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Il corso antincendio
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Racconto21 min di lettura

Il corso antincendio

Mi chiamo Anna, ho 43 anni. Sono una donna assolutamente normale, non mi vesto in maniera vistosa o sexy, amo le scarpe basse, sono sposata con Mario, che ha la mia stessa età. Abbiamo messo al mondo un figlio, ormai grande, e insieme amiamo molto godere dei piaceri del sesso, ma senza trasgressioni...

pennabianca
1 anno fa · 855 letture · 1

Mi chiamo Anna, ho 43 anni. Sono una donna assolutamente normale, non mi vesto in maniera vistosa o sexy, amo le scarpe basse, sono sposata con Mario, che ha la mia stessa età. Abbiamo messo al mondo un figlio, ormai grande, e insieme amiamo molto godere dei piaceri del sesso, ma senza trasgressioni o fantasie varie: scopiamo ogni volta che ne abbiamo la possibilità o voglia. Lui è un bel maschio e a letto ci sa fare. Mi eccita tanto, mi lascia godere, e quando non ne posso più, lo cavalco e mi godo il piacere, che mi fa provare il suo cazzo, assolutamente normale e vi assicuro che, alla fine, mi sento veramente appagata. Ho tenuto a fare questa precisazione, perché quello che mi è capitato ha di fatto cambiato la mia vita. Lavoro come dipendente statale, cioè lavoro in una scuola, come impiegata. Assieme a me ci lavorano anche altre persone. Dipendiamo da un direttore che è un vero bastardo, specie nei miei confronti, per il semplice motivo che non gli lecco il culo, come fanno altre colleghe. Ovvio, non lo fa in maniera esplicita ad esser bastardo con me, ma in modi e tempi in cui lui riesce a farmi delle vere e proprie carognate, ogni volta che se ne presenta l’occasione. L’ultima, due giorni addietro. Appena rientrata, da tre giorni di ferie, mi vedo assegnata al corso antincendio. Protesto, affermando che non trovo alcuna utilità frequentare quel corso dal momento che ho paura anche di una sigaretta. La sua risposta, elargita con un sorriso ironico, da vero bastardo, è che il ministero ha emanato una circolare, in cui si chiede di addestrare del personale al corso antincendio e, poi che tutte le altre, sono impegnate in altri corsi, questo spetterebbe a me. Ovvio, le altre si son fatte assegnare a corsi più semplici, meno impegnativi, mentre io che non lo riverisco e non mi faccio palpare il culo, come fanno le altre, mi tocca l’antincendio. Puntuale, alle nove mi presento presso un centro congressi di un noto albergo, dove si tiene il corso, che ci impegnerà tutto il giorno. Scopro di non essere l'unica incazzata per il corso, ma siamo circa una trentina, fra uomini e donne, che si devono, in ogni caso, spupazzare questa gran rottura. Quando vediamo entrare i tre Vigili del fuoco, che ci faranno il corso, mi viene un vero e proprio tuffo al cuore. Mi trovo davanti Lucio e Roberto, due ragazzi che ho conosciuto tanti anni addietro, di cui ero innamorata. Il terzo non lo conosco, è il loro capo, un bell’uomo sulla cinquantina ben portati. Se è vero, che ci son donne che subiscono il fascino della divisa, io sono fra quelle. Me li ricordavo ragazzi. Avevo diciassette anni, e Lucio e Roberto, appena diciotto. Due brevi storie del passato, che mi son subito tornate in mente, perché non è che ci siamo lasciati per un qualche motivo, ma semplicemente perché essi son partiti, dopo il concorso nel corpo dei Vigili del fuoco e, da allora, non li ho più visti fino ad oggi. Bastano poche occhiate e subito loro mi riconoscono e, quando mi danno i vari fogli, con tutto quello che ci spiegheranno, Lucio mi passa vicino e mi saluta.

 «Ciao, Anna, che bello rivederti: ne è passata di acqua sotto i ponti, da allora?! Come stai?»

