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La psicologa del sesso
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Racconto17 min di lettura

La psicologa del sesso

Qualcuna dovrà pur sbloccare il bravo collega rimasto impantanato sessualmente... ci prova la psicologa ma le cose non vanno come sperato.

Giovanna Esse
2 anni fa · 406 letture · 0

 Dedicato al dottor Andrea Tosatto.

Un racconto solo un po' piccante ma estremamente spiazzante dove la psicologia si incontra con la nuova, folgorante, Intelligenza Artificiale e... sessuale.

 1

 – La timidezza ti ucciderà, Fulvio!

– Hai ragione; mi da fastidio ammetterlo, ma ormai mi conosci troppo bene. Basta maschere; basta trincerarmi dietro due lauree e una carriera talmente fulminante da far invidia a un manager cinquant’enne, magari volpone e navigato. Ma che ci posso fare? Le ho tentate tutte…

– Ok, su questo – disse Gerry, scurendosi in viso – lascia perdere: stendiamo un velo pietoso; dopo quello che hai creato l’altra sera, con te non dovrei più neppure parlarci! Ecco…

Fulvio non riuscì a trattenere un’impacciata risatina ebete; più o meno lo stesso tipo di risatina che aveva sfoggiato mentre faceva l’ennesima figura barbina e metteva in imbarazzo anche Gerry, suo collega e, sventuratamente per lui, anche amico.

E certo: erano quasi due anni che viaggiavano insieme, almeno per un paio di settimane, ogni mese. Gerry, in qualità di Agente generale per il sud Italia e Fulvio, come suo diretto, se pur giovane, superiore.

La loro “squadretta” aveva comunque suscitato qualche battuta sarcastica nelle alte sfere… dopotutto la proprietà dell’azienda era rappresentata da “materassari”, mica da premi Nobel. Nelle riunioni “ufficiose”, non era raro che li appellassero “Tom e Gerry”, ma nessuno li ostacolava: le loro scelte strategiche erano sempre ben accette, finché i fatturati erano più che soddisfacenti.

Si sceglievano l’albergo, il ristorante, persino la macchina di servizio… Rendevano! E questo faceva di loro un’apprezzata coppia di “intoccabili”!

 Comunque, anche se Fulvio aveva sorriso, non era uno sciocco; gli dispiaceva di avere rovinato tutto. È vero che Gerry era ossessivo e insisteva continuamente su quell’odioso aspetto del suo modus operandi ma, in fondo, aveva agito in buona fede e, dopotutto, lui aveva accettato la prova senza costrizioni. Così, a Cosenza, Gerry aveva organizzato un incontro a tre, con una sua amica abbastanza emancipata e discretamente troia.

Certe donne dell’estremo sud sono un po’ avide rispetto alle piccole raffinatezze tipicamente “nordiche”: il manager figo, il SUV executive, il ristorante d’alto livello… insomma, uno dei pochi momenti per indossare le calze di seta, il completo di Prada e i sandali col tacco, Louboutin… uno momento che non sia il matrimonio della cugina o la festa di Laurea dell’amica del cuore.

Dopo… Champagne in camera (camuffato in fattura, per la Ditta), allegria a profusione: ci si lascia andare, via i vestiti… un accenno di spogliarello e vai. Luci soffuse per qualche ora di puro sesso trasgressivo.

Ma il povero Fulvio, benché in mutande e con la signora che cercava di agguantargli il pene, giusto per rompere il ghiaccio e dare inizio alle “danze”, non riuscì a sostenere lo stress del momento. Distrusse l’atmosfera, smontò l’entusiasmo e, con la sua imbarazzante risata ebete scappò via dalla Suite, scaltramente prenotata da Gerry.

E sia, dirà il lettore a questo punto, che sarà mai? Fulvio si toglie dalle palle, la signora dopo un attimo di smarrimento, riprende fiducia nel sesso e ricomincia la sua attività di ricerca in un altro paio di mutande.

Gerry, dal canto suo, scopatore collaudato non avrebbe avuto difficoltà a riprendere in mano le redini della nottata. Sennonché, nella fretta di fuggire dall’agguato erotico, ma pur attento a coprirsi un minimo, per pudicizia, Fulvio si accaparrò un lenzuolo il cui lembo, nel parapiglia, si agganciò al tavolino su cui era posata la guantiera, con lo Champagne, i flute e il secchiello… colmo di acqua e ghiaccio.

