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Cornifico mio marito in giardino
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Racconto25 min di lettura

Cornifico mio marito in giardino

Eccitata dall'astinenza del vecchio vicino lo stuzzico fino a farmi possedere nel giatdino di casa come una cagna in calore.

Giovanna Esse
1 anno fa · 5k letture · 0

Con disinvoltura, essendo ormai eccitata, mi spostai di poco, nella direzione da lui indicata, ma feci bene attenzione da restare abbastanza in vista per il mio vecchio “amico”.

Cercai un cantuccio dove la terra era abbastanza piana da permettermi di effettuare la mia minzione senza rotolare sul terreno, dopotutto, ero ancora in tacchi e tailleur.

Caricando molto i miei gesti e facendo tutto molto lentamente, mi alzai la gonna stretta, fino ai fianchi, e mi scoprii il grosso culo bianco, abbassando le collant, fino alle ginocchia ... ma non bastava ... provai ad abbassarmi ma con le calze strette rischiavo di perdere l’equilibrio.

Don Liborio era sbiancato, guardandomi da dietro, a parte lo spettacolo a cui non era preparato, dovette credere che ero pure senza mutandine.

Probabilmente non aveva mai visto una donna in perizoma davanti a se.

Calai giù piano piano anche quello, il filo nero scendeva lungo le mia cosce chiare, sottolineando le mie forme e mandando il povero vecchio in visibilio.

Il posto che avevo scelto, per farmi vedere meglio dal vecchio, era lontano da ogni appiglio ... non un solo ramo per tenermi con la mano.

Allora divenni ancora più sfacciata, rischiando anche di offendere il malcapitato.

L’età c’era. E se era impotente ... oppure aveva subito qualche operazione?

Alle persone anziane succede.

- Don Liborio – dissi a bassa voce – mi date una mano? Io qua cado sicuro! –

Lui si avvicinò, guardandosi nervosamente intorno ... probabilmente aveva più vergogna per lui che per me.

Mi tenni alla sua mano, in precario equilibro, e finalmente lasciai sgorgare la mia abbondante pipì, acuita anche dal freddo che comunque iniziava a farsi sentire.

Il vecchio trovò la forza di sussurrare solo queste parole:

- Madonna mia, madonna ... signò, vuje me fate morì, a me! –

- Ma no, perchè? Voi siete così bravo. – finsi una grande ingenuità – adesso mi asciugo e abbiamo finito, va bene? Tenete un fazzoletto pulito? –

Come un automa, prese il fazzoletto pulito, dove si era asciugato le mani poco prima, e me lo porse, ma io, infoiata e non paga, mi voltai verso di lui col sedere e chinandomi in avanti dissi:

- Potete asciugarmi voi, don Liborio? Io ho paura di inciampare nelle calze. –

Il vecchio balbettò qualcosa, ma si decise e, con grande delicatezza, mi tamponò la vagina con la stoffa.

Standogli abbastanza vicino, potei costatare ciò di cui ero già certa, conoscendolo: era un uomo pulito e non puzzava.

Eccitata come mi ritrovavo, probabilmente, non mi sarei fatta troppi scrupoli ... ma il fatto che, qualsiasi cosa sarebbe successa, mi trovavo in compagnia di un uomo pulito, mi rincuorava e mi faceva sentire libera ... a mio agio.

- Signò, perdonatemi ... io ... forse è meglio che me ne vado! – sudava e quasi incespicava sulle parole – Non mi fate fare nu’sproposito! Io vi rispetto ... –

- Ma lo so, lo so ... voi siete un angelo. – dissi.

In quella assurda situazione, nel boschetto di pomeriggio, io ero di fronte al vecchio contadino, e, come se fosse la cosa più naturale del mondo, tenevo giacca e top di sopra , mentre di sotto, ero nuda e discinta, come mamma mi ha fatto.

La gonna accartocciata in vita, lasciava alla vista dalla vita in giù.

Lui mi guardava la vulva, che io depilo solo ai lati, mentre al centro la lascio naturale, con la folta peluria castano scuro.

Sembrava una conchiglia scura, un riccio di mare ... forse, e spiccava nettamente sulla mia carnagione molto chiara.

Lungo le gambe, collant e mutandine che mi impedivano un poco nei movimenti.

Come se fosse la cosa più naturale del mondo, gli presi la mano, senza far parola e me la infilai sotto la maglietta, facendo venire le sue dita a contatto col seno, enorme e morbido.

Toccare la mia pelle delicata lo fece trasalire, cercava di dire qualcosa, ma ormai era in mia completa balia.

- Restiamo cinque minuti, si sta ancora cosi bene ... – parlavo per stemperare la tensione, le mie guance ormai erano di fuoco, per l’eccitazione ma anche per un po’ di vergogna, dopotutto stavo veramente esagerando.

Don Liborio, non più padrone dei suoi sentimenti, si strinse a me, abbracciandomi in maniera grossolana e impacciata.