 Lo guardo, sono sorpresa dal suo fisico splendido. L’anno che ha più di me gli fornisce una forma fisica eccezionale: alto, asciutto, braccia molto robuste, guardandolo ricevo la sensazione che, se mi stringessero, potrei solo averne un piacere infinito. Anche Roberto mi ha riconosciuta e mi saluta con un bel sorriso. Mi sento uno strano languore in corpo. Che mi succede? Sono una donna sposata, una madre esemplare, una moglie fedele, amo mio marito, ma, per tutte le prime due ore di corso, i nostri sguardi si sono incrociati di continuo, sia con uno che con l’altro. Alla pausa sigaretta e caffè, mi sono intorno. Andiamo al bar del centro congressi e mi subissano di domande. Sono affiatati, lavorano nella stessa squadra, Lucio è il capo, mentre Roberto è l’autista anziano del gruppo. Mentre mi trattengo con loro, apprendo che sono sposati, che le loro mogli si frequentano perché amiche, hanno un maschio ed una femmina ciascuno e, fra di loro, l'amicizia ed il rispetto è molto forte. Mi piace discorrere con loro, anche se avverto le farfalle allo stomaco. Mi hanno tremato le gambe, quando mi hanno abbracciato e dato un bacio sulla guancia. Avrei mille domande con me stessa, ma non trovo risposte valide. Continuiamo il corso e, per tutto il resto delle due ore successive, non mi levano gli occhi di dosso. Noto che fra loro è uno scambio continuo di occhiate e cenni che, in ogni caso, mi riguardano. Spesso, noto che parlano sottovoce ed annuire subito dopo. Finite le varie spiegazioni, ci forniscono dei moduli quiz su quanto esposto: non ricordo una mazza di tutto quanto detto, Roberto mi si avvicina, finge di controllare le mie risposte, ma, in realtà, è lui che mi suggerisce cosa devo rispondere. Alla fine, mi fa un sorriso compiaciuto, e se ne torna con gli altri. Per tutto il tempo che è stato vicino a me, ho avuto il respiro piuttosto irregolare, il cuore mi batteva, come quando, da ragazzina, lo baciavo. Mi son sentita una stupida, ma non ho trovato nessun motivo per non esserlo. Finita la parte teorica, si passa a quella pratica. Per fare questo ci dobbiamo spostare nella loro caserma e il capo ci comunica che, chi vuole, può usufruire della loro mensa per un pasto veloce. Sto per accettare, quando Lucio mi trascina da parte e mi dice che non serve: noi tre pranzeremo insieme, fuori della caserma. Mentre tutti si spostano in caserma, noi ci fermiamo in un piccolo ristorante lì vicino e mi ritrovo con loro seduti accanto a me. Ho la sensazione che mi sto eccitando ad essere tra loro due e questo, per una donna semplice e tranquilla come me, non va bene. Mi chiedono di mio marito, mi parlano delle loro mogli, ma ho sempre i loro occhi addosso, seppure non indosso nulla di sexy o provocante.

 «Ti ricordi quando stavamo insieme? Sei sempre la bella ragazza acqua e sapone di allora.»

 Guardo Lucio che mi ha fatto questo complimento.

 «Lascia perdere, mi stai adulando inutilmente, ho avuto una gravidanza, ho quarantatré anni e tu mi dici che sembro ancora una ragazza? Mi vuoi prendere in giro? Non attacca. Piuttosto che tipo è tua moglie?»

 Loro si danno uno sguardo d’intesa, poi lui mi risponde.

 «Le nostre mogli sono amiche da sempre. Lavorano insieme, con turni uguali, come noi, di conseguenza passiamo insieme molto tempo; abitiamo in una villetta bifamigliare, in pratica siamo sempre insieme.»