La catastrofe venne rimarcata e resa pubblica immediatamente a causa di uno sfortunato evento: un anziano cameriere stava passando davanti alla porta, trasportando alla meglio una fronzuta Abat-jour, per motivi non inerenti alla nostra narrazione… questo, però, non vietò a Fulvio ancora più impacciato del solito per il disastro appena perpetrato nella camera di Gerry, di arretrare in lenzuola e mutande, scusandosi e chiedendo umilmente perdono. Di culo centrò il vecchio: persero insieme l’equilibrio e caddero, quasi abbracciati assumendo tutta una serie di pose, non eccessivamente plastiche. Complice la caduta, la vecchia lampada, tutta spuntoni e pendagli di cristallo, si infilò nelle loro delicate membra, ferendo entrambi in maniera più o meno grave.

Insomma: una piccola, umiliante, tragedia!

 2

 “Ebbene, adesso basta! Voglio riprendermi in mano l’esistenza!”

Forse fu proprio la figuraccia in Hotel a far rivivere nella mente compartimentata del bravo Manager un ricordo umiliante e offensivo, nascosto nei meandri del suo lontano passato. Era poco più che un bambino: niente di grave alla luce degli anni ma, probabilmente, quando successe, quella magra figura lo aveva segnato ferocemente… forse per questo non riusciva a spogliarsi con altri presenti, soprattutto se si trattava di esponenti del gentil sesso. Col passare degli anni, impegnato a studiare e far carriera, questa sua incapacità a denudarsi, era diventata una vera fobia.

Ma ora basta!

Doveva trovare l’occasione per sbloccarsi, per smitizzare la potenza psichica di quell’antico episodio.

 Per prima cosa: il problema era psicologico?

Bene, si rivolse a un esperto. Per non far conoscere a nessuno questa sua ricerca di una nuova identità sessuale, non ne parlò nemmeno con Gerry.

Fece tutto da solo e… quello che, a prima vista, poteva sembrare un handicap si dimostrò una scelta molto felice… A. Marra, Psicologa e Sessuologa, l’esperto che aveva lo studio nello stabile vicino agli uffici della sua Azienda, era una donna!

Quando si presentò, senza neppure un appuntamento, non se l’aspettava.

Prese la donna, graziosa e leggermente in carne, per la signora delle pulizie o per una segretaria…

– Ehm, salve!

– Salve!

– Io non avevo un appuntamento … io, ecco, il dottore non c’è? Quando riceve?

– Beh… c’è scritto sulla targa, di fuori. Comunque: i giorni pari, dalle 15 alle 19.

– Oh, bene, ok. Grazie.

– Di nulla! – la grassottella adesso lo fissava e sorrideva. Gli piacque il suo cipiglio deciso, lo metteva a suo agio. La signora indossava una tuta celeste, non proprio vistosa ma quasi, una fascia rosa per trattenere i capelli… ed era violentemente sudata. – - Vuole fissare un appuntamento?

Fulvio deglutì; era troppo diretta… si sentiva già esposto, come fosse nudo, e quella era solo la donna di servizio… forse… forse… sarebbe stato meglio.

– Oh, beh, mi ascolti signor… o dottor, non so? Abbia pazienza… – si tolse la fascia e sciolse i bei capelli crespi e bruni con un movimento estremamente accattivante. – Sto solo cercando di tirar giù un paio di chili prima della bella stagione… alle 15 mancano dieci minuti, se ha tempo di aspettarmi… faccio una doccia e sono da lei. Sarò impeccabile e professionale, glielo giuro! – sorrise, mostrando i bellissimi, graziosi, dentini, – E... piacere: Adele Marra, psicologa, seppur reduce dalla mia corsetta del pomeriggio.

 "Scappare? Ancora una volta? Cazzo, no!"

– Certo… aspetto con piacere, dottoressa. Fulvio, Fulvio Tommasi.

Tenderle la mano no… sarebbe stato troppo per lui, in un pomeriggio solo. Fulvio non poteva saperlo ma Adele gliene fu molto grata. Anche lei aveva un suo piccolo e mai sconfitto complesso: era sempre preoccupata rispetto alle sue mani; qualcosa, un giorno lontano, sepolto oggi nel suo subconscio, l’aveva convinta che avere le mani sudate era sinonimo di insicurezza e, ovviamente, a lei le mani sudavano sempre più spesso di quanto avesse mai desiderato. Porca puttana!

 Quando Adele tornò erano le 15 in punto.

Quando Adele tornò lei non era più la stessa.

Le calze nere, il raffinato tailleur grigio chiaro, la camicetta di seta rosa, tesa sul seno prosperoso… e infine i tacchi, altissimi ma estremamente ben portati, avevano trasformato la “polpettina” di poco prima in un appetitoso e succulento arrosto, tutto da assaporare.

La psicologa era una donna molto affascinante… forse anche troppo.

 3

 Oltre che bella Adele era anche brava. In solo quattro sedute aveva messo Fulvio a suo agio; con maestria aveva saputo pungolarlo fino a trovare quell’episodio che, pur se occultato, tanto potere aveva sul suo comportamento nei rapporti con l’altro sesso.

Prima di andare avanti…

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