Il tempo di trovare il messaggio; una telefonata per prenotare e il gioco era fatto.
Gerry esclamò, convinto:
– Se non te la porti a letto stavolta, vecchio mio, allora sei un caso disperato!
6
Il locale era in zona Parioli, in via dell’Orologio, un angolino tranquillo, estremamente signorile.
Una discreta targhetta ammiccava sulla destra della porta scura con le finiture in ottone splendente:
“Love Taste - IAS Experience”
Non c’era altro tranne il campanello.
Per non incontrare contrattempi, Fulvio, aveva preferito il Taxi, era passato a prendere la sua amica speciale in albergo e adesso erano li, davanti alla porta, entrambi lievemente impacciati.
Il locale era molto elegante; vennero accolti con discrezione. Davanti a un tavolino la proprietaria faceva gli onori di casa, con garbo e gratitudine; offrì loro una coppa di Cristall, come aperitivo e, in breve, espose le peculiarità di quel locale.
– Se volete sperimentare veramente qualcosa di nuovo, allora vi consiglio l’Ovulo, invece di un tavolo tradizionale.
Entrambi i giovani si incuriosirono e poi, tra la timidezza di Fulvio e la poca disponibilità all’avventura di Adele, qualsiasi deterrente era ben accetto pur di far passare il tempo. Erano ancora abbastanza imbarazzati.
– L’Ovulo, lo stiamo dando al costo di un tavolo, in via promozionale, è un concentrato di tecnologia, dedicata esclusivamente ad offrire una irripetibile esperienza di piacere…
– Oh, oh… – interruppe Adele – Forse stiamo correndo un po’ troppo, signora. Veda, questa è una cena tra amici! – sorrise, cercando la complicità dell’altra.
– Ma certo, capisco, non dovete preoccuparvi, l’esperienza dell’Ovulo è del tutto individuale… prego, seguitemi, non ve ne pentirete. – e li scortò verso l’angolino più in penombra del locale.
***
La cena venne servita in modo impeccabile: gli assaggi erano prelibati e squisiti, sicuramente di “alta cucina”; i prodotti eccellenti, nessun ingrediente invasivo, nell’odore, nel sapore o nei grassi…
L’esperienza dell’Ovulo era davvero una novità.
I due commensali vennero fatti accomodare a un tavolino tondo, in materiale traslucido, sicuramente una plastica speciale. Immediatamente dopo, venne giù una specie di cappello, a forma di fungo, che si posizionò in modo tale da coprire la coppia fino all’altezza delle spalle. Solo su di un lato, di fronte alla parete in fondo, rimaneva uno spazio aperto, angusto ma utile, dal quale una cameriera sexy, in minigonna e tacchi a spillo, serviva loro le pietanze e versava il vino adatto. La cosa incredibile e conturbante, allo stesso tempo, era che la ragazza era perfettamente bendata. Indossava una mascherina nera, incorniciata da doppi strati di velette, che le avrebbero reso impossibile poter osservare nulla di ciò che avveniva sotto l’Ovulo.
Altra prerogativa della strana struttura erano le due poltroncine che l’accessoriavano, la seduta era anatomica, comodissima, a forma di sella; furono addirittura indirizzati verso la sedia più adatta al loro sesso. Infatti la sedia per donna, sulla punta della sella, aveva una protuberanza estremamente più aggressiva e consistente di quella per uomo.
E così iniziarono quella cena incredibile, in un ambiente irreale. Cominciarono a vivere una Fiaba sexy e sensuale… frasi carezzevoli, brani scelti tra i più evocativi della scrittrice erotica, venivano sussurrate sotto il padiglione. Le parole erano accompagnate da una delicata musica di sottofondo mentre, grazie a un complesso congegno olografico, tutto intorno a loro, immagini virtuali li inserivano, full immersion, in un mondo incantato. Panorami fiabeschi; sale arabescate; amplessi perversi che si facevano e si disfacevano, comparendo ai loro sensi come spezzoni di sogno.
La poltroncina, poi, sotto le loro natiche prendeva vita, vibrando, sussultando, carezzando… masturbando le parti più sensibili.
