Di certo anche il bracciale con brillanti che avevo comprato per lei a Firenze, si era rivelato utile a sbloccare quella situazione. Mi è costato un occhio della testa ma ne valeva la pena.
Stanotte abbiamo fatto l’amore e, finalmente, le ho eiaculato dentro liberamente, per ben due volte.
12 Novembre, 1985
E’ il caso di dirlo: “Caro diario!”
Mi conforta scrivere qualche mio pensiero, mi aiuta a ragionarci sopra e a comportarmi concretamente, senza stupidi colpi di testa.
La nuova casa è accogliente, spaziosa, per fortuna è di proprietà. Non ci possiamo lamentare.
Siamo rientrati dal viaggio di nozze relativamente in pace.
Frida non è più dolce e spensierata come prima. E’ nervosa, autoritaria, decisa.
Credo dipenda dalla responsabilità di dover gestire tutta una casa ... lei, così giovane, eppure già tanto in gamba.
Giusto per dire: il fotografo del matrimonio, ricordate? E’ diventato uno scassa palle, me lo ritrovo spesso in casa con una scusa: che noioso!
A Frida non dispiace la sua amicizia ma è già la terza volta che al rientro lo trovo in casa: una volta per l’album, un’altra per controllare le foto ai parenti ... che scocciatore.
Non mi ero sbagliato!
Il fotografo si era accorto che Frida, per un gioco infantile rivolto a me, si è sposata senza mutandine, infatti, in una busta posta nel cassetto del suo intimo, ho trovato tre foto, dove si vede Frida con la gonna di tulle alzata e con la figa deliziosa in bella mostra.
In due, presa davanti, e, nella terza, è girata di culo; le calze a rete bianche si fermano a metà coscia e, con precisione di dettagli, si vedono il suo sedere e i buchetti leggermente divaricati. La sensazione che si ha è che Frida si fosse messa in posa apposta per farsi vedere ma mi sembra impossibile.
Non ho il coraggio di chiedere notizie a lei per non farla infuriare e poi, dopotutto, come faccio a spiegare cosa cercavo nel cassetto delle sue lingerie?
Non posso certo confessarle che mi piace masturbarmi indossando le sue calze o annusando le sue mutandine.
Settembre, 1986
E’ tanto che non scrivo ... solita routine ma oggi è un giorno troppo speciale perché taccia: è nata nostra figlia, si chiama Giorgia, un nome che è piaciuto a tutti e due.
E ti pareva che quel seccatore del fotografo non era il primo a complimentarsi?
Mentre passavo mi ha anche fermato davanti al negozio per prenotarsi:
- La voglio vedere, mi raccomando ... e la prima foto gliele devo fare io! Ci tengo. –
Che seccatore!
Cosa ci trova Frida in un uomo tanto petulante, proprio non lo capisco.
6 Ottobre, 1990
Ho deciso di tornare a scrivere.
La bimba ormai è grandicella.
Superata la foga e gli impegni del primo anno, Frida è tornata quella di sempre, ma purtroppo tra di noi i rapporti si sono diradati in maniera esasperante.
Dormiamo con la bambina nel nostro letto e adesso sempre più spesso, con una scusa qualunque, sono invitato a dormire nella camera degli ospiti.
Per poterla chiavare, occasionalmente, devo piangere come un bambino capriccioso.
Divento talmente noioso, dice lei, che mi accontenta per non sentirmi più.
Allora, spesso in cucina, Frida si mette con i gomiti appoggiati sul tavolo e con espressione annoiata, si alza la gonna:
- Dai – dice freddamente – sbrigati, che ho da fare, così la fai finita! –
Essere trattato così mi rende folle ... il cazzo si fa duro, mentre la possiedo, con gli occhi chiusi, la mia fantasia vaga ... lontano.
Sento che sotto i miei colpetti lei prova piacere, ma non lo dimostra, non emette un solo gemito.
Se le sborro in figa, mi sgrida, anche se so perfettamente che non c’è pericolo che resti incinti.
Quando mi permette di scopare mi avverte poco prima, con un cenno o un breve messaggio, poi, prima della copula, mi ordina come e dove devo depositare la sborra.
In genere vuole che arrivi in un preservativo, ma fuori dalla figa.
Vuole che lo tiri fuori all’ultimo istante ... lei si volta e deve vedere lo sperma che, copioso, gonfia il profilattico.
Il mio cazzo naturalmente, in quella situazione, è sensibilissimo.