Mi teneva il seno, poi mi toccava la pancia, le sue dita erano forti e ruvide; sentii la sua forza e la sue decisione: quando mi strinse la vulva, come si spreme un limone ... mi fece trasalire.

- Voi siete vedovo, è vero? – dissi, pur di fare finta che niente fosse ... non so cosa mi aveva preso, una specie di frenesia folle.

Intanto gli aprii il pantalone, un vecchio jeans con i bottoni di plastica, ma sotto portava un’altra difesa ... poverino. Certo, a stare sempre all’aria aperta, doveva riguardarsi: infatti indossava, di sotto un pantalone grigio, leggero, certamente un vecchio pigiama.

Non oppose resistenza, quando gli tirai giù anche quello, con una certa decisione.

Aveva le mutande bianche, gli slip che, in vita mia non avevo mai visti indossati.

Ero sorpresa che esistessero ancora.

Erano di cotone a coste e portavano una cucitura ribattuta, triangolare; un lato era aperto, per permettere la fuoriuscita del pisello.

Non mi fermava più niente, in quel momento, poteva indossare anche la minigonna ero decisa a trovare il suo cazzo, nonostante il cumulo di panni che lo ricopriva.

Non volevo niente di particolare ... la mia frenetica ricerca aveva un solo scopo primario, esaltante: volevo vedere che effetto avevo fatto a quel vecchio. Volevo vedere come manifesta il piacere che gli donavo.

Che libidine!

Don Liborio ormai affannava. Aveva gli occhi socchiusi e biascicava qualcosa tipo:

- Bella, che bella che siete ... – intanto, goffamente, si muoveva a scatti, cercando, a modo suo di accarezzarmi, tutta.

Sussultò, per poi bloccarsi subito dopo, quando si accorse che la mia mano, senza vergogna, cercava di intrufolarsi sotto l’elastico delle mutande.

Trovai la pelle rugosa e liscia dell’inguine, poco tonica, poi, seguendo i peli arruffati e caldi, trovai la radice del suo pene.

Era molliccio, barzotto, ma pulsava e tendeva a gonfiarsi.

Lui si riprese e tornò a martoriarmi le zinne, arrancando sui capezzoli turgidi, mentre io cercavo di prendere dimestichezza con quel suo arnese.

Non poteva essere duro, poverino, schiacciato com’era, e a testa in giù.

Glielo scorsi tutto, con la mano appiattita, che si intrufolava in profondità, tra le gambe dell’uomo.

Quando gli catturai il glande, abbastanza spropositato, lo trovai bagnato di smegma tiepido e succoso. La scoperta mi fece rabbrividire, lanciandomi nel corpo fitte di piacere, che mi facevano piegare su me stessa.

- Controllate che nessuno ci possa vedere – gli intimai, visto che non avevo alcuna intenzione di portarmelo in casa ... volevo gustarmelo tutto, quel rapporto bucolico ... Già sognavo di essere presa e sbattuta, senza riguardi, come faceva il “signorotto” di turno, tanti anni fa.

Ci spostammo ancora più dietro al grosso castagno e io mi abbassai di nuovo, cercando di non cadere. Mi aggrappai ai pantaloni del vecchio e gli tirai tutto giù, lasciandolo nudo, di sotto, con le sue gambe abbastanza glabre e magre.

Tra le cosce, alla luce del meriggio inoltrato, una massa molto scura, attraeva tutto il mio interesse e la mia libidine.

Il suo cazzo era cupo e per niente piccolo, solo non era in erezione totale, oscillava, libero, come una proboscide a ogni piccolo movimento del vecchio.

Però la cosa veramente grande era lo scroto ... io non ero mai stata con un uomo anziano e non potevo saperlo, aveva le palle grosse, in una sacca rugosa, testa di moro, sembrava una sacca di cuoio ... l’immagine era magnetica, aveva qualcosa di osceno che, però, mi attraeva ... un certo fascino del peccato, del proibito.

Non mi ero mai sentita tanto trasgressiva.

Inoltre, e quel pensiero mi cadde addosso come una valanga in montagna, era la prima volta che vivevo da sola una mia iniziativa sessuale.

Mio marito non ne sapeva niente, non lo poteva nemmeno immaginare.

Era la prima volta, in venti anni che lo tradivo, in realtà.

Glielo avrei anche confessato volentieri ma tutto era successo così in fretta ... come avrei potuto?

Ero certa che l’uomo non subisse un pompino chissà da quanto ... forse era solo una mia illazione, ma mi piaceva pensarlo.

- Si sta facendo scuro – dissi, senza particolare motivo, giusto per non fare tutto in silenzio, don Liborio era un automa nelle mie mani e non profferiva un pensiero compiuto da oltre un quarto d’ora.

Puntellandomi bene gli presi in mano tutto il pacco e me lo tirai verso le labbra.

Prima di andare avanti…

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