Purtroppo i loro caratteri e la loro spigliatezza non aveva ancora raggiunto un soddisfacente livello di sincronia… Adele era una donna adulta, molto sensuale; sebbene fosse cercasse di controllarsi in quel loro rapporto, pur di evitare equivoci, era comunque una che amava il sesso e ne godeva felicemente, sin dalla prima pubertà. Il suo corpo e la sua mente erano avvezzi e disponibili alle stimolazioni più azzardate e appaganti.
D’altro canto c’era Fulvio, eccellente membro della società ma, purtroppo, come trentenne era veramente imbranato… fino a pochi giorni prima persino sessuofobico.
E le poltrone lo “sapevano”.
L’intelligenza artificiale che gestiva quell’ambaradan di cavi nascosti e di elettromeccanismi camuffati, grazie a una serie di sensori sensibilissimi rilevava lo stato d’animo del “cliente” e lo serviva di coccole erotiche, proporzionalmente al suo indice di eccitazione.
Così, una lasciva e irrequieta Adele sedeva di fronte a un turbato e preoccupato Fulvio. I gridolini della bella signora, i suoi strusciamenti, le pose discinte che assumeva di tanto in tanto, lo facevano sudare freddo. A niente valsero neppure gli sguardi supplichevoli e pieni di libidine che Adele gli lanciava di tanto in tanto, né il suo increscioso aggrapparsi a un braccio del suo ospite o, peggio, quando se ne portava un dito alla bocca, succhiandolo come un Chupa-Chups.
A raggelare ulteriormente il giovane tardivo c’era la preoccupazione che, mentre loro due erano isolati nella bambagia erotico virtuale, probabilmente, gli altri commensali vedevano perfettamente i loro atteggiamenti, pur se soltanto dalle spalle in giù.
Ma, diciamocelo, era proprio “in giù” che stava avvenendo il peggio delle performances di Adele.
Per fortuna dopo un’ora e mezzo di martirio e di goduria, quell’esperienza terminò.
Solo molto dopo, nel taxi, quando Fulvio ritrovò una certa padronanza di sé; quando una sfiancata e coccolosa Adele, gli poggiava languida la testa sulle spalle, Fulvio tentò di sferrare il suo attacco. Giocò il tutto per tutto, anzi, si fece audace… nella tranquillità del motore che borbottava pacato, le disse:
– Che pensi adesso, cara? Che ne dici? Vogliamo andare da te, o vieni tu nel mio albergo?
Adele si riprese rapidamente, persino l’effetto del vino aveva perso la sua efficacia. Si rimise i sandali, che aveva tolto poco prima e poi, guardandolo negli occhi con tenerezza infinita, disse:
– Perdonami, bambino mio, te ne prego. Vedi… e mi ero ripromessa di dirtelo già dall’inizio di questa serata… io sono sposata, ho persino una figlia.
Comprendimi… non ti nascondo che anche per me è stato sconvolgente, l’altra sera… e non ti nascondo che mi piaci tanto, anche come carattere, come dolcezza. Tesoro mio – gli occhi, adesso, luccicavano nella penombra – persino il tuo corpo, mi attizza tantissimo; prima di stasera non riuscivo a non pensarti nudo, al tuo membro già grosso ed eretto nonostante nemmeno ci fossimo sfiorati… Non sarò ipocrita: cercavo di convincermi che non volevo venire a letto con te ma non ero sicura di riuscire a mantenere questa posizione… ho titubato, tanto. Prima di cena, ero molto tentata… quasi pronta a cederti tutta me stessa…
Ma poi, cazzo… – e qui cambiò espressione, era quasi furiosa, – co’ sto cazzo di ristorante arrapante… e quel bastone che mi vibrava sul clitoride… e porca puttana, gioia mia, io ho avuto più di cinque orgasmi devastanti. Mi spiace… veramente, ma così ho avuto tutto il tempo (e la spossatezza) per decidere. E ho dovuto decidere di restare fedele a mio marito, alla mia vita… maledizione!
Era tardissimo.
Solo nella notte profonda, Fulvio decise di andarsene a piedi al suo Hotel. Il suo umore era nero! Non aveva voglia di fare niente; aveva voglia di mollare tutto… in un attimo di lucidità, prese il cellulare, compose il numero e, dopo innumerevoli squilli, strillò a chi aveva risposto con la voce impastata dal sonno:
– Vaffanculo, Gerry!!!
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