«Fai piano, ti prego! Ti voglio nel culo, ma fa piano, per favore!»
Sono rimasta io stessa sorpresa a sentir quelle parole, anche se, dentro di me, volevo gustarmi quel grosso palo mentre trafiggeva il mio culetto. Lui deve aver intuito le mie parole, perché dopo aver appoggiato la cappella al mio sfintere, ha preso a spingere, pian pianino, ma in maniera decisa, tutto quel grosso palo nel mio culo. Ho sentito tendersi le pareti e, ad un tratto, il culo ha ceduto al passaggio in quel grosso ariete, che me lo stava veramente sfondando. È scivolato velocemente dentro di me e poi, mentre lo guardavo con occhi sbarrati, incredula con me stessa di esser riuscita a prendere in culo anche quella trave, lui ha preso a muoversi con ritmo accelerato e, appena si è accorto che stavo di nuovo godendo, ha aumentato ancor più la velocità della chiavata. L’ho pregato di venire, perché volevo sentire anche il suo piacere ricoprire il mio corpo.
«Fantastico! Mi stai sfondando il culo! Dai, sfondamelo per bene e poi riempimi di sborra.»
Sembrava un toro scatenato e, quando il mio corpo ha smesso di fremere per il piacere, lui di colpo ha sfilato il cazzo che ha prodotto il classico rumore osceno del tappo e, tenendolo fra le mani, ha completato l'irrorazione del mio corpo con sborra maschile. I suoi getti hanno colpito la mia fica, colando lungo le pieghe, fino ad entrare nel mio culo più che slargato, il mio ventre, i miei seni fino a raggiungere le mie labbra, dove ha appoggiato quel grosso idrante che continuava ad emettere schizzi di sborra in continuazione. Ho assaporato anche la sua di sborra, che aveva lo stesso sapore dell’altra e, dopo averlo ben leccato, son crollata distesa sul telo, completamente sfinita per la gran quantità di orgasmi provati. I due si sono dati un cenno d’intesa, soddisfatti del piacere provato e, dopo aver ringraziato Paolo, con parole stentate nella nostra lingua, si sono allontanati. Paolo si è avvicinato a me e, dopo avermi immortalato tutta ricoperta di sborra con un ennesimo scatto, mi ha preso per mano e insieme ci siamo immersi nelle fresche acque del fiume, dove ho potuto rigenerare le mie forze. Tornata a riva, ancora sfinita dal lungo amplesso, ho guardato lui negli occhi, l’ho abbracciato e baciato con tutto l’amore che provavo nei suoi confronti. Lui ha ricambiato il mio bacio e le sue parole hanno scaldato con forza il mio cuore.
«Ti amo! Sei la donna più straordinaria che un uomo possa desiderare di avere al fianco. Sei una fervida compagna di giochi, la giusta complice che mi regala sensazioni indimenticabili e, per questo, io ti amo, ti adoro e ti ringrazio per tutto quello che mi regali.»
L’ho baciato con forza, mi sono stretta a lui e, poi, sono stata io che a ringraziarlo per avermi fatto vivere un momento indimenticabile creato dal nulla e, dentro di me, mi sono sentita eccezionalmente fortunata ad avere un uomo come lui, per marito. Per una donna, aver un marito complice è la cosa più bella del mondo.
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