenzione, rompendo la quiete della collina.
Emma
Infastidito ma curioso, mi rivesto alla meglio infilando un paio di pantaloncini e vado a vedere di cosa si tratti. Con mia grande sorpresa, fuori dalla proprietà c'è la Mini di Emma, una mia cara amica. È venuta a trovarmi non appena le hanno riferito, giù al panificio del paese, che ero tornato in zona. Un po' preoccupata per l'improvvisata, mi chiede se disturba, ma io, con il mio solito senso dell'ospitalità, le dico subito di accomodarsi. Prima di avanzare, la metto gentilmente in guardia: le spiego che in piscina ci sono due ospiti straniere che potrebbero essere non troppo vestite. Emma, da donna di mondo, non fa una piega, e ci avviamo insieme lungo il vialetto che attraversa il parco.
Quando arriviamo nei pressi della piscina, Andrea e Petra si sono già immerse nell'acqua azzurra, restando coperte fino alle spalle per una forma di iniziale cortesia. Faccio le presentazioni in grande stile, introducendo Emma come la principale responsabile dello splendido esito della ristrutturazione del casale. Emma è infatti l'architetto a cui mi sono affidato nei periodi in cui dovevo assentarmi, ed è colei che con il suo gusto impeccabile ha contribuito alla riuscita del progetto. Parla un tedesco perfetto per aver frequentato la facoltà di architettura a Berlino, quindi l'interazione con le ragazze è immediata e fluidissima.
Le due tedesche, sinceramente affascinate dal suo lavoro e dalla bellezza della casa, entrano subito in sintonia con lei e la invitano calorosamente a trattenersi per il resto della giornata. Emma è una persona dalle vedute molto ampie; non ha alcuna difficoltà a liberarsi dei vestiti e, non avendo con sé il costume da bagno, decide semplicemente di spogliarsi e restare nuda come noi.
La giornata prosegue così, tra bagni e chiacchiere sotto il sole. Emma racconta del suo lavoro, di quanto sia stato impegnativo e stimolante dare l'attuale aspetto al rustico. È una bellissima donna di circa cinquant'anni, con curve morbide e mediterranee; non ha il fisico atletico e scultoreo delle due insegnanti di educazione fisica, ma emana un fascino magnetico che prescinde dalla pura perfezione muscolare, supportato da una forte e matura carica seduttiva. Gli sguardi che ci scambiamo tra un discorso e l'altro mantengono viva un'elettricità sottile e stuzzicante per tutto il pomeriggio.
Verso il tramonto, le due tedesche mi comunicano, con una nota di sincero rammarico, che hanno già allungato fin troppo la loro permanenza e che l'indomani mattina dovranno rimettersi in viaggio per rientrare in patria. Emma, cogliendo la situazione, decide di fermarsi a cena con noi e mi propone a bassa voce di rivederci l'indomani, visto che sarò rimasto di nuovo solo nel casale.
La cena a quattro si rivela piacevole e brillante come la compagnia. Parliamo di viaggi, arte e progetti, finché verso le undici Emma ci saluta e riparte con la sua auto, lasciando me, Andrea e Petra a fare i conti con l'ultima notte della loro vacanza friulana.
Il dopocena si rivela più tranquillo, avvolto dalla complicità di una giornata trascorsa con ritmi lenti e un'atmosfera ben lontana dalla travolgente carica erotica della sera precedente. Ripetiamo l'esperienza di dormire tutti e tre nello stesso letto, ma stavolta l'attrazione è fatta soprattutto di baci morbidi e abbracci rilassati, anche se il mio pene, inevitabilmente, la pensa in modo del tutto diverso.
Petra, provata dalla stanchezza del viaggio imminente, si addormenta quasi subito. Questo mi permette di concentrarmi interamente su Andrea, che sembra essere ancora decisamente interessata alla mia mascolinità. Ci muoviamo con estrema cautela, facendo piano per non svegliare la compagna a pochi centimetri da noi. I baci e le carezze reciproche risvegliano in lei la passione. Le mani esplorano il corpo dell’altro alla ricerca dei punti più sensibili fino a che Andrea non allunga la mano sotto le lenzuola e impugnato il mio sesso inizia a sfregarlo contro il suo. In seguito mi invita a mettermi supino con lei sopra con le labbra che lambiscono l’asta. La sua bocca calda alterna movimenti verticali a risucchi che portano il mio glande al top dell’eccitazione. Prima che io perda completamente il controllo toglie la bocca e con un movimento fluido e calcolato, lo guida tra le sue cosce mentre riprendiamo ad assaporare il gusto delle nostre lingue che si intrecciano.
La sento subito caldissima e bagnata. Diamo inizio a un rapporto intenso, profondo, ma privo della foga selvaggia del giorno prima, sostituita da una dolcezza carnale ed eccitante. Seguiamo un ritmo ipnotico fino a quando veniamo all'unisono: Andrea vibra visibilmente, scossa da spasmi sia interni che esterni che la fanno tremare dolcemente tra le mie braccia. Rimaniamo uniti in quella posizione e, di lì a poco, ci addormentiamo ancora l'uno dentro l'altra, assaporando l'ultimo sprazzo di calore di questa incredibile avventura.
La mattina successiva, dopo una colazione ricca del calore dei giorni passati, ci scambiamo i saluti di rito davanti alle auto. Ci stringiamo in un ultimo abbraccio con la promessa di ripetere l'esperienza l'anno successivo, per un periodo più prolungato. Le guardo sparire oltre il cancello; il casale torna vuoto, ma io sorrido, consapevole che tra poche ore il campanello suonerà di nuovo per l'arrivo di Emma.
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