 Nel pronunciare le ultime parole si son guardati in maniera complice. Vorrei replicare, ma ci portano i piatti che abbiamo ordinato e mangiamo velocemente. Quando arriviamo in caserma, gli altri sono già nel piazzale per la prova pratica e non abbiamo tempo nemmeno per un caffè. Mi rendo subito conto che le cose che dovrò fare mi sembrano molto difficili, ma è Roberto che, intuita la mia paura, mi tranquillizza. Osservo i primi tre che eseguono quanto richiesto, poi è la mia volta. Con Roberto di fianco, indosso il loro pesante giaccone, poi il casco, eseguo le cose che mi chiedono sempre con lui che mi incoraggia e, quando prendo l’estintore a polvere per spegnere il piccolo incendio che essi stessi hanno creato, me ne spruzzo un po' anche dentro il giaccone. Nonostante questo piccolo inconveniente, supero la prova. Mi spoglio di casco e giaccone, loro mi portano nello spogliatoio per darmi una ripulita. Mi sfilo il maglioncino che indosso e il mio seno, compresso nelle coppe, si mostra in tutta la sua procacia. Per un attimo restiamo immobili, poi come d’incanto li sento vicini a me e le loro labbra sui lati del mio collo. Mi baciano e le loro mani sui miei seni mi fanno impazzire di piacere. Allungo le mani e sento che si sono aperti i pantaloni, hanno estratto due verghe dure e vogliose. Le stringo e, dopo un istante, mi fanno inginocchiare. Di colpo li rivedo belli e duri come erano un tempo, quando a Lucio ho fatto il mio primo pompino, mentre Roberto mi ha leccato la fica la prima volta in un 69 da urlo. Li annuso, mi piace il loro odore e li prendo in bocca. Lecco e succhio senza pensare a nulla, solo al fatto che adesso li voglio entrambi. Sembrano leggermi nel pensiero, mi sollevano e, due passi più in là, dove fra due file di armadietti c’è una panca, mia adagiano e subito dopo mi spogliano. Lucio mi lecca la fica, mentre Roberto mi infila il suo cazzo in gola. Gemo a bocca piena e poi sento che una bollente cappella forza lo spacco della mia fica, che gronda umori come un fiume in piena. Lucio mi penetra fino in fondo. Lo sento scivolare dentro di me, allargando le pareti che, bagnate dai miei umori copiosi, lo fanno scivolare fino in fondo e, quando sbatte sul collo dell’utero, mi provoca un misto di dolore/piacere che mi fa giungere al primo di una lunga serie di orgasmi. Tremo, scossa dal piacere, mentre Lucio mi pompa con decisione. Improvvisamente mi abbraccia, mi solleva e si distende sulla panca trascinando il mio corpo su di lui. Roberto, che ha sfilato il cazzo dalla mia bocca, ora mi lubrifica il forellino anale e con la saliva, che sento scorrere lungo il solco delle natiche, fin quando la sua cappella si appoggia al buchetto posteriore. Vorrei protestare perché quella per me è una posizione nuova, mai provata; non che sia vergine di culo, ma non ho mai fatto una doppia e, adesso, credo che questa sia la loro intenzione. Cerco di parlare, ma la bocca di Lucio che mi bacia, me lo impedisce, mentre sento che Roberto spinge dentro di me il suo cazzo, che mi penetra inesorabilmente. Mi sento aprire dietro, come un coltello che taglia del burro. Non sento dolore, forse solo un leggero fastidio e, quando lui mi ha inculato fino in fondo, cominciano a pomparmi con un sincronismo perfetto: uno entra e l’altro esce. Godo e vengo da pazzi. Mi fanno sentire i loro cazzi fin dentro il cervello. Urlo il mio piacere e godo tantissimo. Sfinita, mi distendo sul corpo di Lucio, che mi abbraccia, mentre mi scopa in maniera stupenda. Li sento aumentare il ritmo e, in un barlume di lucidità, gli chiedo di non venirmi dentro, gli dico che non son protetta, ma non è vero: lo dico solo per non tornare a casa con lo sperma che mi cola dalla fica, in quanto mio marito sarà già rientrato e potrebbe avere dei sospetti. Loro si danno uno sguardo d’intesa e poi, dopo l’ennesimo mio orgasmo, si sfilano e si inginocchiano ai lati della panca e mi presentano i loro cazzi davanti alla bocca, che li accoglie, ricevendone le loro copiose sborrate. Mi inondano la gola, succhio e bevo ogni goccia del loro piacere, fin quando, sfiniti, si siedono e, per un momento, il silenzio regna sovrano. Poi Lucio apre un armadietto e mi porge un asciugamano e mi indica un lavandino sul fondo. Mi alzo sfinita e malferma sulle gambe, mi do una rinfrescata e loro mi restituiscono i miei vestiti, che indosso velocemente, per poi uscire dallo spogliatoio. Lungo il corridoio, mi offrono un caffè al distributore automatico e poi sentiamo un applauso provenire da fuori; quando usciamo, tutti hanno sostenuto la prova pratica. Ci radunano nella loro mensa e il comandante ci consegna gli attestati che determinano il superamento del corso. Il mio è l’ultimo ad essere consegnato e, quando lo fa, ci sono Lucio e Roberto al mio fianco.

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