Allora lei comincia a giocare col preservativo, me lo preme, me lo schiaccia.
Mi da i brividi a ogni operazione, ma non si ferma.
Quando si affloscia il pene, infine, spesso con le dita fa in modo che la sborra mi scorra addosso sulla pancia, tra i peli del pube e poi mi annusa.
Dice che le piace sentire quell’odore addosso a un uomo.
12 Ottobre, 1990
Stanotte abbiamo fatto l’amore, a letto, dopo quasi due anni.
La piccola è rimasta da sua madre, Frida ha voluto che fossimo da soli.
Non saprei spiegare perché, ma ieri sera è avvenuto un grande cambiamento.
Proprio adesso che i nostri rapporti erano sempre più gelidi e distaccati; adesso che cominciavo a temere il peggio tra di noi, abbiamo parlato, e Frida ha voluto sapere tutto di me e di cosa pensavo.
A letto stanotte è stato tutto stupendo.
Lei non è stata passiva come il solito, al contrario ... era decisa e volitiva.
Mi chiedeva cosa desideravo fare, partecipava all’amplesso con piacere, poi m’indagava il corpo e la mente.
- Tutto deve cambiare tra di noi – ha detto Frida – non possiamo andare avanti ignorandoci per tutta la vita! –
Allora mi ha fatto stendere sul letto a pancia in su e si è abbassata per succhiarmi il cazzo.
Mai me lo aveva tenuto in bocca con tanto trasporto. Leccava il pene da sopra a sotto, leccava le palle e le succhiava una per volta.
- Hooo! Ma come sei bagnato qui sotto ... – ha detto con malizia, mentre la sua manina mi carezzava il sedere - Guarda, la saliva ha reso morbido il tuo ano, si apre deliziosamente ... lo senti? – e mentre diceva così, tra una succhiata di cazzo e l’altra, mi ha infilato il medio nel culo, poi ha sussurrato tra i miei coglioni:
- Ti piace se ti faccio così, vero? –
- Si, mi piace, lo desideravo. – ho risposto, sincero.
Allora le dita che mi allargavano il culo sono diventate due, poi tre. Le rigirava nel mio ano, le allarga e premeva, donandomi sensazioni dimenticate.
- Io sono tuo – le dissi – per me tu saresti la mia padrona ... di tutto me stesso, se solo me ne dessi la possibilità ... –
Con la mano libera Frida mi massaggiava il pene, intanto col volto sulla pancia, ascoltava, languida, le parole che sussurravo.
- Lo so, ho immaginato che il mio amore poteva essere anche il mio schiavo adorato. Non sapevo se rompere o meno questo muro di vetro che ci separava ... non è facile! – mi guardò per un attimo nella penombra – ma adesso tutto cambierà ... –
Le due mani continuavano a lavorarmi, una nel culo, disfatto, e una sul cazzo, teso.
- Adesso – disse Frida con una nota nuova nella voce – devi essere tutto, completamente, mio, ho deciso! Via le maschere ...
Adesso raccontami perché vai a rovistare nei miei cassetti ... come fai ad allargarmi le collant? Le indossi? Voglio sapere tutta la verità ... ti voglio sincero e fedele come un cane, come uno schiavo ... devi dire tutto alla tua padrona. Capito? –
Mi stava schiacciando, si stava impadronendo di me ... sapeva!
Provai un filo di vergogna e mi sentii umiliato dal fatto di essere stato scoperto, così il piacere si impadronì di ogni mia cellula, mentre mi mettevo nelle mani di Frida, la mia padrona e sposa.
15 Ottobre, 1990
L’altra notte, Frida, ha voluto sapere tutto e io le ho detto del mio passato. Lei è stata comprensiva, ma mi ha promesso che mi punirà al più presto perché avrei dovuto parlarne prima.
Non so ancora come sarò punito, ma sono già eccitato nell’attesa e spesso, quando la vedo per casa, mi manca il fiato, sapendo che la mia Padrona mi castigherà.
Frida è cambiata; il suo atteggiamento è cambiato. Dopo cinque anni si mostra veramente per quella che è: una padrona nata, un direttrice dominante.
Non mi evita più e non veste più col perenne pigiama monacale, al contrario a volte indossa per casa la sua lingerie e calze di tutti i modelli, preferibilmente grigie o nere, spesso a rete.
Dopo il matrimonio ha messo qualche chilo, il che la rende più armoniosa, e anche i seni si sono piacevolmente ingrossati...


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